ambiente · amore.autostima · anima e corpo · armonia · Astrologia · astronomia · cultura · Energia · eventi · futuro · Leggere · natura · Pace · pensare positivo · scienza · stagioni · stare bene · Testimonianze · umanità · universo · usanze

*Il 20 marzo è l’Equinozio di Primavera 2021:La lunghezza del giorno è uguale alla lunghezza della notte.

La parola equinozio deriva dal latino “equus nox”, ovvero “uguale notte”.

In astronomia, si definiscono equinozi i due istanti nel corso dell’anno in cui il Sole si trova perpendicolare all’equatore e la separazione tra zona illuminata e zona in ombra della Terra passa per i poli.

Agli equinozi il Sole sorge precisamente ad est e tramonta precisamente ad ovest, ovunque.

La lunghezza del giorno è uguale alla lunghezza della notte.

equinox


L’Equinozio di Primavera è il periodo in cui gli elementi – aria, fuoco, acqua e terra – sono in grande attività creativa. L’aria è percorsa da frizzanti brezze e le piogge primaverili portano acqua alla nuova vita della vegetazione, un fermento vibrante e vitale si percepisce in tutto ciò che è manifesto.

Se l’Equinozio d’autunno segna l’inizio della metà oscura dell’anno e quello di primavera l’esatto opposto: è l’inizio della metà luminosa, quando le ore di luce superano le ore di buio. E’ il primo giorno della primavera, la stagione della rinascita, associata presso varie culture a concetti come fertilità, resurrezione, inizio.

Questa festa segna il momento dell’unione in un simbolismo cosmico, il risveglio della Natura; il matrimonio fra una divinità maschile, appartenente alla sfera solare, ed una femminile, legata alla Terra o alla Luna.

Il Dio Sole si accoppia con la Giovane Emergente Dea Terra.

images1

La storia è piena di tradizioni e miti legati alla primavera e molti di questi si basano sul concetto di sacrificio e successiva rinascita.

l’Equinozio è il giorno in cui la Wicca commemora la discesa della giovane Dea nel mondo sotterraneo e il suo ritorno trionfante alla superficie della terra, portando con sé i doni della luce, del calore e della fertilità per tutta l’umanità, e cio’ fa pensare alle Dee Persephone, Kore, Blodeuwedd, Eostre, Aphrodite, Athena, Cybele, Gaia, Hera, Iside,Ishtar, Minerva e Venere.

La natura ci viene incontro nella grazia e nella vitalità della sua fanciullezza e tradizionalmente le feste legate all’equinozio celebravano proprio le dee fanciulle come Persefone-Kore, dea greca dal duplice volto di fanciulla e regina degli inferi.

Durante la notte venivano accesi dei fuochi rituali sulle colline e più rimanevano accesi, maggiori sarebbero stati i frutti della terra. Durante la giornata venivano irrigati i campi, mentre i Druidi, sfruttando la corrispondenza perfetta tra ore solari e ore notturne, celebravano i loro Riti.

Sham El Nessim era un’antica festività egiziana le cui tracce risalgono a circa 4700 anni fa. Resta una delle feste pubbliche Egiziane, cade il lunedì e coincide con l’equinozio di primavera.

L’equinozio di marzo segna il primo giorno dell’anno per una varietà di calendari, inclusi il calendario Iraniano, il calendario Bahá’í. Il festival Persiano (Iraniano) del Naw-Ruz viene celebrato in questo giorno.

Nell’antica mitologia persiana, Jamshid, il re mitico della Persia, ascese al trono in questo giorno e ogni anno quest’evento viene commemorato con feste per due settimane. Queste feste rievocano la storia della creazione e l’antica cosmologia del popolo Iraniano e Persiano.

3

Il giorno del Pianeta Terra venne celebrato inizialmente il 21 marzo 1970, giorno dell’equinozio. Attualmente è celebrato in diversi Stati il 22 aprile.

In molti paesi arabi il Giorno della Madre viene celebrato nell’equinozio di marzo.

Qualunque sia la nostra credenza, questo è un periodo in cui celebriamo il trionfo della luce sul buio e sulla morte.

Rudolph Steiner

Nel passaggio dalla primavera all’estate lo spirito della natura si rivela al mondo. L’anima dell’uomo si riversa in ciò che vive intorno, così egli diventa uno con tutto ciò che cresce, con ciò che germoglia e sboccia: fiorisce insieme al fiore, germoglia con la pianta, fruttifica con l’albero.

La primavera scioglie, in una possente espirazione, gli spiriti della natura: essi sorgono dalla tomba dell’inverno, si innalzano nell’atmosfera sino a sfiorare le orbite dei pianeti e a percepire le leggi eterne delle stelle.

La terra in inverno era quieta e placata come lo è la testa dell’uomo quando ha risolto un enigma. Ma quando a marzo le piante succhiano dalla terra le sostanze minerali per crescere, allora si diffonde nella natura una vitalità interiore, quasi una inquietudine. Sotto terra serpeggia la brama di vivere.”

Da un punto di vista del significato esoterico di questo giorno, con l’Equinozio di Primavera, l’Anno Magico mette per la prima volta l’Io di fronte al non-Io, all’Altro. Il percorso del Sole attraverso lo Zodiaco, che si rispecchia nella successione delle stagioni, è la grande lancetta che va di concerto con la crescita spirituale dell’Iniziato che segue l’Anno Magico.
L’Equinozio di Primavera è l’inizio dello Zodiaco, ciò ci indica che anche nella crescita spirituale dell’Iniziato (con Iniziato si intende sempre genericamente chi segue l’Anno Magico, tanto che sia esso in realtà un neofita o un maestro o altro grado qualsiasi) dovremmo assistere ad un nuovo inizio. Così è infatti.

Le pietre speciali per questo giorno sono l’opale, l’acquamarina, il quarzo rosa e la pietra di luna.
Gli animali mitici includono gli unicorni, cavalli e centauri alati.
Le piante e le erbe associate a questa festa sono i fiori di primavera, dai croco, ai bucaneve, dalle daffodi ai narcisi, così come il gelsomino, il muschio irlandese e lo zenzero.

La pianta sacra dell’Equinozio di Primavera è il trifoglio.

Pianta simbolo dell’Irlanda, della quale si dice che San Patrizio la usasse per spiegare la Trinità cristiana (la festa di San Patrizio ricorre il 17 marzo, in prossimità dell’equinozio).

In realtà si tratta di una tradizione tarda risalente al 180 secolo e il trifoglio non era altro che la triskele, la ruota solare a quattro bracci, mentre la varietà a quattro foglie rappresentava la croce celtica, la ruota solare, il cerchio magico delle quattro direzioni: tutti simboli molto più antichi del Cristianesimo.

5757797-trifolium-pratense-trifoglio-rosa-fiori-e-foglie-isolate-on-white-background

  • Se vogliamo celebrare l’Equinozio, possiamo farlo con semplici azioni, ricordando che la Primavera ci porta verso il mondo e l’azione concreta in esso.
  • Svuotare i cassetti, eliminando tutto ciò che non serve e che fa ristagnare l’energia nella stanza.
    Camminare nella natura per riconoscere i cambiamenti della Terra mentre si risveglia.
    Circondarsi di fiori per ricordare la nostra appartenenza alla natura.
    Stendere sulla tavola una tovaglia verde e candele color pastello.
    Piantare dei semi in giardino o nei vasi: prendersi l’impegno di crescere le piantine con amore.
    Aprire le finestre all’aria di primavera.
    Imparare a creare qualcosa con le mani.
    Fare un cerchio di arance che rappresentino il sole, pensando a tutto quello che il sole ci dona.
    Dipingere delle uova con i simboli del sole e della luna o con delle qualità e di seguito mangiarle per incorporare l’energia del simbolo.
  • Queste uova sono “semi spirituali” che vengono piantati al nostro interno e che germoglieranno durante l’anno.
    Meditare sull’immagine dei semi.
    Meditare sugli inizi, sull’aria, sull’alba.
    Regalare alla Terra del miele, un cristallo o una monetina.
    Comprare un libro su una materia completamente nuova che ci affascina e leggerlo.
    Fare qualcosa di nuovo, di mai fatto prima …
    Aspettare l’alba davanti ad un piccolo falò con amici.

Leggi anche:

La primavera in cielo

La perpetua primavera

Fonti

www.ilcerchiodellaluna.it

www.centrostudilaruna.it

amore.autostima · anima e corpo · armonia · Astrologia · cultura · Energia · eventi · futuro · natura · Pace · pensare positivo · stagioni · stare bene · Testimonianze · usanze

* San Giuseppe e l’equinozio di primavera

Energia Maya

Immagine

La festa di San Giuseppe è il richiamo di quella paternità che è una qualità rigeneratrice della terra, direzione cosmica che corrisponde all’EST, al sorgere del sole verso la sua salita celeste, alla purificazione che avviene ogni volta che il sole cambia direzione. Ora ci troviamo nella porta del sorgere, della rinascita. L’equinozio di primavera ci ricorda con il suo perfetto equilibrio di forze energetiche (yin – yang) come sia essenziale riportare equilibrio nei conflitti o per meglio dire, restare nel campo e non ai suoi margini.

L’equinozio cosmico si realizza nella giornata di domani, vedremo quali sono i suoi significati energetici, anche attraverso l’analisi delle forze planetarie che intervengono nella composizione del suo codice energetico. Partecipare a questo momento ci consente di utilizzare l’onda energetica e di essere letteralmente “trascinati” dalla sua forza.

La paternità cosmica che simboleggiamo nell’equinozio è la rivoluzione-evoluzione dell’archetipo di Saturno che attraverso il conflitto…

View original post 62 altre parole

ambiente · amore.autostima · anima e corpo · animali · armonia · Comunicazione · cultura · eventi · gatti · natura · Pace · pensare positivo · stare bene · Testimonianze · usanze

* Gertrude di Nivelles protettrice di pellegrini, viaggiatori, giardinieri e dei ….gatti!

Se il 17 febbraio è stata la Festa nazionale del Gatto, il 17 marzo, per gli amici gattofili si celebra un’altra ricorrenza importante: Santa Gertrude, santa protettrice di pellegrini, viaggiatori, giardinieri e dei meravigliosi gatti.

Ma chi era questa Gertrude e come mai in molte immagini sacre viene ritratta con un micione in braccio? 

Gertrude di Nivelles, questo il suo nome completo, è vissuta nel 600 d.C. nel regno dei Franchi.

Figlia di Pipino di Landen signore di Brabante e discendente di Carlo Magno.

Alla morte del padre, si fa monaca con la madre Itta e la sorella Begga.

La madre Itta fonda il monastero “doppio” (composto da uomini e donne) di Nivelles, del quale Gertrude diventa badessa (succedendo alla madre) a soli vent’anni respingendo la proposta di matrimonio di re Dagoberto II.

In questa epoca ignorantissima e superstiziosa si dedica esclusivamente allo studio e all’insegnamento della fede e alla cultura, che riceve notevole impulso proprio grazie a lei. Gertrude chiama dall’Irlanda monaci dotti nelle Scritture e manda gente a Roma per rifornire la comunità di libri liturgici. 

Per sradicare l’ignoranza e la superstizione dalla sua comunità.

Questa figura così nuova di donna si trova presto circondata dall’aureola di santa, le si attribuiscono apparizioni e rivelazioni. E prodigi, come quello dei topi

A Gertrude viene attribuito il merito di essere riuscita a riappacificare i signori locali, liberando i contadini da anni di guerre, fame e carestie. La tradizione vuole che la pace tra  questi signori venisse festeggiata con fiumi di buon vino delle terre della Mosella al quale la gente assegna il nome fantasioso di “filtro di Santa Gertrude”.  

A questo filtro viene attribuito però anche il merito di riuscire a liberare le campagne del posto dalle infestazioni dei topi.

Da allora la Geltrude diventa la protettrice dei gatti, anche se non  si sa se si facesse aiutare in questa operazione dai preziosi felini.

Gertrude muore a soli 33 anni e viene immediatamente venerata.

Il suo culto si diffonde soprattutto nei Paesi Bassi e in InghilterraIl suo corpo viene deposto in una piccola cappella a Nivelles che poi diviene chiesa e cattedrale e viene abbattuta e ricostruita nel corso degli anni. I suoi resti vengono posti in un prezioso reliquiario purtroppo andato distrutto a seguito dei bombardamenti durante la seconda guerra mondiale.

Nell’iconografia viene quasi sempre rappresentata nei suoi abiti monastici con in mano il pastorale e in compagnia di topi e gatti.

http://www.maulin.it/miagolii/santa-gertrude-protettrice-dei-gatti-1730

17 febbraio: in tutta Italia si celebra la Festa Nazionale del Gatto

amore.autostima · anima e corpo · armonia · arte · Comunicazione · cultura · donne · evoluzione · Leggere · pensare positivo · Poesia · Testimonianze

* Sebben che siamo donne: Sylvia Beach e la libreria più bella del mondo

 

 

Una delle librerie più belle al mondo è sicuramente la Shakespeare and Company di Parigi. Essa prende il nome da quella libreria che l’americana Sylvia Beach aprì sulla Rive Gauche parigina nel 1919 e che segnò la vita culturale della Parigi di quegli anni.

Terza figlia di Sylvester Woodbridge Beach, reverendo presbiteriano, e di Eleanor Thomazine Orbison, Sylvia passa i primi anni della sua vita tra il Maryland e il New Jersey, trasferendosi poi con la famiglia in Europa e viaggiando spesso, grazie al lavoro del padre.

Arrivata a Parigi nel 1916 con l’intento di studiare letteratura francese, Sylvia vi conosce la libraia Adrienne Monnier, che diventa ben presto la sua inseparabile compagna, tanto nella vita quanto negli affari. Nel “negozietto grigio” della Monnier, Sylvia incontra molti di quegli intellettuali che graviteranno poi intorno alla Shakespeare and Company; eminenti personalità degli anni a cavallo del secolo, da Ezra Pound ad André Gide fino a Ernest Hemingway.

Se il grande sogno dell’americana trapiantata in Francia era quello di tornare a New York, per aprire una libreria aperta ai grandi autori della letteratura francese contemporanea, gli affitti troppo cari della Grande Mela costituiscono uno scoglio insormontabile. È così che il progetto subisce una radicale quanto fortunata trasformazione: Sylvia decide di aprire una libreria americana nel cuore di Parigi.

Rue Dupuytren 8: questo è il primo indirizzo della Shakespeare and Company, aperta il 19 novembre 1919. Fuori dalla libreria troneggia una splendida insegna raffigurante il drammaturgo inglese che, secondo Beach, “guardava con occhio benevolo all’impresa”. La censura contro la libertà d’espressione che in quegli anni regna in America farà la fortuna della libreria e della sua biblioteca itinerante: la fornitissima Shakespeare and Company attira infatti tutti quei pellegrini che, attraversato l’oceano per stabilirsi a Parigi, contribuiscono a creare un’autentica colonia americana sulla Rive Gauche.

Tra i clienti di Shakespeare and Company si segnalano da subito nomi quali Man Ray, le cui fotografie fanno bella mostra di sé sulle pareti della libreria; Francis Scott Fitzgerald, disegnatore di una vignetta, realizzata sulla copia di Sylvia del Grande Gatsby, che lo ritrae seduto a un tavolo con le due libraie e Joyce, e Gertrude Stein, che scrive, come gesto di amicizia, una poesia dedicata a Sylvia, e al suo negozio, dal titolo Rich and Poor in English.

Ma uno fra tutti è il nome a cui è legata la fama della libreria e della sua proprietaria: James Joyce. Beach conosce lo scrittore irlandese a una festa, nell’estate del 1920; un incontro segnato dal timore reverenziale che Sylvia prova per l’autore, che in quegli anni era concentrato sulla stesura dell’Ulysses. Durante una discussione riguardo al futuro del libro, Beach si propone come editore. Benché senza esperienza, la libraia ha un progetto grandioso per l’opera: una tiratura di mille copie pronte per l’autunno del 1921, stampata in tre formati e supporti diversi.

A questo grandioso progetto che assorbe, insieme all’attività della libreria, le giornate di Sylvia, si sovrappone il trasloco della Shakespeare and Company al numero 12 di Rue de l’Odéon. È quindi con un certo di ritardo e molti sacrifici, soprattutto economici, che la Shakespeare and Company pubblica come editrice il suo primo libro: il 2 febbraio 1922 Sylvia consegna a Joyce la prima copia dell’Ulysses. Nonostante le rigide censure imposte oltre oceano e grazie all’aiuto di Hemingway, il romanzo sbarca anche in America – nascosto nei pantaloni del grande scrittore.

Nuove fatiche editoriali, sempre concentrate sui lavori di Joyce col quale s’è ormai stabilito un forte sodalizio; difficili scelte nel campo delle pubblicazioni, nate dal fraintendimento sorto con la grande censura che aveva colpito l’Ulisse; lotte serrate contro le edizioni pirata del capolavoro: è in questo clima che, per Sylvia e la libreria ma soprattutto per il mondo, iniziano gli anni più bui del XX secolo.

La generazione perduta della Rive Gauche è diventata il punto di riferimento del suo tempo: molti intellettuali calcano le scene da protagonisti e alcuni tornano in America, paese d’origine di molti degli affezionati della Shakespeare and Company. La lontananza dei più cari amici unita alla Grande Depressione prima, e all’occupazione nazista poi, porta la libreria della Beach a dover lottare per sopravvivere. Più volte Sylvia riceve visite di ufficiali tedeschi interessati alla sua attività: deve fronteggiare le loro pressioni, e raggira la loro minaccia di prendersi la libreria traslocandola in gran segreto, di notte, in uno degli appartamenti sfitti del palazzo. Ma nulla può contro le conseguenze della sua cittadinanza americana.

Chissà se i tedeschi vennero davvero a confiscare Shakespeare and Company? Se sì, non la trovarono” scrive Sylvia nel suo libro di memorie “Ma alla fine vennero a prenderne la proprietaria”. Passa sei mesi in un campo di concentramento e quando torna a Parigi, per evitare di essere di nuovo imprigionata, vive nascosta nel foyet des etudiantes di un’amica; ma ogni giorno si reca in Rue de l’Odéon per informarsi sulla libreria di Adrienne Monnier, la resistenza parigina e la sorte degli scrittori che per anni avevano animato la Shakespeare and Company.

Nonostante gli scontri, che proseguono intensi, e nonostante i cecchini tedeschi sui tetti, con la liberazione di Parigi Sylvia torna alla sua libreria, che però non riaprirà mai più i battenti. Parigi continua comunque a essere la sua città: vi rimane fino alla morte, avvenuta nel 1962, a sette anni dal suicidio dell’amica Adrienne.

Per chi voglia rendere omaggio all’editrice di Joyce, alla donna che ha saputo dare vita a un cenacolo culturale animato dai nomi più importanti della cultura (americana e non) della prima metà del XX secolo, le spoglie di Sylvia Beach risposano al Princeton Cemetery.

“Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.
Con questo titolo pubblicherò articoli che parlano di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro fatto.
Solo per il fatto di essere donne.
amore.autostima · anima e corpo · animali · armonia · bambini · Comunicazione · cultura · donne · gatti · natura · pensare positivo · Riflessioni · stare bene · Testimonianze · umanità

* Storie di vero amore : Margherita e i suoi gatti.

   

C’è chi sostiene che, in realtà, chi muore non lasci questo mondo finché non viene dimenticato e ignorato. Se questo è vero, noi oggi diamo a un’anima notevole, membro onorevole del pantheon della scienza, la possibilità di brillare: raccontiamo con piacere un aneddoto riguardo Margherita Hack e il suo gatto Ciccino.

La storia, che gira in rete da qualche tempo, recita così ed è narrata dalla voce della Hack stessa:

Si chiamava Ciccino,

è stato con me dal 1932 al 1943,

ho studiato con lui sulle mie ginocchia,

dalla prima media al terzo anno di

università.

Durante la guerra riuscì a

compiere un’impresa storica.

Il cibo era razionato, ma si infilò nella

casa di un federale e gli rubò una forma

di pecorino. Con quel pezzo di formaggio

in bocca più grande di lui riuscì a tornare

a casa. Ma lo videro e dovetti restituire la

forma.

Lui ci rimase così male che per

consolarlo gli cedetti la mia razione di cibo.

Non c’è stato solo Ciccino, nella vita di questa donna dal grande cuore. La dice già lunga il fatto che abbia intitolato uno dei suoi libri nientemeno che “Nove vite come i gatti. I miei primi novant’anni laici e ribelli”. Un altro ancora, forse ancora più significativo, è “I gatti della mia vita”

È stata, narrano alcune storie, mamma adottiva di una colonia felina dell’Osservatorio Astronomico di Trieste nota come “i gatti di Margherita”. E a due sue gattine, ha dedicato queste righe all’interno della sua opera Perché sono vegetariana.

Quando Jenny e Luna erano appena arrivate, per abituarle alla nuova casa, la notte le chiudevamo in una stanza – la stanza dei gatti e anche degli ospiti – dove oltre a un comodo letto, disponevano della loro toilette e acqua da bere.

Dopo qualche giorno, la mattina trovavo sempre la porta aperta. Forse non chiude bene, pensai. E chiusi la porta a chiave.

E il mistero fu svelato. Sentivo ripetutamente smuovere la maniglia su e giù. Una delle due aveva scoperto che saltando e aggrappandosi alla maniglia la porta si apriva. Era Jenny, la solitaria, la più coraggiosa e intelligente, come capii, quando la vidi ripetere la stessa operazione con la porta della cucina. E aveva appena 5 o 6 mesi.

Ora Ciccino è, già da qualche tempo, con la sua celebre umana. E così i felini che prima di lei hanno lasciato questa terra.

Certamente, li ha trovati tutti ad accoglierla!

Gli animali son creature di questa terra, sono nostri fratelli e quindi non è che si devono considerare oggetti a nostra disposizione. Sono esseri viventi che hanno capacità di amare e di soffrire e quindi dobbiamo trattarli proprio come fratelli, come fratelli minori. Noi abbiamo un cervello più potente, però non vuol dire che, per questo, dobbiamo abusare di loro.“

Margherita Hack

Leggi anche:

https://lauracarpi.com/2015/05/05/i-gatti-di-ernest/

https://lauracarpi.com/2018/11/24/i-gatti-di-freddie/

https://lauracarpi.wordpress.com/2015/03/25/i-gatti-di-doris/

 

ambiente · amore.autostima · architettura · armonia · arte · buone notizie · Comunicazione · cultura · eventi · evoluzione · futuro · pensare positivo · stare bene · Testimonianze

*La buona notizia del venerdi’: L’arte cambierà il mondo … purchè ” diffusa”! Diffusamente!

A Firenze

Il progetto Uffizi diffusi partirà entro tre mesi e avrà almeno sessanta sedi, promette Schmidt: “Io ne vorrei cento”.

Nel corso di un’audizione in Commissione cultura del Consiglio regionale della Toscana, il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt ha annunciato che il grande progetto degli “Uffizi diffusi” partirà entro tre mesi e che saranno “almeno sessanta, ma anche cento” le sedi. 

Fulcro del progetto sarà la Villa medicea Ambrosiana di Montelupo Fiorentino,una delle ville storiche più belle ed importanti del mondo, dove saranno portate centinaia di opere d’arte, che del resto non faranno altro che tornare a casa, perché proprio lì erano accolte nel Seicento. Questo comporterà anche il restauro architettonico di questo bene.

Naturalmente non si potrà fare tutto in un anno, ci vorrà più tempo”Ha dichiarato Schmidt

Il concetto secondo cui ”non è giustificabile né eticamente corretto tenere le opere chiuse nei depositi. Così come il vino non è fatto per essere messo in cantina ma per essere bevuto, così le opere d’arte non sono fatte per stare in deposito, ma per essere ammirate, bevute con gli occhi. Noi non siamo per l’art pour l’art, ma siamo per l’art pour l’homme et la femme.

E l’arte non può vivere solo di grandi centri espositivi: serve  anche quello, ma occorre dotarsi di una prospettiva policentrica di arte distribuita il più possibile sul territorio, e, ove possibile, nei luoghi dove e per i quali è nata.

Agli Uffizi abbiamo già oltre tremila opere esposte, ce ne saranno altre ancora ma va bene così.

Gli Uffizi diffusi invece servono per portare quasi a casa delle persone opere d’arte che attualmente non può vedere nessuno”. 

  A Saronno

Nell’ex fabbrica Isotta Fraschini, nascerà un museo innovativo dell’Accademia di Belle Arti di Brera. 

In occasione della Giornata inaugurale dell’anno accademico dell’Accademia di Belle Arti di Brera, la presidente Livia Pomodoro ha annunciato che nascerà un museo innovativo dell’Accademia nell’ex fabbrica Isotta Fraschini di Saronno.

“Abbiamo ricevuto una proposta molto interessante e l’abbiamo accolta anche dopo aver apprezzato il masterplan del progetto stesso“ ha dichiarato, ”ovvero quella di creare un museo innovativo della nostra Accademia nell’area ex Isotta Fraschini di Saronno. Noi siamo portatori di cultura e abbiamo il dovere di accogliere studenti da tutto il mondo e di allargare quindi i nostri spazi, uscendo dalla nostra casa abituale, ovvero da Milano: dobbiamo farci conoscere e conoscere e farci promotori della disseminazione culturale nel territorio: è in questa direzione che va la nostra apertura a Saronno”. 

La visione di un museo innovativo deve armonizzare l’educazione, il sociale, la formazione e deve avere un rapporto aperto con il territorio: non può prescindere dalla collaborazione tra museo e alta formazione come quella di Brera” ha aggiunto il direttore dell’Accademia Giovanni Iovane. 

La scelta comunicata di insediare sul territorio una nuova sede di una delle più prestigiose accademie di Belle Arti del mondo è un contributo straordinario per il rilancio di tutta la città”.

“Come Amministrazione vogliamo che la rigenerazione urbana possibile nell’area Isotta Fraschini diventi paradigma di un diverso modo di recuperare le aree dimesse per farne il luogo delle nuove opportunità per la nostra città”. 

A Torino.

Ospitate nello storico Palazzo Turinetti, sede legale della Banca Intesa San Paolo in Piazza San Carlo, saranno esposte fotografie di eventi, personalità e luoghi raccolti dal Gruppo tra gli anni Trenta e Novanta del XX secolo. Sono previste inoltre una serie di mostre temporanee per condividere il talento di fotografi internazionali e arricchire il Progetto Cultura sponsorizzato della Banca, che mira a diffondere arte e cultura nel Bel Paese

A Rimini

Una visita al Museo Fellini a Rimini sarà una tappa fissa per cinefili e non. Il museo si svilupperà in tre parti tra Castel Sismondo, Palazzo Valloni e uno spazio tra i due edifici in cui saranno allestite varie installazioni artistiche. Il museo offrirà un itinerario completo dove ripercorre la storia di uno dei registi più apprezzati al mondo.

A Piacenza

Nell’ex sede dell’Enel della Fondazione di Piacenza e Vigevano è stato inaugurato il nuovo centro culturale dedicato all’arte contemporanea di Piacenza. Tra gli artisti in mostra potrete scoprire le opere di Piero Manzoni, Maurizio Cattelan, Marina Abramović, Andy Warhol e altri. L’apertura di XNL Piacenza offre un piacevole spunto per organizzare una giornata fuori porta all’insegna dell’arte e di un delizioso piatto di tortelli piacentini. 

A Milano

Sta cambiando forma il lussuoso Palazzo Bocconi-Rizzoli-Carraro in Corso Venezia 52, a Milano, ed entro fine anno ospiterà il Museo Etrusco. Il progetto della Fondazione Luigi Rovati consentirà ai visitatori di approfondire la loro conoscenza riguardo una tra le civiltà più interessanti d’Italia che hanno segnato i moti risorgimentali e l’unità d’Italia. Nonostante il forte legame con il passato, il nuovo museo avrà un approccio originale verso l’archeologia grazie alla presenza di workshop, laboratori, visite e un ristorante all’ultimo piano oltre 60 anni di storia del design italiano. 

Fonti:

https://www.finestresullarte.info/flash-news/index.php

https://www.skyscanner.it/notizie/musei-da-scoprire-italia-mondo-

 Educare alla Bellezza salverà il mondo!

 

ambiente · amore.autostima · armonia · arte · Comunicazione · cultura · donne · pensare positivo · punti di vista · Riflessioni · Testimonianze · umanità

* Sebben che siamo donne: Maria Anna Mozart ,sorella ,insegnante e ispiratrice del grande Wolfgang Amadeus Mozart e una delle migliori musiciste d’Europa del suo tempo

 

Maria Anna Mozart nacque il 30 luglio 1751 a Salisburgo, la stessa città in cui, quattro anni e mezzo dopo, sarebbe nato suo fratello Wolfgang Amadeus. Era la quarta figlia di una coppia di musicisti, Leopold e Anna Maria Mozart, che sembravano essere stati maledetti: la piccola Maria infatti non conobbe mai i suoi fratelli maggiori, tutti morti tutti poco dopo la nascita, così come sarebbe successo ai due fratelli nati dopo di lei. Solo la bambina e il settimo figlio della coppia, Wolfgang Amadeus, sopravvissero fino all’età adulta. Forse da qui deriva il soprannome della piccola: Nannerl, un nome di origine ebrea che significa “benedizione di Dio”.

l padre di Maria Anna e di Amadeus, compositore e musicista di professione, si sforzò fin da subito nel coltivare il talento musicale della figlia, alla quale impartì personalmente lezioni fin dall’età di sette anni. Maria Anna era particolarmente dotata nel suonare il pianoforte e il clavicembalo, tanto da sorprendere perfino il padre. All’epoca il giovane Amadeus aveva circa tre anni ed era molto unito alla sorella, che osservava suonare per ore. Fu lei a trasmettergli la passione per la musica.

Nel 1762 Leopold Mozart ricevette un’invito sorprendente: l’imperatrice austriaca Maria Teresa voleva che Maria Anna e Amadeus suonassero davanti alla corte imperiale di Vienna, dove riscossero molto successo. Fu allora che Leopold decise di portarli in tournée per l’Europa, tra il 1763 e il 1766. Durante il viaggio fratello e sorella acquisirono una fama ogni giorno maggiore, la loro esperienza e il loro talento crebbero e i due iniziarono a comporre le prime opere. Leopold affermava che sua figlia era una delle migliori musiciste d’Europa, e non era il solo. Diverse persone garantivano che il talento di Maria Anna fosse addirittura superiore a quello di suo fratello.

Eppure la bravura di Maria Anna e l’orgoglio paterno non bastarono a far continuare la ragazza su quella strada: non appena raggiunti i diciotto anni, ovvero l’età da marito, Leopold prese l’inaudita decisione di allontanare la figlia dalle scene. Anche se la ragazza continuava a dedicarsi alla musica e a comporre in privato, smise di affiancare suo fratello nei concerti.

I biografi della famiglia non sono concordi nello stabilire la ragione che spinse Leopold a prendere questa decisione: fu forse il suo carattere autoritario, o magari il timore che una donna non potesse guadagnarsi da vivere solo con la sua musica. In effetti, a riprova di questa seconda ipotesi sappiamo che Leopold si oppose al matrimonio di Maria Anna con l’uomo che lei aveva scelto, un insegnante privato, preferendo invece un ricco magistrato.

Amadeus, che al contrario della sorella non tollerava le intromissioni paterne nella sua vita privata, cercò invano di aiutarla.

In molti affermavano che il talento di Maria Anna era perfino superiore a quello del fratello, ma quando la giovane raggiunse la maggiore età il padre l’allontanò dal palcoscenico

talenti femminili scon

Invece la relazione con suo fratello, al quale Maria Anna era sempre stata molto unita e che l’aveva sempre appoggiata davanti al padre, si raffreddò dopo il matrimonio. Nonostante questo, Amadeus continuò a scriverle lettere e a comporre opere perché lei continuasse a suonare. L’allontanamento tra i due fratelli si deve forse alla figura di Costanze, la moglie di Amadeus, con cui Maria Anna non ebbe mai altra relazione se non quella che imponeva la cortesia; la depressione che Amadeus patì negli ultimi anni di vita a causa dei debiti fece il resto, e i due non s’incontrarono più fino alla morte di lui, nel 1791.

Nel 1801 morì anche il marito di Maria Anna, che a cinquant’anni si ritrovò sola a prendersi cura dei suoi due figli e di quattro figliastri. Ma questa difficile situazione comportò, paradossalmente, la possibilità di ricominciare a vivere: tornò a Salisburgo e lavorò come professoressa di musica, riuscendo a mantenersi comodamente fino alla fine dei suoi giorni. Negli ultimi anni la sua salute peggiorò notevolmente e nel 1825, quattro anni prima di morire, perse la vista.

Di Maria Anna Mozart non si conserva nessuna composizione, anche se si discute sulle prime opere di Mozart: secondo alcuni studiosi potrebbero essere piuttosto creazioni della sorella, visto che è noto che Maria Anna componeva per Amadeus dei brani perché il bambino imparasse a suonare e che era lei a trasporre su carta le melodie che il giovane musicista componeva da piccolo, quando ancora non sapeva scrivere da solo. Ma sul suo talento, elogiato dal fratello e dal padre, ma anche dal pubblico che catturò nella sua breve ma brillante carriera, non ci sono dubbi.

https://www.storicang.it/a/maria-anna-mozart-sorella-che-ispiro-amadeus_15024

“Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.
Con questo titolo pubblicherò articoli che parlano di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro fatto.
Solo per il fatto di essere donne.
amore.autostima · anima e corpo · armonia · cultura · donne · eventi · evoluzione · futuro · pensare positivo · Riflessioni · stare bene · Testimonianze · umanità

* Per ricordarci di essere donne…non solo l’8 marzo

Perchè non rimanga tutto alle mimose e all’ 8 marzo, che preferisco chiamare, anziché la festa della donna, la Giornata Internazionale della Donna.

1690_1.louise-hay

“ Tutte le donne, comprese io e te, vengono sminuite e biasimate fin dall’infanzia. Siamo state programmate dai genitori e dalla società a pensare e a comportarci in un certo modo: a essere donne, con tutte le regole, le norme e le frustrazioni che questo comporta. Alcune di noi sono molto soddisfatte di svolgere questo ruolo. Altre, invece, non lo sono affatto.

La vita giunge a noi a ondate, attraverso esperienze di apprendimento e periodi di evoluzione. Adesso ci troviamo in una meravigliosa fase di crescita. A lungo le donne sono state completamente sottomesse ai capricci e ai sistemi di convinzione degli uomini. Ci veniva detto cosa potevamo fare, quando e come. Da piccola, ricordo che mi insegnarono a camminare due passi dietro all’uomo e ad alzare lo sguardo verso di lui chiedendo: “Cosa devo pensare e cosa devo fare?”. Non mi fu detto esplicitamente, ma osservavo mia madre che si comportava proprio così, perciò anch’io appresi questo atteggiamento. La sua formazione la portava a mostrare totale obbedienza agli uomini e per lei gli abusi erano una cosa normale; lo stesso feci io. Questo è l’esempio perfetto di come apprendiamo i nostri modelli, accettando e ripetendo i comportamenti e le credenze dei genitori.

Mi ci volle molto tempo per capire che un comportamento simile non era normale, né era quello che io meritavo in quanto donna. Mentre trasformavo lentamente il mio personale sistema di convinzioni interiore (la mia consapevolezza) iniziai ad apprezzarmi e a far crescere la mia autostima. Allo stesso tempo, anche il mio mondo esteriore cambiò e smisi di attrarre uomini dominanti e violenti. L’apprezzamento di sé e l’autostima sono le cose più importanti che una donna può possedere. Se non disponiamo di queste qualità allora dobbiamo svilupparle. Se la nostra autostima è forte, non siamo disposte ad accettare né posizioni di inferiorità né le offese. Cediamo alla dominazione da parte degli altri solo perché accettiamo e crediamo di non essere “brave” e di non valere nulla.

Oggi voglio focalizzare il mio lavoro sull’aiutare le donne a diventare tutto quello che possono essere e a trovare davvero uno stato di uguaglianza nel mondo. Voglio far capire alle donne che tutte possono avere amore, apprezzamento per sé, autostima e un posto di potere nella società. Ciò non significa in alcun modo sminuire gli uomini, ma ha lo scopo di raggiungere la “parità” tra i sessi, cosa che andrebbe a vantaggio di tutti.

Mentre leggi e ti eserciti con questo libro, ricorda che apportare dei cambiamenti alle tue convinzioni e agli atteggiamenti richiede tempo. “Quanto rapidamente possiamo cogliere nuove idee e farle nostre?” potresti chiedere. Dipende dalla persona. Quindi non porre limiti temporali ai tuoi progressi; svolgi semplicemente il tutto nella maniera migliore possibile e l’Universo, con la sua saggezza infinita, ti guiderà nella giusta direzione. Passo dopo passo, istante dopo istante, giorno dopo giorno, la pratica e l’esercizio costante ci porteranno dove vogliamo essere.”

Louise Hay

La responsabilità più importante che hanno le donne, tutte le donne, in ogni parte del pianeta e in ogni contesto è l’educazione della cosiddetta prole. E per me il modo più efficace di educare è con l’esempio.

I bambini si modellano, secondo illustri pedagoghi, sui entrambi i genitori. E’ la prima esperienza di gruppo dove sviluppa la qualità dei rapporti interpersonali.

La bambina acquisisce inevitabilmente il comportamento della madre nel suo ruolo in famiglia e lo trasferisce poi nel suo rapporto con il partner.

E lo stesso è per il bambino, ma la prima armonia dipende sempre dalla madre.

Per essere più esplicita, se mi confronto con altre donne nei seminari ad hoc, nelle manifestazioni contro la violenza, nelle feste delle donne, e poi nel mio quotidiano mi comporto come la bisnonna di mia nonna…

Per essere più esplicita gli uomini violenti che considerano la donna loro proprietà, della quale fare e disfare a loro piacimento, sono sempre figli di donne ( mater certa dicevano gli antichi romani)

Sono le donne che come madri e compagne determinano i ruoli degli altri componenti del gruppo familiare.

osservavo mia madre che si comportava proprio così, perciò anch’io appresi questo atteggiamento.”

Il compito più importante in una società che definiamo civile è quello di educare le generazioni che verranno ai principi fondamentali del gruppo umanità, pace, uguaglianza, rispetto reciproco, collaborazione,amore per tutti gli esseri viventi,

Ribadendo i principi fondamentali e arricchendoli, creiamo un importante supporto per il futuro.

Rafforzare la consapevolezza delle donne è la cosa migliore che possiamo fare per il Pianeta.

valore-donnepotere-delle-donne

 

 

 

 

 

 

 

puoi-guarire-la-tua-vita_37673

 

Louise L. Hay (Los Angeles, 8 ottobre 1926 – Los Angeles, 30 agosto 2017) è stata una scrittrice statunitense, autrice di numerosi libri di auto-aiuto.

Il più celebre “ Puoi guarire la tua vita

Si era definita “ consulente metafisica”. Ha dedicato la vita ad assistere il prossimo e aiutato chi si è rivolto a lei a scoprire e utilizzare le infinite capacità dell’essere umano e le innumerevoli possibilità della mente.

I nostri disagi fisici sono generati da pensieri negativi e sono la manifestazione dei disagi della nostra psiche. Pensieri generati da convinzioni che non ci rappresentano.

Ai pensieri negativi che generano malattie si possono contrapporre con vigore pensieri positivi che guariscono e spingono a scegliere nuovi schemi di pensiero e dare una impronta positiva alla propria vita.

L’ obiettivo di questi libri rivolti alle donne, è che tutte le donne arrivino alla scoperta del loro valore, provino autostima, amore per sé, autoapprezzamento e che sentano di avere un posto importante nella società che attraverso il loro impegno si può trasformare positivamente.

Tutte le donne di tutte le età e di qualsiasi origine possano realizzare questo scopo e fare in modo che gli anni a venire siano più produttivi, soddisfacenti e potenzianti che mai!

«  Agire e pensare come tutti non è mai una garanzia e non è sempre una giustificazione »

Marguerite Yourcenar

Sebben che siamo donne !

amore.autostima · anima e corpo · armonia · arte · Comunicazione · donne · eventi · felicità · natura · Pace · pensare positivo · stagioni · stare bene · Testimonianze · usanze

* Uffa l’8 marzo!

oil-paintings-art-gallery-claude-monet-111968

Mi piacciono le mimose.

Il loro colore giallo dorato e luminoso è l’annuncio della primavera
Non mi piacciono le celebrazioni che accontentano la coscienza di chi di coscienza ne ha poca.

Mi piacciono le mimose.

Il giallo dorato si accende al primo calore del sole di stagione.
Non mi piace che si divida l’umanità in categorie.

Mi piacciono le mimose.

Spontaneamente offrono il loro profumo inebriante.
Non mi piace che si creino delle categorie incasellate per sempre  in un luogo senza sfumature.

Mi piacciono le mimose.

I fiori sono soffici, impalpabili eppure consistenti.
Non mi piace che si voglia ricordarmi chi sono e cosa faccio solo un giorno all’anno.

Mi piacciono le mimose.

Mi piacciono tutti i fiori e i loro colori, mi piace la natura che spontaneamente offre colori e profumi da sempre e per sempre.

 

Mi piace credere che l’umanità intera, pur con le sue diversità,

cammini insieme in armonia
per costruire  il futuro.

Ieri, oggi e domani.

opera di Oscar-Claude Monet (1840-1926)

Leggi anche:” non solo mimose”