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* Danziamo al ritmo dell’universo A.Einstein

“Tutto è determinato da forze sulle quali non abbiamo alcun controllo. Vale per l’insetto come per gli astri, esseri umani, vegetali o polvere cosmica, tutti danziamo al ritmo di una musica misteriosa, suonata in lontananza da un pifferaio invisibile.”

Albert Einstein

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La buona notizia del venerdì: ” Aggiungi al carrello” L’arte al supermercato.

La pandemia ha portato il mondo dell’arte a reinventarsi e a sperimentare nuovi modi per fare le mostre: i musei sono chiusi in tutta Italia, e le gallerie aperte solo in zona arancione.

Ed ecco che da Napoli giunge una nuova idea: fare le mostre al supermercato

Nel 1855 aprono i grandi magazzini “Au Louvre”. Nel 1867 Karl Marx pubblica il Capitale. Intorno al1890 Paul Durand Ruel getta le basi per quel sistema organizzato che sarà il mercato dell’arte.

Sembra che a cavallo tra Romanticismo e Verismo, la storia d’amore tra l’arte moderna e la Grande Distribuzione Organizzata diventi una vera affinità elettiva. Sarà probabilmente per questo che Aggiungi al Carrello, l’incursione d’arte organizzata a Napoli dal gallerista Luigi Solito, insieme alla curatrice Carla Travierso e Antonella Polito, socia del food store Gourmeet che accoglie l’evento, svela un tratto di insospettabile fluidità visiva. 

Una tacita condivisione di spazi tra opere d’arte e categorie merceologiche.

Un gioco mimetico, dove riesce difficile applicare con assoluta certezza le dinamiche del “trova l’intruso”.  

Emma with marshmallows di Ryan Mendoza è posizionata alle casse (si sa, i dolci si mettono sempre vicino alle casse).

Il Valentino Zeichen (quello di Metafisica Tascabile) in pietra e bubblegum di Maurizio Savini si adagia senza sforzo tra i ghiacci e le luci (un po’ metafisiche pure loro) del banco pescheria. 

Le fusioni antroporganiche” di Laura Niola reagiscono d’osmosi sul ritmo formale dell’ortofrutta. I lavori si lasciano percepire senza alcun trauma visivo. Tutt’al più come minime vibrazioni materiche: veloci scarti cognitivi. Come fosse un residuo di quell’istinto primordiale del cacciatore-raccoglitore che sa distinguere il frutto maturo da quello che è nutrimento si, ma ancora potenziale.

È questo il senso dell’operazione che i promotori tengono a sottolineare: l’arte, la cultura come nutrimento perseguito con altri mezzi.

Come il cubo bianco di Francesca Matarazzo, a metà strada tra il monolite di Kubrick e quei maxischermi esoterici con gli andamenti della borsa valori. Perché alla fine esporre opere d’arte all’interno di un supermercato, assume sempre quella valenza da test psicologico condotto sui gruppi di consumatori.

Umanità indefinite come il corpo in gesso di Christian Leperino. Che non siamo noi, Ma ci assomiglia. E quando esci ti viene un po’ da chiederti: c’è poi tanta differenza tra un appassionato collezionista d’arte e la scaltra casalinga che fa la spesa? In fondo è tutta questione di capacità, discernimento, esperienza sul campo, velocità d’occhio e d’azione.

Si ragiona per piani di investimento a medio-breve termine. A volte si tratta di lunga conservazione.

Ma alla fine, ti porti sempre a casa il pezzo che mancava in quella fantastica wunderkammer domestica, che per convenzione linguistica, chiamiamo frigorifero.

fonte

https://www.lifegate.it/orme-ortica-memoria-milano?fbclid=IwAR2HvnxWtnlCiHhEAObQ7cQf3fEId2QMqUy4BQPPLkHmWShfMaK15B1SsLk

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Perchè siam donne: Una favola? Perchè è una donna! Quando si crede in un sogno ogni sogno diventa realtà!

Una favola con un bel lieto fine, non si potrebbe definire altrimenti la storia di Glass Marcano, giovane ragazza venezuelana, figlia di una famiglia resa ancora più povera dalla crisi economica prima, e dalla pandemia poi.

La mamma ha un negozio di frutta, e Glass la aiuta come può, lavorando nel negozio, studiando tra un cliente e l’altro.

Glass è anche una bambina prodigio della musica: ha iniziato a 4 anni a suonare il violino. A soli 8 anni è entrata al conservatorio, e a 11 ha cominciato a suonare in diverse orchestre venezuelane. Poi l’ingresso nel “Sistema”, la fondazione musicale voluta e diretta da José Antonio Abreu, che credeva fortemente nel ruolo della musica per il riscatto sociale dei giovani. Qui Glass studia direzione d’orchestra.

Nel frattempo, si laurea in giurisprudenza, e diventa direttrice dell’orchestra giovanile sinfonica del conservatorio Simón Bolívar, continuando a lavorare anche nel negozio di frutta e verdura. Una vita faticosa e impegnativa per una ragazza tenace e volenterosa.

Poi un giorno scopre che l’Orchestra Mozart di Parigi organizza un concorso, “la Maestra”, per selezionare una direttrice d’orchestra. Sarebbe il sogno della sua vita partecipare, ma Glass non ha i soldi per la quota di iscrizione. Sono 150 euro, e Glass non li ha. Non li può chiedere ai genitori, perché nemmeno loro li hanno. Il sogno purtroppo non si può realizzare, eppure era così a portata di mano.

Ma questa è una favola e come in tutte le favole che si rispettino ci sono le fatine buone.

Questa volta la fatina ha le sembianze di amici e parenti di Glass, che fanno una colletta per prestarle i soldi. Non si può perdere questa occasione, Glass deve partire, deve iscriversi al concorso, deve almeno provarci. Allora Glass paga la quota, manda un video con le sue esibizioni e supera la preselezione: parteciperà alle finali del concorso, a Parigi, nel marzo 2020.

Però arriva la pandemia, e il concorso viene rimandato: il sogno si allontana di nuovo. Ma con l’estate la situazione in Europa migliora, e il concorso viene fissato a settembre.

Solo che mentre in Europa le cose vanno meglio, il Venezuela attraversa una fase durissima e quindi il governo attua tutta una serie di misure di contenimento. Tra cui la chiusura dello spazio aereo: non ci sono più voli, Glass non può partire.

Il sogno sembra di nuovo irrealizzabile.

E invece no, perché altre fatine buone, questa volta con le sembianze di funzionari dell’ambasciata francese in Venezuela, e dell’ambasciata venezuelana in Francia, riescono a far salire Glass e il suo sogno su un volo umanitario diretto a Madrid per rimpatriare gli spagnoli bloccati in Venezuela.

Glass poi arriva a Parigi, partecipa al concorso, ma non vince.

Eppure la sua esibizione commuove la giuria, che non rimane insensibile davanti alla sua bravura, e le conferisce un premio speciale: una borsa di studio per il Conservatorio di Parigi.

Oggi Glass Marcano è ancora in Francia, dove studia, suona, si esibisce, e viene apprezzata per il suo grande talento. Recentemente è stata invitata a dirigere l’Opera di Tours per tutto il 2022.

Una vera favola, con una protagonista coraggiosa, degli amici generosi, un sogno da realizzare, solo che al posto della bacchetta magica, in questa favola c’è la bacchetta di una giovane direttrice d’orchestra, carismatica, determinata, energica e talentuosa.

Ma forse anche questa bacchetta può essere un po’ magica, se riesce a trasformare i sogni in realtà..

La farfalla della gentilezza

Tutto l’universo cospira affinché chi lo desidera con tutto sé stesso possa riuscire a realizzare i propri sogni.

Paulo Coelho

La mia carissima amica Marina mi ha suggerito un titolo per questa mia rubrica del mercoledì.Mi è piaciuto moltissimo e l’ho subito adottato.

Ovviamente le motivazioni sono se stesse, parlare di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro svolto.

O temporaneamente dimenticate.

Solo per il fatto di essere donne

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* E’ il momento degli inizi…Tredici per caso?

13 ALCHIMISTA

Il primo significato a cui si pensa è come numero della fortuna, soprattutto noi italiani per ovvie ragioni.
Il 13 è anche associato alla Morte tredicesima lama dei tarocchi, i due concetti non sono così separati come sembra in quanto il 13 indica cambiamento drastico che può essere sia in positivo che in negativo, così come la morte và interpretata come morte alchemica, morire a sè stessi per poi rinascere, come nei riti iniziatici.

Il 13 è’ composto da 1 e 3 per cui, l’Uno origine di tutte le cose, ha in sè il germe del principio non ancora formato, numero divino, sorgente di tutto ciò che esiste e che è.
Il Tre, che presenta le potenze attive dell’Uno e le porta alla realizzazione, è la conoscenza della completezza e della perfezione: i latini affermavano che “omne trinum est perfectum”.

Nella corrispondenza tra l’alfabeto egiziano e le lettere del nostro alfabeto, la 13° lettera è la M, con l’immagine della Civetta, il simbolo della ricerca nel buio , ricerca interiore.

Nell’alfabeto ebraico la 13esima lettera è la Mem (la lettera M dell’alfabeto latino), essa è legata all’acqua, rappresenta il rivelato ed il nascosto, ha un valore numerico 40, numero della purificazione, simboli legati al lavoro alchemico.

Il numero 13, nella sua riduzione teosofica diventa un quattro, 1+3=4 ma in una “ottava” superiore, è l’antico numero della completezza, associato alla fine di un ciclo: ci sono tredici mesi lunari in un anno; tredici sono i segni nell’astrologia celtica e di quella dei nativi americani e la nostra astrologia vede nello zodiaco 13 costellazioni, la tredicesima è il Serpentario od Ofiuco. Una ottava musicale cromatica è costituita da 13 suoni differenti (con il primo e l’ultimo uguali ma di altezze diverse).

Nella numerologia il 13 è l’Alchimista, numero karmico del 4, archetipo del Costruttore, (1+3=4), è correlato al mondo dei sensi e delle forme e contiene in sé il principio dell’ineluttabilità del cambiamento, il significato di questo concetto, è un monito a non aggrapparsi a ciò che non sostiene più l’evoluzione. Si evolve accogliendo gli eventi come strumenti di trasformazione, l’unica costante dell’esistenza è proprio il mutamento che avviene costantemente, attimo per attimo, atomo per atomo, per amore della vita; ciò permette alle forme ormai logore di lasciare il posto a quelle nuove. Il fenomeno della nascita e della morte, esprime un continuo dinamismo evolutivo, il cui scopo è il conseguimento della perfezione.

Il percorso del divenire avanza immutabile,
fintanto che il più piccolo filo d’erba abbia conseguito l’illuminazione,
fino a che ogni cosa vivente si sia reintegrata in ciò che è in essenza l’assoluto.
Wei Lang

Il 13 dunque ci parla di nuovi inizi, ci mostra che i vecchi sistemi sono giunti al termine per favorire le trasformazioni richieste, l’Essere Umano affronta la prova suprema della materia divenendo Alchimista,finalmente interpreta  il suo specchio e si riconosce nello spirito immortale.


http://www.visionealchemica.com/13-alchimista/

 

Ciò che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla

(LAO TSE)

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Perchè siam donne: Perdere qualche volta porta a grandi vittorie ! Così Anna Muzychuk!

Anna Muzychuk è una giovane ragazza ucraina, 28 anni ed è una grande anzi grandissima campionessa di scacchi.

Anna ha un passato scintillante illuminato da riconoscimenti, medaglie e titoli iridati.

Nel 2004 gioca per la Slovenia alle olimpiadi di scacchi, nel 2012 diventa Gran Maestro, la più alta onorificenza per un giocatore per non contare gli europei vinti e i mondiali conquistati.

Al di là delle naturali attitudini, per emergere in questo gioco, ci vogliono capacità strategiche, concentrazione, memoria, capacità di valutazione, uso efficace dei dati e tanto tanto allenamento. Insomma per diventare un campione il percorso è lungo e complicato ma se hai due genitori come quelli di Anna  il problema è risolto!

Per papà e mamma Muzychuk, istruttori onorari dell’Ucraina, è stato naturale insegnare fin da piccole, ad Anna e alla sorella, le basi del gioco. Nel 1999 partecipano alle prime gare organizzate nella scuola elementare per bambini fino ai 10anni. La carriera di Anna e quella di Marja decollano intersecandosi a fasi alterne tra successi e tante soddisfazioni.

Anna per esempio, dal 2003 al 2010 conquista due campionati ucraini, un campionato mondiale under 16 e un mondiale juniores. Nel 2014 conquista la medaglia d’oro al campionato mondiale lampo femminile (con un tempo a disposizione di ciascun giocatore di cinque minuti o inferiore per tutta la partita).

Dopo due anni vince il premio per la miglior giocatrice donna all‘Open magistrale a Gibilterra e a settembre dello stesso anno gioca le Olimpiadi scacchistiche femminili con la squadra dell’Ucraina dove conquista, oltre alla medaglia di bronzo a squadre, la medaglia d’oro individuale. A dicembre a Doha vince il campionato del mondo.

Anche Marja non è da meno. A soli 10 anni vince la medaglia d’oro del campionato europeo femminile e il campionato del mondo, nel 2007 riceve il titolo di Gran Maestro femminile e in seguito di Maestro internazionale.

Dal 2008 al 2012 è tra le dieci migliori giocatrici del mondo e nel 2015 vince il campionato mondiale.

Per le due sorelle ma soprattutto per Anna sarebbe facile ripresentarsi nel 2017 al Rapid and Blitz Chess Championship di Riad, in Arabia Saudita per vincere i titoli mondiali e un montepremi da capogiro messo in palio da principe ereditario Mohammed Bin Salman.

A febbraio Anna, al contrario di altre colleghe, accettò di mettersi il velo e di partecipare ai mondiali di scacchi in Iran, vincendoli, con un leggero hijab in testa. Forse è per questo che la sua presenza è data per scontata.

Oltre al titolo di Gram Maestro è infatti campionessa mondiale sia nella specialità degli scacchi “blitz” (le partite hanno una durata massima di dieci minuti) che nel “gioco rapido” (le partite possono durare fino a un’ora). Per lei sarebbe un gioco da ragazzi ma all’ultimo momento Anna decide di non partecipare rinunciando a due medaglie d’oro praticamente sicure.

Lo spiega lei, senza timori, e sono parole che pesano!

Tra pochi giorni perderò due titoli del campionato del mondo, uno dopo l’altro. Ho deciso di non andare in Arabia Saudita. Per non giocare secondo le regole di qualcun altro, per non indossare l’abaya (un lungo vestito che copre per intero il corpo della donna, ndr), per non essere necessariamente scortata quando sono fuori, per non sentirmi una creatura di seconda categoria.

Anna non è sola nella scelta, anche Marja sceglie di non partecipare al torneo per non soccombere alla regola che costringe le donne a gareggiare indossando l’abaya, un lenzuolo nero che copre le donne arabe dalla testa ai piedi.

Niente gara niente premio, ma ad Anna poco importa!

La sua è una scelta che va oltre la mera competizione.

È una aperta rinuncia per non voler essere considerata un essere inferiore e rispetto verso le donne arabe, ancora oggi, costrette a sottostare al volere dell’uomo, camminare per strada accompagnate da qualcuno, a non poter guidare l’auto, né entrare in un cinema o assistere ad un evento sportivo.

Puoi immaginare quanto l’assenza della campionessa mondiale  possa aver smosso le acque più che le coscienze.

La Federazione mondiale raggiunse compromessi con gli organizzatori arabi: far vestire le giocatrici con abiti abbottonati fino al collo, ma nulla di più.

Anna non accetta nessun compromesso, una scelta che con la sorella, paga con l’indifferenza generale. Si è preferito ignorare il messaggio piuttosto che dargli il giusto valore, ma Anna Muzychuk le idee le ha sempre avute ben chiare,

 Ho rinunciato a un guadagno superiore a quello che potrebbero darmi 12 eventi simili. Una presa di posizione per far valere i principi in cui  crediamo. […] La cosa più terribile è che a nessuno interessi”

Sono passati tre anni da quell’episodio ma la situazione non è cambiata.

L’esempio di Anna, convinta che perdere qualche volta porta a grandi vittorie, sarà fonte di ispirazione e coraggio per tutte le donne

fonte: tratto liberamente

https://libri.icrewplay.com/sport-in-book-la-scelta-di-anna-muzychuk/

La mia carissima amica Marina mi ha suggerito un titolo per questa mia rubrica del mercoledì.Mi è piaciuto moltissimo e l’ho subito adottato.

Ovviamente le motivazioni sono se stesse, parlare di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro svolto.

O temporaneamente dimenticate.

Solo per il fatto di essere donne

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L’arcano maggiore 18: La Luna, il cane e il lupo, il granchio nell’acqua,le torri e l’erbetta, il mare

Con questo arcano siamo in quella che si chiama ‘fase celeste’ e viene preceduta dalla carta delle Stelle, poi la seguono il Sole, il Mondo, il Giudizio e, ancora, il Matto.

Siamo verso la fine del mazzo e questo ci ricollega per certi aspetti anche alla fine di questa incarnazione.

Devi sapere che guardando i 22 arcani maggiori da un punto di vista filosofico, ogni carta rappresenta una fase della vita e in questa parte del mazzo siamo già ad un ottimo punto evolutivo.

In questa carta ci sono tanti simboli tra cui: la Luna, il sentiero, le torri, il crostaceo, l’acqua stagnante, il cane, il lupo e la vegetazione.

Se ci hai fatto caso, però, non vengono rappresentate forme umane.

Non ci sono corpi né visi se non quello della Luna stessa.

Questo elemento ‘mancante’ dice tanto sull’energia di questa carta. Quando l’anima entra in questo arcano sa che non ha bisogno di un corpo fisico per sperimentarne l’energia. Qui siamo nel mondo dell’inconscio, una dimensione reale ma impalpabile e per navigare qui dentro non serve la fisicità. 

È un cammino interiore nei nostri luoghi più remoti dove l’essenziale è ciò che impregna l’aria e il contatto con noi stessi diventa vitale.
È un viaggio di esplorazione dentro di noi ed è per questo che può spaventare. Uno dei diversi significati di questa carta è proprio la paura!

La Luna, invece, viene raffigurata nitidamente: con il volto messo di profilo e gli occhi socchiusi. È in fase di raccoglimento interiore, in riflessione e meditazione profonda. Nonostante sia una calamita attrattiva per i due animali sottostanti, questi non hanno il potere di disturbarla. Lei è nella sua verità e da qui niente la può muovere.

I due animali, il lupo e il cane, rappresentano i nostri istinti primordiali, gli impulsi e tutte le memorie del cervello rettile che vivono dentro di noi. In particolare, il lupo rappresenta la nostra donna selvaggia interiore, quella parte di noi indomita che percepiamo nell’utero e nel petto, mentre il cane rappresenta il nostro inconscio, anche quello familiare.

Ululano e ringhiano senza sosta e quelle gocce che scendono dalla Luna ne rappresentano il fascino e l’attrazione. Quei due animali ci rappresentano quando ci chiediamo cosa c’è oltre quello che vediamo, qual è l’insegnamento di un determinato vissuto o il senso di un esperienza. Non sempre è facile permetterci di avvicinarci a queste comprensioni: le vogliamo e le temiamo nello stesso tempo. Questi istinti sono fondamentali per muoverci nella notte simbolica dell’anima, quando veniamo chiamati ad esplorare il nostro inconscio. Un po’ come quando ti svegli nel cuore della notte e cammini al buio, sono i sensi primordiali a guidarti!

l cielo è buio, la Luna è la sovrana della notte e ne custodisce tutti i misteri. Nonostante questo, riusciamo a vedere benissimo il sentiero che collega l’acqua dello stagno fino al mare che si intravede più in là.

Vediamo anche il granchio che è collegato al segno del Cancro: è qui per pulire i detriti del passato, le memorie e i ricordi diventati ingombranti. Infatti, grazie al suo camminare all’indietro nasconde le tracce di ciò che è venuto prima di lui. Se consoci qualcuno del segno del Cancro sai bene che queste persone estremamente sensibili fanno fatica a staccarsi dal passato perché simbolicamente lo rappresentano.

Quel sentiero conduce direttamente nel mare che ricorda sia il mare di emozioni che sperimentiamo ogni giorno, e che spesso reprimiamo, e sia il liquido amniotico. Così, i bagni rilassanti, i tuffi, le lunghe nuotate e tutto ciò che è affine all’acqua ci riportano simbolicamente nell’utero materno, il primo luogo sacro e protetto che abbiamo sperimentato in questa vita.

Questo archetipo ci riporta anche alle memorie perinatali sperimentate nel grembo di nostra madre e che ancora ci vivono dentro.

Le torri che vediamo sullo sfondo rappresentano le colonne d’Ercole. Un tempo si credeva che oltre quelle torri il mondo fosse finito. Questo ha un significato simbolico potente perché ci dice che oltre quelle colonne tutto ciò che conosciamo è finito e da lì inizia l’ignoto, il vuoto cosmico di cui spesso ti ho parlato nelle mie newsletters.

Per arrivare lì ci vogliono fiducia, amore, forza e coraggio perché le paure a volte ci frenano.

Tutto ciò che c’è oltre quelle due colonne si manifesta nel mondo onirico attraverso i sogni che sono uno strumento che l’inconscio ha a disposizione per mettersi in contatto con noi, o viceversa.

Qui non abbiamo controllo, entriamo in un mondo sfuggente, affascinante, calamitico e qui incontriamo la nostra essenza più profonda. Qui lasciamo andare il passato grazie alle forze interiori che incontriamo.

La Luna nei tarocchi ci parla di mistero, inconscio, utero, memorie perinatali, sogni, paure, meditazioni, non detti, non visti, l’oltre’ a ciò che vedono gli occhi.

Lei è il principio femminile che dà forza alla sacerdotessa.

fonte:

htttps//animaeradici.com/blog

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* 4 Luglio : Dichiarazione dei principi

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Dichiarazione dei principi:

  1. Tutti gli esseri umani sono diversi. E devono fare tutto il possibile per continuare ad esserlo e per rimanere tali.
  2. Ad ogni essere umano sono stati concessi due campi d’azione: quello dell’azione e quello della contemplazione. Entrambi portano allo stesso risultato.
  3. Ad ogni essere umano sono state concesse due qualità: il potere e il dono. Il potere spinge la persona a incontrare il suo destino, il suo dono porta l’essere umano a condividere con gli altri ciò che è buono in lui. Un essere umano deve sapere quando usare il potere e quando usare compassione.
  4. Ad ogni essere umano è stata concessa una virtù: la capacità di scegliere. Colui che non fa uso di questa virtù, sarà condizionato perchè altri sceglieranno sempre per lui
  5. Ogni essere umano ha diritto a due benedizioni: la benedizione di fare il bene e la benedizione di sbagliare. In quest’ultimo caso, c’è sempre un percorso di apprendimento che conduce alla via giusta.
  6. Ogni essere umano ha un suo profilo sessuale che può  esercitare senza sensi di colpa a patto che non obblighi gli altri a esercitare con lui
  7. Ogni essere umano ha la propria Leggenda Personale da adempiere e questa è la ragione per cui è nel mondo. La Leggenda Personale è manifesta nel suo entusiasmo per quello che  lui fa. la Leggenda Personale può essere abbandonata per un certo tempo, purché uno non la dimentichi e ritorni ad essa il più presto possibile.
  8. Ogni uomo ha un lato femminile, ed ogni donna ha un lato maschile. sono necessari per usare la disciplina con intuizione ed usare obiettivamente l’intuizione.
  9. Ogni essere umano deve conoscere due linguaggi: il linguaggio della società e il linguaggio dei presagi. La prima serve per la comunicazione con gli altri. La seconda serve per interpretare i messaggi del proprio Divino.
  10. Ogni essere umano ha il diritto di perseguire la felicità e la gioia da intendere come qualcosa che sente dentro, che non necessariamente è quello che rende felici gli altri.
  11. Ogni essere umano deve tenere accesa dentro di sé la sacra fiamma della follia. E deve comportarsi come una persona normale.
  12. Le mancanze considerate gravi sono solo le seguenti: non rispettare i diritti del prossimo, lasciarsi paralizzare dalla paura, il senso di colpa pensando che non si merita il bene e il male che accadono nella vita ed essere un codardo.

13 “Noi amiamo i nostri avversari, ma non facciamo alleanze con loro. Essi sono utili è il nostro modo di testare la nostra spada e meritano il rispetto nella nostra lotta.

14“Noi scegliamo i nostri avversari, non il contrario.

Si dichiara la fine del muro di separazione del sacro dal profano: d’ora in poi, tutto è sacro.Tutto ciò che si fa nel presente riguarda il futuro di conseguenza è la redenzione del passato.

  1. L’impossibile è possibile.
  2. Paulo-Coelho-Quotes-paulo-coelho-15131304-343-363

Il mio lavoro è totalmente impegnato nel nuovo atteggiamento politico, gli esseri umani che cercano la propria identità.

I miei libri non parlano dei vecchi, logori processi di sinistra/destra, ma c’è una rivoluzione in atto che si stà alzando lentamente e che la stampa non sembra aver ancora rilevato.

Se dovessi sintetizzare l’idea in una sola espressione, direi che il nuovo atteggiamento politico del nostro tempo è  “vivo e impegnato a morire.”
In altre parole, essere consapevoli e partecipi delle cose fino al giorno della nostra morte, cosa che non capita molto spesso – le persone finiscono per morire il giorno in cui rinunciano ai loro sogni.

La rivoluzione sta prendendo forma. Noi siamo responsabili per il mondo in tutti i sensi, politico, sociale, morale, siamo responsabili per il pianeta. Siamo responsabili per i disoccupati.
Naturalmente possiamo incolpare le banche, per il disastro creato nel sistema finanziario, la repressione politica, l’incapacità dei governi di ascoltare quello che il popolo ha da dire.
Ma questo non aiuterà il mondo a diventare un posto migliore.

Dobbiamo agire e dobbiamo agire ora.
E non abbiamo bisogno del permesso di agire.
Siamo molto più potenti di quanto pensiamo.
Usiamo questo potere, si usa la forza che ognuno di noi ha quando vogliamo perseguire la vera felicità, la propria leggenda personale come la chiamiamo noi.

Siamo sognatori, ma siamo anche la rivoluzione.
I sogni non sono negoziabili.

Diffondete la mia dichiarazione dei principi e mettiamo in pratica tutto ciò che pensiamo dovrebbe essere fatto.
Love, Paulo
(Fonte:http://paulocoelhoblog.com/2011/11/16/la-nueva-revolucion/)

INGLESE : Declaration Principles
SPAGNOLO : Declaration de Principios
PORTOGHESI : Declaração de princípios

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Sebben che siamo donne: Esprimere la filosofia dell’Universo può ispirare ogni forma di espressione artistica. E così il tempo non ha limiti!

Yayoi Kusama è un’artista giapponese nata nel 1929 a Matsumoto City, in Giappone. Ha studiato pittura a Kyoto prima di spostarsi a Seattle nel 1957 e poi a New York, un anno dopo.

E’ oggi considerata fra i più importanti artisti giapponesi contemporanei.

Ha lavorato in una vasta gamma di discipline: arti visive, danza, moda, design fino alla scrittura e alla composizione musicale.

La sua produzione abbraccia la corrente surrealista,l’Espressionismo astratto,il Minimalismo, l’Art Brut, la Pop Art, la Land Art e persino e persino lo Psichedelismo.

L’’intento della sua arte è quello di condurre un ‘’indagine sul concetto di percezione del cosmo e di infinito, oltre che un inno alla bellezza della vita.

“Con un solo puntino, non possiamo ottenere nulla. Nell’universo, c’e’ il sole, la luna, la terra e miliardi di stelle. Cercare di capire la filosofia dell’universo attraverso l’arte mi ha portato a perseguire una cosiddetta ripetizione stereotipica”

I suoi giganteschi fiori dai colori vivi e brillanti intendono esprimere il senso di rigenerazione, di crescita e transizione propri del ciclo naturale.
I pois, invece,  una forma di smaterializzazione paragonabile ai palpiti del cosmo, ai movimenti dei corpi celesti

Yayoi continua ad esplorare il concetto di infinito con le “Infinity Mirror Room”, passando dalla superficie bidimensionale delle tele ad un ambiente di riflessione speculare, dovuto all’effetto caleidoscopico delle superfici specchianti che genera uno spazio inesauribile; il corpo viene frammentato dalle pareti a specchio e riprodotto all’’infinito.

Nel 1958, a 29 anni, Yayoi fugge da dall’incomunicabilità con i genitori e da un Giappone intossicato dal patriarcato – in valigia, sessanta kimono e duemila fra disegni e dipinti da vendere.
Approda a New York, la “naked city”, che dopo gli inizi fatti di stenti la consacra – anche grazie al patrocinio di Andy Warhol – come una delle artiste più innovative del suo tempo e come la regina degli hippie e del pacifismo, icona delle lotte contro il sessismo e il tradizionalismo, pur non avendo mai partecipato attivamente al movimento femminista.

Nel 1966, insieme a Louise Bourgeois e Eva Hesse, partecipo’ alla mostra “Astrazione eccentrica”a New York e fece parte dell’avanguardia di artiste femministe degli anni ’60.

Nonostante il successo dei primi anni, Yayoi fu costretta a tornare in Giappone nel 1970 perché affetta da gravi problemi mentali che la costrinsero a ritirarsi dalla scena artistica per alcuni decenni.

Nel 1993 Yayoi ritornò a produrre arte rappresentando il Giappone alla Biennale di Venezia.

Il 2017 fu un altro anno molto prolifico per l’artista: presento’ l’opera “Yayoi Kusama: Infinity Mirrors” al Hirshhorn Museum a Washington, D.C., “Yayoi Kusama: Life is the Heart of Rainbow” alla National Gallery di Singapore e altre due esibizioni personali al David Zwirner di New York.

Oggi, novantenne, Yayoi Kusama vive per volontà personale nell’ospedale psichiatrico di Seiwa e dipinge quasi quotidianamente nel suo studio a Shinjuku.

Mentre la grande artista giapponese si avvia verso i cento anni di età, la Germania le dedica una ricca retrospettiva. Con opere inedite e una ricerca storica inappuntabile.

Dal pavimento dello storico atrio del Martin-Gropius-Bau si ergono immensi tentacoli rosa che si ergono verso il cielo:
Si chiama A Bouquet of Love I Saw in the Universe ed è l’installazione di tentacoli gonfiabili appositamente realizzata dalla 92enne Yayoi per questa prima retrospettiva sul suolo tedesco.

Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.Con questo titolo pubblicherò articoli che parlano di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro fatto.

O temporaneamente dimenticate.

Solo per il fatto di essere donne.

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Lui a testa alta illumina l’immenso, Lei abbassa lo sguardo e si immerge nel buio più denso


Il principio vitale che anima tutte le forme viventi è rappresentato dal binomio Sole/Luna.
Il Sole e la Luna sono rispettivamente l’aspetto positivo e negativo dello stesso principio vitalizzante che governa il perpetuarsi e il mantenimento della Vita in tutte le sue forme.
Al Sole e alla Luna sono legati concetti complementari quali: il maschile ed il femminile, la luce e il buio, il caldo e il freddo, gli elementi del Fuoco e dell’Acqua poiché la vita si manifesta attraverso la polarizzazione del principio vitale.

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Sebben che siamo donne: Vogliamo essere non apparire come vuole il clichè!

Preferisco apparire come sono davvero.

Lei è Kate Winslet si è espressa con un no deciso all’intervento in post produzione per rimuovere “la pancia gonfia” in una scena di “Mare of Easttown”. Marianne, il suo personaggio, è una detective che indaga su un omicidio.

Quello che mi preoccupa è che i volti sono belli. I volti che cambiano, che si muovono, sono volti belli, ma abbiamo smesso di imparare ad amare quei volti perché continuiamo a coprirli con filtri a causa dei social e chiunque può photoshoppare se stesso.

Non vedo questa generazione cambiare, e mi rende solo triste perché spero che non manchino di essere presenti nella vita reale, senza puntare a ideali irraggiungibili”.

Kate ha rilasciato un’intervista con il New York Times, in cui afferma che il regista Craig Zobel le ha detto che avrebbe rimosso “una parte di pancia gonfia” in una scena. “Non osare!” ha risposto lei.

Che ha voluto anche che venisse modificato il poster perché li il suo viso era ritoccato. “Ragazzi, so quante linee ho intorno agli occhi. Per favore, rimettetele tutte a posto”.

L’attrice conduce questa sua battaglia simbolica da tempo.

Sin dai suoi esordi davanti alla telecamera e, in particolare, con il fenomeno Titanic, colossal nel quale recitava nel ruolo della protagonista, Kate Winslet ha dovuto tener fronte a innumerevoli commenti sulla sua silhouette.

Kate , allora diciannovenne,venne letteralmente denigrata dalla stampa occidentale, che invece di lodare le sue doti artistiche, si concentrò per anni a ripetere quanto fosse rotondetta, troppo burrosa per essere credibile come oggetto dei desideri della co-star Leonardo Di Caprio (sul cui peso, nessuno ha mai avuto da ridire).

Tra i commenti più gentili apparsi sui giornali del 1998, data di uscita del film: «Se solo avesse avuto un paio di chili in meno, Leo sarebbe riuscito a stare con lei sulla zattera e a salvarsi».

Già qualche mese fa Kate aveva confessato di essersi sentita a lungo “fuori posto a Hollywood, percepita e descritta come “la più grassa dei casting” per molto, moltissimo tempo. Abituata a non rientrare nei canoni estetici (maschilisti ?) di Hollywood, Kate Winslet è dotata della personalità giusta per farcela, nonostante tutto, portando alta la bandiera del body positive e credendoci veramente.

Nel 2015 aveva inserito una clausola per vietare l’utilizzo di Photoshop nel suo contratto pubblicitario con l’Oreal.

Abbiamo una responsabilità per le giovani generazioni di donne“.

E in un’altra occasione ha affermato

“Da bambina non ho mai sentito una donna dirmi “io amo il mio corpo. Non mia madre, non la mia sorella maggiore, né la mia migliore amica. Difficile sentire una donna dire: sono così orgogliosa del mio corpo. Dunque ho deciso di dirlo io a mia figlia perché la percezione dell’orgoglio di sé e del proprio corpo deve cominciare presto”.

Oggi che ha 46 anni, dice del suo personaggio: “È una donna perfettamente funzionante e imperfetta, con un corpo, un viso e un modo di muoversi che rappresentano la sua età, la sua vita e il luogo da cui proviene. Ci manca tutto questo”.

Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.Con questo titolo pubblicherò articoli che parlano di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro fatto.

O temporaneamente dimenticate.

Solo per il fatto di essere donne.