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* Non c è un giorno uguale all’altro…di sicuro il Sole sorge ogni giorno per tutti !

 

Il giorno costituito dall’alternarsi del dì e dalla notte è una unità di misura del tempo convenzionale!

Oggi il giorno comincia a mezzanotte (ora indicata con “00:00”, inclusa) e termina con la mezzanotte successiva (24:00, esclusa). Questo uso è dovuto al diffondersi degli orologi meccanici ed era detto “alla francese”.

Anticamente, invece, il giorno cominciava all’alba o al tramonto.

Nell’antico Egitto, in Grecia e a Roma cominciava all’alba. 

Giulio Cesare, invece, ci informa nel “De bello gallico” che per i Celti il giorno iniziava al tramonto. Analogamente per gli ebrei il giorno inizia non appena si riescono a vedere almeno tre stelle di seconda grandezza.

L’inizio del giorno al tramonto era comune nel medioevo in tutta Europa e talvolta era considerato un uso fiorentino.

Quando il giorno cominciò a essere calcolato alla francese, si cominciò a festeggiare la “vigilia” delle feste, in modo da conservare le precedenti consuetudini, nonostante l’alterazione del calendario.

Fin da quando l’uomo cominciò ad usare la meridiana, la durata del giorno venne suddivisa in quelle che noi ora chiamiamo ore. Quindi già Babilonesi ed Egizi usavano questo sistema, che però non era uguale a quello da noi oggi conosciuto.

La suddivisione del giornata in 24 ore risale all’antico Egitto (1800-1500 a. C.); le ore del giorno erano 10, scandite dall’ombra dello gnomone della meridiana dall’alba al tramonto. Ad esse si aggiunsero altre due ore rispettivamente per l’aurora e il crepuscolo, parti del giorno nelle quali la meridiana non dava indicazioni. Le ore notturne sono scandite dal passaggio nel cielo notturno dei Decani . Le notti estive in Egitto durano otto ore, durante le quali si succedono 12 Decani che scandiscono 12 ore. Nelle notti invernali se ne osservano un numero maggiore, ma solo i primi 12 venivano contati . Questo complesso meccanismo ha portato alla suddivisione del giorno in 24 ore.

Greci e Romani usarono le “ore temporali”: il giorno e la notte venivano ambedue suddivisi in dodici parti, cominciando rispettivamente dall’alba e dal tramonto. Così la prima ora del giorno corrispondeva all’alba, la sesta ora più o meno a mezzogiorno, la dodicesima al tramonto ed altrettanto, ma partendo dal tramonto, avveniva per la notte. Questa suddivisione basata sulle ore di luce e quelle di buio faceva sì che la durata delle ore estive non fosse uguale a quelle invernali e quella delle ore di luce era diversa dalle ore di buio. Tanto per fare un esempio, d’estate un’ora di luce poteva durare 80 minuti e 40 invece quella di buio.

I Romani usavano anche suddividere giorno e notte in quattro parti di tre ore ciascuno.

La Chiesa abbinò varie ore della giornata (ore canoniche) a determinati momenti di preghiera,

Nel XIV secolo arrivano i primi orologi meccanici e con loro si comincia a contare le ore da una a ventiquattro, dal tramonto al tramonto successivo (almeno in Italia, Boemia, Slesia e Polonia), punto di partenza che variava nel corso dell’anno. Anche le campane, almeno nelle città, si adeguarono a questa suddivisione, che venne denominata “ore solari all’italiana” o “ore boeme”. Essendo basati al momento in cui il sole tramonta, variabile di giorno in giorno, gli orologi dovevano esser regolati periodicamente per adeguarli all’ora di partenza.

Nel resto dell’Europa, a partire dalla Francia, con l’avvento degli orologi il giorno venne invece suddiviso in due periodi di 12 ore uguali, che partivano a mezzogiorno e a mezzanotte (ora “alla francese” o “all’oltramontana”). In questo modo la durata del giorno era costante e gli orologi non richiedevano correzioni quotidiane.

L’introduzione in Italia di questo sistema avvenne in modo graduale e con molte opposizioni. Venne introdotto a Firenze nel 1749, a Parma nel 1755, a Genova nel 1772 e a Milano nel 1786. Ci volle l’occupazione francese per imporlo al resto della penisola, ma ancora nel XIX secolo era da qualcuno utilizzato il sistema precedente.

Il tempo è l’immagine mobile dell’eternità. (Platone)

E per chi dice di non avere mai tempo per fare tutto quello che vorrebbe c’è sempre il pianeta Mercurio che dopotutto è uno dei più vicini alla Terra!

https://it.wikipedia.org/wiki/Giorno

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* Il dono della Luna Piena di Febbraio è il risveglio del Fuoco interiore che alimenta il Potere Creativo per nuove e potenzianti scelte di vita

La luna di febbraio apre le porte all’arrivo della primavera. I mandorli cominciano a fiorire e i bucaneve spuntano dal terreno sfidando l’inverno che batte lentamente in ritirata. Siamo in una fase di transizione: tra il solstizio d’inverno e l’equinozio di primavera, e anche se le giornate sono ancora fredde, possiamo apprezzare l’allungarsi delle giornate che ci regalano già qualche piacevole raggio di sole. La natura si sta risvegliando dal suo lungo letargo, e noi, assieme a lei.

 

Il tema di questa Luna di Febbraio: avere il coraggio di emergere

La luna di febbraio è chiamata Luna Purificata, Tempestosa, Luna della Rinascita. 

Questi nomi si rifanno alle manifestazioni della natura che si ripresentano ciclicamente di anno in anno in questo periodo: il vento soffia forte, disperdendo sulla terra semi e pollini come se fossero neve, le ultime gelate di queste notti purificano il terreno dal propagarsi delle malattie che potrebbero compromettere la salute degli alberi, la natura si risveglia lentamente da il suo lungo letargo invernale. Chi vive in armonia con la natura potrà percepire dentro di sé un nuovo slancio, una nuova energia: nuove idee, nuovi progetti si affacceranno alla sua mente (complice il Sole in Acquario, dal tono rivoluzionario), il corpo chiama alla leggerezza, al movimento e vuole disfarsi dalla pesantezza dell’inverno.

Durante il plenilunio, che è avvenuto domenica 9 febbraio alle ore 08:34, l’energia della luna giungerà al culmine nel segno del Leone: segno dell’affermazione di sé che ci spinge ad esprimere la nostra unicità, questa volta in un contesto collettivo.

Il dono della Luna: il risveglio del fuoco interiore

Questa Luna di febbraio ci dà lo slancio necessario per risvegliare le nostre energie assopite, per ricominciare un nuovo ciclo, per costruire, creare qualcosa di nuovo: un nuovo progetto che afferma il nostro potere creativo, che segue lo scopo che sentiamo vibrare dentro di noi; ma questa energia segue una strada che si apre verso l’esterno. 

Non si parla quindi di una mera azione che soddisfi il nostro Ego, bensì di un’apertura verso il mondo, di un’opera che sia certamente a nostra immagine e che ci porti gioia e successo, ma che sia utile anche alla collettività, dominio del segno dell’Aquario.

Come i primi fiori sono utili al sostentamento degli insetti impollinatori e annunciano al mondo l’arrivo della primavera portando nelle nostre giornate un poco di quella genuina gioia per le cose semplici, pure le nostre nuove creazioni possono iscriversi in un progetto atto a sostenere il mondo.

La Luna di questo mese ci invita quindi a risvegliare in noi la scintilla creativa per spingerci a brillare, ad uscire allo scoperto, ad avere il coraggio necessario per affermare chi siamo e quali sono le nostre doti, e lo fa iscrivendoci in un quadro più ampio che spinge ognuno di noi ad accendere il suo fuoco interiore, come una candela, nella linea delle festività di Imbolc e della Candelora avvenute pochi giorni fa

Questo “primo fuoco” dell’anno nuovo non mira soltanto a cacciare il buio dell’inverno o a fare luce sulla nostra oscurità interiore, ma spinge a manifestare il nostro dono e a condividerlo: il fuoco creativo dell’opera condivisa trasmette l’ispirazione, come ogni singola fiamma è in grado di accendere un’infinità di candele.

a quanto possiamo discernere, l’unico scopo dell’esistenza umana è di accendere una luce nell’oscurità del mero essere.”
(carl gustav jung)

Questa Luna ci porta quindi a dare valore ai nostri doni, ai nostri talenti, a manifestarli e mostrarli con cura al mondo, perché la bellezza unica di cui siamo i guardiani, e che cerca di “ri-nascere” in questo periodo, rappresenta anche un dono per gli altri. Ogni opera, ogni creazione può accendere il fuoco dell’ispirazione in un’altra persona e aiutarla, incentivarla a manifestare la sua meraviglia, il suo dono personale.

Ma attenzione, non si parla di esporsi senza precauzioni. Questa lunazione ci invita infatti a trovare un equilibrio tra noi e gli altri, un punto d’incontro dove individualità e collettività riescono a coesistere in maniera armoniosa: senza entrare in conflitto, senza annullarsi l’una l’altra.

La sfida della Luna di febbraio: trovare il punto d’incontro tra noi e gli altri

L’energia molto forte di questa Luna di febbraio mette in comunicazione il singolo con la collettività e non è senza rischi. In effetti, non è semplice trovare il punto d’incontro tra il nostro Ego e la dimensione collettiva, tra l’individualità, la voglia di brillare, e gli altri; ed in questo contesto, si profilano all’orizzonte due rischi, che rappresentano le sfide della Luna della rinascita:

  • Se l’Ego è troppo forte, rischieremo di scontrarci con gli altri e ci coaguleremo in questa posizione (il seme non riuscirà ad uscire dal suo guscio e marcirà nel terreno), Rimarremo chiusi nella nostra piccola realtà personale senza riuscire a tessere col mondo, con gli altri, una relazione sana e armoniosa, penseremo che la luce degli altri oscurerà la nostra e lotteremo per brillare, cercando di spegnere gli altri.
  • Se l’Ego è troppo debole, rischieremo di diluirci nella massa, perdendo la nostra individualità, il talento che ci rendeva unici (il seme germoglierà troppo presto e verrà ucciso dalle gelate tardive e non porterà mai al mondo la sua bellezza). Non rispetteremo i nostri bisogni, i nostri tempi, e tutti i “sì” detti agli altri si trasformeranno in “no” detti a noi stessi. Spegneremo la nostra luce per lasciare spazio agli altri.

In realtà, la lezione di questa luna è semplice: ci invita a trovare un punto di equilibrio tra questi due estremi; possiamo imparare ad equilibrare il nostro Ego, trovare un equilibrio tra noi e gli altri che permetta ad ognuno di noi di manifestare la sua Bellezza autentica, la sua unicità, senza il timore che qualcuno ci faccia ombra.

Ognuno di noi è unico e c’è spazio per tutti in questo mondo.

Dopotutto, il cielo è abbastanza vasto da permettere a tutte le stelle di brillare assieme.

fonte:
www.risorsedellanima.it

 

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* 2 febbraio, il giorno dell’orso

” Il  2 febbraio è uno di quei giorni, dispiegati nel calendario, utili, in base alle credenze popolari, per trarre auspici per il futuro, per predire l’esito dei raccolti. In fondo, da un punto di vista tecnico-agricolo, è effettivamente importante che, in certe fasi dello sviluppo del grano e della vite, le condizioni meteorologiche siano favorevoli.”

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In alcuni luoghi viene chiamato “Giorno dell’orso“.

In questo particolare giorno, l’orso si sveglierebbe dal letargo e uscirebbe fuori dalla sua tana per vedere come e’ il tempo e valutare se sia o meno il caso di mettere il naso fuori: se il tempo è nuvoloso annuncia con tre salti l’arrivo della primavera, se viceversa il tempo è chiaro e soleggiato l’orso torna a dormire nella tana.
Un proverbio piemontese in questo senso recita:
se l’ouers fai secha soun ni, 
per caranto giouern a sort papì”
(“Se l’orso alla Candelora fa saltare la paglia (il giaciglio) si rientra nell’inverno”).
In altre regioni, viene utilizzato il lupo o il leone come protagonista simbolico di questo proverbio che esplora le dinamiche interne della terra, che proprio nel momento di maggior gelido, ricominciano a risvegliare gli elementi assopiti, e quindi al di sotto di una superficie brulla corrisponde una vita intensa.

Non è un caso se il termine febbraio derivi dal latino februus (“purificante”), associato al periodo annuale di purificazione e quindi di rinascita.
Un altro proverbio simile al primo, ma meridionale in questo caso, sostiene che se il due Febbraio il tempo è buono, l’orso ha la possibilità di farsi il pagliaio e quindi l’inverno continua.
L’orso era anche protagonista di alcuni riti rurali del mese di febbraio, collocati nel ciclo agreste/vegetativo: al termine di una caccia simulata, l’orso viene catturato e portato all’interno del paese dove viene fatto oggetto di dileggi e di scherzi. L’epilogo può variare dall'”uccisione” dell’orso alla sua liberazione/fuga e ritorno alla natura. La figura dell’orso è rivestita da qualcuno del luogo che non deve essere riconosciuto fino alla fine della rappresentazione rituale.
In tempi remoti  un montanaro/domatore andava in giro da un paese all’altro facendo ballare l’orso nelle piazze, celebrando il  ritorno della luce e della bella stagione, con la sconfitta delle forze del buio e del freddo. In seguito questo uso scomparve e in alcuni paesi, per mantenere la tradizione, l’orso fu sostituito da una persona appositamente mascherata che ripeteva la stessa pantomima.

Altre celebrazioni del “ giorno dell’orso” e altre usanze.

Nel periodo di Carnevale, un uomo veniva mascherato da orso e tirato con una catena o una corda per le strade, dove veniva schernito e bastonato.
Sempre nel periodo di carnevale, un personaggio mascherato da orso apriva la sfilata in costume, e in questa “rappresentazione” veniva mostrato pure il giaciglio asciutto dell’orso
Si celebra anche  la “festa dell’orso“: qualche giorno prima della ricorrenza, i cacciatori con il volto annerito, andavano alla ricerca dell’orso, che (un uomo travestito) veniva immancabilmente trovato la sera della vigilia. Cacciatori, “orso”, e domatore visitavano le stalle e le osterie con il pretesto di spaventare la gente (e le ragazze) si lasciavano andare a trasgressive bevute. Il giorno dopo, l’orso compariva in paese e, dopo aver fatto il giro della borgata, ballava con la ragazza più bella prima di scomparire per ritrasformarsi in uomo.
In Puglia, chi impersonificava l’orso girava per le vie del paese, fermandosi nelle piazze: lì, al suono di tamburi, si metteva a ballare la tarantella, tra i presenti disposti in cerchio che battevano le mani a tempo e lo punzecchiavano e colpivano con qualche sberla. A volte, a seconda del tempo, l’orso imitava o no l’atto del costruire il suo rifugio (u pagghiar’).
Questi riti riproponevano comunque una tradizione antica che celebrava la festa del ritorno della luce e della bella stagione, con la sconfitta delle forze del buio e del freddo.

Nello svolgimento di questi riti traspare la simbologia dell’orso (che con l’inverno va in letargo e si risveglia a primavera), interprete della forza primitiva della natura. L’orso può anche essere accostato alla figura dell'”uomo selvaggio”. In entrambe le raffigurazioni rappresenterebbe comunque il binomio natura – uomo.

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Ci saranno ancora sei settimane d’inverno o la primavera arriverà in anticipo?

Chiedetelo a Chuck, la marmotta dello Staten Island Zoo che come ogni anno farà la sua previsione.
L’appuntamento con Chuck è fissato per il 2 febbraio, il “Groundhog Day“, cioè il giorno della marmotta, una festa celebrata ogni anno sia negli Stati Uniti che in Canada, nel corso della quale si osserva il rifugio della marmotta prestando attenzione a quando farà capolino dalla sua tana. Se Chuck vedrà la sua ombra ci saranno altre sei settimane d’inverno, mentre se non la vedrà significa che la primavera arriverà presto. Chuck e la sua famiglia hanno predetto correttamente la fine dell’inverno 23 volte negli ultimi 30 anni.
A New York ogni anno per il giorno della marmotta il sindaco Bloomberg va a fare visita a Chuck allo zoo di Staten Island per leggere il responso. E’ ormai una tradizione consolidata!

Leggi anche: “ Il giorno della marmotta”

http://marisamoles.wordpress.com/2013/02/02/la-madonna-candelora-e-la-primavera-che-verra-tardi/

Fonti:
http://www.lucedistrega.net/documenti/feste-candelora.htm
http://www.nyc-site.com/newyork/nymag-eventi/3386-nel-giorno-della-marmotta

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* 1 Febbraio : Imbolc la festa della Luce Crescente

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La festa della luce crescente.
Con Imbolc si festeggia il ritorno
della Luce  della fertilità
della Dea 

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L’energia di Imbolcgrazia, purezza, luce e rinascita.

La luce che è nata al Solstizio di Inverno comincia a manifestarsi all’inizio del mese di febbraio, le giornate si allungano poco alla volta e anche se la stagione invernale continua a mantenere la sua gelida morsa, ci accorgiamo che qualcosa sta cambiando.
Le genti antiche erano molto più attente di noi ai mutamenti stagionali, anche per motivi di sopravvivenza, e questo era il più difficile periodo dell’anno poiché le riserve alimentari accumulate per l’inverno cominciavano a scarseggiare.

Pertanto, i segni che annunciavano il ritorno della primavera erano accolti con uno stato d’animo che oggi, al riparo delle nostre case riscaldate e ben fornite, facciamo fatica ad immaginare.
Se sovrapponiamo la Ruota dell’Anno al nostro moderno calendario, la prima festa che incontriamo cade l’1 febbraio.

Presso i Celti l’1 febbraio era Imbolc(pronuncia Immol’c) detta anche Oimelc o Imbolg. L’etimologia della parola è controversa ma i significati rinviano tutti al senso profondo di questa festa, infatti Imbolc pare derivare da Imb-folc, cioè “grande pioggia”, e in molte località dei paesi celtici questa data è chiamata anche “Festa della Pioggia”: ciò può riferirsi ai mutamenti climatici della stagione, ma anche all’idea di una lustrazione che purifica dalle impurità invernali. Oimelc invece significa “lattazione delle pecore”, mentre Imbolg vorrebbe dire “nel sacco”, inteso nel senso di “nel grembo”, con riferimento simbolico al risveglio della Natura nel grembo della Madre Terra e con un riferimento più materiale agli agnelli, nuova fonte di cibo e di ricchezza, che la previdenza della Natura e degli allevatori avrebbe fatto nascere all’inizio della buona stagione. L’allattamento degli agnelli garantiva un rifornimento provvidenziale di proteine. Il nuovo latte, il burro, il formaggio costituivano spesso la differenza tra la vita e la morte per bambini ed anziani nei freddi giorni di febbraio.

La pianta sacra di Imbolc è il bucaneve, che è il primo fiore dell’anno a sbocciare e il suo colore bianco ricorda allo stesso tempo la purezza della Giovane Dea e il latte che nutre gli agnelli.
Imbolc è una delle quattro feste celtiche maggiori, dette “feste del fuoco” perché l’accensione rituale di fuochi e falò ne costituiscono una caratteristica essenziale. In questa ricorrenza il fuoco è però considerato sotto il suo aspetto di luce, questo è infatti il periodo della luce crescente.

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Gli antichi Celti, consapevoli dei sottili mutamenti di stagione come tutte le genti del passato, celebravano in maniera adeguata questo tempo di risveglio della Natura, non vi erano grandi celebrazioni tribali in questo buio e freddo periodo dell’anno, tuttavia le donne dei villaggi si radunavano per celebrare insieme la Dea della Luce (le celebrazioni iniziavano la vigilia, perché per i Celti ogni giorno iniziava all’imbrunire del giorno precedente).
Nell’Europa celtica era onorata 
Brigit (conosciuta anche come Brighid o Brigantia), Dea del Fuoco, infatti era la patrona dei fabbri, dei poeti e dei guaritori. Il suo nome deriva dalla radice “breo” (fuoco): il fuoco della fucina si univa a quello dell’ispirazione artistica e dell’energia guaritrice.

Brigit, figlia del Grande Dio Dagda e controparte celtica di Athena-Minerva, è la conservatrice della tradizione, perché per gli antichi Celti la poesia era un’arte sacra che trascendeva la semplice composizione di versi e diventava magia, rito, personificazione della memoria ancestrale delle popolazioni.

La capacità di lavorare i metalli era ritenuta anch’essa una professione magica, e le figure di fabbri semidivini si stagliano nelle mitologie non solo europee ma anche extra-europee; l’alchimia medievale fu l’ultima espressione tradizionale di questa concezione sacra della metallurgia.
Sotto l’egida di Brigit erano anche i misteri druidici della guarigione, e di questo sono testimonianza le numerose “sorgenti di Brigit”. Diffuse un po’ ovunque nelle Isole Britanniche, alcune di esse hanno preservato fino ad oggi numerose tradizioni circa le loro qualità guaritrici. Ancora oggi, ai rami degli alberi che sorgono nelle loro vicinanze, i contadini appendono strisce di stoffa o nastri ad indicare le malattie da cui vogliono essere guariti.
Sacri a Brigit erano la ruota del filatoio, la coppa e lo specchio. Lo specchio è strumento di divinazione e simboleggia l’immagine dell’Altro Mondo cui hanno accesso eroi ed iniziati, la ruota del filatoio è il centro ruotante del Cosmo, il volgere della Ruota dell’Anno ed anche la ruota che fila i fili delle nostre vite. La coppa, infine, è il grembo della Dea da cui tutte le cose nascono.
Cristianizzata come Santa Bridget o Bride, come viene chiamata familiarmente in gaelico, essa venne ritenuta la miracolosa levatrice o madre adottiva di Gesù Cristo, e la sua festa si celebra appunto l’1 febbraio, giorno di Santa Bridget o Là Fhéile Brfd. Riguardo questa santa, di cui è tanto dubbia l’esistenza storica quanto certa la sua derivazione pagana, si diceva che avesse il potere di moltiplicare cibi e bevande per nutrire i poveri, potendo trasformare in birra perfino l’acqua in cui si lavava.

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A Santa Bridget fu consacrato il monastero irlandese di Kildare, dove un fuoco in suo onore era mantenuto perpetuamente acceso da diciannove monache. Ogni suora a turno vegliava sul fuoco per un’intera giornata di un ciclo di venti giorni; quando giungeva il turno della diciannovesima suora ella doveva pronunciare la formula rituale: “Bridget, proteggi il tuo fuoco. Questa è la tua notte”. Il ventesimo giorno si diceva fosse la stessa Bridget a tenere miracolosamente acceso il fuoco. Il numero diciannove richiama il ciclo lunare metonico, che si ripete identico ogni diciannove anni solari.
Inutile ricordare come questa usanza ricordasse il collegio delle Vestali che tenevano sempre acceso il sacro fuoco di vesta nell’antica Roma, ma più probabilmente la devozione delle suore di Kildare si ricollega alle Galliceniae, una leggendaria sorellanza di druidesse che sorvegliavano gelosamente il loro recinto sacro dall’intrusione degli uomini, e i cui riti furono mantenuti attraverso molte generazioni. Allo stesso modo, nel monastero di Kildare solo alle donne era concesso di entrare nel recinto dove bruciava il fuoco, che veniva tenuto acceso con mantici, come ricorda Geraldo di Cambria nel dodicesimo secolo: il fuoco bruciò ininterrottamente dal tempo della leggendaria fondazione del santuario fino al regno di Enrico VIII, quando la Riforma protestante pose fine a questa devozione più pagana che cattolica.
I riti di Brigit celebrati ad Imbolc ci sono stati tramandati dal folklore scozzese e irlandese.
In Irlanda si preparano con giunchi e rametti le cosiddette croci di Brigit, a quattro bracci uguali racchiusi in un cerchio, cioè la figura della ruota solare (che è simbolo appropriato per una divinità del fuoco e della luce); lo stesso giorno vengono bruciate le croci preparate l’anno prima e conservate fino ad allora.

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La fabbricazione delle croci di Brigit deriva forse da un’antica usanza precristiana collegata alla preparazione dei semi di grano per la semina. Questi oggetti simbolici, confezionati con materiale vegetale, ci ricordano tra l’altro che la luce ed il calore sono indispensabili alla vegetazione che si rinnova in continuazione, anno dopo anno.
Le spighe di avena (o grano, orzo) usate per fabbricare le bambole di Brigit, provengono dall’ultimo covone del raccolto dell’anno precedente. Questo ultimo covone, in molte tradizioni europee è chiamato la Madre del Grano (o dell’Orzo, dell’Avena) e la bambola propiziatoria confezionata con le sue spighe è la Fanciulla del Grano (o dell’Orzo, dell’Avena), si credeva cioè che lo spirito del cereale o la stessa Dea del Grano risiedesse nell’ultimo covone mietuto: come le spighe del vecchio raccolto sono il seme di quello successivo, così la vecchia divinità dell’autunno e dell’inverno si trasformava nella giovane Dea della primavera, in quella infinita catena di immortalità che è il ciclo di nascita, morte e rinascita. E Brigit rappresenta appunto la giovane Dea della primavera.

Un antico codice irlandese, il Libro di Lisrnore, riporta una curiosa leggenda. Si narra che a Roma i ragazzi usavano giocare ad un gioco da tavolo in cui una vecchia megera liberava un 
drago, mentre dall’altra parte una giovane fanciulla lasciava libero un agnello che sconfiggeva il drago. La megera allora scagliava un leone contro la fanciulla, la quale però provocava a sua volta una grandine che abbatteva il leone. Papa Bonifacio, dopo aver interrogato i ragazzi ed aver saputo che il gioco era stato insegnato loro dalla Sibilla, lo proibì.
La megera non è altro che la Vecchia Dea dell’Inverno sconfitta dalla Giovane Dea della Primavera. Essendo questa leggenda stata raccolta in un ambito culturale celtico, si può supporre che la Vecchia altri non era che la Cailleach a cui si contrappone Brigit. Il riferimento all’agnello è un altro simbolo del periodo di Imbolc, anche se i commentatori medievali lo considerarono l’emblema di Gesù Cristo.
In realtà, è la Vecchia Dea che si rinnova trasformandosi in Giovane Dea, così come il Vecchio Grano diviene il nuovo raccolto.


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Carmina Gadelica, una raccolta di miti, proverbi e poemi gaelici di Scozia, raccolti e trascritti alla fine dell’800 dal folklorista scozzese Alexander Carmichael, riportano la seguente filastrocca:

La mattina del Giorno di Bride
Il serpente uscirà fuori dalla tana
Non molesterò il serpente
Né il serpente molesterà me”

Il serpenteappare come uno degli animali totem di Brigit.

In molte culture il serpente o drago è simbolo dello spirito della terra e delle forze naturali di crescita, decadimento e rinnovamento. Nel giorno di Bride il serpente si risveglia dal suo sonno invernale e i contadini ne traevano il presagio della fine imminente della cattiva stagione.
Il serpente è uno dei molti aspetti dell’antica Dea della terra: la muta della sua pelle simboleggia il rinnovamento della Natura ed anche la sua dualità, infatti in gaelico “neamh” (cielo) è simile a “naimh” (veleno), provenendo entrambi dalla radice “nem”. Quindi la Vecchia Dea e la Giovane Dea sono la stessa persona.
In un’altra area culturale europea, nell’antica Roma, i primi giorni di febbraio erano sacri alla
dea Februa o a Giunone Februata. “Februare” in latino significa purificare, quindi febbraio è il mese delle purificazioni (anche la febbre è un modo di purificarsi usato dal nostro corpo).
Processioni in onore di Februa percorrevano la città con fiaccole accese, simbolo di luce e, allo stesso tempo, di purificazione.

Col nome di 
Candelora o Candlemas (nei paesi anglosassoni) è nota la festa cristiana del 2 febbraio, denominata “Presentazione del Signore al Tempio”, ma è evidente che la nuova religione non ha potuto modificare il significato autentico della festa, un significato che è profondamente incarnato nella Natura e nello spirito umano. Il legame della festa con le candele, la purificazione e l’infanzia, sopravvisse nell’usanza medievale di condurre le donne in chiesa dopo il parto a portare candele accese.
L’idea di una purificazione rituale in questo periodo è rimasta forte nel folklore europeo, ad esempio le decorazioni vegetali natalizie vengono messe da parte e bruciate alla Candelora per evitare che i Folletti in esse si sono nascosti infestino le case.
Il concetto di purificazione è presupposto di una nuova vita, si eliminano le impurità del passato per far posto alle cose nuove.

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Alcuni gruppi neopagani europei festeggiano Imbolc accendendo candele che sporgono da una bacinella di acqua. Il significato è quello della luce della nuova vita che emerge dalle acque del grembo materno, le acque lustrali di Imbolc che lavano via le scorie invernali.

https://it.wikipedia.org/wiki/Imbolc
https://giardinodellefate.wordpress.com/mondo-celtico/gli-8-sabbat/

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* Il momento è ora! Oggi Sole,Mercurio,Saturno e Plutone tutti insieme appassionatamente in Capricorno! E c’è pure Giove! Cosa ci vogliono dire ?

Oggi è il giorno della tanto enfatizzata Super-Congiunzione in Capricorno, di cui sé parlato tanto dai primi giorni del 2020.

 

Ci troviamo all’inizio di un ciclo di creazione che dura 13 giorni, in questo caso fino al 23 gennaio.

Tutti sappiamo come questo mese sia speciale, con la serie di eventi astrologici che presenta (l’Eclissi di Luna , la Super-Congiunzione in Capricorno, ma soprattutto con tutto ciò che sta accadendo fuori (vedi, tra le altre cose, i furiosi incendi che stanno devastando l’Australia).

Oggi il Sole, Mercurio, Saturno e Plutone si trovano tutti a 22° del Capricorno.

Per chi appartiene ai Segni Cardinali (Ariete, Cancro, Bilancia e ovviamente Capricorno), questo è un giorno di potente azzeramento di molti parametri e punti di riferimento.

Ciò può essere vissuto come una liberazione, oppure con senso di smarrimento, a seconda di dove ci siamo lasciati portare dal Cammino intrapreso. Non c’è nulla di sbagliato, non c’è da temere. C’è solo da fare consapevolezza e stare presenti a ciò che accade.

Per chi appartiene ai Segni Fissi, questa Super-Congiunzione rappresenta qualcosa che arriva dal passato, che scardina le difese del presente, per cui anche per il Toro, il Leone, lo Scorpione e l’Aquario è tempo di affrontare con nuovo piglio ciò che si è sempre cercato di tenere lontano.

Per i Segni Mobili, Gemelli, Vergine, Sagittario e Pesci, finalmente il moto di liberazione si completa, portando nuova linfa vitale nella vita quotidiana.

 

 

Questo evento produce una frequenza energetica molto alta, che permette alla mente di funzionare in maniera intuitiva e visionaria. Possiamo essere creatori di pace ed armonia dentro di noi ma solo dopo possiamo portarla fuori

Siamo dunque entrati nel ciclo dedicato ad un cambio di frequenza molto significativo per tanti di noi.

Fino al 23 gennaio siamo immersi nel mistero che il Dreamtime,  il Tempo del Sogno, porta con sé, coltivando la connessione con il cuore della Terra che sta chiamando ogni suo Figlio e Figlia a destrutturarsi dai vecchi schemi, accettando un’altra versione della realtà.

Tanto ormai tutto sta cambiando intorno a noi, è chiarissimo.

Non resta che seguire il movimento prima che il divario tra l’amore possibile e la distanza che abbiamo messo tra noi ed esso possa diventare ancora più ampio.

Tempo di seguire il flusso di ciò che reputavamo sarebbe stato impossibile da raggiungere.

Tempo di prendersi la responsabilità di essere onesti e presenti a ciò che si è.

La Terra ci chiede di essere diretti e spontanei, veri e sinceri, in fiducia e aperti.

Può la Terra ancora continuare il proprio viaggio con un equipaggio così menomato a bordo?

E’ ora di smettere di temere il peggio, davanti alla Vita che chiama al cambiamento.

Dove per cambiamento si intende in realtà il lasciar fiorire ciò che è, ciò che da sempre tenta di fiorire dentro di noi, ma che respingiamo completamente.

Quanto noi umani siamo abituati a soffrire, e a scambiare uno stato di prostrazione per normalità.

Quanto ci stupiamo per la felicità altrui, e quasi pensiamo che sicuramente c’è qualcosa che non va se uno sorride troppo. 

Il 2020 sta tentando di risvegliarci rispetto a questo aspetto così distorto della natura umana. I flussi di energia stanno lavorando per ripristinare equilibri antichissimi che sono stati completamente ignorati e violati.

Ognuno di noi può dare il suo contributo lavorando su di sé, lasciando esprimere la propria vera natura, lasciandosi fiorire oltre la paura di non riuscire a farsi amare.

Plachiamoci un attimo. Respiriamo e rilassiamoci. Guardiamoci intorno. Smettiamo di cercare vie di fuga e stiamo in quello che c’è. Poi cercheremo anche altrove.

Ma al momento è necessario attendere ancora un po’,aperti alle coincidenze.

Le intuizioni verranno, siamo fiduciosi.

Il 10 c’è stata l’Eclissi di Luna in Cancro, che ha mostrato bene dove si nasconda l’amore, oggi 12 la super-congiunzione tra Sole, Mercurio, Saturno e Plutone a 22° Capricorno.

E’ uno specchio potente, quasi accecante, a cui prepararsi per non farsi sfuggire alcuna rifrazione della visione che ci rimanderà indietro. 

opera di Tomasz Alen Kopera

Liberamente tratto da ashtalan.blogspot.com

Ma l’universo è un insieme vivo e pulsante di energie che agiscono, collaborano, scambiano qualità ed intensità in un continuo divenire secondo un ordine implicito da sempre e per sempre.
Quindi le energie planetarie influenzano e vengono influenzate dalle specifiche qualità di energia di ogni altra costellazione.
E questo vale per i transiti dei pianeti sui nostri pianeti di nascita, delle comete e di ogni galassia.
Le energie delle stelle tutte ci sostengono e ci spingono verso le scelte che fanno della Vita la nostra vita!
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* La buona notizia del venerdì: La prima Luna Piena del 2020 è anche eclissi: abbiamo l’opportunità di porre le basi del nostro futuro

Oggi sarà luna piena, la prima luna piena dell’anno e per di più accompagnata da un’eclissi lunare in Cancro.


Il Cancro è un segno cardinale d’acqua, governato dalla luna; i giorni in cui la luna si trova in Cancro appartengono all’elemento acqua e le emozioni e i sentimenti assumono più forza, predominando sulla razionalità, quindi siamo portati ad esprimere i nostri lati più sensibili e romantici, e ad essere più introspettivi. Il Cancro è il segno per eccellenza del femminile e ci aiuta a ritornare alla Madre, ossia ad essere la madre di noi stessi e prenderci cura di noi stessi. Il Cancro ci prepara all’amore, insegnandoci ad amare incondizionatamente noi stessi e gli altri.

E l’asse Cancro-Capricorno (il Sole è nel segno del Capricorno) ci fa toccare la nostra relazione con mamma e papà, la nostra nascita e rinascita, le nostre memorie e tutto ciò che riguarda l’intimità: il segno del Cancro rappresenta la madre, le emozioni, l’infanzia, mentre il Capricorno rappresenta il padre, la struttura, il proposito.
Quindi questa luna, unita all’eclisse, ci spinge con forza a lavorare sulla nostra rinascita come individui: infatti, ci spinge a riallinearci con il nostro contratto d’anima, e ci chiede di ritrovare casa all’interno di noi e di trovare radicamento dentro di noi per costruire lì le basi del nostro futuro.

E questa luna, essendo la prima dell’anno, in un certo senso va a marcare l’andamento energetico del 2020, quindi ci dice che quest’anno sarà un anno di grandi cambiamenti, di finali e nuovi inizi: infatti, quest’anno termineranno tre cicli, il ciclo Giove-Saturno, quello Giove-Plutone e quello Saturno-Plutone; e poi stiamo vivendo una grande concentrazione di pianeti in Capricorno che ci sta chiedendo di chiudere con tutto ciò che ci dà sicurezza e di uscire dalla zona di comfort.
Il Capricorno ci chiede di tornare all’essenziale, di lasciar andare il superfluo e tutto ciò che in qualche modo ci sta pesando; ed essendo la luna in Cancro opposta a molti pianeti in Capricorno, è come se ci chiedesse di lasciar andare tutto ciò che ci sta pesando a livello emozionale, in modo da poter proseguire il nostro viaggio leggeri.

 

Poi Urano, oltre ad essere ancora congiunto a Saturno e Plutone, sta per tornare ad essere diretto, amplificando la sua energia di stravolgimento delle strutture esistenti.

Urano è il pianeta delle sorprese, degli imprevisti, quindi vedremo enormi cambiamenti, sia a livello finanziario (il Toro e il segno della finanza) che a livello della natura e dell’ambiente (il Toro è un segno di Terra).

E per finire il 12 gennaio ci sarà la grande congiunzione di Saturno e Plutone in Capricorno: Saturno è Cronos, il signore del tempo, quindi definisce la qualità del tempo, e Plutone è la vita che sta al di là della morte, quindi questa congiunzione ci dice che c’è una qualità del tempo che va a morire ed una nuova che va a nascere, e darà inizio ad un ciclo trasformativo molto importante, sia a livello collettivo che individuale, dove andremo a demolire credenze obsolete per costruire poi qualcosa di nuovo.

Infatti, Capricorno è struttura, e via via crollerà tutto ciò che abbiamo considerato le strutture portanti della nostra società, sia a livello politico, economico e sociale, in modo che possiamo costruire una nuova matrix.

Quindi ora abbiamo l’opportunità di porre le basi del nostro futuro, e più costruiremo il nostro futuro seguendo la nostra verità autentica, più staremo bene; pertanto è il momento di prenderci la responsabilità delle nostre azioni e dei nostri passi, in modo da manifestare una nuova realtà, quella che vogliamo, senza più incolpare gli altri, la società o chiunque altro per ciò che stiamo vivendo.

E facciamoci accompagnare da questa energia cancerina nell’aprire con fiducia il nostro cuore.

Fonte :Francesca Zangrandi

Ma l’universo è un insieme vivo e pulsante di energie che agiscono, collaborano, scambiano qualità ed intensità in un continuo divenire secondo un ordine implicito da sempre e per sempre. Quindi le energie lunari influenzano e vengono influenzate dalle specifiche qualità di energia di ogni altra costellazione.
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* Auguri non solo con l’ Universo tutto ! Pronti per un nuovo giro?

 

Le energie delle stelle ci sostengono e ci spingono verso le scelte che fanno della vita la nostra vita.

Tutto si muove e si rinnova, muta ciclicamente,

il Cielo è sempre lì a mostrarci il cammino come un libro aperto e i pianeti e le stelle e le galassie sono compagni di viaggio nell’evoluzione.

Pronti per un nuovo giro?

Love Laurin

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* 25 dicembre: buon Natale a tutti, proprio tutti

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Natale letteralmente natale significa “nascita”. La festività del Dies Natalis Solis Invicti (“Giorno di nascita del Sole Invitto”) veniva celebrata nel momento dell’anno in cui la durata del giorno iniziava ad aumentare dopo il solstizio d’inverno: la “rinascita” del sole. Il termine solstizio viene dal latino solstitium, che significa letteralmente “sole fermo” (da sol, “sole”, e sistere, “stare fermo”).

E proprio il 25 dicembre il Sole sembra rinascere, ha cioè un nuovo “Natale”.

Questa interpretazione “astronomica” può spiegare perché il 25 dicembre sia una data celebrativa presente in culture e paesi così distanti tra loro. Tutto parte da una osservazione attenta del comportamento dei pianeti e del sole, e gli antichi, per quanto possa apparire sorprendente, conoscevano bene gli strumenti che permettevano loro di osservare e descrivere movimenti e comportamenti degli astri.

in Egitto si festeggiava la nascita del dio Horo e il padre, Osiride, si credeva fosse nato nello stesso periodo;

nel Messico pre-colombiano nasceva il dio Quetzalcoath e l’azteco Huitzilopochtli; Bacab nello Yucatan;

il dio Bacco in Grecia, nonché Ercole e Adone o Adonis;

il dio Freyr, figlio di Odino e di Freya, era festeggiato dalle genti del Nord;

Zaratustra in Azerbaigian;

Buddha, in Oriente;

Krishna, in India;

Scing-Shin in Cina; i

in Persia, si celebrava il dio guerriero Mithra, detto il Salvatore

a Babilonia vedeva la luce il dio Tammuz, “Unico Figlio” della dea Istar, rappresentata col figlio divino fra le braccia e con, intorno al capo, un’aureola di dodici stelle.

Nella Romanità, in una data compresa tra il 21 e il 25 dicembre, si celebrava solennemente la rinascita del Sole, iDies Natalis Solis Invicti, il giorno del Natale del Sole Invitto, dopo l’introduzione, sotto l’Imperatore Aureliano, del culto del dio indo-iraniano Mithra nelle tradizioni religiose romane e l’edificazione del suo tempio nel campus Agrippae, l’attuale piazza San Silvestro a Roma, che era praticamente incluso all’interno di un più vasto ciclo di festività che i Romani chiamavano Saturnalia, festività dedicate a Saturno, Re dell’Età dell’Oro, che, a partire dal  .C. e dopo le successive riforme introdotte da Cesare e da Caligola, si prolungavano dal 17 al 25 Dicembre e finivano con le Larentalia o festa dei Lari, le divinità tutelari incaricate di proteggere i raccolti, le strade, le città, la famiglia.”

Huitzilopochtli, il dio azteco della guerra, è stato associato con il Sole. Il suo nome, che significa “colibrì del sud”, proviene dalla credenza azteca secondo la quale gli spiriti dei guerrieri uccisi in battaglia seguono il Sole attraverso il cielo per quattro anni.

A Babilonia già intorno al 3000 a.c. nel periodo del nostro Natale veniva celebrato ilDio del Sole Shamash. Il suo nome oltre ad essere collegato al Sole, si riferisce anche alla giustizia e alla veggenza, in quanto a causa dei suoi attributi solari è capace di vedere tutto, anche il futuro. Insieme al culto di Shamash sempre a Babilonia nasce la venerazione della Regina del Cielo, Isthar, e di suo figlio Tammuz, divinità che rappresenta la reincarnazione del Sole.
La nascita di questo Dio avveniva proprio durante il solstizio d’inverno: rappresentato come un bambino, a Babilonia il Dio Sole Tamuz prendeva il nome di Yule, e il “Giorno di Yule” veniva festeggiato il 25 Dicembre.

In Egitto il 24/25 dicembre si celebravano importanti cerimonie in onore del culto diHorus e della madre Iside, e testimonianze risalenti al 1400 a.c. ci mostrano il Dio Bambino con una corona solare in testa.
Il padre divino di Horus era Osiride, con cui egli si identificava: “Io e mio padre siamo Uno”; e la madre era Iside, al quale il dio Thot annunciò che avrebbe concepito un figlio virginalmente, scena rappresentata a Luxor su edifici risalenti al 1500 a.c. Horus nacque in una grotta, annunciato da una stella d’oriente, e fu adorato da pastori e da tre uomini saggi che gli offrirono dei doni. A dodici anni insegnò nel tempio e poi scomparve fino a trent’anni. Horus nella sua vita terrena partecipò anche ad una sorta di battesimo officiato da Anup, il quale in seguito verrà decapitato.
Con Iside ed Osiride, Horus rappresenta la “trinità” egiziana. Osiride, padre di Horus, è una divinità che compare già in epoca arcaica egiziana, personificato anch’esso con il Sole. Era considerato il Dio che soffrì e morì sulla Terra, e alla sua morte il cielo si oscurò.

Altro culto assai antico e che si ricollega alla venerazione del Sole è quello del dio Mitra indiano. Tale culto risale ad un’epoca di gran lunga precedente a quella in cui è vissuto Cristo, e cioè all’India del 1200 a.c. Le prime testimonianze infatti sono contenute nel testo sacro indiano conosciuto come Rig Veda, in particolar modo per quanto riguarda la coppia divina che in India è conosciuta come Varuna-Mitra, rispettivamente portatori di buio e di luce, della realtà interiore ed esteriore delle cose.

Sempre nei Veda viene riportato il mito di Krishna, dove ritorna l’episodio della nascita di un essere divino da una vergine: “Mahadeva, il Sole dei Soli, le apparve nel lampo di un folgorante raggio sotto forma umana. Allora ella concepì il figlio divino”. La vita di Krishna è segnata da particolari molto simili alla storia di Cristo, e alcuni studiosi hanno fatto notare come la radice del nome della divinità indiana sia molto simile a quella del figlio del Dio cristiano

In Mesopotania insieme a Mitra ritroviamo la figura del profeta Zarathustra, nato nel 714 a.c. in Persia, sempre nel periodo del Natale. Era considerato il figlio del Sole, e quindi di Mitra, e allo stesso tempo Sole egli stesso. La religione professata dal figlio di Mitra doveva essere monoteistica, universale e basata su un “giusto sentiero, giusto parlare, giusto operare”, come aveva ordinato il suo padre divino, che successivamente prenderà il nome di Mazda.

Presso i Celti durante il solstizio d’inverno, chiamato anche Mezz’inverno o Alban Arthuan, si celebrava Yule, il Dio Sole che rinasceva nel ventre della Dea, che durante tale festa assume l’aspetto di Madre.

Eppure siamo la stessa umanità che abita sulla terra,un gruppo eterogeneo di esseri che si esprime in modi e tempi diversi ma con la stessa aspirazione a trovare una stessa identità. 

Scelte politiche, sociali e soprattutto religiose hanno creato e creano le diversità che portano ai conflitti. 

Facciamo in modo di non rifletterci sopra solo a Natale.

Quindi Buon Natale a tutti, nessuno escluso!

Fonti:

Sol Invictus – Wikipedia

 

 

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* Con il solstizio invernale la luce riprende gradualmente il suo dominio sul buio fino al solstizio estivo… come ogni anno…come ogni ciclo delle stagioni da eoni a eoni…


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Solstizio d’inverno: 21 dicembre 

In termini astronomici, in questo periodo il sole inverte il proprio moto nel senso della “declinazione”, cioè raggiunge il punto di massima distanza dal piano equatoriale. Il buio della notte raggiunge la massima estensione e la luce del giorno la minima.

Si verificano cioè la notte più lunga e il giorno più corto dell’anno.

Subito dopo il solstizio, la luce del giorno torna gradatamente ad aumentare e il buio della notte a ridursi fino al solstizio d’estate, in giugno, quando avremo il giorno più lungo dell’anno e la notte più corta.

Il giorno del solstizio cade generalmente il 21, ma per l’inversione apparente del moto solare diventa visibile il terzo/quarto giorno successivo.

Il sole, quindi, nel solstizio d’inverno giunge nella sua fase più debole quanto a luce e calore, pare precipitare nell’oscurità, ma poi ritorna vitale e “invincibile” sulle stesse tenebre. E proprio il 25 dicembre sembra rinascere, ha cioè un nuovo “Natale”.

Tre giorni dal 21 al 25 dicembre.

Tre giorni di buio apparente quindi occorrono perchè il Sole torni a mostrarsi visivamente a risplendere come fonte di ogni vita in cammino verso il nuovo ciclo dell’anno.

Ogni anno il Solstizio invernale appare come una fine e una rinascita. La fine dell’anno passato e l’inizio del nuovo. E questo è il ciclo della Vita.

Le genti dell’ antichitá si consideravano parte dei fenomeni della natura che ritenevano l’espressione nella vita terrestre dei grandi cicli del cosmo.

Al centro di questi cicli c’era l’astro che scandiva il ritmo della giornata, la “stella del mattino” che determinava i ritmi della fruttificazione e che condizionava tutta la vita dell’uomo. Temere che il sole non sorgesse più, vederlo perdere forza d’inverno riducendo sempre più il suo corso nel cielo, era un’esperienza che minacciava la vita di ogni regno di natura.

Così celebravano riti per assicurare la rigenerazione del sole e si accendevano fuochi per sostenerne la forza e per incoraggiare la rinascita e la ripresa della sua marcia trionfale.

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Questo avvenimento iniziò ad essere celebrato dai nostri antenati, ad esempio presso le costruzioni megalitiche di Stonehenge, in Gran Bretagna, di Newgrange, Knowth e Dowth, in Irlanda o attorno alle incisioni rupestri di Bohuslan, in Iran, e della Val Camonica, in Italia, già in epoca preistorica e protostorica.

Esso, inoltre, ispirò il “frammento 66” dell’opera di Eraclito di Efeso (560/480 a.C) e fu allegoricamente cantato da Omero (Odissea 133, 137) e da Virgilio (VI° libro dell’Eneide).

Quello stesso fenomeno, fu invariabilmente atteso e magnificato dall’insieme delle popolazioni indoeuropee: i Gallo-Celti lo denominarono “Alban Arthuan” (“rinascita del dio Sole”); i Germani, “Yulè” (la “ruota dell’anno”); gli Scandinavi “Jul” (“ruota solare”); i Finnici “July” (“tempesta di neve”); i Lapponi “Juvla”; i Russi “Karatciun” (il “giorno più corto”)”. (1)

Durante queste feste venivano accesi dei fuochi (usanza che si ritrova nella tradizione natalizia di bruciare il ceppo nel camino la notte della vigilia) che, con il loro calore e la loro luce, avevano la funzione di ridare forza al sole indebolito.
Spesso questi rituali avevano a che fare con la fertilità ed erano quindi legati alla riproduzione. Da qui l’usanza, nelle antiche celebrazioni, di danze e cerimoniali propiziatori dell’abbondanza e in alcuni casi, come negli antichi riti celtici e germanici, ma anche romani e greci, di accoppiamento durante le feste.

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Presso i celti era in uso un rito in cui le donne attendevano, immerse nell’oscurità, l’arrivo della luce-candela portata dagli uomini con cui veniva acceso il fuoco, per poi festeggiare tutti insieme la luce intorno al fuoco.

Yule, o Farlas, è insieme festa di morte, trasformazione e rinascita.

Il Re Oscuro, il Vecchio Sole, muore e si trasforma nel Sole Bambino che rinasce dall’utero della Dea: all’alba la Grande Madre Terra dá alla luce il Sole Dio.
La Dea è la vita dentro la morte, perche’ anche se ora è regina del gelo e della oscuritá, mette al mondo il Figlio della Promessa, il Sole suo amante, che la rifeconda riportando calore e luce al suo regno.

I solstizi possono anche leggersi come portali energetici, passaggi dimensionali per nuovi cambiamenti : ”il portale degli uomini”, corrispondente al solstizio d’estate, mentre il solstizio d inverno e’ ” la porta verso il divino”.

Il Solstizio d’Inverno corrisponde alla presa di coscienza della propria spiritualità, come uscita nella luce. Un fascio di luce che penetra da un’apertura nel tetto della “caverna” e che genera quell’illuminazione di riflesso, descritta anche dal mito della caverna sacra di Platone e la cui fonte è il “Sole Intellegibile”.

La rinascita solare rappresenta il simbolo della rigenerazione cosmica, e il Sole e la Luce sono associati all’idea d’immortalità dell’uomo, che rinnova la sua nascita spirituale, verso una maggiore acquisizione della sua consapevolezza, nelle notti del solstizio d’inverno.

E’ il momento in cui, quando la notte ed il buio sembrano prevalere e sovrastarci, è necessario mantenere accesa la fiamma della Coscienza, che al mattino con la Luce ci spingerà a nuove e potenzianti scelte per realizzare i nostri obbiettivi.

Questa è l’opportunità che ogni anno si rinnova nei “ tre giorni di buio” del solstizio invernale.

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Regina del Sole, Regina della Luna
Regina dei corni, Regina dei fuochi
Portaci il Figlio della Promessa.
E’ la Grande Madre che Lo crea
E’ il Signore della Vita che è nato di nuovo!
L’oscurità e la tristezza vengono messe da parte
quando il Sole si leva di nuovo!
Sole dorato, delle colline e dei campi,
illumina la Terra, illumina i cieli,
illumina le acque, accendi i fuochi!!
Questo è il compleanno del Sole,
io che son morto, oggi son di nuovo vivo.
Il Sole bambino, il Re nato in inverno!

(canto tradizionale tratto da “La danza a spirale” di Starhawk)

Leggi anche:

Solstizio d’inverno ” Sol Invictus”

Chiamata per il solstizio d’inverno