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Giornata mondiale dell’amicizia!Gli amici si vedono al momento del bisogno!

Cani e gatti possono essere amici?

Contrariamente all’opinione comune, Cassius Marcellus Coolidge ha suggerito la sua risposta positiva quando ha creato una nuova e più veritiera versione  del suo dipinto più famoso della serie “Dogs Playing Poker”: “A Friend in Need”.
Vedete qui, in realtà, CANI E GATTI che giocano a poker.


Abbiamo gentilmente invitato il nostro fratellino David Bowie the Cat a sedere per l’artista con noi
Inoltre, siamo stati così gentili ad aiutare DB a passare l’asso al cucciolo di zenzero con la nostra nobile coda. Le zampe del piccolo erano troppo corte per l’azione!
Potresti notare questa lacuna nella versione comunemente nota del dipinto:


È la prova che la nostra versione è quella vera!
Inoltre, la moglie e la figlia di Coolidge non sono rimaste impressionate da Dogs Playing Poker dato che non c’erano gatti! La nostra vera versione è stata creata per accontentarle.
Per non parlare dell’ ampliamento della nozione di “amico bisognoso“:
Un amico si vede nel momento del bisogno! La differenza di specie non ha importanza per la vera amicizia!
Così parla Zarathustra il gatto

P.S. Potresti chiederti perché tu, Zarathustra, gatto così saggio e illuminato, hai deciso di migliorare un dipinto, che i critici d’arte considerano la quintessenza del kitsch?
Sapete, amici, “kitsch” è una parola creata dal sottile strato di esseri umani che fingono di essere molto alla moda, per umiliare l’arte popolare e aumentare il significato di cose non comprensibili per il vasto pubblico.     Ma con il passare dei secoli, potresti vedere che questa nozione è semplicemente umana, fin troppo umana: l’immagine più kitsch nella storia dell’arte, la coppia di cherubini, è stata dipinta dal genio Raffaello nel suo capolavoro Madonna Sistina!
Quindi, vedremo tra alcuni secoli in quale categoria i critici d’arte umani hi-brow metteranno “Cani che giocano a poker”!

Le cose iniziano già a cambiare: nel 2005, gli originali di “A Bold Bluff” e “Waterloo: Two” della serie sono stati venduti all’asta Dogs in Art di Doyle New York per $ 590 400
Potresti anche dire: “L’artwork è stato creato per la promozione dei sigari!”
Beh, è ​​stato commissionato da un produttore di sigari, ma, sai, i Borgia erano famosi mecenati d’arte e commissionavano molte opere d’arte, anche se erano un po’ più velenose dei sigari…

Fonte:

A friend in need

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* L’ottavo mese del calendario lunare è’ il mese del Re Agrifoglio !

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Ed ecco l’agrifoglio che è così generoso:
compiacere tutti è il suo intento
ad eccezione di lords e ladies, distaccati da tutto questo,
chiunque inveisca contro l’agrifoglio
d’un balzo sarà appeso su in alto. Alleluia.
Chiunque canti contro l’agrifoglio
Può piangere e torcersi le mani”

 

Secondo il calendario celtico, l’agrifoglio rappresenta l’ottavo mese dell’anno , Tinne (8 Luglio – 4 Agosto), che comprende la festa celtica di Lughnassadh (Lammas) celebrata il 1° agosto.

Nella tradizione, l’agrifoglio è conosciuto con molti nomi diversi, tra i quali ricordiamo: Hulver, Marruca, Albero degli Spiriti …

Il “Calendario degli Alberi”, usato presso i popoli celti, fissava una certa corrispondenza tra numerose serie di elementi: gli alberi, le lettere dell’alfabeto, i mesi lunari dell’anno, parti del corpo umano,metodi di guarigione e dei.
I sacerdoti celti, i Druidi, utilizzavano le piante anche per scopi magici e terapeutici e il ciclo di 13 alberi corrispondeva alle 13 energie arboree alle quali si associavano anche elementi divinatori che operavano come genii protettori cui rivolgersi in cerca di forza, fortuna o buoni consigli.

L’anno lunare, composto da 13 mesi di 28 giorni, contava quindi di solo 364 giorni. Restava un giorno intercalare, il 23 dicembre, vigilia del solstizio d’inverno, giorno nefasto perché ritenuto la “morte dell’anno” e perciò raffigurato dal tasso, chiamato “albero della morte”. Il giorno seguente, cioè il 24 dicembre, giorno del solstizio, era invece simboleggiato dall’abete rosso, chiamato “albero del parto” o “albero della vita”.

 

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Ailm ( abete rosso)

Idho (tasso)

Queste due vocali aprivano e chiudevano l’anno lunare.

Le altre vocali erano adibite a simboleggiare i due equinozi e l’altro solstizio:

Onn, la ginestra, per l’equinozio di primavera,

Eadha, il pioppo bianco, per l’equinozio d’autunno

Ura, il brugo, per il solstizio d’estate.

re agrifoglio

Le prime tracce del Re agrifoglio risalgono al XII secolo.

Era la trasposizione dell’antica entità chiamata “ Uomo Verde. “.
Capace di donare la fertilità della foresta e delle piante alle donne e al bestiame, l’Uomo Verde è il consorte della Dea madre e si occupa della fioritura della primavera e dell’estate, del rigoglio della terra.

Il volto e i lineamenti dell’Uomo Verde sono formati da foglie e rampicanti.

Trae il vigore dalla terra stessa e rappresenta il ruolo maschile nell’unione sessuale,nella fertilità e nella fioritura della vita e del talento degli uomini. Rappresenta l’innocenza, il procedere senza difficoltà e il successo, soprattutto nell’intraprendere nuove attività.

Considerata dalla tradizione magica pianta di genere maschile perché collegata all’elemento fuoco e al pianeta Marte. Per questo motivo, se era portata addosso, la pianta avrebbe donato fortuna soprattutto agli uomini (il corrispondente femminile è l’Edera). Le si attribuivano protezione, sogni magici e il potere contro il fulmine.

Era considerata la pianta protettiva per eccellenza, capace di difendere e proteggere dai fulmini, dai veleni, dagli spiriti cattivi e dagli stregoni malvagi se veniva piantato intorno alla casa. Se invece si lanciava l’Agrifoglio contro una bestia feroce, questo aveva la facoltà di calmarla immediatamente, anche se l’animale non veniva colpito.

L’acqua di Agrifoglio (infuso o distillato) era spruzzata sui neonati in segno di protezione.

Una ballata medievale dell’Inghilterra, dove l’ agrifoglio è ancora il sempreverde più utilizzato a Natale, ne difende la tradizione: “Chi parla male dell’agrifoglio”, in un baleno verrà impiccato. Alleluia!”

L’origine dell’agrifoglio si ritrova anche in una leggenda dei paesi nordici nella quale si narra che quando Baldur, dio della luce e del sole, morì trafitto da una freccia, cadde proprio su un cespuglio di agrifoglio; allora suo padre, il dio Odino, decise di ricompensare la pianta che aveva ospitato il figlio al momento della morte trasformandola in sempreverde e riempendola di bacche rosse, in ricordo del sangue versato dal figlio.

Lughnasadh

Un antico rito magico per realizzare un desiderio, consisteva nel raccogliere, dopo la mezzanotte di un venerdì, nove foglie di Agrifoglio nel più completo silenzio, scegliendo una pianta non troppo spinosa. Si dovevano poi avvolgere le foglie in un panno bianco e annodare per nove volte le due estremità del panno. Infine, si riponeva questo sacchetto sotto il cuscino, e quello che si era pensato o desiderato si sarebbe avverato.

L’ agrifoglio rappresenta la sopravvivenza, la speranza, la rinascita.

E’ simbolo di protezione e forza vitale. Appeso sopra le porte impedisce l’ingresso di persone ed energie limitanti.
I nati sotto il segno dell’Agrifoglio hanno questo temperamento che riecheggia il sole: la vitalità, il potere, l’egocentrismo, ma anche la generosità. Nati per comandare, hanno carisma, volontà e autostima da vendere. In amore danno molto: eros, fedeltà e coinvolgimento, ma pretendono altrettanto. Impennate di orgoglio da controllare.

Parola chiave: eroismo

Fonti:

http://www.elfland.it
http://www.daltramontoallalba.it
http://www.inerboristeria.com

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La buona notizia del venerdì: ” Aggiungi al carrello” L’arte al supermercato.

La pandemia ha portato il mondo dell’arte a reinventarsi e a sperimentare nuovi modi per fare le mostre: i musei sono chiusi in tutta Italia, e le gallerie aperte solo in zona arancione.

Ed ecco che da Napoli giunge una nuova idea: fare le mostre al supermercato

Nel 1855 aprono i grandi magazzini “Au Louvre”. Nel 1867 Karl Marx pubblica il Capitale. Intorno al1890 Paul Durand Ruel getta le basi per quel sistema organizzato che sarà il mercato dell’arte.

Sembra che a cavallo tra Romanticismo e Verismo, la storia d’amore tra l’arte moderna e la Grande Distribuzione Organizzata diventi una vera affinità elettiva. Sarà probabilmente per questo che Aggiungi al Carrello, l’incursione d’arte organizzata a Napoli dal gallerista Luigi Solito, insieme alla curatrice Carla Travierso e Antonella Polito, socia del food store Gourmeet che accoglie l’evento, svela un tratto di insospettabile fluidità visiva. 

Una tacita condivisione di spazi tra opere d’arte e categorie merceologiche.

Un gioco mimetico, dove riesce difficile applicare con assoluta certezza le dinamiche del “trova l’intruso”.  

Emma with marshmallows di Ryan Mendoza è posizionata alle casse (si sa, i dolci si mettono sempre vicino alle casse).

Il Valentino Zeichen (quello di Metafisica Tascabile) in pietra e bubblegum di Maurizio Savini si adagia senza sforzo tra i ghiacci e le luci (un po’ metafisiche pure loro) del banco pescheria. 

Le fusioni antroporganiche” di Laura Niola reagiscono d’osmosi sul ritmo formale dell’ortofrutta. I lavori si lasciano percepire senza alcun trauma visivo. Tutt’al più come minime vibrazioni materiche: veloci scarti cognitivi. Come fosse un residuo di quell’istinto primordiale del cacciatore-raccoglitore che sa distinguere il frutto maturo da quello che è nutrimento si, ma ancora potenziale.

È questo il senso dell’operazione che i promotori tengono a sottolineare: l’arte, la cultura come nutrimento perseguito con altri mezzi.

Come il cubo bianco di Francesca Matarazzo, a metà strada tra il monolite di Kubrick e quei maxischermi esoterici con gli andamenti della borsa valori. Perché alla fine esporre opere d’arte all’interno di un supermercato, assume sempre quella valenza da test psicologico condotto sui gruppi di consumatori.

Umanità indefinite come il corpo in gesso di Christian Leperino. Che non siamo noi, Ma ci assomiglia. E quando esci ti viene un po’ da chiederti: c’è poi tanta differenza tra un appassionato collezionista d’arte e la scaltra casalinga che fa la spesa? In fondo è tutta questione di capacità, discernimento, esperienza sul campo, velocità d’occhio e d’azione.

Si ragiona per piani di investimento a medio-breve termine. A volte si tratta di lunga conservazione.

Ma alla fine, ti porti sempre a casa il pezzo che mancava in quella fantastica wunderkammer domestica, che per convenzione linguistica, chiamiamo frigorifero.

fonte

https://www.lifegate.it/orme-ortica-memoria-milano?fbclid=IwAR2HvnxWtnlCiHhEAObQ7cQf3fEId2QMqUy4BQPPLkHmWShfMaK15B1SsLk

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Perchè siam donne: Una favola? Perchè è una donna! Quando si crede in un sogno ogni sogno diventa realtà!

Una favola con un bel lieto fine, non si potrebbe definire altrimenti la storia di Glass Marcano, giovane ragazza venezuelana, figlia di una famiglia resa ancora più povera dalla crisi economica prima, e dalla pandemia poi.

La mamma ha un negozio di frutta, e Glass la aiuta come può, lavorando nel negozio, studiando tra un cliente e l’altro.

Glass è anche una bambina prodigio della musica: ha iniziato a 4 anni a suonare il violino. A soli 8 anni è entrata al conservatorio, e a 11 ha cominciato a suonare in diverse orchestre venezuelane. Poi l’ingresso nel “Sistema”, la fondazione musicale voluta e diretta da José Antonio Abreu, che credeva fortemente nel ruolo della musica per il riscatto sociale dei giovani. Qui Glass studia direzione d’orchestra.

Nel frattempo, si laurea in giurisprudenza, e diventa direttrice dell’orchestra giovanile sinfonica del conservatorio Simón Bolívar, continuando a lavorare anche nel negozio di frutta e verdura. Una vita faticosa e impegnativa per una ragazza tenace e volenterosa.

Poi un giorno scopre che l’Orchestra Mozart di Parigi organizza un concorso, “la Maestra”, per selezionare una direttrice d’orchestra. Sarebbe il sogno della sua vita partecipare, ma Glass non ha i soldi per la quota di iscrizione. Sono 150 euro, e Glass non li ha. Non li può chiedere ai genitori, perché nemmeno loro li hanno. Il sogno purtroppo non si può realizzare, eppure era così a portata di mano.

Ma questa è una favola e come in tutte le favole che si rispettino ci sono le fatine buone.

Questa volta la fatina ha le sembianze di amici e parenti di Glass, che fanno una colletta per prestarle i soldi. Non si può perdere questa occasione, Glass deve partire, deve iscriversi al concorso, deve almeno provarci. Allora Glass paga la quota, manda un video con le sue esibizioni e supera la preselezione: parteciperà alle finali del concorso, a Parigi, nel marzo 2020.

Però arriva la pandemia, e il concorso viene rimandato: il sogno si allontana di nuovo. Ma con l’estate la situazione in Europa migliora, e il concorso viene fissato a settembre.

Solo che mentre in Europa le cose vanno meglio, il Venezuela attraversa una fase durissima e quindi il governo attua tutta una serie di misure di contenimento. Tra cui la chiusura dello spazio aereo: non ci sono più voli, Glass non può partire.

Il sogno sembra di nuovo irrealizzabile.

E invece no, perché altre fatine buone, questa volta con le sembianze di funzionari dell’ambasciata francese in Venezuela, e dell’ambasciata venezuelana in Francia, riescono a far salire Glass e il suo sogno su un volo umanitario diretto a Madrid per rimpatriare gli spagnoli bloccati in Venezuela.

Glass poi arriva a Parigi, partecipa al concorso, ma non vince.

Eppure la sua esibizione commuove la giuria, che non rimane insensibile davanti alla sua bravura, e le conferisce un premio speciale: una borsa di studio per il Conservatorio di Parigi.

Oggi Glass Marcano è ancora in Francia, dove studia, suona, si esibisce, e viene apprezzata per il suo grande talento. Recentemente è stata invitata a dirigere l’Opera di Tours per tutto il 2022.

Una vera favola, con una protagonista coraggiosa, degli amici generosi, un sogno da realizzare, solo che al posto della bacchetta magica, in questa favola c’è la bacchetta di una giovane direttrice d’orchestra, carismatica, determinata, energica e talentuosa.

Ma forse anche questa bacchetta può essere un po’ magica, se riesce a trasformare i sogni in realtà..

La farfalla della gentilezza

Tutto l’universo cospira affinché chi lo desidera con tutto sé stesso possa riuscire a realizzare i propri sogni.

Paulo Coelho

La mia carissima amica Marina mi ha suggerito un titolo per questa mia rubrica del mercoledì.Mi è piaciuto moltissimo e l’ho subito adottato.

Ovviamente le motivazioni sono se stesse, parlare di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro svolto.

O temporaneamente dimenticate.

Solo per il fatto di essere donne

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La buona notizia del venerdi:Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Colosseo e Palazzo Merulana senza confini …il futuro con le Slidedoors!

Al Museo Archeologico di Napoli hanno aperto una slide door che comunica con il Colosseo a Roma.

Da dicembre 2020, infatti, è partita dal Museo napoletano la nuova installazione interattiva con la tecnologia 4k live cam-streaming che apre a nuove forme della comunicazione museale.

La SLIDEDOOR è stata lanciata da CoopCulture, mentre la paternità dello strumento tecnologico si deve alla Factory Slide World: azienda napoletana che ha realizzato portali a grandezza naturale attraverso cui è possibile guardare e farsi guardare, mettendo, così in contatto persone e luoghi lontani.

In questo caso si mettono in contatto importanti istituzioni museali.

Le connessioni tra musei oggi sono possibili anche grazie alla tecnologia. Connettersi vuol dire far incontrare pubblici spesso diversi, trovare sinergie tra istituzioni, viaggiare anche con la mente, incontrarsi ”– ha spiegato il direttore del MANN, Paolo Giulierini – .Tradizionalmente lo si fa attraverso i prestiti, gli scambi scientifici tra studiosi. Ma le opportunità anche virtuali che si schiudono verso un futuro molto prossimo sono infinite. Accogliamo quindi con molto interesse, nella sala del Toro Farnese, questa originale sperimentazione, una ulteriore offerta per cittadini e turisti che siamo certi coinvolgerà soprattutto i più giovani”.

La Factory Slide Worldha creato la piattaforma Slide Netche consente la connessione permanente tra tutti i soggetti. Attraverso uno schermo con una profondità di trasmissione altamente immersiva e un software in live-cam-streaming inedito, le persone possono collegarsi persone e luoghi geograficamente lontani e molto diversi tra loro.

Come avviene questa nuova mirabile connessione?

“Mediante l’installazione e l’attivazione di dispositivi tecnologici inediti proprietari, connessi in diverse modalità network SlideNet, è possibile realizzare un INTRALUOGO (real time living), ovvero una potente esperienza emotiva di ATTRAVERSAMENTO che supera i confini e l’idea di confini, siano essi fisici, astratti o ideologici.

“Ogni singolo servizio prevede l’installazione e la connessione di una o più slidedoor in base al profilo network prescelto (che può essere privato o aperto) – afferma l’azienda – . 

Ogni dispositivo è configurato dal team attraverso la piattaforma e l’intelligenga artificiale di slidenet che permette di sviluppare software dedicati e sviluppati sulla base dell’ esperienza immaginata nelle fasi di analisi e progettazione”.

SlideDoor è uno strumento “filosofico” e di sofisticata tecnologia, una trama di pixel che racconta Microrelazioni, attraverso la quale è possibile osservare ed essere visti, vivendo l’esperienza di avere di fronte a sé persone e luoghi in realtà molto lontani, in spazi sia nazionali che internazionali.
Davanti alla porta, dall’altro lato, c’è un’altra persona che ci osserva e al tempo stesso è osservata.
SlideDoor apre così una intensa micro-relazione: da osservatori dell’altro diventiamo osservatori di noi stessi.

Uno strumento che si propone di mettere in sinergia principi di natura filosofica, economica ed etica, per un rinnovato marketing di carattere umanistico capace di favorire un nuovo cosmopolitismo dell’arte, per dare danno luogo all’esposizione più antica e misteriosa di sempre: “l’Umanità”.

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La buona notizia del venerdì: A Roma la periferia rinasce sotto il segno della biodiversità

Prende il via un progetto di riqualificazione del quartiere Tor Bella Monaca nel segno di una politica green che metta insieme patrimonio urbanistico e rispetto per l’ambiente.

Simbolo di questa operazione è un murales realizzato grazie al supporto di Findus che unisce qualità artistica a impegno ambientale con l’uso di pitture che assorbono l’inquinamento e permettono risparmio energetico.

Le periferie italiane sono diventate spesso una ferita aperta nel tessuto sociale delle nostre città. Quartieri una volta operai, in molti casi nati sotto la guida di grandi architetti e urbanisti che in quelle zone lontane dai centri storici cittadini hanno trovato terreno fertile per mettere in pratica esperimenti di insediamenti all’avanguardia sulla carta, a causa della mancanza di servizi e collegamenti con il resto della città sono con gli anni diventati luoghi di segregazione sociale.

Tra le tante periferie italiane quelle di Roma sono tra le più note, con situazioni di emergenza in molti suoi quartieri periferici segnati dal degrado. Ma proprio da Roma parte un progetto che può rappresentare il riscatto delle periferie. Si tratta del progetto di riqualificazione di Tor Bella Monaca con Yourban 2030, l’associazione no profit che si occupa di arte e sostenibilità ambientale, e il supporto di Findus Italia. Frazione di Roma Capitale situata all’esterno dell’anello del Grande Raccordo Anulare, Tor Bella Monaca ha sofferto di molti dei problemi che affliggono le periferie da tempo.

Sin dagli anni ‘90 si è puntato a un suo risanamento e una sua valorizzazione collegando il quartiere alla nuova università di Tor Vergata e intervenendo con operazioni di risanamento architettonico. Questo nuovo progetto è un ulteriore passo in avanti perché basato sulle più moderne concezioni in tema di sostenibilità ambientale. Oggi puntare alla rinascita delle periferie significa farlo anche con un’ottica diversa. L’attenzione alle biodiversità e al rispetto dell’ambiente sono diventate negli ultimi anni linee guida importanti in molti ambiti, compreso quello architettonico-urbanistico.

Da sempre la visione di Findus è guidata da temi come la sostenibilità, la responsabilità sociale e il legame con il territorio. E in quest’ottica dare il proprio apporto al progetto è per l’azienda un modo importante per sostenere la città e la regione che la ospitano da tanti anni.

Da sempre in prima linea per il rispetto dell’ambiente, l’azienda ha deciso di sostenere economicamente un’operazione che non punta a un semplice risanamento architettonico e a una rivalutazione estetica del quartiere, ma che porta con sé benefici concreti in termini di green, diventando il simbolo di tutto l’intervento riqualificativo.

Si tratta di un murales a tema marino realizzato dallo street artist Lucamaleonte e che va a collocarsi all’interno della nuova campagna di comunicazione “Sali a bordo” di Findus, che punta alla salvaguardia della flora e della fauna marine. Intitolato “Sotto la superficie”, il murales sarà simbolicamente importante. Rappresentando ciò che sta nelle profondità dei mari, esalterà metaforicamente la ricchezza contenuta nel cuore delle periferie e troppo spesso nascosta da una superficie fatta di degrado.

Ma, in questi anni, “sotto la superficie” è spesso rimasta anche la consapevolezza dell’importanza di una coscienza ambientale. Un’attenzione e un impegno a rispettare le biodiversità non solo sono fondamentali per salvaguardare la salute del pianeta ma, di conseguenza garantiscono la sopravvivenza dell’uomo in un futuro che altrimenti potrebbe essere molto difficile. E così il murales sarà completamente green, realizzato con pitture all’avanguardia che da una parte assorbono gli agenti inquinanti presenti nell’aria, e dall’altra riflettono le radiazioni solari evitando così il surriscaldamento della parete del palazzo portando un forte contributo sul fronte del risparmio energetico. Il murales occuperà una superficie di 200 metri quadrati che, grazie all’azione smog-assorbente di queste vernici, corrispondono a 200 metri quadrati di bosco con alberi ad alto fusto.

Avere un quartiere più bello e più sano, attento all’ambiente con un’ottica moderna, non sarà solo l’occasione per aumentare il senso di appartenenza dei suoi abitanti ma anche quella per far riemergere la periferia per troppo tempo nascosta da un’immagine negativa. Queste parti di città possono diventare un punto di attrazione, non solo in Italia ma anche nel mondo. Infatti il murales farà parte di RIF Museo delle periferie, un’esposizione museale a cielo aperto su scala urbana che vede le opere di artisti di fama mondiale campeggiare sulle 21 Torri di Tor Bella Monaca inserendosi nel circuito dei musei di Roma e diventando a tutti gli effetti un luogo di fioritura artistica e interesse turistico.

Nasce dalla collaborazione dell’ Associazione culturale Forum del libro con il Municipio VI di Roma e Liber Liber.

Si chiama e-LOV ed è una biblioteca virtuale che è stata realizzata a Torbellamonaca.

Si tratta di semplici pannelli su cui si trovano le copertine di alcuni libri, ogni copertina ha un QR code, se lo inquadri ricevi in lettura il libro sul telefono.

Si tratta ovviamente di libri fuori diritto, ma è l’inizio di un progetto che spero riceverà più attenzione e (soprattutto) più finanziamenti.

Una piccola biblioteca urbana accessibile a tutti e tutte.

https://www.fanpage.it/studios/a-roma-la-periferia-rinasce-sotto-il-segno-della-biodiversita/?

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Sebben che siamo donne: Esprimere la filosofia dell’Universo può ispirare ogni forma di espressione artistica. E così il tempo non ha limiti!

Yayoi Kusama è un’artista giapponese nata nel 1929 a Matsumoto City, in Giappone. Ha studiato pittura a Kyoto prima di spostarsi a Seattle nel 1957 e poi a New York, un anno dopo.

E’ oggi considerata fra i più importanti artisti giapponesi contemporanei.

Ha lavorato in una vasta gamma di discipline: arti visive, danza, moda, design fino alla scrittura e alla composizione musicale.

La sua produzione abbraccia la corrente surrealista,l’Espressionismo astratto,il Minimalismo, l’Art Brut, la Pop Art, la Land Art e persino e persino lo Psichedelismo.

L’’intento della sua arte è quello di condurre un ‘’indagine sul concetto di percezione del cosmo e di infinito, oltre che un inno alla bellezza della vita.

“Con un solo puntino, non possiamo ottenere nulla. Nell’universo, c’e’ il sole, la luna, la terra e miliardi di stelle. Cercare di capire la filosofia dell’universo attraverso l’arte mi ha portato a perseguire una cosiddetta ripetizione stereotipica”

I suoi giganteschi fiori dai colori vivi e brillanti intendono esprimere il senso di rigenerazione, di crescita e transizione propri del ciclo naturale.
I pois, invece,  una forma di smaterializzazione paragonabile ai palpiti del cosmo, ai movimenti dei corpi celesti

Yayoi continua ad esplorare il concetto di infinito con le “Infinity Mirror Room”, passando dalla superficie bidimensionale delle tele ad un ambiente di riflessione speculare, dovuto all’effetto caleidoscopico delle superfici specchianti che genera uno spazio inesauribile; il corpo viene frammentato dalle pareti a specchio e riprodotto all’’infinito.

Nel 1958, a 29 anni, Yayoi fugge da dall’incomunicabilità con i genitori e da un Giappone intossicato dal patriarcato – in valigia, sessanta kimono e duemila fra disegni e dipinti da vendere.
Approda a New York, la “naked city”, che dopo gli inizi fatti di stenti la consacra – anche grazie al patrocinio di Andy Warhol – come una delle artiste più innovative del suo tempo e come la regina degli hippie e del pacifismo, icona delle lotte contro il sessismo e il tradizionalismo, pur non avendo mai partecipato attivamente al movimento femminista.

Nel 1966, insieme a Louise Bourgeois e Eva Hesse, partecipo’ alla mostra “Astrazione eccentrica”a New York e fece parte dell’avanguardia di artiste femministe degli anni ’60.

Nonostante il successo dei primi anni, Yayoi fu costretta a tornare in Giappone nel 1970 perché affetta da gravi problemi mentali che la costrinsero a ritirarsi dalla scena artistica per alcuni decenni.

Nel 1993 Yayoi ritornò a produrre arte rappresentando il Giappone alla Biennale di Venezia.

Il 2017 fu un altro anno molto prolifico per l’artista: presento’ l’opera “Yayoi Kusama: Infinity Mirrors” al Hirshhorn Museum a Washington, D.C., “Yayoi Kusama: Life is the Heart of Rainbow” alla National Gallery di Singapore e altre due esibizioni personali al David Zwirner di New York.

Oggi, novantenne, Yayoi Kusama vive per volontà personale nell’ospedale psichiatrico di Seiwa e dipinge quasi quotidianamente nel suo studio a Shinjuku.

Mentre la grande artista giapponese si avvia verso i cento anni di età, la Germania le dedica una ricca retrospettiva. Con opere inedite e una ricerca storica inappuntabile.

Dal pavimento dello storico atrio del Martin-Gropius-Bau si ergono immensi tentacoli rosa che si ergono verso il cielo:
Si chiama A Bouquet of Love I Saw in the Universe ed è l’installazione di tentacoli gonfiabili appositamente realizzata dalla 92enne Yayoi per questa prima retrospettiva sul suolo tedesco.

Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.Con questo titolo pubblicherò articoli che parlano di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro fatto.

O temporaneamente dimenticate.

Solo per il fatto di essere donne.

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Lui a testa alta illumina l’immenso, Lei abbassa lo sguardo e si immerge nel buio più denso


Il principio vitale che anima tutte le forme viventi è rappresentato dal binomio Sole/Luna.
Il Sole e la Luna sono rispettivamente l’aspetto positivo e negativo dello stesso principio vitalizzante che governa il perpetuarsi e il mantenimento della Vita in tutte le sue forme.
Al Sole e alla Luna sono legati concetti complementari quali: il maschile ed il femminile, la luce e il buio, il caldo e il freddo, gli elementi del Fuoco e dell’Acqua poiché la vita si manifesta attraverso la polarizzazione del principio vitale.

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* Il 21 giugno 2021 è il Solstizio ed è l’inizio di un’estate più più…

Oggi è il 21 giugno!…
– E allora? Andiamo in vacanza…
E’ il solstizio d’estate, quando  il sole si trova nel punto più alto. E’ il giorno più lungo dell’anno.
– E vai!, così potrò anche andare al mare dopo l’ufficio.
E c’è anche un solstizio d’inverno. Ed è il giorno più corto.
– Ah! Beh! Allora ci si può sentire più tranquilli.
E succede ogni anno. Dai tempi dei tempi sono i cicli della natura e della vita e dai tempi festeggiati in ogni luogo della terra.
– Davvero? Allora andiamo a festeggiare!

Ardono i sementi, scricchiola il grano, insetti azzurri cercano ombra, toccano il fresco. E a sera salgono mille stelle fresche verso il cielo cupo. Son lucciole vagabonde. Crepita senza bruciare la notte d’estate”. (Pablo Neruda)
Solstizio deriva dal latino solstat, “il sole si ferma”.
Il fenomeno del “Sole che sosta” o del “Sole che fa i salti”, è sempre stato osservato e feste in questo periodo risalgono ai babilonesi.
In questo giorno si festeggia la forza del Sole.
E’ il giorno più lungo dell’anno.
Il Solstizio è il trionfo della Luce sulla terra , è una notte carica di energia vitale, è un passaggio che ci porta dal predominio Lunare a quello Solare che sarà celebrato con la festa del Raccolto (le nozze del Sole con la Luna).
La Dea che, nel suo aspetto di Fanciulla, ha incontrato il giovane Dio a Beltane, adesso è Madre, incinta, come la Terra gravida del prossimo raccolto. Lei è la Terra fertile, Lui è l’energia e il calore che la nutrono; da loro nascerà la Nuova Vita.
La wicca chiama il 21 giugno: Litha, in questo giorno la gente celebra la ricchezza della terra e ringrazia la Grande Madre con generose benedizioni.

Nell’antica Grecia i due solstizi erano chiamati “porte”: “Porta degli Uomini” il Solstizio d’Estate e “Porta degli Dei” il Solstizio invernale. Attraversando queste porte il Sole dava inizio alle due metà, ascendente e discendente, del percorso annuale.
Con la fase ascendente si entrava nel mondo materiale della creazione, mentre attraverso la seconda fase, discendente, si entrava nel regno divino e soprannaturale.
I solstizi sono, quindi,un confine tra il mondo  limitato degli umani e il mondo eterno degli Dei
Nella tradizione romana, il Custode delle porte  era il dio Giano Bifronte che la tradizione cristiana ha mutato in San Giovanni.
Era festeggiato ai due Solstizi ed era rappresentato con due volti, uno barbuto e l’altro giovanile o femminile a secondo delle interpretazioni. Giano rappresenta l’iniziatore, colui che ruotando sulla sua terza faccia invisibile, cioè l’asse del mondo, conduce alle due Porte Solstiziali, quindi suo è il compito di accompagnare il passaggio da uno stato all’altro.

Come Giovanni Battista purificando attraverso il battesimo dell’acqua dava agli esseri umani la possibilità di accedere al regno celeste eterno.
Nella notte del solstizio spesso si usava innalzare un’immagine o un simbolo di Giano all’ingresso principale della casa, per metterla sotto la protezione del dio.
Ed era proprio nella notte del 24 Giugno che le dianare (dominae nocturnae) della Societas Dianae (compagnia, corteo di Diana) erano solite svolgere la più importante riunione dell’anno sotto le fronde del famoso Noce di Benevento.

Il Solstizio d’Estate o Porta degli Uomini è un tempo di passaggio, che si colloca come confine che separa la crescita dal declino… Midsummer, mezza-estate, lo chiamano nei paesi anglosassoni, e Shakespeare nel suo “Sogno di una notte di Mezza Estate” ne ha raffigurato l’aspetto magico, dove sogno e realtà si fondono.

Questa atmosfera di tempo fuori dal tempo, di sospensione e attesa, rende il Solstizio un momento propizio per i presagi e le pratiche divinatorie.
La magia d’amore e guarigione è specialmente adatta a questo momento dell’anno.
La notte di Litha (dal nome della dea sassone del grano affine a Demetra e a Cerere) è quando i Druidi raccolgono e uniscono le loro piante magiche e le seccano per utilizzarle in inverno.
Da noi corrisponde alla magica notte di San Giovanni, in cui tradizionalmente si raccolgono:
l’erba di San Giovanni (Iperico) chiamato anche scacciadiavoli,considerato un antimalocchio;
il Vischio, il Sambuco, la Verbena, simbolo di pace e prosperità,
l’Artemisia detta anche assenzio volgare, consacrata a Diana,
il Ribes i cui frutti rossi proteggono dai malefici,
e si accendono i falò per celebrare e rinforzare i raggi del sole estivo.
Se invece si desiderano molti quattrini, a mezzanotte si dovrebbe cogliere un ramo di felce e tenerlo in casa.
L’usanza antica di certe donne di recarsi nude a raccogliere erbe ricorda antichi riti in cui le donne andavano nude nei campi per propiziare il raccolto, spesso compiendo danze cavalcando bastoni o manici di scopa.

Ancora una volta quindi cammineremo scalze sui prati perché la  rugiada della notte  era considerata un farmaco potente di purificazione e raccoglieremo 24 spighe di grano che porteranno fortuna, una sorta di bagno nell’acqua odorosa di fiori di campo come camomilla, margherite, melissa o ginestre, perché in questa magica notte si possono trovare tesori nascosti e acque di lunga vita.“
Ed ora si apriranno ancora una volta le porte solstiziali,
ancora oggi, come nei secoli scorsi,
qualcuno apre ciò che nessuno può chiudere
e chiude ciò che nessuno può aprire.”
Siti consultati

http//ilcalderonemagico.it

http://digilander.iol.it/cortescontenti/feste2.htm#casmaranLitha

http://www.lollymagic.it/defaultx

html/qs_Eventi/id_6/Solstizio+d’estate+(Litha).html

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La buona notizia del venerdì: Le 7000 querce in mostra a testimoniare un artista pioniere della difesa della natura

Dalla metà di maggio, la Tate accoglie una grande installazione ambientale del duo britannico Ackroyd&Harvey che, nel nome di Joseph Beuys, punta il dito contro un’emergenza climatica ed ecologica e suggerisce un ripensamento del nostro rapporto con la Natura.

L’opera rimarrà in situ fino al 14 novembre prossimo

Nato a Krefeld nel 1921, Joseph Beuys rappresenta una delle personalità più significative nel panorama della performance europea. Muore a Düsseldorf nel 1986.

Entrato a far parte dell’aviazione tedesca durante il secondo conflitto mondiale, nel 1943 ha un incidente aereo e precipita in Crimea, dove viene accolto e curato da una tribù di tartari che gli curano le ferite con creme a base di grasso animale e antiche tecniche sciamaniche.

Su tale esperienza si fonda la poetica artistica di Beuys, per il quale l’uomo necessita di instaurare un legame spirituale con la natura con la quale, entrando in contatto, riceve energie positive; nonché la scelta dei materiali usati in molte delle sue opere, tra i quali appunto il grasso animale e soprattutto animali veri, vivi o morti.

Nella sua ultima attività si dimostra particolarmente legato a questioni di ecologia ed eco sostenibilità.

Tra le sue opere più importanti, si ricordano “I like America and America Likes Me” (1974), performance nella quale l’artista rimase chiuso in una galleria d’arte per diverse settimane con un coyote vivo, rappresentazione del capitalismo americano.

Eurasia Siberian Symphony” (1963), conservata al Museum of Modern Art di New York, rappresentazione del contrasto fra un misticismo ancestrale ancora vivo in alcune zone del mondo – soprattutto orientali – e la moderna cultura occidentale, che sembra avere dimenticato le proprie radici.

Infine, “7000 querce”, presentata alla mostra “Documenta VII” nel 1982 e lasciata incompiuta dall’artista per il sopraggiungere della morte, manifesto dell’ecologismo artistico che ha caratterizzato gli anni finali di Beuys.

Nel 1982, per la settima edizione della mostra Documenta, Joseph Beuys propose un piano per piantare 7000 querce in tutta la città di Kassel, dal titolo City Forestation Instead of City Administration; con ciò, sperava di incoraggiare la società civile a piantare più alberi, di aumentare la consapevolezza ecologica, e tutelare il benessere psicofisico degli individui, immersi in un ambiente più salubre. Era almeno 30 anni avanti.

Nel 2007, gli artisti britannici Ackroyd&Harvey si sono recati nella cittadina tedesca e hanno raccolto ghiande dalle querce a suo tempo piantate dal loro collega.

Adesso, un centinaio di questi alberi, ormai cresciuti, sono esposti alla Tate Modern, sotto forma di grande installazione ambientale:Beuys’ Acornsè una manifestazione artistica, ma anche un luogo d’incontro e di riflessione sulle nostre relazioni con la natura.

Per tutta l’estate, alla mostra sarà affiancato un programma di incontri, seminari, workshop, dedicati alle tematiche ambientali.

La collocazione delle querce è resa ancora più poetica e pertinente dal fatto che, direttamente sotto la terrazza del Museo, è conservata un’importante opera di Beuys, The End of the 20th Century(1983-5), una delle più importanti della collezione permanente.

Ackroyd & Harvey, co-fondatori di Culture Declares Emergency, (piattaforma lanciata nel 2019, l movimento mira a creare piani strategici eco-sostenibili per individui e istituzioni) sono in piena sintonia con lo spirito ecologista di Beuys, di cui quest’anno decorre il centesimo anniversario dalla nascita