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La buona notizia del venerdì: Agli uffizi una scorpacciata di arte :129 opere in 14 nuove sale. Educare alla Bellezza cambierà il mondo!

In un altro paese questa collezione di 129 opere sarebbe stato un museo a sè stante qui è solo un altro capitolo all’interno della narrazione delle Gallerie degli Uffizi, ma è un capitolo fondamentale” con queste parole il direttore Eike Schmidt ha riassunto l’apertura delle 14 “nuove” sale con ben 129 opere di cui alcune mai esposte prima d’ora.

Il 4 maggio gli Uffizi apriranno al pubblico con grandi novità, un ulteriore invito a visitare uno dei luoghi d’arte più belli d’Italia e del mondo. Ma le sale d’arte non sono l’unica novità: è cambiata la biglietteria, l’ingresso con annessa zona di sicurezza, il negozio e anche i bagni, nell’ala di Ponente sono stati sistemati due ambienti con diciotto nuove toilette. Il biglietto verrà erogato nelle sale dell’ala di Ponente, dove sorgerà anche un nuovo guardaroba per i gruppi e l’ingresso in Galleria si troverà dirimpetto, al pianoterra dell’ala di Levante, quindi nella parte del complesso vasariano più vicina all’Arno.

Le nuove sale, che affiancano al primo piano della Galleria il corridoio dove le opere erano prima esposte (a partire dal 2011), erano state finora utilizzate per mostre temporanee, oppure erano chiuse. Adesso, con un cambiamento nel percorso di visita del museo, accolgono i visitatori in arrivo dal secondo piano attraverso la scala Buontalenti o l’ascensore situati tra la sala di Leonardo e quella di Michelangelo-Raffaello a metà del Corridoio di Ponente (non si passerà dunque come fino ad ora dallo scalone dei Lanzi, accessibile dal fondo dello stesso corridoio).

I nuovi ambienti permettono anche un’esposizione in dialogo tra i vari dipinti e l’allestimento, protetto da vetri di ultima generazione e praticamente senza rifrangenza, permette di avvicinarsi come mai prima d’ora alle opere di Rosso Fiorentino, Andrea del Sarto, Pontorno, Parmigianino (etc…) e anche ai due recenti acquisti degli Uffizi: i dipinti di Daniele da Volterra – stretto seguace di Michelangelo – raffiguranti la Sacra Famiglia con Santa Barbara e l’Elia nel deserto.

A fine anno sarà inaugurata la Sala della collezione degli autoritratti, iniziata nel Seicento dal Cardinal Leopoldo, che nel 1973 erano stata spostata nel Corridoio Vasariano ma che originariamente era situata agli Uffizi. Per dare testimonianza dell’inizio dei lavori è stata temporaneamente preparata una sala che ruota intorno alla statua del Cardinale (scolpita nel 1667 dall’artista di corte Giovanni Battista Foggini) tra i quadri esposti ci sono quelli di Sofonisba Anguissola, di Ludovico Cardi detto il Cigoli, del Bernini, di Carlo Dolci. E intorno una selezione di altri autoritratti, provvisoria, perciò cronologicamente varia (Angelica Kauffmann, Marc Chagall, Renato Guttuso, Adriana Pincherle, Yayoi Kusama, Tesfaye Urgessa, solo per segnalarne alcuni).

Tra le sale più belle quella che accoglie la Madonna dal collo lungo del Parmigianino, capolavoro indiscusso del Manierismo emiliano, che adesso si trova sulla sulla parete di fondo di una sala raccolta e profonda, così che l’opera appare come in un canocchiale prospettico che attrae l’osservatore. Questo particolare allestimento delle opere, realizzato anche grazie al contributo dei Friends of the Uffizi Galleries, è stato disegnato dall’architetto Antonio Godoli.

Il famoso Corridoio Vasariano, chiuso alle visite dal 2016 per ragioni di sicurezza, nel 2022 riaprirà al grande pubblico in via ordinaria e interamente riallestito. La volontà è quella di aprire il 27 maggio 2022, come desiderato dal direttore per ricordare la strage dei Georgofili del 1993, ma se i lavori dureranno 15 mesi (circa) come annunciato, l’anniversario verrà sicuramente superato. “Ancora non abbiamo una cifra per il biglietto, di sicuro all’inizio sarà possibile comprare un biglietto solo per il Corridoio, poi sarà valutato anche un biglietto cumulativo” concludono dalle Gallerie.

Tra le autorità presenti alla conferenza stampa anche il soprintendente Andrea Pessina che ha raccontato alcune possibilità molto interessanti per le Gallerie, un percorso espositivo che racconti gli Uffizi prima degli Uffizi: “Questa è un’occasione irripetibile per arricchire la storia della città di Firenze, perché sotto ai nostri i piedi, sotto tutta quest’area che oggi è il cuore pulsante della città ma che allora, è giusto dirlo, almeno in parte era uno spazio residuale tra la Florentia romana e quello che era l’allora corso dell’Arno, ecco, sotto questo spazio nel corso di questi anni e in occasione dei lavori, sono emersi molti dati. Molti di voi ricorderanno la vasta necropoli che adesso con certezza possiamo datare del V secolo d.C, quando in occasione di una peste vennero spolte decine di corpi in maniera frettolosa, sappiamo che nei secoli successi l’area fu abbandonata e poco frequentata, proprio gli ultimi scavi dimostrano che solo a partire dal Duecento comincia un’intensa attività edilizia: case, torre e pozzi”.

Proprio questi ritrovamenti potrebbero portare ad un percorso sotterraneo: “Negli scavi sotto gli Uffizi sono stati rinvenuti pozzi ,scale e sepolture, e dove possibile sono stati conservati, così da poter entrare a far parte di un percorso espositivo dedicato agli Uffizi prima degli Uffizi, questi permettono di seguire storie talvolta poco note dei vicoli e della Firenze medioevale. Una Firenze che agli inizi del Cinquecento vede di nuovo un’attività molto forte di espansione che ha portato poi all’apertura del cantiere degli Uffizi nel 1561. I lavori hanno portato a nuova luce le scuderie medicee che erano connesse con le magistrature che rappresentano un altro percorso di visita degli Uffizi, ma tutti questi dati, che sono imponenti, sulla storia di questa parte della città noi speriamo, con il collega Eike Schmidt, di poterli raccontare a tutta la cittadinanza in una mostra archeologica che nei programmi comuni tra Soprintendenza e Galleria, curata dall’archeologa Monica Salvini che sta seguendo le indagini, e poi in una serie di volumi che conterranno anche i dati scientifici degli scavi e anche delle analisi antropologiche”.

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Educare alla Bellezza cambierà il mondo!

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L’arte cambierà il mondo…purchè diffusa

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* La buona notizia del venerdì:Il Primo Maggio è la grande festa del Fuoco

“L’Uovo si è schiuso ed è iniziata l’Era del Serpente”

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” L’uovo di Oestara si è schiuso e il “serpente”, simbolo della Grande Dea, è uscito dal guscio e si manifesta nella vita che divampa nella natura: nelle fioriture e nelle cucciolate. È il tempo di celebrare con gioia i colori vividi e i profumi vibranti della stagione, le brezze che annunciano la prossima estate e l’estasi della terra dopo il lungo inverno.”
Beltane, grande festa di Fuoco, è arrivata!

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Beltane o Beltaine (dal gaelico irlandese Bealtaine o dal gaelico scozzese Bealtuinn; entrambi dall’antico irlandese Beletene, “fuoco luminoso”) è un antica festa gaelica che si celebra attorno al primo maggio.
“Bealtaine” è anche il nome del mese di maggio in irlandese ed è anche tradizionalmente il primo giorno di primavera in Irlanda.
È il giorno situato a metà fra l’equinozio di primavera ed il solstizio estivo, astronomicamente il giorno corretto è il 5 maggio.
Fonti gaeliche del X sec. affermano che i druidi accendevano dei falò sulla cima dei colli e che vi conducevano attraverso il bestiame del villaggio per purificarlo ed in segno di buon augurio.
Anche le persone attraversavano i fuochi, allo stesso scopo.
L’usanza persistette attraverso i secoli e dopo la cristianizzazione (i popolani sostituirono i druidi nell’accendere i fuochi), fino agli anni ’50.
La celebrazione sopravvive ancora oggi in alcuni luoghi, dove tutte le persone presenti vengono fatte passare attraverso i fuochi.
Una celebrazione di Beltane si tiene ogni anno la notte del 30 aprile a Calton Hill, presso Edimburgo (Scozia), a cui partecipano circa 15.000 persone.
La tradizione di accendere fuochi sulle cime delle colline esiste tra l’altro in molte culture contadine come ad esempio in Piemonte dove, fino a pochi decenni addietro era tradizione delle Langhe accendere falò il giorno di San Giovanni (24 giugno).
Beltane è una festività prettamente gaelica non “celtica”, dato che altri popoli celtici come i Gallesi, i Bretoni ed i Galli non celebravano questa ricorrenza.
Beltane ricorre il 1° maggio ed è la festività piu’ amata in tutto il mondo celtico. Chiamata anche Calendimaggio in Italia, Beltane in Irlanda, Bealtunn in Scozia, Shenn do Boaldyn sull’Isola di Mann e Galan Mae nel Galles.
Insieme a Samhain è la più importante ricorrenza del calendario celtico. Si tratta della festa in onore dell’estate che giunge a portare i suoi frutti.
La parola Beltane significa letteralmente “splendente” e si riferisce al falò acceso in onore del Dio Bel o Belenus, il Dio del fuoco, che, dopo essersi accoppiato con la Dea Madre Terra e averla fecondata, muore e rinasce come suo figlio.
Il Sabbat di Beltane celebra quindi l’unione carnale e spirituale tra la Dea e il Dio. Indica il ritorno della passione e della fertilità nella vita umana e nella Natura. Dopo il risveglio primaverile, i corpi e la Natura sono carichi di energia. Questo periodo è il momento ideale per sbocciare, fiorire e ottenere soddisfazione.Questa e’ la festa della fecondita’, della terra, dell’amore, della purificazione fisica e interiore. La terra rinasce e con lei anche noi ci rigeneriamo con lo sguardo rivolto al sole estivo.
Il Dio viene celebrato nel pieno della sua potenza e del suo vigore sessuale. Uno dei simboli principali è infatti il Palo di Maggio, un richiamo chiaramente fallico alla potenza maschile.
CALENDIMAGGIO
Veniva eretto un altissimo palo intorno al quale si danzava in senso orario, seguendo il movimento del Sole.
Il palo veniva celebrato tutto l’anno per poi essere tagliato e fatto a pezzi a Beltane per alimentare il nuovo fuoco.
Fin dai tempi antichi venivano alzati i pali della cuccagna, al cui vertice venivano poste mercanzie che, il primo ardimentoso che riusciva ad arrivare alla sua vetta, aveva il diritto di portarsi a casa.
Durante questa giornata si ringraziano gli Dei per i doni e l’abbondanza, non dimenticando di condividerli con i nostri cari e con chi è meno fortunato di noi.
Contrariamente a molte altre festività pagane, che sono state cristianizzate, Beltane non è stata sovrapposta da alcuna altra ricorrenza. Poiché per il cristianesimo la libertà sessuale, l’allegria sfrenata, l’ubriachezza e l’indulgere al peccato di gola (tutte cose che caratterizzano Beltane), hanno origini sataniche, la Chiesa ha dichiarato questa notte “ la notte delle streghe ”.
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Si festeggia con balli e danze nelle campagne, aprendo il nostro spirito alla forza che rinasce e ci circonda, con passeggiate a contatto con la natura.
Nella notte del primo Maggio si saltano i fuochi ardenti (o piccoli braceri simbolici) che segnano il passaggio e la vittoria del bene sul male. Risorgiamo come uomini con il nostro corpo rinnovato e con la nostra mente piu’ limpida.
I simboli del calendimaggio sono la Croce di S.Andrea o Croce decussata a forma di X, simbologia dell’unione tra il cielo e la terra e il cui centro e’ rappresentato dall’uomo, (S.Andrea fu inchiodato a questa croce a X, e l’albero anche’esso simbolo di unione tra cio’ che e’ quaggiu’ e cio’ che si trova lassu’ (le radici radicate a terra e le fronde spinte in alto verso il cielo).
Happy+Beltaine
“Quando la ruota incomincia a girare
iniziano i fuochi di Beltane a bruciare”
 
Fonti.
http://www.celtical.it/
http://parvatim.wordpress.com
http://www.ilsentierodialchimilla.com
http://www.strie.it
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Sebben che siamo donne: Nachthexen, le streghe della notte

Questa è una storia vera, anche se difficilmente ne troverete traccia sui libri di Storia adottati nelle scuole occidentali.

Anno 1941, l’avanzata delle truppe tedesche in Russia sembra inarrestabile.

Marina Raskova, pioniera dell’aviazione e membro del Soviet supremo, dopo ripetute e insistenti richieste ottiene da Stalin il permesso di formare un reggimento di aviatrici. In breve seleziona centinaia di donne tra piloti, meccanici e personale logistico, tutte fra i 20 e i 30 anni, tutte volontarie e quasi tutte studentesse; molte sono lì per vendicare i familiari uccisi dai nazisti. L’addestramento è breve ma molto duro: 14 ore al giorno.

Nascono così tre reggimenti di aviazione femminile: il 586 IAP da caccia, il 587 BAP da bombardamento diurno e infine il 588 NBAP, che diventeranno le “Streghe della Notte”.

Lo stato maggiore non sembra contare molto sulle squadriglie rosa, e le affida antiquati biplani Polikarpov Po-2 in legno e tela che prima della guerra venivano utilizzati per irrorare i campi. Manovrabili ma lentissimi, a bordo non hanno radio, radar, strumenti di puntamento né paracadute, e sono armati con due bombe a caduta per un peso massimo di 100 chili: si naviga al gelo, grazie a bussola, mappa e cronometro. Eppure in breve queste donne – che volano solo di notte, colpiscono all’improvviso e sfuggono ai ben più veloci aerei della Luftwaffe – diventano l’incubo dei nazisti. Sono loro, terrorizzati, a darle il soprannome: Nachthexen, Streghe della notte.

In tutto sono 40 equipaggi, ognuno con due componenti. Ogni notte compiono almeno 10 voli a corto raggio (l’autonomia è limitata), arrivate nei pressi dell’obiettivo spengono i motori dei loro aerei e planano silenziose. Cambiano tattica di continuo: volano a pochi metri dal suolo, oppure arrivano da alta quota scendendo poi in picchiata col motore al minimo per non farsi sentire; spesso in formazione di tre, due fanno da esca per i proiettori da ricerca, la terza piomba sul bersaglio nell’oscurità.

Dal 1942 al 1945 le aviatrici eseguono oltre 23.000 missioni e sganciano 3000 tonnellate di bombe, alcune effettuano più di 1000 raid; 31 di loro (fra cui Marina Raskova) muoiono in combattimento.

Alla fine della guerra il 588º reggimento è l’unità più decorata dell’Aviazione Sovietica, e le Streghe della notte diventano una leggenda.

Irina Rakobolskaja, una delle sopravvissute, raccontava qualche anno fa: “Io e la mia navigatrice Ilenina ci giurammo che a fine guerra ci saremmo incontrate ogni anno il 2 maggio a mezzogiorno al giardino di fronte al Teatro Bolshoi.

Così è stato, e a noi due una alla volta si sono unite tutte le altre”. Così, se a mezzogiorno del 2 maggio capitate davanti al Bolshoi, ci troverete un gruppo di persone di tutte le età: sono i figli e i nipoti delle Streghe della notte.

https://florenceartedizioni.com/…/376-storie...

Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.
Con questo titolo pubblicherò articoli che parlano di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro fatto. Solo per il fatto di essere donne. O temporaneamente dimenticate.

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Pronti ad accogliere ed indirizzare le speciali energie del plenilunio del Toro? La luna si fa Superluna più vicino che può alla Terra e diventa rosa dall’emozione! Mentre il Sole è appena entrato in Toro!

Non si può non percepire ed accettare le speciali energie vivificanti che vengono indirizzate dal Cosmo sulla Terra e sull’Umanità intera! Lo scopo è aumentare la Coscienza di Essere, e come e quando e dove arrivare!

La Coscienza Cosmica è sempre presente in ogni Vita, ma in questo evento che ogni anno si ripete,tutta la Terra si arricchisce delle speciali energie preposte proprio all’evoluzione del Regno Umano.

Grandi spinte sono state date con l’ inaspettata e straordinaria calamità/ opportunità che ancora coinvolge tutta l’umanità nella domanda più ovvia:

Vogliamo imparare da tutto ciò ?

Perchè non può essere per caso, o no?

E’ vero che l’avidità umana ha provocato i maggiori disastri ambientali da molto tempo, ma mai tanti così evidenti e ravvicinati come i recenti.

Gli infaticabili pianeti si sono adoperati alla grande in una danza, con moti alternati ravvicinatissimi e incontrandosi a tu per tu dopo centinaia di anni alcuni, stazionando nello stesso segno zodiacale altri o tutti insieme appassionatamente in un altro.

Questa Luna Piena in Scorpione così vicino da essere Superluna e persino colorata in Rosa si oppone al Sole che,appena entrato in Toro ,si trova in compagnia in uno Stellium significativo di energie: Venere, Mercurio, e Urano

La Luna Piena in Scorpione ci spinge a far crollare i vecchi schemi abitudinari emotivi per liberare nuovi archetipi in ogni tipo di relazione, sia interpersonale che con l’ambiente e i suoi abitanti tutti.

Il Sole in Toro ha il compito di rivelare la materia come espressione dello Spirito.

In Toro l’essere umano appena incarnato entra in rapporto con la Terra e ne fa il suo territorio di crescita.

Il nostro pianeta è il nostro territorio di crescita e la qualità della nostra crescita dipende da come rispettiamo e curiamo tutto ciò che lo comprende, considerandolo non meta di conquista ma il nostro ambiente.

Venere ci ricorda che la Bellezza si raggiunge attraverso la Scienza e la Conoscenza:non apparenza ma espressione di educazione e apertura mentale.

Mercurio è carico di nuove idee che però richiedono nuovi obbiettivi per essere realizzate. Nuovo corrisponde ad ampliare i punti di vista e indirizzare gli interventi alle reali necessità di cambiamento per una ridistribuzione delle risorse.

Urano apporta lampi originali e fioriti di irrefrenabile voglia di rivoluzioni epocali e coinvolge, ma non troppo, il severo Saturno che scalpita nel domicilio di Urano, Acquario,per creare strutture solide e durature alle impazienze di rinnovamento di Urano.

Saprà l’umanità cogliere questo ennesimo messaggio ?

Guardiamoci dentro fino in fondo per valutare con lucidità i nostri obbiettivi, se sono veramente nostri o per l’apparenza. L’Occhio del Toro, il Terzo Occhio, quello del nostro Sè interiore ci da una capacità di scelte per il nostro futuro.

Tutto ciò che abbiamo acquisito è il bagaglio delle nostre risorse anche ciò che ci sembra inutile o sbagliato può essere trasformato e costituire una nuova e insospettata capacità che ci permetterà di realizzare i nostri desideri.

Per continuare con una nuova consapevolezza il cammino della nostra esistenza.

Ognuno si sentirà arricchito di nuovi punti di vista, nuovi propositi, nuovi modi per attuarli, nuove scelte personali, nuova fiducia nelle proprie capacità, in sintonia con le energie del cambiamento che la Coscienza Cosmica offre all”umanità intera.

Niente grandi discorsi, pomposi proclami,effimere iniziative che accontentano solo l’apparire,visioni idealistiche che vanificano lo scopo.

Dentro di noi troviamo la giusta misura: ascoltiamo i nostri desideri, le nostre risorse, la fiducia nelle nostre capacità, la visione di un futuro che è già qui.

Tiriamo fuori dal cassetto i nostri sogni con coraggio ed entusiasmo.

Mettiamo in pratica le nostre intuizioni nelle piccole cose che facciamo e facciamole con amore. Anche se non ci sembra al momento, abbiamo imparato tanto da noi stessi durante questi eventi passati.

Mi ha sempre colpito l’idea che se una farfalla batte le ali qui in qualche altra parte del mondo potrebbe accadere un evento straordinario.

Facciamo che il nostro piccolo gesto di cambiamento ne produca uno grande di amore e saggezza in tutta l’umanità.

Tanti piccoli gesti sinceri,un grande risultato.

La somma delle parti è maggiore dell’intero.

Non si può non percepire ed accettare le speciali energie vivificanti che vengono indirizzate dal Cosmo sulla Terra e sull’Umanità intera! Lo scopo è aumentare la Coscienza di Essere, e come e quando e dove arrivare!

La Coscienza Cosmica è sempre presente in ogni Vita, ma in questo evento che ogni anno si ripete,tutta la Terra si arricchisce delle speciali energie preposte proprio all’evoluzione del Regno Umano.

Grandi spinte sono state date con l’ inaspettata e straordinaria calamità/ opportunità che ancora coinvolge tutta l’umanità nella domanda più ovvia:

Vogliamo imparare da tutto ciò ?

Perchè non può essere per caso, o no?

E’ vero che l’avidità umana ha provocato i maggiori disastri ambientali da molto tempo, ma mai tanti così evidenti e ravvicinati come i recenti.

Gli infaticabili pianeti si sono adoperati alla grande in una danza, con moti alternati ravvicinatissimi e incontrandosi a tu per tu dopo centinaia di anni alcuni, stazionando nello stesso segno zodiacale altri o tutti insieme appassionatamente in un altro.

Questa Luna Piena in Scorpione così vicino da essere Superluna e persino colorata in Rosa si oppone al Sole che,appena entrato in Toro ,si trova in compagnia in uno Stellium significativo di energie: Venere, Mercurio, e Urano

La Luna Piena in Scorpione ci spinge a far crollare i vecchi schemi abitudinari emotivi per liberare nuovi archetipi in ogni tipo di relazione, sia interpersonale che con l’ambiente e i suoi abitanti tutti.

Il Sole in Toro ha il compito di rivelare la materia come espressione dello Spirito.

In Toro l’essere umano appena incarnato entra in rapporto con la Terra e ne fa il suo territorio di crescita.

Il nostro pianeta è il nostro territorio di crescita e la qualità della nostra crescita dipende da come rispettiamo e curiamo tutto ciò che lo comprende, considerandolo non meta di conquista ma il nostro ambiente.

Venere ci ricorda che la Bellezza si raggiunge attraverso la Scienza e la Conoscenza:non apparenza ma espressione di educazione e apertura mentale.

Mercurio è carico di nuove idee che però richiedono nuovi obbiettivi per essere concretizzate. Nuovo corrisponde ad ampliare i punti di vista e indirizzare gli interventi alle reali necessità di cambiamento per una ridistribuzione delle risorse.

Urano apporta lampi originali e fioriti di irrefrenabile voglia di rivoluzioni epocali e coinvolge, ma non troppo, il severo Saturno che scalpita nel domicilio di Urano, Acquario,per creare strutture solide e durature alle impazienze di rinnovamento di Urano.

Saprà l’umanità cogliere questo ennesimo messaggio ?

Guardiamoci dentro fino in fondo per valutare con lucidità i nostri obbiettivi, se sono veramente nostri o per l’apparenza. L’Occhio del Toro, il Terzo Occhio, quello del nostro Sè interiore ci da una capacità di scelte per il nostro futuro.

Tutto ciò che abbiamo acquisito è il bagaglio delle nostre risorse anche ciò che ci sembra inutile o sbagliato può essere trasformato e costituire una nuova e insospettata capacità che ci permetterà di realizzare i nostri desideri.

Per continuare con una nuova consapevolezza il cammino della nostra esistenza.

Ognuno si sentirà arricchito di nuovi punti di vista, nuovi propositi, nuovi modi per attuarli, nuove scelte personali, nuova fiducia nelle proprie capacità, in sintonia con le energie del cambiamento che la Coscienza Cosmica offre all”umanità intera.

Niente grandi discorsi, pomposi proclami,effimere iniziative che accontentano solo l’apparire,visioni idealistiche che vanificano lo scopo.

Dentro di noi troviamo la giusta misura: ascoltiamo i nostri desideri, le nostre risorse, la fiducia nelle nostre capacità, la visione di un futuro che è già qui.

Tiriamo fuori dal cassetto i nostri sogni con coraggio ed entusiasmo.

Mettiamo in pratica le nostre intuizioni nelle piccole cose che facciamo e facciamole con amore. Anche se non ci sembra al momento, abbiamo imparato tanto da noi stessi durante questi eventi passati.

Mi ha sempre colpito l’idea che se una farfalla batte le ali qui in qualche altra parte del mondo potrebbe accadere un evento straordinario.

Facciamo che il nostro piccolo gesto di cambiamento ne produca uno grande di amore e saggezza in tutta l’umanità.

Tanti piccoli gesti sinceri,un grande risultato.

La somma delle parti è maggiore dell’intero.

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25 Aprile La Festa della liberazione !

25 aprile 2021

Il 25 aprile celebra la fine della seconda guerra mondiale per molte nazioni, e soprattutto per l’Italia, nel 1945.

Una guerra determinata dalla presunzione di una nazione dell’essere “ della  miglior razza ”e dalla irrefrenabile ambizione al dominio che ha consumato una delle più deprecabili azioni umane, quella dell’olocausto.

Non ci sono razze che dividono, ci sono solo esseri umani che condividono l’esperienza dell’esistenza su questa terra.

Festa della liberazione: tutti gli oppressi hanno combattuto e combattono per ideali di libertà e vanno ricordati e festeggiati.

E vanno ribaditi  i valori che ispirano tali ideali e celebrati gli insegnamenti, perchè questi valori non vengano mai più disattesi.

Riviene spontanea quella tensione comune alla rinascita, alla riscoperta di risorse assopite, di capacità insospettate, una  energia comune tesa  a costruire nuovi schemi e proporsi prospettive per il futuro.

E’ inevitabile che si lavori fianco a fianco, che la condivisione è più produttiva e gratificante, che la chiarezza genera la fiducia, che si apprezza il piacere di essere gruppo, che la collaborazione arricchisce.

La somma delle parti è maggiore dell’intero!

Lo scopo diventa raggiungibile!

Non ci sono fallimenti ma solo risultati.

Milva canta :Bella Ciao

https://music.youtube.com/watch?v=hO-dMbCyBQQ&feature=share

ttps://lauracarpi.com/2020/04/05/pace-e-una-parola/?preview_id=10846&preview_nonce=81cee705f5&preview=truehttps://lauracarpi.com/2020/04/05/pace-e-una-parola/

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La buona notizia del venerdì: Ma questa non è buona per tutti…..dipende dai numeri!

Dopo il Louvre, anche il parigino Musée Carnavalet, museo dedicato alla storia della città, abbandonerà nelle didascalie delle opere esposte la numerazione romana per adottare la numerazione araba. La decisione sarebbe dovuta al fatto che sempre più visitatori hanno difficoltà a leggere i numeri romani, ma questo rischia di essere una rinuncia per coloro che difendono la cultura antica e classica. 

Musée Carnavalet

Dunque dopo quattro anni di lavoro e un rinnovamento totale in tutti i suoi aspetti, il museo di storia ha deciso di modificare la numerazione in qualche didascalia.

Il Louvre, già da qualche anno, ha eliminato la numerazione romana per indicare i secoli, mentre li ha mantenuti per indicare i sovrani. Non è così tuttavia per il Musée Carnavalet, in cui nelle didascalie di ritratti, dipinti e sculture si leggerà d’ora in poi ad esempio Luigi 14 invece di Luigi XIV

“Non siamo contro i numeri romani, ma possono essere un ostacolo per la comprensione da parte dei visitatori. Quante volte abbiamo visto i genitori leggere le didascalie pensate appositamente per i bambini?” ha commentato Noémie Giard, responsabile del servizio per il pubblico al museo. 

Già perchè il turista medio globale non è in grado di intendere, né di volere ?

Non è dunque meglio stimolarlo a comprendere e imparare ciò che non gli è conosciuto e che comunque distingue un’ epoca e una cultura e tutti gli artisti che ne sono espressione?

Abolire la numerazione romana di una sala di museo o sotto un quadro è come ammettere che quella storia, quella cultura e persino l’arte che hanno generato non esistono più.

Il Figaro, raccontando la vicenda, è partito da una vecchia battuta del trio comico Les Inconnus, famosi quanto da noi Aldo Giovanni e Giacomo, che in uno sketch in berretto frigio gridavano “a morte Luigi croce-v-bastone”.

Notando, però, che ciò che faceva ridere trent’anni fa è oggi una banale realtà.

La scelta ha provocato polemiche da parte di molti studiosi dell’arte.

” Je suis le Roi Soleil Luis XIV….. No,no,no Luis 14! Parbleu,je ne sais pas!”

Tra questi, François Martin, presidente del Coordinamento degli insegnanti in lingue antiche (Cnarela), che ha commentato: “È la storia dell’uovo e della gallina. Meno i numeri romani sono usati, meno persone sono in grado di comprenderli. Ma è un peccato, perché alle elementari i bambini adorano imparare i numeri romani, per loro è come un gioco”.

Molte polemiche soprattutto italiane che hanno indotto ad un comunicato di rettificadi France Info: « Per i nomi dei re, l’uso dei numeri romani è stato mantenuto in tutti i testi del museo (pannelli, didascalie, cartelli per i bambini, schermi) ad eccezione dei dispositivi d’accessibilità universale (quindi quelli indirizzati a un’utenza portatrice di disabilità, ndr) che sono solo una parte del percorso.

Di circa tremila fra testi, cartelli e contenuti del nuovo percorso espositivo, sono centosettanta quelli che hanno adottato lo stile di accessibilità universale ».

Sono quindi poco più di un centinaio su tremila i numeri arabi che usurpano la numerazione romana.

Ma dire che la cultura è salva non mi sembra rassicurante.

Avvicinare la cultura ad una più facile comprensione sì,purchè non diventi un Bignami di scolastica memoria.

La cultura non è accumulare nozioni , la cultura è una personale passione di apprendere e collegare tutto ciò che non si conosce.

E poi avrebbero potuto aggiungere con una semplice barra il numero corrispondente a quello romano…o no? Per i turisti “ pigri”!!!

https://www.finestresullarte.info/musei/musee-carnavalet-via-numerazione-romana-didascalie

https://www.focusnews24.it/abbasso-i-numeri-romani/

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La buona notizia del venerdì: Incontrarsi al Precollinear Park a Torino

Si tratta di un esempio molto interessante di cittadinanza attiva, nato su impulso di Torino Stratosferica che ha investito parte delle proprie risorse per realizzare il suo primo intervento di placemaking: con l’aiuto di numerosi volontari, ha trasformato il tracciato di un’ex linea tramviaria in un parco urbano lineare, una striscia verde lunga 800 metri aperta alla comunità.

L’idea di realizzare questo progetto è stata una risposta al primo lockdown, quando ci siamo resi conto di aver voglia di fare qualcosa di concreto. Trasformare in parco uno spazio inutilizzato e degradato è un gesto che dimostra come, anche con poco, si possa valorizzare il potenziale di molti spazi urbani che hanno perso funzione e identità”, ci spiegano i componenti di questo progetto attivo dal 2014 come lavoro collettivo di visione urbana, fondato da Luca Ballarini dello studio torinese di progettazione e comunicazione Bellissimo. 

La visione alla base è semplice, perché il luogo di per sé ha già una sua infrastruttura: trasformare un’area da molti anni non curata e abbandonata a se stessa in luogo d’incontro, uno spazio verde aperto a tutti: una specie di High Line, ma con i piedi per terra”.

Così è nato questo nuovo spazio pubblico che, nel corso della stagione estiva e autunnale, si è dotato di un sistema di sedute, di un container giallo con funzioni di info point/bar e ha ospitato diversi appuntamenti culturali e ricreativi – tra cui una mostra sul ponte Regina Margherita, Visioni da Torino Stratosferica, che presenta 40 immagini visionarie sul futuro della città e i suoi luoghi – diventando luogo di condivisione e incontro, aperto a tutti i cittadini.

Il Precollinear Park oggi è una cerniera, un piccolo rammendo capace di riconnettere non solo la collina al centro, ma anche collegare insieme quattro quartieri della città”, conclude il collettivo: Borgo Po, Madonna del Pilone, Vanchiglia e Vanchiglietta, ricucendo quella separazione causata da una parte in modo naturale dal fiume e dall’altra in modo artificiale dalla barriera creata con i binari”.

Il Precollinear è un parco urbano che si estende su una linea retta e scivola giù.

Non é un’isola per party, ma una parte per il tutto, dove da giugno scorso, i torinesi più audaci, hanno imparato a trascorrere qualche ora chiacchierando seduti su pellet color giallo brillante. Si tratta di un posto bello perché riconquistato, uno spazio prima inutile e decisamente fuori forma, ora riconsegnato alla città.

Un punto di incontro di teste, eventi e suggestioni. Una striscia che va da Piazza Hermada al mitologico tratto dei binari su Ponte Regina: fai un giro su te stesso e becchi in un solo colpo la Mole, Superga, e se ti va, anche un gin tonic in Vanchiglia

Al Precollinear, ogni tot giorni, è possibile incontrare vicini di casa e sconosciuti, scoprire libri, ascoltare storie, fare sport, bersi un bicchiere e riconnettersi con un lato di Torino che io amo parecchio.

Questa città osa uscire dai pigri schemi Fiat-Olimpiadi-odio Milano e si diverte a stupire, a farsi scoprire, a rivoluzionare con estro il suo passato impegnativo.

E non perdete gli aggiornamenti continui sui canali Facebook e Instagram di Torino Stratosferica.

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La buona notizia del venerdì: Altrochè buona anzi buonissima che fa rima con Serenissima!

Nel maggio 2019 alla vigilia della Biennale d’Arte di Venezia due solerti vigili urbani esortavano un singolare artista a raccogliere i suoi cavalletti ed allontanarsi da piazza San Marco. Il soggetto di una serie di quadri era uno scorcio del Canal Grande solcato da un enorme nave da crociera a deturpare il fascino di una città unica al mondo e patrimonio dell’Unesco.

Quell’artista era Bansky, lo street artist più famoso del mondo che denunciava, come in tutte le sue opere, un aspetto deteriore della cosiddetta civiltà.

Ora il decreto-legge che disciplina il traffico crocieristico della laguna è stato (finalmente) approvato

Stop alle grandi navi nel cuore di Venezia: a pochi giorni dal suo 1600esimo compleanno, la laguna più invidiata al mondo si prepara a sospendere (per sempre) il traffico delle imbarcazioni da crociera.

Su proposta del Presidente del Consiglio Mario Draghi, del Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Enrico Giovannini e del Ministro della cultura Dario Franceschini, il Consiglio dei ministri ha infatti approvato un decreto-legge che introduce disposizioni urgenti in materia di trasporti e per la disciplina del traffico crocieristico nella laguna di Venezia.

Del resto, sulla pericolosità e sull’inadeguatezza del transito ravvicinato ai moli della città dei cosiddetti “giganti del mare“, navigazioni da 300 metri di lunghezza e 70mila tonnellate di peso, si è discusso a lungo.

Soprattutto in seguito all’incidente registratosi il 2 giugno 2019 quando la Mcs Opera, in fase di rimorchio, perse il controllo e andò a scontrarsi contro un traghetto turistico ormeggiato alla banchina di San Basilio”Una decisione giusta e attesa da anni: il Cdm approva un decreto legge che stabilisce che l’approdo definitivo delle grandi navi a Venezia dovrà essere fuori dalla laguna, come chiesto dall’Unesco”, ha commentato il ministro Dario Franceschini.

L’obiettivo è di “contemperare lo svolgimento dell’attività crocieristica nel territorio di Venezia e della sua laguna con la salvaguardia dell’unicità e delle eccellenze del patrimonio culturale, paesaggistico e ambientale del territorio“.

I punti di attracco fuori dalle acque protette della laguna dovrebbero essere utilizzati “dalle navi adibite al trasporto passeggeri di stazza lorda superiore a 40.000 tonnellate”, ma anche – e questa è una novità – “dalle navi portacontenitori adibite a trasporti transoceanici”.

Il passaggio successivo chiama in rassegna il mondo della progettazione: entro 60 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento, l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale dovrà a lanciare infatti un concorso di idee per l’elaborazione di proposte e progetti di fattibilità tecnica ed economica per realizzare e gestire punti di attracco fuori dalle acque protette della laguna.

l’educazione alla Bellezza dell’Ambiente si fa con l’esempio !

Fonte:

https://www.elledecor.com/it/viaggi/a36001333/venezia-divieto-per-navi-da-crociera/?

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Sebben che siamo donne: Le raccoglitrici di gelsomino

Il mestiere delle raccoglitrici di gelsomino era un lavoro duro, veniva mal pagato a peso e per mettere insieme tanti fiori non bastava alle volte una giornata intera

Il gelsomino fu una pianta molto apprezzata dagli antichi, lo dimostra anche la scoperta di suoi piccolissimi frammenti rinvenuti sulla mummia di un faraone, nella necropoli di Deir-el-Bahri in Egitto.

Nei paesi arabi è diffusa ancora oggi la credenza che il paradiso sia profumato di gelsomino e viene spesso paragonato al simbolo dell’amore divino.

Candido e delicato fiore dal profumo intenso, si schiude la sera, emanando tutto il suo amabile aroma, per poi richiudersi al mattino. La pianta di gelsomino, molto diffusa in Sicilia, è originaria dell’Asia centrale. Nella campagna siciliana, durante le afose notti d’estate, un accostamento immancabile è la sua fragranza diffusa nell’aria accompagnata dal canto ininterrotto delle cicale.

Un tempo, nelle mattine d’estate, si usava mettere a bagno in un bicchiere d’acqua un bel po’ di fiori di gelsomino e si lasciavano decantare tutta la notte, coprendo il bicchiere con un piccolo tovagliolo di stoffa, per ricavarne l’acqua di gelsomino necessaria per la preparazione del gelo di melone, delizioso e rinfrescante fine pasto estivo tipico della tradizione siciliana. Il gelsomino siciliano fiorisce d’estate e la fioritura prosegue a lungo, fino a Natale.

L’olio essenziale che si ricava dai suoi petali è molto utilizzato in profumeria ed erboristeria, tanto che fino alla prima metà del secolo scorso in Sicilia, ma anche in Calabria dove ritroviamo la Costa dei Gelsomini sul versante ionico, se ne effettuava la coltivazione.



La raccolta dei fiori era prettamente un lavoro femminile, perché richiedeva estrema delicatezza per non sciupare i fiori, con le donne che durante la notte e fino alle prime luci dell’alba passavano tra i cespugli di gelsomino per raccogliere i boccioli da cui estrarre la preziosa essenza.

Quella delle raccoglitrici di gelsomino fu una storia amara della Sicilia della povera gente. Furono storie tristi, anche se si trattava della raccolta di profumatissimi e delicati fiori, storie di donne sottopagate e sfruttate, di madri con i piccolissimi figli al seguito che lavoravano di notte.

Ma anche storie di donne coraggiose che alla fine seppero farsi rispettare dando vita ad una storica protesta e ad uno sciopero che si diffuse a macchia d’olio in diversi centri dell’isola. La coltivazione del gelsomino per finalità industriali fu introdotta nel 1928.

Questa coltivazione era diffusa sulla sponda tirrenica della Sicilia, con il suo centro principale a Milazzo, dove esistevano parecchie distillerie per la lavorazione primaria del gelsomino e di altre essenze. Il prodotto semilavorato veniva inviato principalmente in Francia, per l’industria dei profumi.

Il mestiere delle raccoglitrici di gelsomino era un lavoro duro, veniva mal pagato a peso e per mettere insieme tanti fiori non bastava alle volte una giornata intera.

La povertà del tempo trovò subito buona manodopera nelle ragazze e donne dell’epoca che, per racimolare qualcosa per la famiglia, lavoravano notti intere chine a raccogliere i minuscoli fiorellini stellati, e dalle prime ore dell’alba fino al sorgere del sole che altrimenti avrebbe ossidato il bianco del fiore.

Non di rado venivano impiegate nella raccolta anche bambine. Per eseguire la raccolta le donne indossavano dei grembiuloni con una grande tasca cucita davanti che, una volta riempita, veniva svuotata nelle ceste di canna.



Le grosse ceste, dopo essere state pesate per decidere la paga, venivano poi trasportate con carretti in fabbrica, dove gli uomini si occupavano della lavorazione: i fiori venivano pestati e macinati fino a formare una poltiglia giallastra e intensamente profumata che veniva quindi spedita in Francia, soprattutto nella cittadina di Grasse, dove si provvedeva alla distillazione per ottenere pregiati profumi.

Le raccoglitrici lavoravano scalze e molto spesso si portavano dietro i neonati caricati sulle spalle e tenuti da fasce di stoffa o addormentati nelle ceste accanto a loro.

I più grandicelli aiutavano la mamma a raccogliere il prezioso e delicato fiore che è leggerissimo, ce ne volevano tantissimi per riempire una cesta che veniva pagata poche lire. La paga era di 25 lire al kg e per fare un kg, di fiori ce ne volevano circa 10.000. E bisogna considerare che 25 lire non bastavano nemmeno a compensare il costo di un chilo di pane.

Nell’agosto del 1946 ci fu una svolta col primo sciopero indetto dalle raccoglitrici della piana di Milazzo, che furono le prime a ribellarsi e per protesta calpestarono i fiori raccolti. «Ma un giorno le raccoglitrici incrociarono le braccia e fecero cadere a terra il gelsomino delicato, che il sole appassì e fece nero», così lo scrittore Vincenzo Consolo narrò la storica protesta nel suo racconto “L’olivo e l’olivastro” (1994).

Fu l’inizio di uno sciopero che durò 9 giorni, a proclamarlo e a coordinare le rivendicazioni delle lavoratrici siciliane fu il sindacalista milazzese Tindaro La Rosa della Cgil, e vide in piazza quelle donne maltrattate e sfruttate, stanche di continue soverchierie. Le gelsominaie divennero simbolo della speculazione del lavoro femminile e si interessarono anche al destino di altre lavoratrici sfruttate, le loro gesta si diffusero per tutta l’ isola, molte di loro conobbero la cella.

Ma queste donne continuarono a difendersi e a difendere, consapevoli di essere parte e rappresentanza di una categoria, e lo sciopero proseguì, si estese e coinvolse diversi comuni del messinese: le impiegate che si occupavano dei semenzai di Mazzarrà Sant’ Andrea, le cavatrici di agrumi di Barcellona Pozzo di Gotto, le incartatrici di Capo d’ Orlando, le salatrici di sarde di Sant’Agata di Militello, le portatrici di argilla di Santo Stefano di Camastra, le raccoglitrici di olive dei monti Nebrodi e delle Madonie.

Questa onda di protesta superò perfino lo Stretto, tracciando un’inquietante mappa del lavoro nero femminile. Grazie a questa storica battaglia per i loro diritti, il salario delle raccoglitrici riuscì a raddoppiare e la paga divenne di 50 lire al kg. Fu il primo di una lunga serie di scioperi che attirarono l’attenzione della stampa nazionale ed estera e che continuarono periodicamente sino agli anni Sessanta, quando il numero delle raccoglitrici arrivò a circa 2.500 unità.

Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.
Con questo titolo pubblicherò articoli che parlano di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro fatto. Solo per il fatto di essere donne. O temporaneamente dimenticate.

https://www.balarm.it/news/furono-il-simbolo-di-una-storica-protesta-chi-erano-le-raccoglitrici-di-gelsomino-in-sicilia-122835

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* Il cenacolo e le Costellazioni

Esistono messaggi esoterici nei dipinti del rinascimento Italiano?

Da sempre “ verità segrete venivano messe in evidenza” per chi sapesse cogliere il messaggio.

Talvolta i sapienti dell’antichità lasciavano tracce delle loro conoscenze esoteriche nei monumenti o nelle effigi, più spesso la tradizione era tramandata agli iniziati e rimaneva oscura per tutti gli altri, essendo esposta in modo simbolico.

Un mezzo attraverso il quale si facevano riferimenti occulti era l’astrologia, e l’importanza che questa forma di conoscenza occupava nella cultura del rinascimento italiano appare nelle opere degli artisti più significativi del tempo.

In tutte le opere di Leonardo da Vinci sembra che niente sia lasciato al caso.

Leonardo da Vinci era un grande iniziato, studioso di Astrologia e di Scienze Esoteriche, che nascose sempre i suoi studi segreti.

Egli condensò gran parte delle sue Conoscenze Superiori nel suo capolavoro più grande: il Cenacolo, che si trova nel convento di Santa Maria delle Grazie a Milano.

Il Cenacolo fu realizzato da Leonardo con particolari riferimenti simbolici ed astrologici, che egli tenne segreti per evitare di incorrere nelle condanne religiose dell’epoca provenienti dall’Inquisizione.

Nel Cenacolo confluiscono gli insegnamenti esoterici di Pitagora e di Ermete Trimegisto, nonché l’apporto cosmologico dei filosofi arabi per quanto riguarda l’Alchimia e la Cabala, e le cognizioni astrologiche di Tolomeo, Regiomontano e Alcabizio, anche con osservazioni e studi di fisiognomica.

Le pieghe della tovaglia, il soffitto a cassettoni, le lunette, gli apostoli, lo stesso Cristo hanno ciascuno un significato e un ruolo preciso.

Il soffitto a cassettoni è per Leonardo il quadrato magico del Sole, composto da 6 quadrati in orizzontale, 6 in verticale e 6 in diagonale, ovvero il 666, il numero della Bestia che, nell’Apocalisse di Giovanni, arriva sulla Terra per la battaglia finale tra bene e male prima della fine dei tempi.

Leonardo usa il quadrato per avvertire chi guarda la scena che si tratta di quell’epoca, del momento che si riferisce al 666 nelle Sacre scritture, ovvero del ritorno di Cristo.

Gesù Cristo, posto al centro del dipinto, corrisponde al Sole e ognuno dei 12 Apostoli corrisponde ad un Segno zodiacale, con correlazioni astrologiche e numerologiche di cui incarna le proprietà.

Le simbologie sacre ricorrono spesso al numero 12 e troviamo le analogie fra i dodici segni dello Zodiaco, i mesi dell’anno, le Tribù di Israele ed il numero degli apostoli di Gesù, così come ricordato dalla tradizione cristiana.
Gli apostoli sono riuniti dietro la tavola in quattro gruppi di tre persone, a rappresentare le stagioni, con Primavera ed Estate a destra (che è la parte più luminosa del dipinto), mentre Autunno ed Inverno sono a sinistra (la parte più in ombra). Il progredire antiorario dei segni zodiacali deve essere letto con la modalità usata da Leonardo nei suoi scritti, cioè da destra verso sinistra, cominciando ovviamente dal segno dell’Ariete, nel quale cade la Pasqua.

ARIETE: Simone Zelota

TORO.: Giuda Taddeo

GEMELLI: Matteo

CANCRO: Filippo

LEONE: Giacomo Maggiore

VERGINE :Tommaso

BILANCIA: Giovanni

SCORPIONE: Giuda Iscariota

SAGITTARIO: Pietro

CAPRICORNO : Andrea

ACQUARIO: Giacomo Minore

PESCI: Bartolomeo

Ognuno di essi rappresenta l’archetipo del segno che l’accompagna.

L’analogia tra i dodici apostoli – definiti da Jung come “ i più completi e soddisfacenti esempi di tipi psicologici che siano mai stati eleborati dalla mente umana” e i dodici segni zodiacali sembrano indicare la piena comunione tra cielo e terra, tra micro e macrocosmo.

Matteo e Giuda Taddeo

Leonardo stesso si autoritrasse nei panni dell’Apostolo Taddeo, da lui posto sotto il Segno del Toro, cioè lo stesso Segno zodiacale nel quale si trovava il Sole al momento della sua nascita, anzichè nell’Ariete, perchè il 15 Aprile 1452 il Sole era già entrato nel Toro a causa del Calendario Giuliano ancora vigente.

Spicca anche lo spazio vuoto fra la spalla destra di Gesù e la figura che gli sta accanto.

Lo spazio è a forma di “V” e potrebbe essere il simbolo stesso del calice dell’ultima cena: il Graal celato nelle forme e curiosamente assente dalla tavola imbandita, malgrado le fonti canoniche ne parlino espressamente (Marco, XIV, 23):

Fra i tanti simboli del famoso dipinto è la figura seduta a fianco di Gesù.

La tradizione vuole che si tratti di San Giovanni, il prediletto discepolo a cui si attribuiscono un Vangelo e l’Apocalisse.

Alcuni riconoscono invece, nei tratti tipicamente femminili, Maria Maddalena, che un’antica tradizione iniziatica narra fosse la sposa di Cristo.
Molti hanno ritenuto, infatti, probabile che questa donna, riconosciuta anche dai Vangeli canonici come figura importante al pari degli Apostoli, sia stata effettivamente la moglie di uno di loro.

Del resto risulta che molte donne erano tra i discepoli di Gesù.

Leonardo volle celebrare in Maria Maddalena l’archetipo della “Donna”, quella che pagani prima e cristiani poi, individuarono come Madre Divina, colei che Goethe chiamò Eterno Femminino, cioè l’incarnazione eterna della  paleolitica e neolitica, che, come sacro Utero rappresenta un calice vivente, che può accogliere, nutrire e proteggere dentro di sé la Vita.

Così Leonardo avrebbe dipinto il Sacro Graal nella figura di Maddalena: non un calice materiale, ma una sua metafora vivente come contenitore dell’archetipo della Vita stessa.

La posizione centrale di Gesù, che separa i due gruppi di sei apostoli, rappresenta il conseguimento di un equilibrio dinamico delle forze che in natura normalmente si oppongono.
In questo modo la figura di Gesù si presenta come simbolo dell’Equinozio, quel confine astronomico che regola i rapporti tra buio e luce, tra notte e giorno, tra morte e rinascita.

Anche dal punto di vista astrologico i simboli sono chiari: il moto apparente del Sole-Padre aveva da poco mostrato la meraviglia dell’Equinozio di primavera, che già stabiliva il momento della sacralità della Pasqua in riferimento alla Luna-Madre.

Leonardo esprime, e non solo in questa sua emblematica opera, la concezione che l’essere umano è uno dei tanti elementi della manifestazione.

L’Energia del Cosmo è una Unità che si esprime in molteplici forme nei regni di natura, minerale, vegetale, animale, umano.

Tutto ciò che è manifesto ha una coscienza, dal granello di sabbia ai pianeti, stelle e soli.

Tutto è governato dalle stesse leggi.Tutto è interdipendente.

Tutto si evolve ciclicamente in un continuo divenire.

Come sopra così sotto.

( sono solo spunti per approfondire)

leggi anche: ” Le Marie:Lo sposo e la sposa”

fonti:

http://www.astrologiainlinea.it/

http://www.astercenter.net

http://www.scienze-astratte.it/il-cenacolo-di-leonardo.html