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La buona notizia del venerdì: Per l’estate ci sono anche le biblioteche da spiaggia

leggere che passione!

Leggere, per quanto ci riguarda, rimane infatti il modo migliore di occupare il tempo mentre ci si rosola al sole di agosto.

E se on line abbondano i consigli di lettura e le liste più o meno tematiche di titoli perfetti per ombrellone e sdraio ,può sempre succedere che l’incauto turista dimentichi a casa il tomo amorevolmente scelto o, ma solo per chi non ha scelto di leggere Il cardellino, resti «a secco» a metà vacanze.
Anche per questo motivo sono ormai un fenomeno assai diffuso le biblioteche da spiaggia che, come nel caso di quella promossa in Bulgaria da un resort sul Mar Nero, possono arrivare a contare su patrimoni decisamente variegati e interessanti

Quella di  Albena Resort è la prima biblioteca sulla spiaggia in Europa, la terza nel mondo. Situata vicino al celebre hotel Kaliopa, conta oltre 2500 volumi disponibili in oltre dieci lingue.

La struttura della biblioteca è lunga oltre 12 metri e conta 140 scaffali in grado di contenere oltre 4000 libri.

“Gli scaffali della biblioteca sono costruiti con materiali resistenti al vento forte e al sole battente. In caso di pioggia i libri vengono coperti con appositi supporti di modo che non corrano il rischio di rovinarsi”

Ciascuno scaffale è contrassegnato da una bandiera nazionale che serve ad indicare la lingua in cui sono scritti i libri.

I turisti possono prendere in prestito i libri senza dover essere in possesso di alcuna tessera. Se non riescono a terminare la lettura durante la vacanza possono tenere il libro e metterne sullo scaffale della biblioteca uno nuovo, di modo che l’offerta sia sempre varia

La biblioteca della spiaggia di Albena è molto frequentata dai turisti stranieri che da tempo condividono sui social le informazioni sull’iniziativa. 

Molti hanno donato i libri che hanno finito di leggere prima di lasciare il resort.

Riva Trigoso
In Italia le biblioteche da spiaggia sono ormai una realtà diffusa: ve ne sono in provincia di Rimini (dove a Misano Adriatico è attivo il progetto Libri A-Mare rivolto ai più piccoli e a Cervia con la storica biblioteca balneare ospitata all’interno della kermesse La spiaggia ama il libro), a Pesaro (con Biblioteche fuori di sé che sfrutta i libri di riciclo), a Follonica (dove alcuni bagni offrono, insieme allo sdraio, un libro da restituire al tramonto), a Trani (dove BiblioApeCar, un servizio bibliotecario itinerante promosso dal comune, farà tappa in alcuni stabilimenti balneari per effettuare il servizio di prestito e svolgere attività di promozione della lettura) e nelle spiagge del Cilento (dove è attiva l’iniziativa Librerie da Spiaggia promossa da Legambiente Castellabate), solo per citarne alcune. 
Ma le biblioteche balneari hanno preso parecchio piede nel mondo: dalla costa francese a quella andalusa, dalla Bulgaria a Israele abbiamo raccolto alcune immagini di biblioteche itineranti che vi riproponiamo si seguito.

Jale Beach, Albania

https://libreriamo.it/libri/arriva-dalla-bulgaria-la-prima-biblioteca-sulla-spiaggia/

https://www.giornaledellalibreria.it/news-biblioteche-biblioteche-da-spiaggia-dove-trovarle-in-italia-e-allestero-548.html

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La buona notizia del venerdì: Durante il lockdown anche in Italia è scoppiata la passione per gli audiolibri

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L’immagine romantica della ragazza acculturata di buona famiglia che legge un libro al nonno anziano che l’aspetta ogni giorno alla stessa ora è stata cancellata dall’immagine qui sopra!

Durante il lockdown gli italiani non hanno scoperto solo gli e-book, si sono avvicinati anche agli audiolibri ed è scoppiata la passione.

Così da prodotto di nicchia i “libri da ascoltare” sono diventati protagonisti del mercato con 10 milioni di ascoltatori nel 2021, vale a dire una crescita dell’11% rispetto al 2020.

Numeri che emergono dagli studi realizzati per l’Associazione Italiana Editori, e dalla ricerca realizzata da NielsenIQ per festeggiare i cinque anni di Audible in Italia, dove è arrivata nel 2016.

Audible è nata nel 1995 negli Stati Uniti da un’idea di Donald Katz, giornalista e scrittore appassionato di jogging che ha inventato un modo più pratico e leggero per “ascoltare la cultura”, sfruttando la tecnologia e la trasmissione di file digitali su Internet.

Nel 1997 Audible ha lanciato il primo lettore audio portatile digitale al mondo, ora conservato allo Smithsonian Institution di Washington. Nel 2008 la società è entrata a far parte della famiglia di Amazon.

Lo scorso maggio, Audible ha siglato un importante accordo con Aid- Associazione Italiana Dislessia per avvicinare alla lettura le persone con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (Dsa). Si stima che in Italia ci siano circa 2 milioni di persone con disturbo specifico dell’apprendimento.

Sin dall’infanzia, la lettura gioca un ruolo fondamentale per la formazione e l’apprendimento. Le persone con Dsa, però, spesso abbandonano la lettura a causa delle difficoltà di approccio ai test

Audible a Aid hanno studiato due iniziative: la prima, “Mille vite in un libro: leggere con le orecchie per esplorare il mondo”, propone un ciclo di eventi digitali dal vivo durante i quali verranno letti ad alta voce brani tratti da grandi libri di narrativa, interpretati da attori e doppiatori professionisti; la seconda sarà incentrata sulla scuola: Audible supporterà Aid in un progetto di educazione all’ascolto, dedicato a docenti, studenti e alle loro famiglie.

Chi sono i lettori digitali italiani?

Il 54% sono Millennials, tra i 25 e i 34 anni, ed ascoltano audiolibri tutti i giorni. Gli ascoltatori tra i 18 e i 24 anni, insieme a quelli che hanno tra i 35 e i 44 anni, rappresentano il 45%. Il luogo d’ascolto preferito è la casa e l’83% privilegia la modalità “solitaria” anche se aumenta la percentuale di quanti condividono il piacere dell’ascolto con altre persone, nella maggior parte dei casi i figli.

Grazie al potere e al fascino di voci e storie, gli audiolibri riescono tenere incollati gli italiani alle cuffie per quasi 30 minuti: la durata media di una sessione di ascolto, infatti, è di 25,4 minuti. Il momento migliore è la sera, in particolare prima di dormire, al secondo posto la mattina.

Roma, Milano e Torino sono le città in cui si dedica più tempo all’audio entertainment, seguite da Bologna e Brescia.

A Milano, Roma e Torino si ascoltano più contenuti per bambini e audiolibri legati a tematiche LGBT.

Rilassarsi è la prima ragione che spinge gli italiani a affidarsi alla trama di un audiolibro (46%).

L’ascolto è un modo per imparare e ampliare i propri orizzonti per il 23% degli italiani, mentre il 31% afferma di affiancare l’ascolto alla lettura in particolare quando non è possibile leggere (+4% rispetto al 2020).

Quasi il 50% degli italiani si dedica all’audio entertainment mentre è indaffarato in altre faccende, ed emerge un nuovo dato interessante: per oltre il 40% degli italiani, gli audiolibri sono motivo di compagnia e conforto. Il 43% degli audiolettori, infatti, li ritiene dei validi alleati contro la solitudine mentre il 40% li ascolta come antidoto all’insonnia.

Per quanto riguarda i gusti in fatto di ascolti, resistono al passare del tempo e al cambiamento delle mode i classici (32%), seguiti dai thriller (28%) e dai libri fantasy e di science fiction (23%).

Chi non legge a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria

Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, Quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito.

Perchè la lettura è una immortalità all’indietro.

Umberto Eco

https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/07/16/editoria-durante-il-lockdown-anche-in-italia-e-scoppiata-la-passione-per-gli-audiolibri

https://lauracarpi.com/2021/05/28/la-buona-notizia-del-venerdi-gli-appassionati-della-lettura-diventano-professionisti/

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La buona notizia del venerdì: ” Aggiungi al carrello” L’arte al supermercato.

La pandemia ha portato il mondo dell’arte a reinventarsi e a sperimentare nuovi modi per fare le mostre: i musei sono chiusi in tutta Italia, e le gallerie aperte solo in zona arancione.

Ed ecco che da Napoli giunge una nuova idea: fare le mostre al supermercato

Nel 1855 aprono i grandi magazzini “Au Louvre”. Nel 1867 Karl Marx pubblica il Capitale. Intorno al1890 Paul Durand Ruel getta le basi per quel sistema organizzato che sarà il mercato dell’arte.

Sembra che a cavallo tra Romanticismo e Verismo, la storia d’amore tra l’arte moderna e la Grande Distribuzione Organizzata diventi una vera affinità elettiva. Sarà probabilmente per questo che Aggiungi al Carrello, l’incursione d’arte organizzata a Napoli dal gallerista Luigi Solito, insieme alla curatrice Carla Travierso e Antonella Polito, socia del food store Gourmeet che accoglie l’evento, svela un tratto di insospettabile fluidità visiva. 

Una tacita condivisione di spazi tra opere d’arte e categorie merceologiche.

Un gioco mimetico, dove riesce difficile applicare con assoluta certezza le dinamiche del “trova l’intruso”.  

Emma with marshmallows di Ryan Mendoza è posizionata alle casse (si sa, i dolci si mettono sempre vicino alle casse).

Il Valentino Zeichen (quello di Metafisica Tascabile) in pietra e bubblegum di Maurizio Savini si adagia senza sforzo tra i ghiacci e le luci (un po’ metafisiche pure loro) del banco pescheria. 

Le fusioni antroporganiche” di Laura Niola reagiscono d’osmosi sul ritmo formale dell’ortofrutta. I lavori si lasciano percepire senza alcun trauma visivo. Tutt’al più come minime vibrazioni materiche: veloci scarti cognitivi. Come fosse un residuo di quell’istinto primordiale del cacciatore-raccoglitore che sa distinguere il frutto maturo da quello che è nutrimento si, ma ancora potenziale.

È questo il senso dell’operazione che i promotori tengono a sottolineare: l’arte, la cultura come nutrimento perseguito con altri mezzi.

Come il cubo bianco di Francesca Matarazzo, a metà strada tra il monolite di Kubrick e quei maxischermi esoterici con gli andamenti della borsa valori. Perché alla fine esporre opere d’arte all’interno di un supermercato, assume sempre quella valenza da test psicologico condotto sui gruppi di consumatori.

Umanità indefinite come il corpo in gesso di Christian Leperino. Che non siamo noi, Ma ci assomiglia. E quando esci ti viene un po’ da chiederti: c’è poi tanta differenza tra un appassionato collezionista d’arte e la scaltra casalinga che fa la spesa? In fondo è tutta questione di capacità, discernimento, esperienza sul campo, velocità d’occhio e d’azione.

Si ragiona per piani di investimento a medio-breve termine. A volte si tratta di lunga conservazione.

Ma alla fine, ti porti sempre a casa il pezzo che mancava in quella fantastica wunderkammer domestica, che per convenzione linguistica, chiamiamo frigorifero.

fonte

https://www.lifegate.it/orme-ortica-memoria-milano?fbclid=IwAR2HvnxWtnlCiHhEAObQ7cQf3fEId2QMqUy4BQPPLkHmWShfMaK15B1SsLk

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* Un gelato può cambiare il tuo umore…..dimmi come lo mangi e ti dirò chi sei…


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Ma quando è stato inventato il gelato?

Ci sono riferimenti alla refrigerazione di frutta, latte e miele  sia negli antichi testi sia nelle cronache delle scoperte archeologiche più note.
Pensate che nella Bibbia Isacco offre ad Abramo latte di capra misto a neve e si narra che Alessandro Magno, durante le sue campagne in India, pretendesse un continuo rifornimento di neve da consumare mescolata a miele e frutta durante le lunghe marce e la preparazione delle battaglie.

Alcuni studiosi fanno risalire l’origine del gelato a circa 3.000 anni prima di Cristo, in estremo Oriente, precisamente in Cina.

In seguito alle invasioni mongoliche, il gelato sarebbe poi approdato in Grecia e in Turchia, diffondendosi negli altri Paesi del bacino del Mediterraneo.

Gli antichi faraoni egizi, tra le portate più ambite dei loro sontuosi banchetti, annoveravano primitive forme di granite e la stessa Cleopatra offrì con successo a Cesare ed Antonio frutta mescolata a ghiaccio.

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Gli antichi Romani si distinsero ben presto grazie alle loro nivatae potiones”, veri e propri dessert freddi.
Il generale Quinto Fabio Massimo inventò una ricetta molto simile a quella del sorbetto. La parola sorbetto sembra tragga origine proprio dall’arabo scherbet = dolce neve oppure dall’etimo, sempre arabo, sharber = sorbire, da cui passando attraverso la lingua turca, sarebbe stato coniato il termine chorbet.

Marco Polo, verso la fine del XIII secolo, al termine del suo famoso viaggio in Asia, portò dalla Cina nuove idee per il congelamento artificiale, grazie ad una miscela di acqua e salnitro.

Nel corso del Medioevo invece i sorbetti insieme ad altri cibi raffinati finirono addirittura di sparire dalle mense perchè ritenuti simbolo del peccato.

Il  trionfo di questo dolce freddo sulle tavole dei ricchi avviene, tuttavia, nel Cinquecento, in seguito allo sbarco in Europa d’ingredienti provenienti dai nuovi continenti: frutta, piante nuove, aromi e spezie, tè, caffè, cacao.

Fu Caterina de’ Medici che diffuse oltralpe un dessert semifreddo a base di crema dolce, dopo aver sposato il futuro re Enrico II di Francia nel 1533. Questo dessert assomigliava molto al gelato attuale.

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Fino ad allora il gelato seppur nella sua forma di crema ghiacciata era stato prerogativa solo dei più ricchi, per la difficoltà di conservare il ghiaccio d’estate ma  verso il 1560 un medico spagnolo che viveva a Roma, Blasius Villafranca, scoprì che, aggiungendo salnitro alla neve e al ghiaccio, si poteva congelare molto più rapidamente qualsiasi cosa: fu questa la scoperta che segnò l’inizio di tutto e trasformo il ghiaccio e la neve in quello che oggi chiamiamo gelato dando il via ad una produzione destinata, siamo convinte, a non finire mai.

Bisogna però aspettare il Cinquecento per assistere al trionfo di questo alimento. In particolare, è Firenze a rivendicare l’invenzione del gelato ‘moderno’, che per primo utilizza il latte, la panna e le uova. Golosa innovazione che si deve all’architetto Bernardo Buontalenti. Altro grande epigono del gelato fu anche un gentiluomo palermitano, Francesco Procopio dei Coltelli che, trasferitosi a Parigi alla corte del Re Sole, aprì il primo caffè-gelateria della storia, il tuttora famosissimo caffè Procope.

Ma la storia moderna di questo goloso alimento comincia ufficialmente quando l’italiano Filippo Lenzi, alla fine del XVIII secolo, aprì la prima gelateria in terra americana. Il gelato si diffuse a tal punto da stimolare una nuova invenzione: la sorbettiera a manovella, brevettata nel XIX secolo da William Le Young.

Il primo gelato industriale su stecco, il Mottarello al fiordilatte nasce in Italia nel 1948. Subito dopo, negli anni 50, arriva il primo cono con cialda industriale il mitico Cornetto. Gli anni 70 e la diffusione del frezeer domestico battezzano invece il primo secchiello formato famiglia, ilBarattolino. 

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Fino ad arrivare al primo biscotto famoso diventato un gelato di successo, il bicolore Ringo.

Gelato e…psicologia

Da una ricerca sulle scelte del gelato e la psicologia umana, la psicologa Viviana Finestrella, esperta in tematiche nutrizionali dice:

Il gelato è un alimento che si gusta in maniera semplice e diretta (senza posate, e non c’è bisogno di sedersi a tavola) che quindi permette alla persona di “spogliarsi” degli aspetti formali e vivere un momento di piacere senza imporsi rigidità e controllo, atteggiamenti che invece predominano in altri momenti e periodi dell’anno (in inverno, ad esempio, quando si è al lavoro). Il gelato contribuisce a disattivare (quanto meno ad abbassare) le nostre difese (in altre parole…”scioglie il Super-Io!”) e a vivere in maniera più autentica e genuina, anche nelle relazioni.

Ci sono le prove, lo hanno verificato i ricercatori dell’Istituto di psichiatria di Londra, secondo i quali il gelato «accende» gli stessi centri del piacere nel cervello stimolati da una vincita di denaro o dall’ascolto della musica preferita.

Dimmi come lo mangi e ti dirò chi sei?

Il Cono con cialda è scelto da chi predilige un’esperienza sensoriale completa non negandosi nulla, costituito dalla parte cremosa e da quella croccante del cono, contando comunque sulla sicurezza di un appagamento finale (la parte terminale di cioccolato). Chi mangia il cono di solito è un tipo Voglioso.

Lo Stecco: a prima vista chi mangia questo tipo di gelato è una persona intraprendente, che ama curiosare nella moltitudine di gusti possibili, ma allo stesso tempo si tratta di un tipo Insicuro… Questa persona ha bisogno che rimanga qualcosa di tangibile, lo stecco appunto, con cui giocare o anche solo da tenere in bocca.

 – Il Ghiacciolo: si addice ad una personalità Effimero/Indipendente, a colui che preferisce un piacere da gustare immediatamente, convinto che non c’è nulla da aspettare (come nel cono). Questo tipo di persona tollera poco la frustrazione dell’attesa.

Il Biscotto: per chi ha bisogno di grande rassicurazione: è quasi la merenda preparata dalla mamma, dove c’è di tutto, anche la parte di biscotto che rimanda al bisogno di un surplus di nutrimento affettivo. Non è croccante né duro, è un piacere adatto al bambino.

La Coppetta: scelta di solito dal tipo Controllato/Misurato. È l’unico gelato “contenuto”, e quindi non libero, neanche nella modalità di assunzione dovendo utilizzare il cucchiaino. Il formato preferito da chi non riesce a lasciarsi andare fino in fondo e concedersi un piacere (che a volte “sporca” le mani o i vestiti), e da chi deve mantenere le buone maniere, anche con se stesso.

Le Praline: sinonimo di personalità Moderno/Attuale. Si tratta infatti di una scelta un po’ “mordi e fuggi”, caratteristica dei nostri tempi, molto veloci. Sono il gelato di chi ama portarsi una “scorta” di benessere, un piacere più piccolo, non dilagante, ma ripetuto nel tempo, da gustarsi in contesti diversi, tra cui quello lavorativo.

Che sia un croccante cono, uno stecco o una coppetta, il gelato ci regala sempre un attimo di felicità: è veramente magico come ci faccia tornare bambini … Anche solo per un minuto!

Miami, Florida, USA --- Woman and young girl on outdoor patio eating ice cream --- Image by © Ocean/Corbis

Fonti:

http://lifepretaporter.it/il-gelato-storia-curiosita-e-psicologia/

http://www.istitutodelgelato.it/

Gelato sospeso: anche quest’anno puoi lasciare pagato il gelato ai bambini meno fortunati

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La buona notizia del venerdi:Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Colosseo e Palazzo Merulana senza confini …il futuro con le Slidedoors!

Al Museo Archeologico di Napoli hanno aperto una slide door che comunica con il Colosseo a Roma.

Da dicembre 2020, infatti, è partita dal Museo napoletano la nuova installazione interattiva con la tecnologia 4k live cam-streaming che apre a nuove forme della comunicazione museale.

La SLIDEDOOR è stata lanciata da CoopCulture, mentre la paternità dello strumento tecnologico si deve alla Factory Slide World: azienda napoletana che ha realizzato portali a grandezza naturale attraverso cui è possibile guardare e farsi guardare, mettendo, così in contatto persone e luoghi lontani.

In questo caso si mettono in contatto importanti istituzioni museali.

Le connessioni tra musei oggi sono possibili anche grazie alla tecnologia. Connettersi vuol dire far incontrare pubblici spesso diversi, trovare sinergie tra istituzioni, viaggiare anche con la mente, incontrarsi ”– ha spiegato il direttore del MANN, Paolo Giulierini – .Tradizionalmente lo si fa attraverso i prestiti, gli scambi scientifici tra studiosi. Ma le opportunità anche virtuali che si schiudono verso un futuro molto prossimo sono infinite. Accogliamo quindi con molto interesse, nella sala del Toro Farnese, questa originale sperimentazione, una ulteriore offerta per cittadini e turisti che siamo certi coinvolgerà soprattutto i più giovani”.

La Factory Slide Worldha creato la piattaforma Slide Netche consente la connessione permanente tra tutti i soggetti. Attraverso uno schermo con una profondità di trasmissione altamente immersiva e un software in live-cam-streaming inedito, le persone possono collegarsi persone e luoghi geograficamente lontani e molto diversi tra loro.

Come avviene questa nuova mirabile connessione?

“Mediante l’installazione e l’attivazione di dispositivi tecnologici inediti proprietari, connessi in diverse modalità network SlideNet, è possibile realizzare un INTRALUOGO (real time living), ovvero una potente esperienza emotiva di ATTRAVERSAMENTO che supera i confini e l’idea di confini, siano essi fisici, astratti o ideologici.

“Ogni singolo servizio prevede l’installazione e la connessione di una o più slidedoor in base al profilo network prescelto (che può essere privato o aperto) – afferma l’azienda – . 

Ogni dispositivo è configurato dal team attraverso la piattaforma e l’intelligenga artificiale di slidenet che permette di sviluppare software dedicati e sviluppati sulla base dell’ esperienza immaginata nelle fasi di analisi e progettazione”.

SlideDoor è uno strumento “filosofico” e di sofisticata tecnologia, una trama di pixel che racconta Microrelazioni, attraverso la quale è possibile osservare ed essere visti, vivendo l’esperienza di avere di fronte a sé persone e luoghi in realtà molto lontani, in spazi sia nazionali che internazionali.
Davanti alla porta, dall’altro lato, c’è un’altra persona che ci osserva e al tempo stesso è osservata.
SlideDoor apre così una intensa micro-relazione: da osservatori dell’altro diventiamo osservatori di noi stessi.

Uno strumento che si propone di mettere in sinergia principi di natura filosofica, economica ed etica, per un rinnovato marketing di carattere umanistico capace di favorire un nuovo cosmopolitismo dell’arte, per dare danno luogo all’esposizione più antica e misteriosa di sempre: “l’Umanità”.

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La buona notizia del venerdì: A Roma la periferia rinasce sotto il segno della biodiversità

Prende il via un progetto di riqualificazione del quartiere Tor Bella Monaca nel segno di una politica green che metta insieme patrimonio urbanistico e rispetto per l’ambiente.

Simbolo di questa operazione è un murales realizzato grazie al supporto di Findus che unisce qualità artistica a impegno ambientale con l’uso di pitture che assorbono l’inquinamento e permettono risparmio energetico.

Le periferie italiane sono diventate spesso una ferita aperta nel tessuto sociale delle nostre città. Quartieri una volta operai, in molti casi nati sotto la guida di grandi architetti e urbanisti che in quelle zone lontane dai centri storici cittadini hanno trovato terreno fertile per mettere in pratica esperimenti di insediamenti all’avanguardia sulla carta, a causa della mancanza di servizi e collegamenti con il resto della città sono con gli anni diventati luoghi di segregazione sociale.

Tra le tante periferie italiane quelle di Roma sono tra le più note, con situazioni di emergenza in molti suoi quartieri periferici segnati dal degrado. Ma proprio da Roma parte un progetto che può rappresentare il riscatto delle periferie. Si tratta del progetto di riqualificazione di Tor Bella Monaca con Yourban 2030, l’associazione no profit che si occupa di arte e sostenibilità ambientale, e il supporto di Findus Italia. Frazione di Roma Capitale situata all’esterno dell’anello del Grande Raccordo Anulare, Tor Bella Monaca ha sofferto di molti dei problemi che affliggono le periferie da tempo.

Sin dagli anni ‘90 si è puntato a un suo risanamento e una sua valorizzazione collegando il quartiere alla nuova università di Tor Vergata e intervenendo con operazioni di risanamento architettonico. Questo nuovo progetto è un ulteriore passo in avanti perché basato sulle più moderne concezioni in tema di sostenibilità ambientale. Oggi puntare alla rinascita delle periferie significa farlo anche con un’ottica diversa. L’attenzione alle biodiversità e al rispetto dell’ambiente sono diventate negli ultimi anni linee guida importanti in molti ambiti, compreso quello architettonico-urbanistico.

Da sempre la visione di Findus è guidata da temi come la sostenibilità, la responsabilità sociale e il legame con il territorio. E in quest’ottica dare il proprio apporto al progetto è per l’azienda un modo importante per sostenere la città e la regione che la ospitano da tanti anni.

Da sempre in prima linea per il rispetto dell’ambiente, l’azienda ha deciso di sostenere economicamente un’operazione che non punta a un semplice risanamento architettonico e a una rivalutazione estetica del quartiere, ma che porta con sé benefici concreti in termini di green, diventando il simbolo di tutto l’intervento riqualificativo.

Si tratta di un murales a tema marino realizzato dallo street artist Lucamaleonte e che va a collocarsi all’interno della nuova campagna di comunicazione “Sali a bordo” di Findus, che punta alla salvaguardia della flora e della fauna marine. Intitolato “Sotto la superficie”, il murales sarà simbolicamente importante. Rappresentando ciò che sta nelle profondità dei mari, esalterà metaforicamente la ricchezza contenuta nel cuore delle periferie e troppo spesso nascosta da una superficie fatta di degrado.

Ma, in questi anni, “sotto la superficie” è spesso rimasta anche la consapevolezza dell’importanza di una coscienza ambientale. Un’attenzione e un impegno a rispettare le biodiversità non solo sono fondamentali per salvaguardare la salute del pianeta ma, di conseguenza garantiscono la sopravvivenza dell’uomo in un futuro che altrimenti potrebbe essere molto difficile. E così il murales sarà completamente green, realizzato con pitture all’avanguardia che da una parte assorbono gli agenti inquinanti presenti nell’aria, e dall’altra riflettono le radiazioni solari evitando così il surriscaldamento della parete del palazzo portando un forte contributo sul fronte del risparmio energetico. Il murales occuperà una superficie di 200 metri quadrati che, grazie all’azione smog-assorbente di queste vernici, corrispondono a 200 metri quadrati di bosco con alberi ad alto fusto.

Avere un quartiere più bello e più sano, attento all’ambiente con un’ottica moderna, non sarà solo l’occasione per aumentare il senso di appartenenza dei suoi abitanti ma anche quella per far riemergere la periferia per troppo tempo nascosta da un’immagine negativa. Queste parti di città possono diventare un punto di attrazione, non solo in Italia ma anche nel mondo. Infatti il murales farà parte di RIF Museo delle periferie, un’esposizione museale a cielo aperto su scala urbana che vede le opere di artisti di fama mondiale campeggiare sulle 21 Torri di Tor Bella Monaca inserendosi nel circuito dei musei di Roma e diventando a tutti gli effetti un luogo di fioritura artistica e interesse turistico.

Nasce dalla collaborazione dell’ Associazione culturale Forum del libro con il Municipio VI di Roma e Liber Liber.

Si chiama e-LOV ed è una biblioteca virtuale che è stata realizzata a Torbellamonaca.

Si tratta di semplici pannelli su cui si trovano le copertine di alcuni libri, ogni copertina ha un QR code, se lo inquadri ricevi in lettura il libro sul telefono.

Si tratta ovviamente di libri fuori diritto, ma è l’inizio di un progetto che spero riceverà più attenzione e (soprattutto) più finanziamenti.

Una piccola biblioteca urbana accessibile a tutti e tutte.

https://www.fanpage.it/studios/a-roma-la-periferia-rinasce-sotto-il-segno-della-biodiversita/?

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La buona notizia del venerdì: Le 7000 querce in mostra a testimoniare un artista pioniere della difesa della natura

Dalla metà di maggio, la Tate accoglie una grande installazione ambientale del duo britannico Ackroyd&Harvey che, nel nome di Joseph Beuys, punta il dito contro un’emergenza climatica ed ecologica e suggerisce un ripensamento del nostro rapporto con la Natura.

L’opera rimarrà in situ fino al 14 novembre prossimo

Nato a Krefeld nel 1921, Joseph Beuys rappresenta una delle personalità più significative nel panorama della performance europea. Muore a Düsseldorf nel 1986.

Entrato a far parte dell’aviazione tedesca durante il secondo conflitto mondiale, nel 1943 ha un incidente aereo e precipita in Crimea, dove viene accolto e curato da una tribù di tartari che gli curano le ferite con creme a base di grasso animale e antiche tecniche sciamaniche.

Su tale esperienza si fonda la poetica artistica di Beuys, per il quale l’uomo necessita di instaurare un legame spirituale con la natura con la quale, entrando in contatto, riceve energie positive; nonché la scelta dei materiali usati in molte delle sue opere, tra i quali appunto il grasso animale e soprattutto animali veri, vivi o morti.

Nella sua ultima attività si dimostra particolarmente legato a questioni di ecologia ed eco sostenibilità.

Tra le sue opere più importanti, si ricordano “I like America and America Likes Me” (1974), performance nella quale l’artista rimase chiuso in una galleria d’arte per diverse settimane con un coyote vivo, rappresentazione del capitalismo americano.

Eurasia Siberian Symphony” (1963), conservata al Museum of Modern Art di New York, rappresentazione del contrasto fra un misticismo ancestrale ancora vivo in alcune zone del mondo – soprattutto orientali – e la moderna cultura occidentale, che sembra avere dimenticato le proprie radici.

Infine, “7000 querce”, presentata alla mostra “Documenta VII” nel 1982 e lasciata incompiuta dall’artista per il sopraggiungere della morte, manifesto dell’ecologismo artistico che ha caratterizzato gli anni finali di Beuys.

Nel 1982, per la settima edizione della mostra Documenta, Joseph Beuys propose un piano per piantare 7000 querce in tutta la città di Kassel, dal titolo City Forestation Instead of City Administration; con ciò, sperava di incoraggiare la società civile a piantare più alberi, di aumentare la consapevolezza ecologica, e tutelare il benessere psicofisico degli individui, immersi in un ambiente più salubre. Era almeno 30 anni avanti.

Nel 2007, gli artisti britannici Ackroyd&Harvey si sono recati nella cittadina tedesca e hanno raccolto ghiande dalle querce a suo tempo piantate dal loro collega.

Adesso, un centinaio di questi alberi, ormai cresciuti, sono esposti alla Tate Modern, sotto forma di grande installazione ambientale:Beuys’ Acornsè una manifestazione artistica, ma anche un luogo d’incontro e di riflessione sulle nostre relazioni con la natura.

Per tutta l’estate, alla mostra sarà affiancato un programma di incontri, seminari, workshop, dedicati alle tematiche ambientali.

La collocazione delle querce è resa ancora più poetica e pertinente dal fatto che, direttamente sotto la terrazza del Museo, è conservata un’importante opera di Beuys, The End of the 20th Century(1983-5), una delle più importanti della collezione permanente.

Ackroyd & Harvey, co-fondatori di Culture Declares Emergency, (piattaforma lanciata nel 2019, l movimento mira a creare piani strategici eco-sostenibili per individui e istituzioni) sono in piena sintonia con lo spirito ecologista di Beuys, di cui quest’anno decorre il centesimo anniversario dalla nascita

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* La buona notizia del venerdì:Più camminiamo, più alberi piantiamo! Parola di Psicoatleta

Più camminiamo, più alberi piantiamo”: è questo il motto del progetto “Arianuova” lanciato dallo scrittore Enrico Brizzi e dalla sua associazione Psicoatleti, allo scopo di condividere il sogno di avviare una riforestazione di alcuni tratti della Via Francigena restituendo un’aria più pulita alla Pianura Padana e promuovendo la pratica del viaggio ecologico per eccellenza: il cammino.

Viaggiare con lentezza alla scoperta dell’Italia. Godere delle bellezze che i nostri territori ci offrono e, in cambio, restituire loro qualcosa. Questa è la missione degli Psicoatleti, che nascono nel 2004 da un’idea dello scrittore Enrico Brizzi, condivisa con un pugno di buoni amici appassionati di “escursionismo, narrativa e rock ‘n’ roll”.

Oggi sono oggi un’associazione strutturata che conta un centinaio di iscritti provenienti da tutta Italia, accomunati dall’idea che viaggiare a piedi sia il modo migliore per conoscere un territorio, la sua gente e la sua cultura. Alcuni dei loro viaggi durano giorni, altri settimane o addirittura mesi. Come ci racconta Edoardo Rosso, vicepresidente dell’associazione, «molti dei nostri viaggi nascono da ispirazione legate alla storia e alla cultura dei luoghi». Proprio come nel caso della via Francigena che accompagna i viaggiatori lungo i suoi meravigliosi borghi dimenticati, alla scoperta di sapori autentici e di paesaggi incantevoli, da attraversare con lentezza.

«Crediamo che la promozione del turismo lento possa permettere un vero e proprio rilancio dei territori, a partire da azioni di tutela ambientale, di ripristino e di conservazione delle aree verdi. In questi anni, viaggiando a piedi, abbiamo ricevuto tantissimo in termini di sensazioni, esperienze e ricordi. Allora ci siamo chiesti: cosa possiamo fare per restituire qualcosa di buono al mondo dei cammini?».

La risposta degli Psicoatleti non si è fatta attendere e così hanno lanciato il progetto “Arianuova”, una campagna di crowdfunding per avviare la piantumazione di alberi lungo la Via Francigena e realizzare una riforestazione locale e diffusa promuovendo la pratica del viaggio ecologico per eccellenza: il cammino.

L’obiettivo degli Psicoatleti è ora quello di raccogliere fondi per acquistare alberi da mettere a dimora, in particolare lungo il tratto padano e pianeggiante della Via Francigena, in corrispondenza della Pianura Padana. Come ci spiega Edoardo, «come ben sappiamo, la Pianura Padana è una delle zone più inquinate di Italia e d’Europa. Durante i nostri viaggi ci siamo accorti che camminare in questi sentieri spesso ci espone a kilometri senza alcun riparo dal sole e per questi motivi non possiamo godere appieno della sua bellezza. Così gli Psicoatleti acquisteranno e pianteranno 500 nuovi alberi lungo la Via Francigena che saranno un dono per i futuri pellegrini.

Il progetto, patrocinato dall’Associazione Europea delle Vie Francigene, vede la collaborazione degli Psicoatleti con l’associazione di volontariato Piantumazione Selvaggia, che si occupa di riforestazione urbana e che nasce dal desiderio di due amici di riportare il verde dentro le città, attraverso la messa a dimora di piante autoctone. Saranno proprio loro a offrire consulenze tecniche sulla scelta, la piantumazione e la manutenzione degli alberi per i primi anni di vita, assicurandosi che i nuovi alberi possano rimanere in salute. Il viaggio a piedi diventa in questo modo un atto creativo-generativo: i pellegrini sono accompagnati da alberi che donano refrigerio e filtrano l’aria assorbendo smog e restituendo ossigeno. Attualmente l’associazione è in contatto con alcuni Comuni che si trovano lungo la Via Francigena come nel caso di Pavia o Piacenza, con i quali stanno prendendo accordi per individuare le zone dove piantumare.

Come ci racconta Edoardo, «abbiamo in programma di iniziare la piantumazione con l’arrivo della primavera, nel mese di marzo. Ci piacerebbe organizzare un evento pubblico in ogni Comune in cui ci troveremo e anche i cittadini non camminatori potranno prendere parte a queste giornate. Pensiamo che consumare anidride carbonica e restituire ossigeno sia un gesto di cui possono goderne tutti e non solo coloro che cammineranno lungo la strada».

È possibile partecipare alla campagna di crowdfunding per il progetto “Arianuova” fino al 31 dicembre sulla piattaforma Ideaginger.

Fonte: https://www.italiachecambia.org/2020/12/psicoatleti-camminiamo-alberi-piantiamo-lungo-via-francigena/?utm_source=newsletter&utm_medium=email

https://www.psicoatleti.org/arianuova/

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La buona notizia del venerdì: Dietro l’angolo … c’è l’Arte! Succede a Madrid!

A Madrid, il Museo del Prado decide di far uscire le sue opere dalle sale dell’istituto e sparpagliarle per tutta la città, agli angoli delle strade, alle fermate degli autobus, nei parchi.

Ovviamente non stiamo parlando di dipinti originali, ma di fedeli riproduzioni a grandezza naturale, con l’obiettivo di invogliare i madrileni a visitare il più grande museo della capitale della Spagna (ma non solo).

È l’iniziativa dal titolo A la vuelta de la esquina (“Dietro l’angolo”), che vuole sorprendere i passanti per “catturarli con la forza e la bellezza dell’arte, al fine di spronarli a visitare i musei”, si legge in una nota del Prado.

Con questa iniziativa, il Prado ha deciso di scendere dunque per strada come mai aveva fatto prima: dopo la pandemia (durante la seconda e terza ondata comunque il Prado non è mai stato chiuso, a differenza degli istituti italiani, e questo vale per diversi altri musei spagnoli) c’è bisogno di riportare il pubblico nei musei, ma il Prado non aspetta che le persone arrivino da sole e dunque sceglie di andare incontro a loro.

A la vuelta de la esquina è stata ideata in collaborazione con l’amministrazione comunale di Madrid e con i partner Iberia e Telefónica, che hanno supportato il museo nella realizzazione delle circa venti riproduzioni, tutte, come detto, a grandezza naturale: rimarranno nelle strade di Madrid per tre settimane, durante le quali faranno compagnia ai madrileni nella vita di tutti i giorni.

Non solo: ogni riproduzione viene presentata come se il quadro fosse davvero appena uscito dal museo, con tanto di cornice, didascalia illustrativa e un QR Code che contiene maggiori informazioni per chi desidera approfondire.

L’idea è stata subito apprezzata dal pubblico, come si può vedere anche dai commenti al video You Tube in cui si vedono le fasi realizzative delle riproduzioni.

E il museo ovviamente invita tutti gli utenti a condividere sui social le foto dei passanti davanti alle opere con l’hashtag #VuelvealPrado, ovvero “ritorna al Prado”.

L’iniziativa è stata lanciata lo scorso 18 maggio, e da allora Rubens, Tiziano, Zurbarán, Velázquez, El Greco, Sofonisba Anguissola e altri grandi artisti si mostrano al pubblico con l’auspicio che l’invito a vedere gli originali al museo venga colto.

Fonte:

https://www.finestresullarte.info/musei/prado-iniziativa-vuelta-de-la-esquina-opere-madrid?fbclid=IwAR0nkZwg6zAm9J1xJzU1oAeBGPRyYSNBnw4_0_3FYllLgAzqdOrB0dQmV1I


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* Sebben che siamo donne:Il voto delle donne italiane per la Repubblica

IL 1° FEBBRAIO DEL 1945 VIENE RICONOSCIUTO, PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA, IL DIRITTO DI VOTO ALLE DONNE…

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Pochi mesi prima della conclusione del secondo conflitto mondiale, il secondo governo Bonomi – su proposta di Palmiro Togliatti e Alcide De Gasperi – introduceva in Italia il suffragio universale, con Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 23 del 1° febbraio 1945, “Estensione alle donne del diritto di voto”.


A 154 anni dalla “Dichiarazione dei diritti delle donne e delle cittadine” firmata da Olympe de Gouges che purtroppo le valse – nel 1793 – la ghigliottina, in Italia finalmente le donne si poterono recare alle urne.

Una prima volta che assunse una valenza ancor maggiore poiché avvenne in occasione del Referendum del 2 giugno 1946 in cui gli italiani furono chiamati a scegliere fra Monarchia e Repubblica.

Si trattava di un diritto riconosciuto tardivamente nel panorama occidentale; non solo, ma si trattava, in un certo senso, di un diritto “concesso”.

La struttura del decreto era la seguente:

l’art. 1 ne sanciva l’esercizio alle condizioni previste dalla legge elettorale..;

l’art. 2 ordinava la compilazione di liste elettorali femminili distinte da quelle maschili;

l’art. 3 stabiliva che, alle categorie escluse dal diritto di voto, dovevano aggiungersi le donne indicate nell’art. 354 ,..ovvero le prostitute schedate che esercitavano “il meretricio fuori dei locali autorizzati“.

Il Decreto n. 74 “Norme per l’elezione dei deputati all’Assemblea Costituente“, sanciva – un anno più tardi – la loro eleggibilità.

Le Donne italiane votarono effettivamente per la prima volta in occasione delle elezioni amministrative di marzo – aprile 1946 e del succesivo Referendum Repubblica-Monarchia del 2 giugno.

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La Costituzione garantiva l’uguaglianza formale fra i due sessi, ma di fatto restavano in vigore tutte le discriminazioni legali vigenti durante il periodo precedente, in particolare quelle contenute nel Codice di Famiglia e nel Codice Penale.

Ad onor del vero, in Italia, le donne potevano gia votare – solo per le amministrative – sin dal 1924. Benito Mussolini sulla carta le aveva riconosciuto il diritto di voto al fine di dimostrare che non temeva l’elettorato femminile, anzi.

Fu però solo un atto di pura demagogia, in quanto la dittatura aveva già deciso la proibizione di qualsiasi elezione per comuni e province, sostituendoli con i podestà ed i governatori.

n Francia, tale decisione venne presa con qualche mese di anticipo, per l’esattezza il 21 aprile del 1944, ma con essa anche la possibilità alle donne di essere elette.

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Ma facendo un passo indietro, questo passo segnò il definitivo ingresso della donna come punto di riferimento nella società di allora? La risposta è no.

Il diritto di voto non garantì un diritto di cittadinanza consolidato.

Sul lavoro il cammino fu molto più arduo, attraverso un percorso di emancipazione che arrivò almeno fino al 1963, quando entrarono nella magistratura prendendo possesso di ogni tipo di carica.

Fino ad allora le donne si accontentarono di ruoli “scartati” dall’uomo. Accrebbe sicuramente il numero di insegnanti nelle scuole, a conferma della qualità e della necessità di una formazione al femminile per i propri figli.

Il diritto di voto resterà una pura formalità fino a quando le strutture politiche non saranno popolate da donne libere

Una donna può – anzi deve – essere ambiziosa, cosa diversa dall’esser competitiva. L’ambizione significa dire “so che sarei capace di…” e uscire dalla corazza di timidezza che inibisce ogni passo avanti.

Le donne non sono nate né per essere modeste, né per essere sottomesse.È non elemosinare il diritto.

Non è sufficiente il diritto di voto per sbloccare le libertà sociali.

A titolo di esempio servono due occhi per vedere la profondità del mondo in cui viviamo. Con un occhio solo il mondo viene percepito piatto. Lo stesso per quello che udiamo: con un orecchio solo non si percepisce da dove proviene la voce, anche in questo caso il suono si appiattisce.

Fonti:

http://www.facebook.com/

www.freeopinionist.com/