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Sebben che siamo donne: Una pluripremiata atleta Wyomia Tyus…ma donna e nera!

Lei è Wyomia Tyus straordinaria atleta afroamericana.

Alle Olimpiadi del 1968, a Città del Messico, diventa la prima persona della storia, uomo o donna, a difendere con successo il titolo olimpico dei 100 metri. Ci vorranno 20 anni perché qualcuno faccia altrettanto (Carl Lewis nell’88) e quasi 50 perché qualcuno faccia meglio di lei (Usain Bolt nel 2016).

Eppure poco si conosce del suo record sportivo e della sua protesta per i diritti civili delle persone afroamericane che infuriava in quegli anni.

Wyomia, mette in atto anche una protesta dal forte valore simbolico. Indosserà non pantaloncini bianchi forniti dalla squadra, ma pantaloncini neri.

John Carlos e Tommie Smith in quella stessa Olimpiade alzano i pugni sul podio.

Del suo gesto non parlerà pressoché nessuno.

E quando Lewis vince il suo secondo oro nei 100 metri nel 1988, viene celebrato come il primo atleta a farlo. Wyomia l’aveva fatto 20 anni prima.

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Wyomia Tyus detiene un primato che nessuno potrà mai sottrarle.

Nata il 29 agosto 1945 a Griffin, nello Stato della Georgia, figlia di mezzadri,è stata infatti la prima atleta in grado di bissare un titolo olimpico sulla distanza regina dei 100 metri.

Cresciuta alla Tennessee State University, Tyus ha partecipato ai Giochi di Tokyo 1964 all’età di 19 anni appena. Evidenziando le proprie ambizioni fin dalle batterie, in cui con 11”2 ha eguagliato l’allora record del mondo di Wilma Rudolph, per poi imporsi in finale davanti alla connazionale Edith McGuire che mai aveva battuto in precedenza.

In una prima esperienza a cinque cerchi completata dall’argento nella 4×100 alle spalle del quartetto polacco. Il bis quattro anni più tardi, a Città del Messico 1968, quando si mette la medaglia d’oro al collo stabilendo il primato mondiale in finale in 11”0.

Nella stessa edizione dei Giochi olimpici vince anche una medaglia d’argento con la staffetta 4×100 seconda dietro la squadra polacca,trascinando questa volta alla vittoria la staffetta veloce degli Stati Uniti con una straordinaria ultima frazione.

Negli anni seguenti vince numerosi campionati nazionali nelle prove di velocità, nonché un oro sui 200 metri piani ai Giochi Panamericani svoltisi a Winnipeg nel 1967.

Nel 1968 partecipa alla sua seconda Olimpiade con l’intento di difendere il titolo conquistato quattro anni prima sui 100 m. Nelle batterie dimostra di essere nuovamente la favorita per l’oro, eguagliando il record olimpico. Nella finale fa ancora meglio, conquistando l’oro e stabilendo il nuovo primato mondiale della specialità con 11″0.

Con questa vittoria diventa la prima atleta, sia tra gli uomini che tra le donne, a difendere con successo il titolo olimpico dei 100 metri.

Wyomia si qualifica anche per la finale dei 200 metri classificandosi sesta. La sua quarta medaglia olimpica, il terzo oro assoluto, arriva nella staffetta 4×100 m dove Wyoma ,correndo la frazione finale, porta la squadra statunitense al titolo ed al nuovo record mondiale

Dopo i Giochi Olimpici decide di ritirarsi dalle competizioni:

Nel 1980 è stata introdotta nella National Track & Field Hall of Fame e nel 1985 nella U.S. Olympic Hall of Fame.

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“Successe non solo perché ero nera ma anche una donna. All’epoca, non era gradito nessun bagno di gloria per una donna afroamericana. Vorrei che il mondo sapesse non tanto quanto veloce ho corso o quante medaglie ho vinto. Voglio che il mondo mi ricordi come una donna che ha dato tutto quello che poteva e che desiderava rendere la vita molto più facile alle atlete che sarebbero venute dopo di me”.

https://it.wikipedia.org/wiki/Wyomia_Tyus

Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.
Con questo titolo pubblicherò articoli che parlano di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro fatto. Solo per il fatto di essere donne. O temporaneamente dimenticate.

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