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* Sebben che siamo donne: Nicole-Reine Étable de la Brière,la “savant calculatrice” del XVIII secolo

Il 5 gennaio 1723, Nicole-Reine Étable de la Brière nacque nel Palazzo del Lussemburgo a Parigi, l’antica sede dei re di Francia, ma non era una principessa, era la figlia di un servitore di palazzo e i suoi genitori vivevano sul posto.
Fin da bambina mostrò la sua intelligenza e la sua tenacia, passando le notti a leggere libri, tanto da diventare la “savant calculatrice” del XVIII secolo, l’astronoma e matematica francese che predisse la data di ritorno della cometa di Halley.
La sua passione matematica ebbe un vero stimolo quando, all’età di 25 anni, Nicole sposò l’orologiaio reale, Jean-Andre Lepaute, che era già famoso in tutta Europa per i risultati tecnici nel suo campo.
Molti osservatori dipendevano dai suoi modelli a pendolo perché una precisa determinazione del tempo è essenziale per le osservazioni astronomiche.
Ben presto Nicole si interessò alla professione di suo marito e iniziò a collaborare con lui, e la sua prima ricerca ha riguardato la relazione tra la lunghezza di un pendolo e la durata della sua oscillazione, un argomento di grande interesse all’epoca. Lo studio, intitolato “Table des longueurs des pendules” in Traité d’horlogerie, fu pubblicato nel 1755.
Il suo talento fu notato dal giovane astronomo Joseph Lalande che considerava “Madame Lepaute troppo intelligente per non avere la curiosità; ha notato, ha calcolato, ha descritto e diretto il lavoro di suo marito …”.
Alcune fonti indicano che durante questo periodo Lalande era responsabile dell’osservatorio presso il Palazzo del Lussemburgo, quindi probabilmente aveva una visione privilegiata e ben informata della situazione.
Dagli orologi all’astronomia il passo è breve, specialmente se hai qualcuno come Lalande nelle vicinanze, e se sei, come Nicole, una “savant calculatrice” o “learned calculator”.
In un’era in cui i computer non esistevano e i loro antenati meccanici erano rari e piuttosto limitati, Nicole fu reclutata per la causa.
I calcoli erano essenziali per la ricerca astronomica e a nessuno scienziato è stata risparmiata questa attività lunga e noiosa, che ha richiesto una profonda conoscenza della fisica e della matematica, non solo l’applicazione di algoritmi.
Nicole era all’altezza dei suoi colleghi e iniziò il suo primo importante lavoro in astronomia nel 1757, in collaborazione con Lalande e il matematico Alexis Clairaut.
Il progetto fu ambizioso e complesso perché Lalande voleva determinare con precisione la data del ritorno della cometa di Halley.
Per fare questo, fu necessario calcolare gli effetti dell’attrazione gravitazionale di Giove e Saturno sul percorso della cometa, che ha richiesto la derivazione di soluzioni approssimative per il posatore matematico noto come “problema a tre corpi” – specificando il movimento di un trio di oggetti in linea con le loro masse, posizioni e velocità.
Usando le leggi di Newton, ciò comportò un’enorme quantità di lavoro per calcolare le distanze e le forze di attrazione esercitate sulla cometa da ciascun pianeta per periodi di 100 e 50 anni.
Nicole e i due scienziati si consumarono su questo lavoro per più di sei mesi, come ha ricordato Lalande: “Per sei mesi abbiamo fatto calcoli dall’alba al tramonto, a volte anche durante i pasti … L’aiuto fornito da Mme. Lepaute era tale che senza di lei non sarei stato in grado di completare un’impresa così colossale.”
Oggi sembra quasi incredibile che tre persone senza computer possano svolgere questo compito. Alla fine, hanno annunciato all’Accademia delle Scienze che la cometa perturbata avrebbe raggiunto il perielio, il punto di approccio più vicino al sole, a metà aprile 1759. Ciò ha corretto le previsioni fatte dallo stesso Halley, che aveva piazzato l’evento nel 1758.
L’attività matematica e astronomica di Nicole continuò e nel 1761 pubblicò i calcoli di tutte le osservazioni fatte durante il transito di Venere attraverso il Sole e l’anno seguente lavorò sull’orbita di una nuova cometa e calcolò la durata e le dimensioni di un’eclissi solare anulare che sarebbe stata visibile in Europa nel 1764 .
Nel 1774 assunse un nuovo ruolo all’Accademia delle Scienze, dove calcolò le posizioni dei pianeti, del sole e della luna.
Gli ultimi anni della sua vita li trascorsi al capezzale del marito malato, ma morì pochi mesi prima di lui il 6 dicembre 1788.
Traduzione libera da un articolo di Cosmos 79 – Winter 2018 under the headline “The comet calculator”
disegno di Jeffrey Phillips
“Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.
Con questo titolo pubblicherò articoli che parlano di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro fatto.
Solo per il fatto di essere donne.
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* La Luna: astro, dea e madre in quarantotto colori

Ci sono voluti 10 anni per fotografarla nei suoi 48 colori.
La Luna

Appena l’uomo, dalla posizione animale a quattro zampe, alza la testa e guarda il cielo e oltre l’orizzonte, i fenomeni naturali lo riempiono di paura e nello stesso tempo di rispetto.
Ne fa oggetto di culto, di devozione di rituali propiziatori.
Appena collega il passato al futuro con l’alternarsi delle stagioni che influiscono sulla natura dandogli la possibilità di sopravvivere, vede nel Sole e nella Luna in cielo e nel Fuoco e nell’Acqua in terra una dimostrazione di benevolenza di qualcosa di soprannaturale.
E ne fa oggetto di culto e di adorazione.

Nella storia dell’umanità la Luna è stata sempre associata al susuccedersi delle stagioni, alla fecondità della Terra e degli animali. Con la Luna era garantita la continuità della vita.

Gli egizi associavano la Luna alla dea Iside, simbolo della femminilità e e protettrice delle madri e dei neonati.

La Luna è legata all’amore, ai sentimenti, alla energia femminile segreta e ntima, ai cicli della donna come ai cicli delle stagioni.

La Luna è uno dei simboli più antichi dell’umanità, rappresenta l’archetipo femminile materno per eccellenza, la Madre cosmica. La sua qualità fondamentale è la ricettività: la luna, pianeta satellite, riflette la luce del sole. Ci troviamo nel pieno cuore della notte, ma una notte illuminata da questa umile ricettività. È anche il mondo dei sogni, dell’immaginario e dell’inconscio, tradizionalmente associati alla notte.

Nelle antiche culture era diffusa l’idea che la Luna morisse ogni notte per calare nel mondo delle ombre, o che fosse coinvolta in un continuo inseguimento con il Sole, mentre nella mitologia medievale, alla luce della Luna si trasformano i lupi mannari, e alle sue fasi erano legate le riunioni delle streghe.

Molte delle credenze popolari sono legate agli effetti della Luna: la fase di luna piena è favorevole ai pescatori poiché attira i pesci in superficie, il mosto va messo nelle botti nelle notti di luna nuova, mentre gli ortaggi devono essere seminati con la luna crescente, periodo in cui aumenta anche il numero delle nascite.
La Luna è collegata ai ritmi biologici, all’acqua, alle maree, ai cicli femminili, al passaggio dalla vita alla morte. Il principio lunare è, d’altra parte, strettamente legato, in tutti i suoi processi, con la natura ed il naturale.

La Luna è anche Dea.

Due corna bovine e in mezzo a loro un disco solare, o più semplicemente ” )O( “perché alle corna col disco vengono attribuiti principalmente significati lunari.

Presso i Celti la Triplice Dea è Morrigan, visibile in tre aspetti: fanciulla, donna, vecchia, simbolo delle tre età della donna ma anche della Luna crescente, piena e calante. Morrigan diventa una divinità oscura, terribile, associata alla potenza più spaventosa del pianeta Terra. Una donna madre ma anche strega ed era questa la forma più diffusa in Europa.

In Grecia e nell’area italica c’era Diana, associata al mondo animale e al culto lunare: una Dea da temere e rispettare, allo stesso modo in cui si deve rispettare il pianeta Terra, amorevole e benefico ma anche terribile quando causa i cataclismi.

Per questo motivo la Triplice Dea viene anche associata ai tre aspetti del femminino: creatività, mantenimento, distruzione. I primi due aspetti sono stati accettati dal Cristianesimo, il terzo no ed è per questo che la figura della Madonna cristiana appare solo amorevole.

Astro, Dea o Madre, la Luna elargisce la sua particolare energia a tutto ciò che è manifesto e per ciascun regno o periodo dell’anno il suo flusso è mirato, è una ricchezza per  chi lo sa cogliere.

Feste, danze e culti lunari sono ancora oggi vivi nei riti del neopaganesimo e presso le comunità rurali.   In coincidenza con i ritmi della natura.

fonte della foto dei colori della luna:
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* Ogni gatto sceglie il suo simile umano e viceversa!

Un Gatto è un confortevole simbolo di saggezza e autonomia.
Lui sta con te quando hai bisogno di lui e delle sue coccole.
Lui può fare a meno di te, tu no; è il tuo più amorevole e fidato compagno di viaggio.
Un gatto vede oltre l’apparenza delle cose: quando un gatto ti guarda , mai negli occhi, ma un po’ più su, oltre la tua fronte.
Un gatto vede la tua energia e si regola se sei affidabile o no. Non solo nei suoi riguardi, ma se sei degna di continuare l’inevitabile viaggio dell’evoluzione in sua compagnia.
Lui è molto selettivo, ti valuta secondo la tua luce, quanto colore d’amore esprime, quanto è intensa la tua volontà di vivere, quanta passione ti spinge alle scelte, quanta pace è in te.
Registra le variazioni dei colori e dagli occhi socchiusi ti manda messaggi di armonia.
Se tu vuoi vedere oltre l’apparenza, se tu metti amore nella tua vita, se tu hai sempre un obbiettivo da raggiungere, se ti senti di far parte del Disegno Implicito e Unico in un eterno presente, allora hai la percezione dell’evoluzione!
Ogni esperienza in questa vita è una affascinante avventura scelta da te, ogni compagno di viaggio è fonte di arricchimento, ogni manifestazione della natura è stupore ed insegnamento.

https://lauracarpi.com/2012/04/13/un-gatto-non-e-solo-un-gatto/

https://lauracarpi.com/2019/03/04/ogni-grande-ha-con-se-un-gatto/

https://lauracarpi.com/2009/10/24/gattologia/

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* 17 Febbraio 1600 Giordano Bruno

 Giordano Bruno,
(Nola, 1548 – Roma, 17 febbraio 1600),

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L’ACCUSA ( Giovanni Mocenigo 22 maggio 1592)

•    «che è biastemia grande quella de’ cattolici il dire che il pane si transustantii in carne;
•    che lui è nemico della messa;
•    che niuna religione gli piace;
•    che Christo fu un tristo et che, se faceva opere triste di sedur popoli, poteva molto ben predire di dover esser impicato;
•    che non vi è distintione in Dio di persone, et che questo sarebbe imperfetion in Dio;
•    che il mondo è eterno, et che sono infiniti mondi, et che Dio ne fa infiniti continuamente, perché dice che vuole quanto che può;
•    che Christo faceva miracoli apparenti et che era un mago, et così gl’appostoli, et che a lui daria l’animo di far tanto, et più di loro;
•    che Chisto mostrò di morir mal volentieri, et che la fuggì quanto che puoté;
•    che non vi è punitione de’ peccati, et che le anime create per opera della natura passano d’un animal in un altro;
•    et che come nascono gli animali brutti di corrutione, così nascono anco gli huomini, quando doppo i diluvi ritornano a nasser.
•    Ha mostrato dissegnar di voler farsi autore di nuova setta sotto nome di nuova filosofia;
•    che la Vergine non può haver parturito, et
•    che la nostra fede catholica è tutta di bestemie contro la maestà di Dio;
•    che bisognarebbe levar la disputa e le entrate alli frati, perché imbratano il mondo, che sono tutti asini, et che le nostre openioni sono dotrine d’asini;
•    che non habbiamo prova che la nostra fede meriti con Dio; et
•    che il non far ad altri quello che non voressimo che fosse fatto a noi basta per ben vivere; et
•    che se n’aride di tutti gl’altri peccati; et
•    che si meraviglia come Dio supporti tante heresie di catholici.
•    Dice di voler attendere all’arte divinatoria, et che si vuole far correre dietro tutto il mondo;
•    che san Tommaso et tutti li dottori non hanno saputo niente a par di lui, et che chiariria tutti i primi theologhi del mondo, che non sapriano rispondere […]

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LA DIFESA ( Giordano Bruno 2 luglio 1592)

«Et in questi libri particularmente si può veder l’intention mia et quel che ho tenuto; la qual, in somma, è ch’io tengo un infinito universo, cioè effetto della infinita divina potentia, perché io stimavo cosa indegna della divina bontà et potentia che, possendo produr, oltra questo mondo un altro et altri infiniti, producesse un mondo finito. Sì che io ho dechiarato infiniti mondi particulari simili a questo della terra, la quale con Pittagora intendo un astro, simile alla quale è la luna, altri pianeti et altre stelle, le qual sono infinite; et che tutti questi corpi sono mondi et senza numero, li quali constituiscono poi la università infinita in uno spatio infinito; et questo se chiama universo infinito, nel qual sono mondi innumerabili […]»
(tratto dai suoi ultimi libri, De minimo, De monade, De immenso et innumerabilibus e De compositione imaginum)

«Di più, in questo universo metto una providenza universal, in virtù della quale ogni cosa vive, vegeta et si move et sta nella sua perfettione; et la intendo in due maniere, l’una, nel modo con cui presente è l’anima nel corpo, tutta in tutto et tutta in qual si voglia parte, et questo chiamo natura, ombra e vestigio della divinità; l’altra, nel modo ineffabile col qual Iddio per essentia, presentia et potentia è in tutto e sopra tutto, non come parte, non come anima, ma in modo inesplicabile […]»

«Quanto poi a quel che appartiene alla fede, non parlando filosoficamente, per venir all’individuo circa le divine persone, quella sapienza et quel figlio della mente, chiamato da’ filosofi intelletto e da’ theologi Verbo, il qual se deve credere haver preso carne humana, io stando nelli termini della filosofia non l’ho inteso, ma dubitato et con incostante fede tenuto; non già che mi riccordi de haverne mostrato segno in scritto né in ditto […] Così quanto al Spirito divino per una terza persona, non ho possuto capire secondo il modo che si deve credere; ma secondo il modo pittagorico, conforme a quel modo che mostra Salomone, ho inteso come anima dell’universo, overo assistente all’universo […]»

«Da questo spirito poi, che è detto vita dell’universo, intendo nella mia filosofia provenire la vita et l’anima a ciascuna cosa che have anima et vita, la qual però intendo essere immortale; come anco alli corpi. Quanto alla loro substantia, tutti sono immortali, non essendo altro morte che divisione et congregatione […]».[5]

«perché tra la substantia infinita et divina, et finita et humana, non è proportione alcuna com’è tra l’anima e il corpo».
«l’anime siano immortali et che siano substantie subsistente, cioè anime intellettive, et che, catholicamente parlando, non passino da un corpo all’altro, ma vadino o in paradiso o in purgatorio o in inferno; ma ho ben raggionato, et seguendo le raggion filosofiche, che, essendo l’anima subsistente senza il corpo et inexistente nel corpo, possa col medemo modo che è in un corpo essere in un altro, et passar de un corpo in un altro: il che, se non è vero, par almeno verisimile l’opinione di Pitagora».

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IL ROGO (Roma 17 febbraio 1600 )

«Giovedi mattina in Campo di Fiore fu abbruggiato vivo quello scelerato frate domenichino de Nola, di che si scrisse con le passate: heretico ostinatissimo, et havendo di suo capriccio formati diversi dogmi contro nostra fede, et in particolare contro la Santissima Vergine et Santi, volse ostinatamente morir in quelli lo scelerato; et diceva che moriva martire e volentieri, et che se ne sarebbe la sua anima ascesa con quel fumo in paradiso. Ma hora egli se ne avede se diceva la verità».

Giordano+Bruno+Infinity

«Verrà un giorno che l’uomo si sveglierà dall’oblio e finalmente comprenderà chi è veramente e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace, menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo… l’uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto, sarà libero anche qui in questo mondo »
(Giordano Bruno)
Fonte:
Wikipedia
Giuliana Conforto: ” La futura scienza di Giordano Bruno”
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* Sebben che siamo donne : E’ Cecilia Payne che ha scoperto la materia dell’universo

Secondo il Global Media Monitoring Project del 2015 la percentuale di donne a cui viene data visibilità sui media tradizionali di tutto il mondo è del 24% rispetto agli uomini.

Perchè i traguardi femminili vengono o poco citati o raccontati come eccezioni?

E sono quasi sempre accompagnati da luoghi comuni e stereotipi sul ruolo delle donne?

Eppure sono passati tanti anni anni da quando Charles Darwin in una lettera inviata all’attivista Caroline Kennard, il padre dell’evoluzione affermava che le donne “sebbene generalmente superiori agli uomini in qualità morali, sono intellettualmente inferiori”.

 

La scienziata Cecilia Payne

 

Dalla sua morte nel 1979, la donna che ha scoperto di cosa è fatto l’universo non ha nemmeno ricevuto una targa commemorativa. I suoi necrologi sui giornali nemmeno menzionano la sua più grande scoperta. […]

Ogni studente delle superiori sa che Isaac Newton ha scoperto la gravità, che Charles Darwin ha scoperto l’evoluzione e che Albert Einstein ha scoperto la relatività del tempo.

Ma quando si tratta della composizione del nostro universo, i libri di testo dicono semplicemente che l’atomo più abbondante nell’universo è l’idrogeno. E nessuno si chiede mai come lo sappiamo “.

(Jeremy Knowles, discutendo della totale mancanza di riconoscimento che Cecilia Payne ottiene, ancora oggi, per la sua scoperta rivoluzionaria – da: @alliterate)

La madre di Cecilia  si rifiutò di spendere soldi per la sua istruzione universitaria, ma lei vinse una borsa di studio a Cambridge.

Cecilia completò là i suoi studi, ma Cambridge non le riconobbe la laurea perché era una donna; decise dunque di mandare al diavolo Cambridge e di trasferirsi negli Stati Uniti per lavorare ad Harvard.

Cecilia Payne è stata la prima persona in assoluto a guadagnarsi un dottorato di ricerca in astronomia, al Radcliffe College, con quello che Otto Strauve definì “la tesi di dottorato più brillante mai scritta in astronomia”.

Cecilia Payne non solo scopre di cosa è fatto l’universo, ma anche di cosa è fatto il sole (Henry Norris Russell, un collega astronomo, è di solito accreditato della scoperta che la composizione del sole è diversa da quella della Terra, ma giunse alle sue conclusioni quattro anni dopo Cecilia, dopo averle fortemente consigliato di non pubblicare le sue).

Cecilia Payne è praticamente la ragione per cui sappiamo qualcosa sulle stelle variabili (stelle la cui luminosità, vista dalla Terra, fluttua). Letteralmente ogni altro studio sulle stelle variabili è basato sul suo primo lavoro sull’argomento.

Cecilia Payne è stata la prima donna ad essere promossa a professora ordinaria dall’interno di Harvard, a lei va il merito di aver tracciato la strada per le donne nel dipartimento di scienze di Harvard e in Astronomia, oltre ad aver ispirato intere generazioni di ragazze a intraprendere lo studio delle scienze.

Cecilia Payne fu una scienziata fantastica e tutti dovrebbero conoscerla.

(Traduzione e adattamento di AiM, da un post di Matthew Gardner)

https://lauracarpi.com/2020/10/23/la-buona-notizia-del-venerdi-il-nobel-2020-per-quattro-donne-e-se-ne-parla-solo-nei-rispettivi-ambiti-e-nemmeno-tanto/

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* Oggi come ieri come domani tutto ciò di cui abbiamo bisogno è Amore!

« Non potresti estinguere tutto l’amore dell’universo se lo assorbissi da oggi fino alla notte dei tempi.L’amore è tutto ciò che esiste. L’amore è la comunicazione universale. È l’energia che ha creato l’universo e lo mantiene in vita. Tutta la materia è forgiata dall’amore, una foglia esiste perchè c’è l’amore. »

1dolce

Love, Love, Love

Love, Love, Love

Love, Love, Love

There’s nothing you can do that can’t be done

Nothing you can sing that can’t be sung

Nothing you can say but you can learn how to play the game

It’s easy

Nothing you can make that can’t be made

No one you can save that can’t be saved

Nothing you can do but you can learn how to be you in time

It’s easy

All you need is love

All you need is love

All you need is love, love

Love is all you need

All you need is love

All you need is love

All you need is love, love

Love is all you need

Nothing you can know that isn’t known

Nothing you can see that isn’t shown

Nowhere you can be that isn’t where you’re meant to be

It’s easy 

All you need is love

All you need is love

All you need is love, love

Love is all you need

All you need is love (All together, now)

All you need is love (Everybody)

All you need is love, love

Love is all you need (love is all you need)

All we need is Love

Fonti :

«  Il libro di Emmanuel » Pat Rodegast/ Judith Stanton

«  All you need is Love » John Lennon / The Beatles 25 giugno 1967

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* Valentino = Biancospino

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Oh! Valentino vestito di nuovo,
come le brocche dei biancospini!…”

Per me Valentino= Biancospino e subito mi sento immersa in un mare di fiorellini bianchi nel giardino di mia nonna.

Cespugli molto più alti di me bambina con rami che cantano alla brezza dell’annunciata primavera.

Musica di insetti che portano i pollini per creare nuova vita.

Per me Valentino = Biancospino

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Il “Crataegus oxvacantha” per chiamarlo col suo nome scientifico, più noto come: spina santa, pruno aguzzo o ruga bianca, appartiene alla famiglia delle Rosacee ed è un arbusto che cresce un po’ ovunque nei luoghi incolti, sulle scarpate, tra i cespugli, dalle rive dei fiumi fino alle pendici montuose.

I biancospini sono eccellenti alberi da siepe ed ornamentali i cui frutti, o pomi, vengono divorati dagli uccelli e i cui semi vengono poi diffusi con i loro escrementi.
Forse era un’usanza celtica, perché molto diffusa in Francia ed in Inghilterra, dove si riteneva che le barriere di rose selvatiche e di biancospino fossero un accesso segreto per l’altro mondo.

Poiché tuttavia i Celti non hanno lasciato testimonianze scritte, dobbiamo indovinare dalle contemporanee usanze greche e romane l’effettivo valore sacrale della pianta, che era considerata protettrice delle soglie e delle nozze. In caso di contaminazioni si accendevano torce di biancospino per purificare l’aria.

Molto significativa comunque è la leggenda inglese secondo la quale Giuseppe d’Arimatea, il membro del Sinedrio che aveva cercato d’opporsi alla condanna di Gesù e dopo la sua morte ne aveva raccolto il sangue nella famosa coppa, avesse piantato il suo bastone da viaggio a Glastonbury ed immediatamente ne fosse miracolosamente fiorito un biancospino.

Inutile ricordare che il luogo sorgeva in prossimità dell’antica “Avalon”,  il più importante centro di tradizioni medioevali, dove si diceva fosse sepolto Artù. Inspiegabilmente la pianta fioriva alla vigilia di Natale ed il giorno seguente un ramo veniva solennemente offerto in dono al re ed alla regina d’Inghilterra. L’usanza fu benignamente tollerata dalla Chiesa cattolica per più di mille anni.

Il biancospino è l’albero sovrano contro l’inferno ed i suoi accoliti. Le sue spine hanno funzioni protettive contro le negatività. Esso è considerato anche l’albero del maggio e della purezza e verginità. Secondo una leggenda celtica, addormentandosi sotto un biancospino nel primo giorno di maggio si corre il rischio di essere rapiti dalle fate.

Venne assunto ai tempi della rivoluzione francese come “albero della libertà”; tra il 1789 ed il 1792 in Francia ne furono piantati più di 60.000.

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Il Biancospino, noto anche come l’Albero delle Streghe, fa parte di una triade di alberi che si dice siano sacri alle Fate: Quercia, Frassino e Rovo, che, quando crescono insieme naturalmente, creano un luogo in cui è facile vedere le Fate.
Una volta si credeva che il Biancospino fosse il corpo trasformato di una strega che si era mutata nella forma di un albero. In realtà è più probabile che gli spiriti visti nel biancospino non fossero streghe mutaforme, ma Driadi o Fate degli alberi.
L’albero o il cespuglio di biancospino fatato ci ricorda la presenza delle Fate che vivono nelle vicinanze. Il biancospino fatato è sacro ed inviolabile, poiché segna i territori delle Fate, ed il terreno circostante è benedetto dalla sua presenza.
La saggezza popolare ci informa che è pura follia tagliare o danneggiare un biancospino, soprattutto se si tratta di un albero solitario che cresce in uno spazio aperto e segna il confine tra vicini, nei pressi di un pozzo sacro, di un cerchio delle fate o di una casa: abbattere un biancospino porta calamità e disgrazie, in quanto significa disonorare o non rispettare i territori delle Fate che vivono vicino a noi.
Onorando il sacro biancospino, gli abitanti del Mondo di Mezzo acquisiscono la capacità di curare e proteggere la santità di ogni aspetto della vita e, in questo modo, divengono più saggi. I giardini delle Sacerdotesse dell’Antica Religione contenevano almeno un cespuglio di Biancospino.
I Greci si servivano dei rami fioriti per adornare gli altari durante le cerimonie nuziali.

Usi magici del Biancospino:

I romani avevano dedicato questa pianta alla dea Flora che regnava sul mese di Maggio, il mese delle purificazioni e della castità, simboleggiata dal bianco dei fiori, ed era usata per decorare i Pali di Maggio, per accrescere la fertilità ed al medesimo scopo viene ancora oggi usata nei matrimoni, specie in Primavera. 

Utilizzata anche per scacciare il malocchio e la sfortuna, usavano adornare le culle dei neonati con piccoli rami fioriti per proteggerli dagli incantesimi.I pescatori lo portano con sé in un sacchettino di stoffa per assicurarsi un’abbondante pesca.

Indossato, ridona felicità in caso di tristezza o depressione.


Piantato in un vaso o nel giardino di casa, protegge dai fulmini e dagli spiriti malvagi e preserva le case dai danni derivanti dalle tempeste.

Personalità dei nati sotto il segno del Biancospino

Temperamento creativo, mobile, rapido, un po’ infantile. Più che del compagno si innamora dell’amore ma, troppo volubile e curioso per fermarsi a lungo, si lascia sedurre per poi fuggire in cerca di un altro fiore.

Fonti:

https://giardinodellefate.wordpress.com/fate/le-fate-e-la-natura/

http://www.studioemys.it/Pavia.html

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* Questo è l’anno del Bue di Metallo che promette di stabilizzare la situazione, assicura cambiamenti favorevoli e prospettive vincenti.Qualità quali l’onestà, l’altruismo, l’affidabilità, la responsabilità, il senso pratico, l’intelligenza e il senso dell’onore.

 

La mia è la forza stabilizzatrice che perpetua il ciclo della vita

Io resto immobile nelle prove dell’ avversità risoluto e irreprensibile.

Mi sforzo di servire l’integrità.

Di portare il fardello della rettitudine.

Obbedisco alle leggi della natura :

Spingendo con pazienza la ruota del Fato.

Così io intesso il mio destino.

Io sono il Bue

 

Il 2021 è l’anno del Bue 

Il segno del Bue o del Bufalo simboleggia la prosperità raggiunta grazie alla forza d’animo e al duro lavoro.
Una persona nata in quest’anno sarà fidata, calma e metodica. Il soggetto è un lavoratore paziente e instancabile, che segue la routine e le convenzioni. Sebbene in generale abbia una mentalità equanime e sia un buon ascoltatore, è difficile fargli cambiare idea perchè è ostinato e spesso ha forti pregiudizi

Tuttavia, grazie al suo carattere costante e fidato, il nativo del Bue raggiungerà posizioni d’autorità e di responsabilità. Non si tirerà indietro, quando il dovere lo chiama. Per la verità deve stare attento a non esagerare.
Sotto il suo aspetto piuttosto modesto ma impeccabile, il Bue nasconde una mente logica e decisa. L’intelligenza e la destrezza sono celate dietro una facciata reticente e poco espansiva. Ma sebbene sia sostanzialmente introverso, la sua indole energica può trasformarlo in un oratore autorevole ed eloquente, quando se ne presenta la necessità. Nei momenti d’incertezza la sua presenza di spirito, il rifiuto di lasciarsi intimidire e l’innata fiducia in sè stesso serviranno a ristabilire l’ordine. Cammina a testa alta.

Un individuo nato sotto questo segno è sistematico. Segue modelli fissi e ha grande rispetto per le tradizioni. Anzi, tende a fare esattamente ciò che ci si aspetta da lui ed è così prevedibile che può venire ingiustamente criticato per la mancanza d’immaginazione. Ma il diligente Bue sa che soltanto facendo le cose nel giusto ordine può sperare di conseguire un successo durevole.
La sua mente è limpida. Non lo troverete a procedere a tentoni nella vita sperando che la fortuna lo aiuti. Ciò che le persone nate sotto altri segni possono compiere con l’astuzia e con lo spirito, il nativo del Bue lo realizza con la tenacia e la dedizione. Potete contare sulle sue promesse: quando dà la parola, la mantiene.
L’opinione del pubblico non gli interessa molto. Si applica con tutto l’impegno al compito che ha davanti e lo porta a termine. Detesta le cose lasciate incompiute.

il Bue del Metallo

Le persone nate negli anni dominati dall’elemento Metallo sono rigide e decise nell’espressione. Guidate da forti sentimenti e una notevole ambizione, perseguono i loro obiettivi con intensità e decisione. Sono votate al successo, e incrollabili nelle loro decisioni.

Preferiscono risolvere i loro problemi da soli, non apprezzano le intromissioni e i consigli non richiesti; tracciano il loro destino e si aprono la strada senza aiuti esterni. Possono sembrare inflessibili e freddi, ma i loro forti impulsi e i loro poteri generativi verranno sentiti da quanti sono in contatto con loro. Hanno una grande propensione per il danaro che tendono ad accumulare, e che usano per sostenere il loro spirito d’indipendenza e il loro gusto per il lusso e il potere. Spesso sono inflessibili e testardi, capaci di rompere un buon rapporto quando gli altri non soddisfano i loro desideri e non si adeguano subito alla loro volontà.
Si esprimono con chiarezza, intensità e decisione: sanno sempre  quel che vogliono. Hanno un forte senso di responsabilità, si può star certi che mantengono la parola. Tendono a forzare le situazioni: sono capaci di lanciarsi a testa bassa quando sono convintissimi dall’idea di riuscire nel suo intento. Non conoscono la parola “insuccesso”.

Il Metallo è  un elemento di Venere, si abbandonano all’arte classica purché sia senza strampalate follie innovative. Simmetria e classe sono molto apprezzate.

ll Bue del Metallo promette un periodo calmo, senza le gravi difficoltà e instabilità che hanno regnato nel 2020: promette di stabilizzare la situazione, assicura cambiamenti favorevoli e prospettive vincenti. Finalmente ci potremo lasciare alle spalle le difficoltà vissute nell’anno uscente? Di certo, si intravedono buone prospettive!

Il segno del Bue prevede l’opportunità di ottenere rispetto e riconoscimento pubblico, si aprono nuove opportunità, viaggi, interessanti conoscenze. Il generoso e nobile signore dell’anno, come è nella sua natura, fornirà sempre il suo sostegno.

I tratti positivi dei prossimi mesi saranno l’onestà, l’altruismo, l’affidabilità, la responsabilità, il senso pratico, l’intelligenza e il senso dell’onore.

 

Il segno zodiacale corrispondente è il Capricorno.

 

Personaggi del Bue di Metallo:

Walt Disney,Vincent Van Gogh,Charlie Chaplin,Margaret Thatcher,Dustin Hoffman,Robert Redford,Eisaku Sato -Nobel per la pace,Richard Burton,Hirohito (Ultimo Imperatore giapponese a essere considerato di natura divina. È stato lui all’inizio del 1946 a pronunciare il famoso discorso Dichiarazione della natura umana dell’imperatore (天皇の人間宣言, Tenno no ningen sengen) con il quale negava l’origine divina degli imperatori giapponesi.

Se volete saperne di più:

https://lauracarpi.com/2012/01/28/lanno-del-drago/

 

Fonti:

http://www.oracoloching.com/astrologia-cinese/carattere-segno-cinese/bue/?segno=bue

Theodora Lau -Astrologia Cinese- Ed Mediterranea

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* La buona notizia del venerdì: I tesori nel mare esistono davvero! Succede a Guaca!!

il mare restituisce pepite d’oro e oggetti preziosi,

cambiando la vita a centinaia di famiglie povere

Un umile villaggio di pescatori venezuelani è diventato protagonista di una storia incredibile legata ad una “pesca miracolosa”. Anelli, pepite d’oro, monili d’argento: da settembre sulla spiaggia di Guaca vengono ritrovati senza sosta oggetti preziosi di ogni sorta. Un vero e proprio tesoro, come quelli delle storie dei pirati, che proviene dal mare e che è stato una manna dal cielo per tante famiglie del villaggio, messe in ginocchio dalla crisi economica oltre che dalla pandemia globale di Covid-19.

Un pescatore di nome Yolman Lares è stato il primo a trovare un medaglione d’oro con l’immagine della Madonna.

Ho cominciato a tremare. Ho urlato dalla gioia” ha raccontato al New York Times il 25enne Lares. “Era la prima volta che mi accadeva qualcosa di speciale”.

Dopo il primo ritrovamento tra gli abitanti è iniziata un’instancabile caccia al tesoro per tutto il lungomare. Decine di abitanti del villaggio raccontano di aver trovato almeno un oggetto prezioso, di solito un anello d’oro.

Per la maggior parte delle famiglie, il tesoro approdato dal nulla a Guaca è un dono divino, mandato per risollevare le sorti di quello che un tempo era un villaggio felice in cui si lavorava e che adesso è diventato un luogo triste dove si vive di stenti..

Da dove provengano esattamente i numerosi oggetti preziosi approdati sulla spiaggia di Guaca resta ancora un mistero. Secondo un test chimico commissionato dal New York Times su uno degli anelli d’oro, molto probabilmente il gioiello è stato prodotto in Europa negli ultimi decenni.

Chris Corti, un esperto nella produzione di gioielli, ha esaminato le fotografie di diversi oggetti rinvenuti, spiegando che dovrebbero risalire alla metà del XX secolo. Ha chiarito, però, che sono necessarie ulteriori analisi per confermare la data e l’origine dei pezzi.

La fonte del tesoro di Guaca potrebbe non essere mai conosciuta e ciò rende questa storia ancora più affascinante.

Ma poco importa agli abitanti del villaggio venezuelano che hanno iniziato a condurre un’esistenza più serena e che finalmente possono sfamare le loro famiglie, acquistare il carburante e concedersi qualche elettrodomestico come un televisore.

Fonte: The New York Times