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* L’ottavo mese del calendario lunare è’ il mese del Re Agrifoglio !

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Ed ecco l’agrifoglio che è così generoso:
compiacere tutti è il suo intento
ad eccezione di lords e ladies, distaccati da tutto questo,
chiunque inveisca contro l’agrifoglio
d’un balzo sarà appeso su in alto. Alleluia.
Chiunque canti contro l’agrifoglio
Può piangere e torcersi le mani”

 

Secondo il calendario celtico, l’agrifoglio rappresenta l’ottavo mese dell’anno , Tinne (8 Luglio – 4 Agosto), che comprende la festa celtica di Lughnassadh (Lammas) celebrata il 1° agosto.

Nella tradizione, l’agrifoglio è conosciuto con molti nomi diversi, tra i quali ricordiamo: Hulver, Marruca, Albero degli Spiriti …

Il “Calendario degli Alberi”, usato presso i popoli celti, fissava una certa corrispondenza tra numerose serie di elementi: gli alberi, le lettere dell’alfabeto, i mesi lunari dell’anno, parti del corpo umano,metodi di guarigione e dei.
I sacerdoti celti, i Druidi, utilizzavano le piante anche per scopi magici e terapeutici e il ciclo di 13 alberi corrispondeva alle 13 energie arboree alle quali si associavano anche elementi divinatori che operavano come genii protettori cui rivolgersi in cerca di forza, fortuna o buoni consigli.

L’anno lunare, composto da 13 mesi di 28 giorni, contava quindi di solo 364 giorni. Restava un giorno intercalare, il 23 dicembre, vigilia del solstizio d’inverno, giorno nefasto perché ritenuto la “morte dell’anno” e perciò raffigurato dal tasso, chiamato “albero della morte”. Il giorno seguente, cioè il 24 dicembre, giorno del solstizio, era invece simboleggiato dall’abete rosso, chiamato “albero del parto” o “albero della vita”.

 

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Ailm ( abete rosso)

Idho (tasso)

Queste due vocali aprivano e chiudevano l’anno lunare.

Le altre vocali erano adibite a simboleggiare i due equinozi e l’altro solstizio:

Onn, la ginestra, per l’equinozio di primavera,

Eadha, il pioppo bianco, per l’equinozio d’autunno

Ura, il brugo, per il solstizio d’estate.

re agrifoglio

Le prime tracce del Re agrifoglio risalgono al XII secolo.

Era la trasposizione dell’antica entità chiamata “ Uomo Verde. “.
Capace di donare la fertilità della foresta e delle piante alle donne e al bestiame, l’Uomo Verde è il consorte della Dea madre e si occupa della fioritura della primavera e dell’estate, del rigoglio della terra.

Il volto e i lineamenti dell’Uomo Verde sono formati da foglie e rampicanti.

Trae il vigore dalla terra stessa e rappresenta il ruolo maschile nell’unione sessuale,nella fertilità e nella fioritura della vita e del talento degli uomini. Rappresenta l’innocenza, il procedere senza difficoltà e il successo, soprattutto nell’intraprendere nuove attività.

Considerata dalla tradizione magica pianta di genere maschile perché collegata all’elemento fuoco e al pianeta Marte. Per questo motivo, se era portata addosso, la pianta avrebbe donato fortuna soprattutto agli uomini (il corrispondente femminile è l’Edera). Le si attribuivano protezione, sogni magici e il potere contro il fulmine.

Era considerata la pianta protettiva per eccellenza, capace di difendere e proteggere dai fulmini, dai veleni, dagli spiriti cattivi e dagli stregoni malvagi se veniva piantato intorno alla casa. Se invece si lanciava l’Agrifoglio contro una bestia feroce, questo aveva la facoltà di calmarla immediatamente, anche se l’animale non veniva colpito.

L’acqua di Agrifoglio (infuso o distillato) era spruzzata sui neonati in segno di protezione.

Una ballata medievale dell’Inghilterra, dove l’ agrifoglio è ancora il sempreverde più utilizzato a Natale, ne difende la tradizione: “Chi parla male dell’agrifoglio”, in un baleno verrà impiccato. Alleluia!”

L’origine dell’agrifoglio si ritrova anche in una leggenda dei paesi nordici nella quale si narra che quando Baldur, dio della luce e del sole, morì trafitto da una freccia, cadde proprio su un cespuglio di agrifoglio; allora suo padre, il dio Odino, decise di ricompensare la pianta che aveva ospitato il figlio al momento della morte trasformandola in sempreverde e riempendola di bacche rosse, in ricordo del sangue versato dal figlio.

Lughnasadh

Un antico rito magico per realizzare un desiderio, consisteva nel raccogliere, dopo la mezzanotte di un venerdì, nove foglie di Agrifoglio nel più completo silenzio, scegliendo una pianta non troppo spinosa. Si dovevano poi avvolgere le foglie in un panno bianco e annodare per nove volte le due estremità del panno. Infine, si riponeva questo sacchetto sotto il cuscino, e quello che si era pensato o desiderato si sarebbe avverato.

L’ agrifoglio rappresenta la sopravvivenza, la speranza, la rinascita.

E’ simbolo di protezione e forza vitale. Appeso sopra le porte impedisce l’ingresso di persone ed energie limitanti.
I nati sotto il segno dell’Agrifoglio hanno questo temperamento che riecheggia il sole: la vitalità, il potere, l’egocentrismo, ma anche la generosità. Nati per comandare, hanno carisma, volontà e autostima da vendere. In amore danno molto: eros, fedeltà e coinvolgimento, ma pretendono altrettanto. Impennate di orgoglio da controllare.

Parola chiave: eroismo

Fonti:

http://www.elfland.it
http://www.daltramontoallalba.it
http://www.inerboristeria.com

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* Fermarsi è una grande arte di intuire.

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“Fermarsi è una grande arte.

È un’arte umile, è quella di intuire quando siamo stanchi o quando abbiamo bisogno di camminare piano piano verso noi stessi e non più verso qualcosa o qualcun altro.

Fermarsi e ascoltare il battito delle cose, sentire il silenzio, le sue sfumature”

Chandra Livia Candiani

*****

Insegnami a scordarmi di pensare.”

(W. Shakespeare)

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* Cosa sarà…oh, cosa sarà…

Cosa sarà…oh, cosa sarà…

Jimmy Lawlor - Tutt'Art@ (11)

cosa sara’
che fa crescere gli alberi la felicita’
che fa morire a vent’anni
anche se vivi fino a cento

cosa sara’

a far muovere il vento
a fermare un poeta ubriaco
a dare la morte per un pezzo di pane
o un bacio non dato

oh cosa sara’

che ti svegli al mattino e sei serio
che ti fa morire ridendo di notte
all’ombra di un desiderio


oh cosa sara’

che ti spinge a domare una
donna bassina perduta
la bottiglia che ti ubriaca
anche se non l’hai bevuta

cosa sara’
che ti spinge a picchiare il tuo re
che ti porta a cercare il giusto
dove giustizia non c’e’

cosa sara’
che ti spinge a comprare di
tutto anche se è di niente che hai bisogno

cosa sara’
che ti strappa dal sogno


oh cosa sara’
che ti fa uscire di tasca dei
no non ci sto ti getta nel mare
ti viene a salvare

oh cosa sara’
che dobbiamo cercare
che dobbiamo cercare

cosa sara’

che ci fa lasciare
la bicicletta sul muro
e camminare la sera con un amico
a parla del futuro

cosa sara’

questo strano coraggio
paura che ci prende
che ci porta a ascoltare
la notte che scende


oh cosa sara’

quell’uomo e il suo cuore benedetto
che e’ sceso dalle scarpe e dal letto
si e’ sentito solo
e’ come un uccello che in volo
e’ come un uccello che in volo
si ferma e guarda giu’

Lucio Dalla

http://youtu.be/UNlS7qfMDl4

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L’amore vero è …La Cura.

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie

dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via

Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo

Dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai

Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore

dalle ossessioni delle tue manie

supererò le correnti gravitazionali

lo spazio e la luce per non farti invecchiare

E guarirai da tutte le malattie

perchè sei un essere speciale

ed io

avrò cura di te….

vagavo per i campi del Tennesse

come vi ero arrivato chissà !

Non hai fiori bianchi per me?

Piu’ veloci di aquile i miei sogni attraversano il mare

Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza

Percorreremo assieme le vie che portano all’essenza

I profumi d’amore inebrieranno i nostri corpi

la bonaccia d’agosto non calmera’ i nostri sensi

Tessero’ i tuoi capelli come trame di un canto

Conosco le leggi del mondo e te ne farò dono

Supererò le correnti gravitazionali

lo spazio e la luce per non farti invecchiare

Ti salverò da ogni malinconia

perchè sei un essere speciale

ed io

avrò cura di te…

Io sì…. che avrò cura di te …

( Franco Battiato)

https://youtu.be/uPLVPZPuPzU

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* Sebben che siamo donne: Sylvia Beach e la libreria più bella del mondo

 

 

Una delle librerie più belle al mondo è sicuramente la Shakespeare and Company di Parigi. Essa prende il nome da quella libreria che l’americana Sylvia Beach aprì sulla Rive Gauche parigina nel 1919 e che segnò la vita culturale della Parigi di quegli anni.

Terza figlia di Sylvester Woodbridge Beach, reverendo presbiteriano, e di Eleanor Thomazine Orbison, Sylvia passa i primi anni della sua vita tra il Maryland e il New Jersey, trasferendosi poi con la famiglia in Europa e viaggiando spesso, grazie al lavoro del padre.

Arrivata a Parigi nel 1916 con l’intento di studiare letteratura francese, Sylvia vi conosce la libraia Adrienne Monnier, che diventa ben presto la sua inseparabile compagna, tanto nella vita quanto negli affari. Nel “negozietto grigio” della Monnier, Sylvia incontra molti di quegli intellettuali che graviteranno poi intorno alla Shakespeare and Company; eminenti personalità degli anni a cavallo del secolo, da Ezra Pound ad André Gide fino a Ernest Hemingway.

Se il grande sogno dell’americana trapiantata in Francia era quello di tornare a New York, per aprire una libreria aperta ai grandi autori della letteratura francese contemporanea, gli affitti troppo cari della Grande Mela costituiscono uno scoglio insormontabile. È così che il progetto subisce una radicale quanto fortunata trasformazione: Sylvia decide di aprire una libreria americana nel cuore di Parigi.

Rue Dupuytren 8: questo è il primo indirizzo della Shakespeare and Company, aperta il 19 novembre 1919. Fuori dalla libreria troneggia una splendida insegna raffigurante il drammaturgo inglese che, secondo Beach, “guardava con occhio benevolo all’impresa”. La censura contro la libertà d’espressione che in quegli anni regna in America farà la fortuna della libreria e della sua biblioteca itinerante: la fornitissima Shakespeare and Company attira infatti tutti quei pellegrini che, attraversato l’oceano per stabilirsi a Parigi, contribuiscono a creare un’autentica colonia americana sulla Rive Gauche.

Tra i clienti di Shakespeare and Company si segnalano da subito nomi quali Man Ray, le cui fotografie fanno bella mostra di sé sulle pareti della libreria; Francis Scott Fitzgerald, disegnatore di una vignetta, realizzata sulla copia di Sylvia del Grande Gatsby, che lo ritrae seduto a un tavolo con le due libraie e Joyce, e Gertrude Stein, che scrive, come gesto di amicizia, una poesia dedicata a Sylvia, e al suo negozio, dal titolo Rich and Poor in English.

Ma uno fra tutti è il nome a cui è legata la fama della libreria e della sua proprietaria: James Joyce. Beach conosce lo scrittore irlandese a una festa, nell’estate del 1920; un incontro segnato dal timore reverenziale che Sylvia prova per l’autore, che in quegli anni era concentrato sulla stesura dell’Ulysses. Durante una discussione riguardo al futuro del libro, Beach si propone come editore. Benché senza esperienza, la libraia ha un progetto grandioso per l’opera: una tiratura di mille copie pronte per l’autunno del 1921, stampata in tre formati e supporti diversi.

A questo grandioso progetto che assorbe, insieme all’attività della libreria, le giornate di Sylvia, si sovrappone il trasloco della Shakespeare and Company al numero 12 di Rue de l’Odéon. È quindi con un certo di ritardo e molti sacrifici, soprattutto economici, che la Shakespeare and Company pubblica come editrice il suo primo libro: il 2 febbraio 1922 Sylvia consegna a Joyce la prima copia dell’Ulysses. Nonostante le rigide censure imposte oltre oceano e grazie all’aiuto di Hemingway, il romanzo sbarca anche in America – nascosto nei pantaloni del grande scrittore.

Nuove fatiche editoriali, sempre concentrate sui lavori di Joyce col quale s’è ormai stabilito un forte sodalizio; difficili scelte nel campo delle pubblicazioni, nate dal fraintendimento sorto con la grande censura che aveva colpito l’Ulisse; lotte serrate contro le edizioni pirata del capolavoro: è in questo clima che, per Sylvia e la libreria ma soprattutto per il mondo, iniziano gli anni più bui del XX secolo.

La generazione perduta della Rive Gauche è diventata il punto di riferimento del suo tempo: molti intellettuali calcano le scene da protagonisti e alcuni tornano in America, paese d’origine di molti degli affezionati della Shakespeare and Company. La lontananza dei più cari amici unita alla Grande Depressione prima, e all’occupazione nazista poi, porta la libreria della Beach a dover lottare per sopravvivere. Più volte Sylvia riceve visite di ufficiali tedeschi interessati alla sua attività: deve fronteggiare le loro pressioni, e raggira la loro minaccia di prendersi la libreria traslocandola in gran segreto, di notte, in uno degli appartamenti sfitti del palazzo. Ma nulla può contro le conseguenze della sua cittadinanza americana.

Chissà se i tedeschi vennero davvero a confiscare Shakespeare and Company? Se sì, non la trovarono” scrive Sylvia nel suo libro di memorie “Ma alla fine vennero a prenderne la proprietaria”. Passa sei mesi in un campo di concentramento e quando torna a Parigi, per evitare di essere di nuovo imprigionata, vive nascosta nel foyet des etudiantes di un’amica; ma ogni giorno si reca in Rue de l’Odéon per informarsi sulla libreria di Adrienne Monnier, la resistenza parigina e la sorte degli scrittori che per anni avevano animato la Shakespeare and Company.

Nonostante gli scontri, che proseguono intensi, e nonostante i cecchini tedeschi sui tetti, con la liberazione di Parigi Sylvia torna alla sua libreria, che però non riaprirà mai più i battenti. Parigi continua comunque a essere la sua città: vi rimane fino alla morte, avvenuta nel 1962, a sette anni dal suicidio dell’amica Adrienne.

Per chi voglia rendere omaggio all’editrice di Joyce, alla donna che ha saputo dare vita a un cenacolo culturale animato dai nomi più importanti della cultura (americana e non) della prima metà del XX secolo, le spoglie di Sylvia Beach risposano al Princeton Cemetery.

“Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.
Con questo titolo pubblicherò articoli che parlano di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro fatto.
Solo per il fatto di essere donne.
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* Il segno dei Pesci, Nettuno e l’Arcangelo Asariel

Arcangelo Asariel

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Io ti invoco, o Asariele,
arcangelo di Nettuno che governi i poteri della chiaroveggenza
Umilmente ti chiedo di aprire il mio terzo occhio, permettendomi di vedere
la luce segreta.
Lascia che io veda il futuro.
Lascia che io veda il passato.
Dammi l’accesso ai regni misteriosi dell’ignoto.
Lascia che io percepisca e comprenda la saggezza dell’Universo cosmico.
Così sia.
(Eric Pier Sperandio)

“Questo grande Arcangelo, governatore della sfera di Nettuno, custode del segno dei Pesci, era ben noto agli antichi che gli affidarono il dominio degli oceani. Il culto di Nettuno, o Poseidone, è una sovrapposizione e fu mantenuto in vita ancora in pieno cristianesimo.
In passato gli spostamenti avvenivano in prevalenza via mare e ciò spiega perchè il culto della divinità marina, protettrice dei naviganti, fosse così sentito. Cambiano soltanto i nomi, ma l’Angelicità permane immutabile, e continua a custodire i luoghi e ad osservare le civiltà che nascono e muoiono… E del resto i nomi sono una invenzione degli uomini, che si esprimono in milioni di dialetti incomprensibili tra loro, l’Angelo invece, nel suo splendore, promana dalla perfettissima mente di Dio.
Per capire e, soprattutto, percepire direttamente quanto sia reale la presenza di questa grande angelicità, è sufficiente soffermarsi in silenzioso raccoglimento in uno dei tanti templi ad essa dedicati.
Teniamo presente quanto appena detto, i nomi sono soltanto etichette appiccicate dall’uomo: Asariel, Nettuno, Poseidone, o la dea brasiliana del mare Jemanjja, sono la stessa espressione di un unico Essere. In Italia il più affascinante di questi templi si trova a Paestum, secondo soltanto al Partenone di Atene.
Fra le splendide colonne classiche, le persone più attente possono percepire, ancora ben viva, la presenza di una Grande Entità Angelica. Il Custode occulto, non si è mai allontanato…
Asariel, l’Arcangelo dal colore turchino governa tutta la massa liquida, salata del nostro pianeta; regge e governa le distese marine, le coste, i porti, i fondali, le correnti, le città costiere ed i loro abitanti, coloro che solcano i mari, o che lavorano in sintonia con essi: marinai, pescatori, oceanografi, archeologi sommozzatori.
Sotto al suo mantello liquido, Asariel custodisce gelosamente i suoi segreti, ma ogni tanto, questo Arcangelo gentile fa un dono “speciale” ai suoi protetti, rivela un tesoro, favorisce un incontro straordinario, restituisce un antico relitto, permette una scoperta… Anche la fauna marina è sotto al suo dominio: pesci, conchiglie, mammiferi marini, testuggini, uccelli e soprattutto i gabbiani, simbolo di bellezza, trascendenza e libertà.
Gli antichi raffiguravano Nettuno su un carro trainato da delfini. In effetti,queste magiche creature sono particolarmente care ad Asariel… Questi esseri così intelligenti, telepatici,gioiosi, hanno in sè qualcosa di Angelico… Sono capaci di prendere decisioni autonome, di intervenire per salvare naufraghi, farsi comprendere dall’uomo e dagli altri animali… Sul loro mistero dovremo ancora indagare a lungo, e ci saranno molte cose da scoprire!
(Giuditta Dembech)

Asariel è l’archetipo eterno che muta le sue forme a seconda dell’epoca storica in cui viene a incarnarsi a fianco del genere umano.

Il suo nucleo resta però immutabile, il puro amore che genera il suo cuore si spande negli universi come un’onda si scioglie su una spiaggia.
Poichè l’Acqua è un elemento che favorisce le esperienze psichiche e la fantasia per similitudine questa creatura celeste favorisce i sogni premonitori, la veggenza, le facoltà paranormali, etc.
Il suo colore preferito è un bel blu turchese.

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Tutti i nati sotto il segno zodiacale dei Pesci hanno per angelo protettore Asariel.
I pesci vivono nel mutamento dell’ultimo segno invernale, fra la Terra e il Cielo, tra la realtà ed il sogno, la realizzazione e la meditazione, l’incarnazione e la tentazione dell’assoluto.
Questo segno vive nel mondo della sua immaginazione, dell’intangibile, e spesso prova grande difficoltà ad esprimersi.
Egli è un vagabondo mentale che si rassicura solo nei suoi sogni,che raramente prova il desiderio di realizzare.
Il nato in Pesci si trova a suo agio solo in un’attività creativa, ispirata o sociale,che gli permetta di dare il massimo del suo altruismo. Gli si adattano bene la creazione artistica, la poesia, la medianità.
Più spesso cercherà una via di devozione.
Così nei Pesci l’essere trova la sua realizzazione nel fondersi con il divino, pur conservando la sua essenza unica nel tutto. Fino a che sceglie in piena consapevolezza di realizzare il Disegno , fondendosi con le sue leggi.
Allora diventa il portatore di stelle, ed è la loro luce che dona alla Terra, lucente canale di trasmissione del grande messaggio cosmico dell’Evoluzione.

*****

A doppio filo siete legati, nelle acque universali nuotate alla ricerca dell’equilibrio. Saggi e sconsiderati, portatori di stelle o di oscurità. Qui è il vostro continuo dualismo ed è nell’equilibrio delle due componenti, anima ed ombra, la vostra missione. Tutto questo allo scopo di farvi diventare canali del messaggio universale dell’evoluzione. Dalla profondità delle acque che voi ben conoscete come mondo emotivo, vi osserva il vostro reggente il Signore degli Abissi Marini: Nettuno.

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Nettuno (Poseidone per i greci) è simbolicamente il pianeta delle acque.

Trasmette un’energia che vibra ad un livello molto elevato.
La personalità con Nettuno dominante ha qualità come la curiosità, la ricerca di cose nuove, la sensibilità accentuata, la stravaganza, l’idealismo, la dimensione artistica e comunque l’andare oltre i limiti, una vita sospesa tra realtà e illusione, tra materia e Spirito, una vita divisa fra edonismo e spirito di sacrificio, fra genialità e follia.
Nettuno è il pianeta che spinge verso mete lontane, sia fisicamente che spiritualmente, governando sull’inconscio e su tutto ciò che non è visibile.
Nettuno è così in grado di aprire l’umanità verso le dimensioni spirituali e trascendenti, portandola a confrontarsi con le dimensioni più sottili della realtà e con la sfera dell’inconscio collettivo (l’Akasha ), che contiene la memoria di tutto ciò che è esistito, che esiste e che esisterà.

Io desidero quello che possiedo; il mio cuore, come il mare, non ha limiti e il mio amore è profondo quanto il mare: più a te ne concedo più ne possiedo, perché l’uno e l’altro sono infiniti.”
— William Shakespeare

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* Ogni gatto sceglie il suo simile umano e viceversa!

Un Gatto è un confortevole simbolo di saggezza e autonomia.
Lui sta con te quando hai bisogno di lui e delle sue coccole.
Lui può fare a meno di te, tu no; è il tuo più amorevole e fidato compagno di viaggio.
Un gatto vede oltre l’apparenza delle cose: quando un gatto ti guarda , mai negli occhi, ma un po’ più su, oltre la tua fronte.
Un gatto vede la tua energia e si regola se sei affidabile o no. Non solo nei suoi riguardi, ma se sei degna di continuare l’inevitabile viaggio dell’evoluzione in sua compagnia.
Lui è molto selettivo, ti valuta secondo la tua luce, quanto colore d’amore esprime, quanto è intensa la tua volontà di vivere, quanta passione ti spinge alle scelte, quanta pace è in te.
Registra le variazioni dei colori e dagli occhi socchiusi ti manda messaggi di armonia.
Se tu vuoi vedere oltre l’apparenza, se tu metti amore nella tua vita, se tu hai sempre un obbiettivo da raggiungere, se ti senti di far parte del Disegno Implicito e Unico in un eterno presente, allora hai la percezione dell’evoluzione!
Ogni esperienza in questa vita è una affascinante avventura scelta da te, ogni compagno di viaggio è fonte di arricchimento, ogni manifestazione della natura è stupore ed insegnamento.

https://lauracarpi.com/2012/04/13/un-gatto-non-e-solo-un-gatto/

https://lauracarpi.com/2019/03/04/ogni-grande-ha-con-se-un-gatto/

https://lauracarpi.com/2009/10/24/gattologia/

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* Oggi come ieri come domani tutto ciò di cui abbiamo bisogno è Amore!

« Non potresti estinguere tutto l’amore dell’universo se lo assorbissi da oggi fino alla notte dei tempi.L’amore è tutto ciò che esiste. L’amore è la comunicazione universale. È l’energia che ha creato l’universo e lo mantiene in vita. Tutta la materia è forgiata dall’amore, una foglia esiste perchè c’è l’amore. »

1dolce

Love, Love, Love

Love, Love, Love

Love, Love, Love

There’s nothing you can do that can’t be done

Nothing you can sing that can’t be sung

Nothing you can say but you can learn how to play the game

It’s easy

Nothing you can make that can’t be made

No one you can save that can’t be saved

Nothing you can do but you can learn how to be you in time

It’s easy

All you need is love

All you need is love

All you need is love, love

Love is all you need

All you need is love

All you need is love

All you need is love, love

Love is all you need

Nothing you can know that isn’t known

Nothing you can see that isn’t shown

Nowhere you can be that isn’t where you’re meant to be

It’s easy 

All you need is love

All you need is love

All you need is love, love

Love is all you need

All you need is love (All together, now)

All you need is love (Everybody)

All you need is love, love

Love is all you need (love is all you need)

All we need is Love

Fonti :

«  Il libro di Emmanuel » Pat Rodegast/ Judith Stanton

«  All you need is Love » John Lennon / The Beatles 25 giugno 1967

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*La buona notizia del venerdì: E’ nato il Teatro Delivery a testimoniare che la Cultura è indispensabile tanto quanto il cibo!

Ricordate le proiezioni di cinema nei cortili condominiali e nelle piazzette? A Milano nasce il Teatro Delivery che porta il teatro nei condomini e perfino nelle case , a domicilio appunto e su richiesta!

Si tratta di un progetto di resistenza culturale per tenere vivo il teatro e tentare nuove modalità di contatto tra artisti e spettatori. Si cerca di correre ai ripari, dato che non si sa ancora con certezza quando riapriranno teatri e musei.

Si possono ordinare alcune cantiche dell’Inferno dantesco oppure il “Pacchetto famose ‘na risata”; si può scegliere tra il riadattamento de La Locandiera di Goldoni e il “Rodari Remix”, incluso nel Menù Speciale, oppure proporre un testo a proprio piacimento.

Sono solo alcune delle opzioni contenute nel menu di Teatro Delivery, iniziativa nata a Milano lo scorso dicembre per portare il teatro a domicilio.

Per contrastare l’incertezza totale che grava sui teatri,chiusi dal 26 ottobre 2020 e non ancora riaperti – l’USCA – Unità Speciali di Continuità Artistica ha deciso di costituire un servizio alternativo che porta il teatro e la recitazione nei cortili dei condomini, negli atri, nei giardini pubblici, negli spazi aperti o in qualsiasi luogo in cui sia possibile la realizzazione della performance in completa sicurezza per attori e loro committenti.

Come nel caso di un normale delivery, basta scegliere ciò che pare più “appetibile” (per un ordine minimo di 20 euro), contattare gli organizzatori e accordarsi sulle modalità di fruizione.

Le responsabili del progetto Marica Mastromarino diplomata al Piccolo Teatro nel 2017, con un vissuto legato al teatro di prosa e alla performance, e Roberta Paolini, attrice comica e di prosa.

Sono entrambe attiviste nel movimento dei lavoratori e lavoratrici dello spettacolo nato in questa fase emergenziale, il Coordinamento Spettacolo Lombardia; Roberta, inoltre, è attiva nella Associazione di attrici Amleta, recentemente costituitasi, impegnata sulle tematiche della parità di genere e lotta contro la violenza sulla donna.

L’idea nasce dall’attore leccese Ippolito Chiarello, da dieci anni attivo in Italia e non solo con il suo progetto Barbonaggio Teatrale, con il quale si propone nelle piazze con il suo banchetto e un menù per fare teatro in strada. Dopo la chiusura di tutti i teatri per la pandemia ha trasformato il progetto in un Teatro a domicilio: chiamando colleghi attori conoscenti in giro per l’Italia!

Il menù delle due attrici è composto da monologhi di repertorio, o comunque tratti dai loro precedenti spettacoli: si va da Dante a Benni, incluse proposte scritte da loro stesse.

Il pezzo più richiesto è senz’altro la Fame dello Zanni, riadattato da uno dei lazzi del Mistero Buffo di Dario Fo, e non è un caso. In generale, dopo lo Zanni, i pezzi più richiesti sono quelli comici ma anche il V canto dell’Inferno.

Il pubblico che le ha chiamate e ha assistito ai lorospettacoli è stato sempre entusiasta e tutto ciò ha sorpreso non poco. I bambini, insieme ai nonni e ai genitori, con la signora che stende il lenzuolo e sbircia, ecco questo il pubblico che dà la percezione di quanto sia indispensabile il contatto vis a vis, di quanto calore umano ci si può scambiare in presenza!

Con questo progetto, diciamo a gran voce che la Cultura è indispensabile tanto quanto il cibo.”dicono le attrici!

Del resto in realtà i Teatri sono spazi che ben si prestano al mantenimento delle distanze e quindi ad un monitoraggio sicuramente maggiore dei centri commerciali che invece sono aperti e super affollati.

Le attrici si augurano che questa iniziativa possa diffondersi anche in altre città, e che possa riportare la gente a teatro quando questi ultimi saranno finalmente riaperti.

Leggi anche:https://lauracarpi.com/2019/08/02/la-buona-notizia-del-venerdi-scendi-ce-il-cinema-stasera-in-cortile-basta-che-scendi-e-ce-pure-languria/

Liberamente tratto da una intervista alle responsabili del progetto Teatro Delivery

Fonte:https://www.artribune.com/arti-performative/teatro-danza/2021/01/milano-teatro-delivery-condomini-case/?

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* Sebben che siamo donne: Virginia Woolf

“Chi mai potrà misurare il fervore e la violenza del cuore di un poeta quando rimane preso e intrappolato in un corpo di donna?»

(Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé, 1929)

Cos’altro posso fare per incoraggiarvi a far fronte alla vita?

Ragazze, dovrei dirvi – e per favore ascoltatemi, perché comincia la perorazione – che a mio parere siete vergognosamente ignoranti.

Non avete mai fatto scoperte di alcuna importanza. Non avete mai fatto tremare un impero, né condotto in battaglia un esercito. Non avete scritto i drammi di Shakespeare, e non avete mai impartito i benefici della civiltà ad una razza barbara. Come vi giustificate?

È facile dire, indicando le strade, le piazze, le foreste del globo gremite di abitanti neri e bianchi e color caffè, tutti freneticamente indaffarati nell’industria, nel commercio, nell’amore: abbiamo avuto altro da fare. Senza la nostra attività nessuno avrebbe solcato questi mari, e queste terre fertili sarebbero state deserto. Abbiamo partorito e allevato e lavato e istruito, forse fino all’età di sei o sette anni, i milleseicentoventitré milioni di esseri umani che secondo le statistiche sono attualmente al mondo; e questa fatica, anche ammettendo che qualcuno ci abbia aiutate, richiede tempo.

C’è del vero in quel che dite – non lo nego.

Ma nello stesso tempo devo ricordarvi che fin dal 1866 esistevano in Inghilterra almeno due colleges femminili; che, a partire dal 1880, una donna sposata poteva, per legge, possedere i propri beni; e nel 1919 – cioè più di nove anni fa – le è stato concesso il voto?

Devo anche ricordarvi che da ben dieci anni vi è stato aperto l’accesso a quasi tutte le professioni?

Se riflettete su questi immensi privilegi e sul lungo tempo in cui sono stati goduti, e sul fatto che in questo momento devono esserci quasi duemila donne in grado di guadagnare più di cinquecento sterline l’anno, in un modo o nell’altro, ammetterete che la scusa di mancanza di opportunità, di preparazione, di incoraggiamento, di agio e di denaro non regge più.”

Virginia Woolf – 25 gennaio 1882 – 28 marzo 1941

….non si può non aver letto ” Una stanza tutta per sè”