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La buona notizia del venerdì: Gli appassionati della lettura diventano professionisti!

Tempo fa su FB girava una intervista ad una signora in metro che leggeva un libro e cosa più “sorprendente” anche il figlio accanto a lei! La domanda era :” Come mai suo figlio legge in metro come lei?” “ Lui ha sempre visto me leggere ! In casa, al parco, in gita al picnic…noi abbiamo sempre un libro in tasca!”

L’esempio è il miglior strumento per insegnare!E far venire la passione per leggere!Qualsiasi passione,del resto!

Leggere resta una delle più alte conquiste dell’umanità e solo quando la cultura è a portata di tutti si possono superare le disuguaglianze ed i conflitti razziali e religiosi.

Ed ecco perché è importante la proposta dell’associazione culturale Hamelin di formare una nuova categoria di professionisti, i cosiddetti “educatori alla lettura”, che con il progetto ‘Leggere per leggere Bologna’ apprenderanno gli strumenti più adeguati per introdurre i bambini al gusto e al piacere dei libri, ma anche per operare nell’ambito del volontariato all’interno di associazioni, biblioteche e poli culturali..

A Bologna sono ben 106 i ragazzi, tra i 22 e i 35 anni, che si sono candidati per diventare “educatori alla lettura”. Un ruolo che non vuole restare solo un’etichetta ma ha l’ambizioso obiettivo di diventare una professione a tutti gli effetti.

Di questi, sono 15 i giovani selezionati dall’associazione Hamelin di Bologna, che cura ‘Leggere per leggere Bologna’, il percorso di formazione presentato nell’ambito del progetto Pon Città Metropolitane 2014-2020 e del Patto per la lettura di Bologna.

Proprio grazie a questi due progetti, Hamelin ha a disposizione 300.000 euro per realizzare l’obiettivo di inserire i giovani ragazzi in contesti lavorativi, trasformando la passione per la lettura in un lavoro a tutti gli effetti.

Oltre che ad un programma didattico dunque, ‘Leggere per leggere Bologna’ “sarà un opportunità anche professionale molto importante che conferma come a Bologna la cultura offre anche una chance occupazionale importante“.

Come spiega Emilio Varrà di Hamelin, il percorso di formazione è iniziato da un mese e per ora le lezioni sono teoriche: “E’ fondamentale dichiarare la figura professionale dell’educatore alla lettura perchè è molto importante questo ruolo, troppe volte lasciato all’improvvisazione.E’ vero che “tutte le pratiche che possono diffondere la lettura sono valide in quanto tali, ma come tutti i mestieri anche questa va distinta e su questo insistiamo affermando la necessità di abituarci a considerare la diffusione della lettura come un vero e proprio lavoro”.

E se ci allarghiamo sul mondo queste iniziative sono già in atto da anni.

In Europa Il report del 2011 di Eurydice fornisce le linee guida sull’insegnamento della lettura nei sistemi educativi europei (Teaching Reading in Europe. Contexts, Policies and Practices, EACEA).

Da questo studio emerge che in Europa c’è realmente una forte attenzione al tema dei lettori e che è necessaria una figura specifica capace di affiancare l’insegnamento tradizionale e far nascere la passione per la lettura. Ovviamente supportato da materiale didattico differenziato e dalla riorganizzazione del ritmo di lavoro in classe.

Anche negli USA sono stati introdotte queste figure qualificate non solo nelle scuole ma anche in attività sociali parallele e organizzati corsi a vari livelli per qualificare questi “specialisti di lettura.”.

E tu scopri che il mondo è pieno di cose meravigliose e per conoscerle tutte,visto che la vita non ti basterà a percorrere tutta la terra, non rimane che leggere tutti i libri.” Umberto Eco

“Vorrei che tutti leggessero, non per diventare letterati e poeti, ma perchè nessuno sia più schiavo” Gianni Rodari

Fonti

https://hamelin.net/lxl-leggere-per-leggere-bologna/

ps://www.literacyitalia.it/corsi/lo-specialista-di-lettura/

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La buona notizia del venerdì: Le Giornate Fai di Primavera, edizione 2021

Torna la più grande festa di piazza dedicata al patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese.Ben 600 aperture in oltre 300 città in tutta Italia, nel pieno rispetto delle norme di sicurezza sanitaria.

Sabato 15 e domenica 16 maggio saranno eccezionalmente aperti ville e parchi storici, residenze reali e giardini, castelli e monumenti che svelano spazi sorprendenti, aree archeologiche e musei insoliti; e ancora, orti botanici, percorsi naturalistici da godersi anche in bicicletta, itinerari in borghi che custodiscono antiche tradizioni: anche quest’anno le 600 aperture in oltre 300 città proposte in occasione delle Giornate FAI di Primavera – organizzate, disposizioni governative permettendo nel pieno rispetto delle norme di sicurezza sanitaria – ben racconteranno l’eccezionale varietà del patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese.

Nel 2021 la manifestazione di punta del FAI, accolta sempre con gioia e speranza e diventata ormai irrinunciabile per tantissimi italiani che amano stupirsi di fronte alle bellezze spesso poco conosciute che ci circondano, sarà anche una preziosa occasione per spiegare, attraverso l’attenta scelta dei luoghi e la narrazione che ne verrà fatta, la nuova visione culturale della Fondazione – presentata a marzo in occasione del XXV Convegno Nazionale dei Delegati e dei Volontari – che vede l’Ambiente come indissolubile intreccio tra Natura e Storia e la Cultura come sintesi delle scienze umane e naturali. E l’Italia, come nessun altro paese al mondo, è ricca di esempi di come la co-evoluzione armonica di Natura e Uomo abbia creato paesaggi unici.

Le Giornate FAI sono un’occasione per conoscere l’inestimabile patrimonio culturale d’Italia e un grande momento di incontro tra il FAI e tutti gli italiani.

E ci sono anche gli Apprendisti Ciceroni , è un progetto di formazione nato nel 1996 e cresciuto negli anni, fino ad arrivare a coinvolgere oltre 50.000 studenti ogni anno.

I ragazzi hanno l’occasione di accompagnare il pubblico alla scoperta del patrimonio di arte e natura del proprio territorio e di sentirsi direttamente coinvolti nella vita sociale, culturale ed economica della comunità, diventando esempio per altri giovani in uno scambio educativo tra pari.

L’impegno degli Apprendisti Ciceroni è certificato dal FAI con un attestato di partecipazione. Gli studenti della scuola secondaria di II grado possono far valere la propria partecipazione ai fini dell’acquisizione di crediti scolastici.

La formazione degli studenti, inserita nel Piano dell’Offerta Formativa (POF), è pensata come una esperienza continua durante tutto l’anno scolastico, che concretamente vede la loro partecipazione sul campo presso istituzioni museali pubbliche o private, in occasione di eventi organizzati dal territorio e nei principali eventi nazionali FAI: le Giornate FAI di Primavera e di Autunno e le Giornate FAI per le scuole.

Il progetto Apprendisti Ciceroni può essere declinato nell’ambito dei Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento (PCTO).

La manifestazione si inquadra nell’ambito delle iniziative di raccolta pubblica di fondi occasionale Coloro che decidono di partecipare, sostengono con il proprio contributo la missione della Fondazione.

Quest’anno il contributo minimo suggerito per prenotarsi e prendere parte alle Giornate FAI di Primavera è di 3 euro.

Per chi lo volesse, sarà possibile sostenere ulteriormente la missione della Fondazione con contributi di importo maggiore oppure attraverso l’iscrizione annuale, un gesto concreto in difesa del patrimonio d’arte e natura italiano che permette di godere di iniziative e vantaggi dedicati.

O ancora con l’invio di un sms solidale al numero 45586, attivo dal 6 al 23 maggio 2021.

““Quando si ha una forte visione d’insieme è piuttosto facile che la visione diventi realtà. Ma ci vuole coraggio, molta grinta…Quando si ha una forte visione d’insieme è piuttosto facile che la visione diventi realtà. Ma ci vuole coraggio, molta grinta…”

(Giulia Maria Crespi, )

Ed è stato proprio con coraggio, grinta e un pizzico di follia che quattro amici – Giulia Maria Crespi, Renato Bazzoni, Alberto Predieri e Franco Russoli – decisero nel 1975 di fondare il FAI, sul modello del National Trust inglese, seguendo il consiglio di Elena Croce. Li univa un unico scopo: quello di far conoscere e proteggere le straordinarie bellezze di cui l’Italia è ricca, i monumenti, i paesaggi, le opere d’arte, i siti archeologici…

https://www.romatoday.it/eventi/cultura/giornate-fai-di-primavera-15-16-maggio-2021.html

https://www.fondoambiente.it/il-fai/scuola/progetti-fai-scuola/apprendisti-ciceroni/

https://www.fondoambiente.it/il-fai/grandi-campagne/giornate-fai-di-primavera/

https://www.investireoggi.it/news/giornate-fai-di-primavera-2021-il-15-e-il-16-maggio-ecco-cosa-vedere-in-piemonte-sicilia-e-marche/

https://www.rai.it/ufficiostampa/assets/template/us-articolo.html?ssiPath=/articoli/2021/05/La-Settimana-Rai-per-i-Beni-Culturali-Rai-e-FAI-18af20f7-47dd-4ce2-9cb4-b3dcaf5bb5d8-ssi.html

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La buona notizia del venerdì: La nuova campagna Ikea : “Non aiutarla in casa”

Non aiutarla a fare i piatti, non aiutarla a stirare o a rifare il letto.

Ad una prima e disattenta lettura, queste frasi potrebbero creare sdegno e riportarci indietro con gli anni.

Ed invece è proprio il contrario.

È al futuro che Ikea mira, con la nuova campagna pubblicitaria. Un futuro che nel 2021 dovrebbe essere già qui, anzi, superato addirittura.

Ma non nascondiamoci dietro ad un dito: l’Italia non è così al passo con i tempi, soprattutto se si parla di parità di genere.

Perché se abbiamo superato – e a fatica – l’undicesimo tacito comandamento “le faccende di casa spettano alla donna e a lei soltanto”, ora se ne presenta un altro, ancora più insidioso:

“L’uomo che aiuta in casa”

Viviamo in una realtà talmente patriarcale, che siamo riusciti a trasformare quella che era – ed è tutt’ora – una schiavitù femminile, in un vanto maschile. Siamo capaci di far apparire uno stesso gesto, diverso a seconda di chi lo compie.

Così se la donna lavora in casa e fuori casa, è la normalità. Anzi, se l’è anche un po’ cercata: ha voluto la parità, non si lamentasse.

Se l’uomo lavora in casa e fuori casa è una specie di super uomo, che aiuta la donna.

Così come per le mamme e per i papà. Avete mai sentito una donna elogiata solo perché ha cambiato un pannolino? Ebbene, provate a farlo fare ad un uomo: scatteranno gli applausi scroscianti di una platea in delirio.

Personalmente quando le figlie erano piccole chiamavano mamma la notte e vedevano invece sempre papà! E lui era divertito e chiedeva perchè?

Abbiamo sempre lavorato tutti e due con passione per l’attività scelta e la divisione dei compiti in casa non si è mai posta. Tutti in famiglia hanno sempre collaborato secondo le necessità giornaliere con spirito di gruppo.

Effettivamente era un’eccezione.

Cosa che invece è una normalità nei paesi nordici, dove è nata Ikea.

«La divisione delle funzioni deve essere cambiata in modo tale che in una famiglia vengano offerte sia all’uomo che alla donna le stesse possibilità pratiche di svolgere con successo il loro ruolo di genitori senza tuttavia rinunciare alle soddisfazioni del lavoro». La Svezia ha dato l’avvio ufficiale a questa politica nel 1968 per sostenere il naturale rapporto di parità nella famiglia e uguaglianza sociale.

In Svezia anche gli uomini prendono lunghi congedi per stare con i figli e le donne non rinunciano alla loro carriera. Anzi i congedi parentali ai padri sono molto diffusi e ben accetti.

In Finlandia l’economia domestica si insegna a scuola anche ai maschi.

“Liberare i bambini e i ragazzi dagli stereotipi, che considerano il vero maschio diverso dalle femmine, significa in ultima istanza fare crescere (nuovi) adulti più liberi anche nella vita privata oltre che nel mercato del lavoro».

Se un uomo lava i piatti non sta aiutando. Si sta occupando di una casa che è anche sua, di un progetto familiare di cui è parte attiva e non spettatore passivo. Si, insomma, sta solo facendo la sua parte.

E poi riesce anche a trovare i calzini al primo colpo, dato che magari i calzini li ha sistemati lui!

Ma l’educazione parte dall’esempio in casa in famiglia.

Siamo sicure di dare il buon esempio per prime noi donne? Insegniamo ai nostri figli e figlie l’indipendenza domestica?

esteri/2015/nelle-scuole-finlandesi-dove-leconomia-domestica-e-roba-anche-da-maschi/

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* Sebben che siamo donne: Le pionere delle stelle e dell’informatica erano suore

Nel primo decennio del Novecento, quattro suore sono state sicuramente le prime a scoprire e catalogare più di quattrocentomila stelle.

Emilia Ponzoni, Regina Colombo, Concetta Finardi e Luigia Panceri, sono le suore dell’Istituto “Maria Bambina” di Roma che hanno contribuito alla compilazione della “Carte du Ciel”, il primo grande Catalogo stellare la cui compilazione è iniziata a fine Ottocento, quando lo sviluppo della fotografia ha permesso di fotografare il cielo.

Le immagini erano opera degli astronomi esperti di tutto il mondo che si erano riuniti più volte a Parigi proprio per catalogare le stelle,ma i calcoli minuziosi per trovare le coordinate della posizione delle stelle vennero affidati a équipes di solo donne, sparse in 18 osservatori.

Il lavoro richiedeva pazienza e precisione e le donne erano ritenute più adatte “per natura” e perché potevano essere sottopagate.

Il loro coinvolgimento fu casuale, dato che il gesuita John Hagen scelse le suore di quel convento solo perché era il più vicino al telescopio e quindi le donne avrebbero potuto recarsi all’osservatorio più velocemente. Una volta che alle suore fu spiegato come fare, diventarono da subito molto brave»tanto che vennero soprannominate “le donne calcolatrici” per la loro capacità di calcolare le coordinate e le formule da riportare sui fogli»

La Specola Vaticana partecipò al progetto con le quattro giovani suore che catalogarono da sole e a mano più di 400 mila stelle. Un lavoro che durò dal 1910 al 1922.

Il progetto internazionale per la mappatura dello spazio cominciato a fine Ottocento andò avanti fino al 1966 permettendo di catalogare quasi 5 milioni di stelle.

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La prima donna a conseguire un PhD in informatica e la prima persona in assoluto a conseguirlo negli Stati Uniti (insieme ad un’altra, che aveva conseguito il dottorato lo stesso giorno in un’altra università) è stata una suora: suor Mary Kenneth Keller  (1914-1985).

Suor Mary Kenneth Keller fu una vera e propria pioniera dell’informatica: infatti convinta dell’importanza del computer nell’insegnamento si impegnò a lungo per rendere questa tecnologia sempre più semplice da usare.

Suor Mary Kenneth Keller collaborò, mentre si trovava presso il Dartmouth College, all’elaborazione di BASIC, un linguaggio di programmazione molto più facile da imparare rispetto a quelli fino ad allora disponibili, che rendeva l’uso del computer accessibile a una fascia molto più ampia di popolazione.

Qualche anno dopo, nel 1965, ottenne il suo dottorato in informatica presso l’Università del Wisconsin.

Suor Mary Kenneth Keller, nacque nel 1914 e nel 1932, all’età di 18 anni entrò nell’ordine delle Sorelle della Carità. Successivamente, presso la DePaul University conseguì un bachelor of science e un master of science in Matematica e Fisica. La collaborazione con il Dartmouth cominciò negli anni ‘60, anni in cui studiò anche all’Università del Wisconsin alla Purdue e a quella del Michigan.

La suora americana successivamente fondò e diresse per 20 anni il Clarke College in Iowa. La sua idea era che il computer fosse sempre più accessibile e facile da usare, date le sue potenzialità. La sua ricerca non si limitò esclusivamente a questo ma si concentrò anche nel campo dell’intelligenza artificiale

Per la prima volta, ora possiamo simulare meccanicamente il processo cognitivo. Possiamo fare studi sull’intelligenza artificiale. Oltre a ciò, questo meccanismo [il computer] può essere usato per assistere gli esseri umani nell’apprendimento. Dato che con il passare del tempo avremo più studenti maturi in numero sempre maggiore, questo tipo di insegnamento sarà probabilmente sempre più importante“.

Così scriveva Giovanni Keplero:”E’ bene dunque che la donna faccia altre cose e non si impegni nello studio della scienza e della matematica, che le sono innaturali”.

Nicola Pende, uno scienziato che sostenne le leggi razziali fasciste, scriveva che alle donne si dovevano proibire gli studi scientifici: “Sappiamo che il cervello femminile non è per natura sufficientemente preparato per le carriere delle scienze, della matematica, della filosofia, della storia, dell’ingegneria, dell’architettura”.

Per approfondire: “Scienziate nel tempo. Più di 100 biografie”, pag. 250, Ledizioni, Milano 2020

“Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.
Con questo titolo pubblicherò articoli che parlano di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro fatto.
Solo per il fatto di essere donne.
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* La buona notizia del venerdì: Le encomiabili scelte di Ikea per l’ambiente e il Pianeta.

Aggiustare invece di buttare.

Ikea punta al riuso e torna alla cara vecchia abitudine dei nostri genitori e nonni: aggiustare. Ha infatti annunciato che inizierà a vendere pezzi di ricambio nei propri store. In questo modo sarà possibile riparare i mobili invece di gettarli via per acquistarne di nuovi.

Sembra un dettaglio ma non lo è. Nell’era dell’usa e getta, Ikea punta al riuso. Lo scorso anno ha aperto il suo primo negozio di mobili di seconda mano, a Eskilstuna, in Svezia ma ora è pronta a fare di più.

Per prolungare la vita dei propri prodotti inizierà a vendere pezzi di ricambio ai clienti di tutto il mondo. In realtà, lo scorso anno ha già messo a disposizione alcuni ricambi ma ora ha deciso di farlo in modo capillare e ha sviluppato un sistema di ordini online che sarà lanciato in tutto il mondo sul suo sito web entro il 2021.

A renderlo noto è stata Lena Pripp-Kovac, responsabile della sostenibilità di Ikea che ha detto al Financial Times: Per prolungare la vita dei prodotti, un aspetto fondamentale è disporre di pezzi di ricambio”.

Non si conosco ancora i tempi relativi alla vendita dei ricambi targati Ikea. Di certo, il colosso svedese sta cercando di essere più sostenibile. Proprio ieri ha annunciato di aver raggiunto l’obiettivo del 2020 ottenendo tutto il  legno da fonti certificate o riciclate, ossia il 98%.

Entro la fine dell’anno,i prodotti Ikea potranno per la prima volta anche essere aggiustati. L’azienda svedese nei prossimi mesi inizierà a vendere pezzi di ricambio, oltre ai dadi e ai bulloni che già offre gratuitamente.

La data di lancio dell’iniziativa a favore della sostenibilità non è ancora definita.

La chief sustainability officer di Ikea, Lena Pripp-Kovac, ha spiegato però al Financial Times che l’azienda ha già avviato la fase di sperimentazione, per scegliere i prodotti sui quali puntare. Tra questi potrebbero esserci, per esempio, braccioli, fodere e gambe per sedie e divani.

L’impatto sulle vendite

Ikea è convinta che l’iniziativa avrà un impatto “limitato” sulle vendite. Se, da un lato, non sarà più necessario acquistare un nuovo mobile per la rottura di una singola parte, dall’altro la disponibilità di pezzi di ricambio potrà attrarre nuovi clienti.

Molte persone desiderano condurre una vita più sana e sostenibile. Le nostre ricerche dimostrano però che tanti fanno fatica a realizzarla”, ha dichiarato l’amministratore delegato di Inter Ikea Group, Jon Abrahamsson, in una nota diffusa dal sito dell’azienda. “Il nostro obiettivo è di fare in modo che quello stile di vita diventi l’opzione standard. Per farlo, intendiamo offrire prodotti attraenti e accessibili, soluzioni a basso costo alla portata di molti”.

Ikea sostenibile

Nel suo rapporto sulla sostenabilità, Ikea ha fatto sapere anche di avere raggiunto, nel 2020, uno degli obiettivi che si era prefissata in un’ottica di rispetto dell’ambiente. Ha utilizzato infatti per il 98% legno ricavato da “fonti sostenibili”, vale a dire riciclato o proveniente da foreste “gestite in modo responsabile”. L’azienda ha dichiarato anche di voler rendere il suo business “pienamente circolare e in linea con la lotta al cambiamento climatico entro il 2030”.

Lo scorso anno Ikea è entrata anche nel mercato dei mobili di seconda mano. Ha infatti lanciato una campagna di riacquisto di vecchi prodotti – per lo più librerie della linea Billy – in cambio di voucher di un valore pari anche al 50% del prezzo originale. La società si è impegnata a riciclare tutti gli articoli che non potrà rivendere.

Le rive del fiume Altamaha, in Georgia (Usa), dove Ikea ha acquisito una foresta. Blake Gordon

Che Ikea abbia da tempo a cuore la tutela dell’ambiente è cosa nota. Quel che è meno noto è che Ikea ha di recente comprato una foresta di 4.000 ettari, nello stato americano della Georgia, con lo scopo di impedirne lo sfruttamento.

Habitat  della preziosa tartaruga gopher (Gopherus polyphemus), considerata in pericolo, la foresta di proprietà di Ikea sarà gestita in collaborazione con  The Conservation Fund, un’organizzazione no-profit che ha protetto oltre 8 milioni di acri di foreste negli Stati Uniti.

Il colosso dei mobili non è nuovo a questo tipo di operazioni. Basti sapere che il gruppo IKEA possiede circa 250 mila ettari di terreno forestale in Europa e negli Stati Uniti di Georgia, Carolina del Sud, Alabama, Texas e Oklahoma

E anche il Buy Back

Buy Back, ovvero restituiscimi il vecchio e compra il nuovo: è l’iniziativa di Ikea che ha deciso di dare una svolta green (o quasi) al suo giro di affari e di riacquistare i mobili di sua produzione già usati dai clienti. In cambio offrirà dei buoni spesa. L’iniziativa sarà attiva in 27 Paesi compresa Italia.

Il gigante svedese degli articoli per la casa vuole così incoraggiare i clienti a scambiare tavoli, sedie e simili con buoni, piuttosto che gettarli nella spazzatura, e vendere i mobili di seconda mano ai clienti che cercano un’alternativa più economica.

Due piccioni con una fava, se si considera che l’azienda in questo modo incasserà due volte: il valore della valutazione, infatti, viene restituito interamente al cliente sotto forma di carta reso da spendere, entro due anni, nello stesso circuito Ikea.

Come funziona Buy Back

Il Servizio in Italia prende il nome di “Dai una Seconda Vita ai tuoi Mobili”: in pratica, Ikea ritira i prodotti usati (ovviamente solo Ikea) e consegna un buono acquisto valido 2 anni. Successivamente li rivenderà all’Angolo delle Occasioni.

È un approccio che ci permette di raggiungere i nostri obiettivi legati alla Circolarità e che ha un impatto positivo sulle persone e sul pianeta”, si legge sul sito.

I clienti possono accedere al servizio tramite l’applicazione disponibile a questo link, seguendo le indicazioni, ogni cliente otterrà una stima del valore del suo prodotto che sarà confermata in negozio dopo un’ultima valutazione da parte di un dipendente Ikea.

Ma quali sono i prodotti idonei che potranno essere riconsegnati ad Ikea? Tra questi figurano scaffali, sedie, tavoli, librerie, scrivanie, tavolini, panche e sgabelli, armadi non componibili, comodini, cassettiere, carrelli e buffet, mobili da esterni, strutture letti per bambini e culle.

Non tutti i prodotti saranno accettati, mentre il valore del buono sarà di minimo il 30% se le condizioni non saranno del tutto ottimali, del 40% se in buone condizioni e del 50% se in ottime condizioni.

Grazie allo smart working e una nuova visione dell’ambiente domestico, l’idea di Ikea potrebbe davvero avere un ottimo effetto per chi ha la necessità di rivedere gli spazi  e magari rinnovare lo studio o l’ambiente di casa in generale.

https://www.greenme.it/consumare/riciclo-e-riuso/ikea-buy-back-mobili-usati/

https://www.investireoggi.it/economia/ikea-e-il-nuovo-programma-buy-back-quali-prodotti-si-possono-restituire/

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* La buona notizia del venerdì: A Natale c’è la favola sospesa !!!

Anche quest’anno regalo libri!!!

Sono cresciuta tra i libri ! I miei avevano librerie in ogni angolo e diversi interessi per cui avevo a disposizione una mezza biblioteca.

Ancora ricordo una certa eciclopedia “ La scala d’oro” della mamma che mi sono letta fino all’utima riga.

Così le mie figlie!

Ricordo ancora la più piccola che alla prima festicciola in casa di un amichetto era rimasta sconcertata : “ Mamma! Pensa in quella casa non c’è nemmeno una libreria ! Non ci sono libri!”

E ancora sono legata alla emozione della pagina di carta che scorre sotto le dita e al fruscio che fa quando la giri….

Ogni libro che ho letto ha contribuito a come sono. Ogni libro che leggo mi arricchisce. E’ un elenco in continuo divenire.

E come qualcuno ha detto:

” Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro.”

il web è pieno di iniziative per abituare i bambini a leggere. Eh sì! Perchè leggere è un abitudine che crescendo diventa una necessità!

Mi ha colpito l’iniziativa di questa autrice di libri per bambini e non solo. Giuseppina Bruno.

La conosco e la seguo da molti anni e sono affascinata dai suoi lavori.

Basta aprire un suo libricino nel formato più adatto per i bambini per essere trascinati in un mondo altro come se per magia una fata avesse scosso la sua bacchetta.

Una folta folla di personaggi che diventano subito compagni di avventure di vita e insegnano con le loro imprese i valori essenziali per la crescita.

Il tutto disegnato personalmente dall’autrice con un segno essenziale che conquista anche i “grandi”: e diventa una valido aiuto nella comunicazione.

Alla portata di tutti, come dice lei!

La favola sospesa

Conosco tante persone che vorrebbero comprare i miei libri ma non hanno bambini a cui regalarli. Io me li regalerei da sola, ma capisco il punto di vista.

Visto il momento di difficoltà per molte famiglie, ho pensato che chi vuole potrà acquistare un libro Stargatto da mettere nelle “favole sospese“.

Mi piace l’idea di regalare una favola dove c’è più bisogno di sognare, di immaginare, di usare la fantasia.

La stessa cifra degli acquisti fatti per le favole sospese sarà donata in beneficienza da me personalmente.

Oltre alle favole, il mio contributo perchè questo Natale sia migliore per tutti.

Per partecipare potete contattarmi via email (libristargatto@gmail.com)

Grazie per tutti quelli che contribuiranno in questo progetto in cui credo molto.

https://www.giuseppinabruno.com/post/la-favola-sospesa

https://www.giuseppinabruno.com/blog/categories/bruno-libri

Sono una scrittrice che ha scelto, dopo diverse esperienze, di curare la pubblicazione e la distribuzione dei propri libri. Sul sito troverai anche pubblicazioni omaggio che potrai scaricare subito. Mi piace sperimentare, creare, per me il libro è una porta magica che ti porta in un mondo, dove la fantasia regna sovrana per riportare ordine, armonia e amore nella mente e nel cuore.

Sono certa che apprezzerai il mio lavoro. Grazie per la tua scelta.

grazie Giusy

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* Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza 2020

Prendimi per mano,
dimmi che cambiera’
che il treno si e’ fermato ma ripartira’
fammi giocare ancora sopra i campi se ce n’e’.
dimmi che mi terrai con te.
fammi vedere il mare prima che cambi il suo colore
dimmi che posso vederti pescare.

prendimi per mano,
dimmi che cambiera’
che si potra’ dormire col cuore in pace
dimmi che potro’giocare ancora
che posso continuare
a mettere briciole sul balcone

e faro’ come mi hai insegnato:
avro’ fiducia in quelli che verranno
e chi ha distrutto e chi ha rubato
sara’ lontano, sara’ disarmato

quando saro’ grande
lo so che cambiera’
avro’ un lavoro che mi piacera’
ed una casa che e’ sempre rivolta verso il sole
luce che mi fa bene al cuore
e sara’ piu’ bello anche il mio futuro amore

e faro’ come mi hai insegnato
combatti sempre chi ti porta via
la pace, l’aria e la speranza
vedrai il futuro sara’ migliore
Fabio Concato
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* 13 novembre: la Giornata Mondiale della Gentilezza richiama i valori dell’umanità

 

Il 13 novembre in tutto il mondo si celebra la Giornata Mondiale della Gentilezza, nata da una conferenza del 1997 a Tokyo e introdotta in Italia dal 2000.

 

Una professoressa educa alla gentilezza i suoi alunni: “Sii gentile, sempre”

La docente che insegna ed educa i suoi ragazzi ad essere gentili verso il prossimo.

L’iniziativa comprende lezioni, show e tante emozioni.

Insegnare ai bambini ad essere gentili verso il prossimo è importante. Una persona gentile ha dei sentimenti importanti come l’onestà, l’altruismo, la generosità e l’empatia verso il prossimo. Uno studio condotto da alcuni ricercatori dell’Università della California, ha dimostrato come la vita dei bambini, dei pre-adolescenti, che compiono azioni gentili verso il prossimo, può cambiare in meglio.

Con dei semplici gesti gentili si può sia migliorare la vita di chi li fa e sia di chi li riceve. Per questo è importante incoraggiare le attività legate alla pro-socialità per avere effetti a catena ed aumentare la felicità e la popolarità di chi fa azioni gentili.

Quello che ha fatto una professoressa nel trevigiano con i suoi studenti è in linea con lo studio americano. La docente crede che, accanto al compito istituzionale, la scuola deve educare gli studenti ai sentimenti.

La professoressa che educa alla gentilezza ed ai sentimenti: “Ragazzine in gruppo che non si preoccupano se una loro compagna di classe rimane sola”

La professoressa Mara Pillon, 54 anni ed insegnate di italiano alla scuola media Marco Polo di Silea ha deciso di insegnare la gentilezza ai suoi alunni.

Osservando i suoi studenti si è accorta della loro indifferenza verso i compagni più “deboli”: “Li osservo da anni a ricreazione. Ragazzine in gruppo che non si preoccupano se una loro compagna di classe rimane sola. Ragazzi senza merenda costretti a rubarla ad altri con prepotenza, perché a nessuno viene in mente di condividere”.

Ha deciso così di insegnare la gentilezza a 19 alunni di età compresa tra gli 11 ed i 12 anni. Vuole insegnare, ai suoi alunni, a guardarsi intorno, osservare le persone ed a cercare di capirle.

É partito tutto da una frase del teologo Ian Maclaren e riportata nel libro di R.J. Palacio “Wonder”:

“Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile, sempre”.

Per un mese le sei ore di lezione alla settimana di italiano sono state utilizzate solo per imparare la gentilezza, come riportato da Il Napolista. Dopo varie riflessioni ed attività legate alla gentilezza, gli alunni hanno invitato gli studenti di prima e seconda media dell’istituto, in aula magna, per condividere le loro esperienze.

Hanno iniziato a leggere loro degli articoli nei quali si spiega come una persona non nasce gentile ma lo può diventare. Si è passati ad analizzare il testo letterario di Dante “Tanto gentile e tanto onesta pare“, per sottolineare come la gentilezza non rende belle le persone fuori ma belle dentro e quindi nobili d’animo.

Inoltre hanno sottolineato come la gentilezza sia una forma di rispetto verso se stessi e verso l’ambiente che ci circonda: “per pulire il nostro pianeta bisogna essere puliti dentro. La coerenza tra il dentro e il fuori è essenziale e si riflette nel nostro comportamento“, come riportato dal sito dell’Istituto.

Successivamente è stata raccontata un’attività che si è volta in classe. Gli alunni hanno annotato sul diario scolastico per una settimana le gentilezze ricevute e nella settimana seguente quelle donate agli altri.

Alla fine si sono accorti che le gentilezze ricevute sono state tante ma spesso non vengono riconosciute o le diamo per scontate.

Inoltre hanno usato un lenzuolo bianco dove al centro hanno scritto: “GENTILEZZA MAGIA CONTAGIOSA“. Nel restante spazio sono stati attaccati dei fili di lana colorata, ai quali sono state pinzate moltissime frasi significative riportate su alcuni cartoncini colorati.

Infine è stato raccontato in breve la trama del libro Wonder e sono state create delle scenette teatrali. Si sono ripresi i momenti di vita scolastica nella ricreazione come la condivisione della merenda, l’inclusione, l’aiuto e, appunto, la gentilezza.L’attività è stata presentata anche ai genitori che hanno gradito molto l’iniziativa.

La professoressa Pillon ha dichiarato: “Adesso questi 19 studenti sono i messaggeri della gentilezza. Sono chiamati a mettere in pratica ciò che hanno studiato, saranno loro all’interno dell’istituto a consigliare gli altri di fare altrettanto. Spero che il progetto sia esteso anche ad altre classi”.

la gentilezza un valore che va trasmesso a scuola”

Cortesia, altruismo, solidarietà tra compagni di classe. Sono i valori che vogliamo trasmettere a #scuola. I nostri ragazzi devono infatti sentirsi parte integrante di una grande famiglia, di una comunità.

È quello che accade all’Istituto ‘Marco Polo’ di Silea, in provincia di Treviso, dove la docente di italiano Mara Pillon ha introdotto Condiviuna “nuova materia”: la #gentilezza. Con la sua bellezza e la sua semplicità ci ricorda quanto sia fondamentale, ogni giorno, il ruolo della scuola nella vita dei nostri ragazzi”.

 

«La gentilezza ci consente di allentare le continue difficoltà della vita, le nostre e quelle degli altri, di essere aperti agli stati d’animo e alla sensibilità degli altri, di interpretare le richieste di aiuto che giungano non tanto dalle parole quanto dagli sguardi e dai volti degli altri: familiari, o sconosciuti. La gentilezza è un fare e un rifare leggera la vita, ferita continuamente dalla indifferenza e dalla noncuranza, dall’egoismo e dalla idolatria del successo, e salvata dalla gentilezza nella quale confluiscono, in fondo, timidezza e fragilità, tenerezza e generosità, mitezza e compassione, altruismo e sacrificio, carità e speranza. La gentilezza è come un ponte che mette in relazione, in misteriosa e talora mistica relazione, queste diverse disposizioni dell’anima: queste diverse forme di vita: queste diverse emozioni. Ma la gentilezza è un ponte anche perché ci fa uscire dai confini del nostro io, della nostra soggettività, e ci fa partecipare della interiorità, della soggettività, degli altri; creando invisibili alleanze, invisibili comunità di destino, che allentano la morsa della solitudine, e della disperazione, aprendo i cuori ad una diversa speranza, e così ad una diversa forma di vita».

Eugenio Borgna, La dignità ferita

https://www.giuntiscuola.it/psicologiaescuola/news/13-novembre-la-giornata-mondiale-della-gentilezza/

https://www.universomamma.it/professoressa-educa-gentilezza-alunni/

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* Uno stipendio per i nonni che si prendono cura dei nipoti ?( in Svezia!)

Giornata internazionale delle persona anziane

Il termine nonno deriva dal greco antico Nónnos. Il suo significato è venerabile, puro, santo.

Dopo i nostri genitori, i nonni sono le persone con cui stringiamo i legami più stretti. A volte, ci sentiamo più al sicuro tra le braccia dei nostri nonni che non tra quelle di nostra madre e nostro padre. I nonni rappresentano perciò una delle figure più importanti.

È questo il motivo per cui la Svezia ha deciso di incentivare e gratificare l’impegno che i nonni profondono nella cura e crescita dei nipoti. 

Non abbiamo bisogno di dare un’occhiata agli studi sociologici per capire che molte famiglie si affidano ai nonni. Questo sia da un punto di vista economico che da quello, molto più importante, della cura dei figli. I nonni sono spesso le figure più presenti nella vita di bambini e ragazzi.

E, di frequente, sono per i genitori una base sicura su cui appoggiarsi.

Gli svedesi lo sanno bene ed è per questo che il governo ha deciso di offrire un vero e proprio stipendio a queste venerabili figure. Lo stipendio corrisposto sarà pari a circa 700€ e servirà a coprire le spese necessarie alla cura dei nipoti.

L’iniziativa del governo svedese è nata per permettere alle mamme di tornare al lavoro full-time in un tempo più breve, accorciando il periodo di maternità supplementare.

Un’idea all’avanguardia che appare in netto contrasto con le politiche di altri stati europei, in cui non esistono veri incentivi sociali per le mamme che sono per questo spesso costrette a ricorrere alla maternità supplementare vedendo il proprio stipendio decurtato del 70%.

La Svezia, come spesso accade quando si tratta dell’attenzione verso le nuove generazioni, ha avuto un’intuizione alternativa e rivoluzionaria che speriamo possa essere seguita al più presto anche da altri paesi.

inoltre…

Chi non ricorda con piacere le figure dei nonni? I nostri parenti anziani spesso ci hanno offerto affetto, cure e insegnamenti che hanno avuto un valore altrettanto prezioso rispetto a quelli dei genitori.

Oggi, i nonni ricoprono ruoli sempre più importanti nell’educazione dei nipoti, aiutando padri e madri a compensare e coprire il tempo che non possono trascorrere con i figli.

Tuttavia, la figura del nonno non è importante solo per i bambini. Prendersi cura dei nipoti aiuta gli anziani a vivere più a lungo, rallentando il declino fisico e mentale. Vediamo perché e come è stato provato da diversi studi scientifici.

Le difficoltà legate alla vecchiaia sono innegabili. La salute diventa più fragile, così come la lucidità può non essere più la stessa di quando si era giovani. Trascorrere quantità regolari di tempo con i nipoti, però, può essere un ottimo modo per arginare i problemi legati all’anzianità. 

Lo studio condotto da David A. Coall, Denis Gerstorf, Ralph Herwig e Sonja Hilbrand, provenienti da atenei e istituti australiani, tedeschi e svizzeri, ha dimostrato in pieno che i nonni-babysitter riescono a mantenersi più giovani di quelli che non hanno nipoti.

I partecipanti alla ricerca sono stati intervistati ogni due anni nell’arco di circa 20 anni, fornendo varie informazioni ai ricercatori sulle loro attività con i nipoti. Al centro delle statistiche, ovviamente, sono stati posti i dati sulla mortalità dei nonni.

Confrontando la propensione a prendersi cura dei piccoli e i tassi di decesso, gli studiosi hanno dedotto che i nonni che prendevano parte frequentemente all’educazione dei nipoti hanno avuto un rischio di mortalità inferiore del 37% rispetto a quelli che non lo facevano, o che non avevano nipoti.

Le attività di aiuto, poi, sono state valutate anche al di fuori di quelle legate strettamente ai bambini. Un anziano può infatti dare una mano anche ai figli grandi: e questo è risultato essere un altro fattore che allontana i problemi legati alla vecchiaia. 

I motivi? Sono presto detti. Rendersi utili per gli altri, piccoli o grandi che siano, aiuta il cervello a ricevere più stimoli, riducendo il rischio di sviluppare problemi legati al declino cognitivo. Inoltre, specie per i nonni che fanno da baby-sitter, una passeggiata o un gioco con i piccoli rende i nonni più attivi, e ciò è senza dubbio un beneficio.

Rimanere a contatto con gli altri, poi, per un anziano significa non vivere sensazioni di solitudine o abbandono, nonché mantenere buoni livelli di motivazione quotidiana ed essere più inclini a pensare positivamente.

Mantenersi attivi, nei limiti dell’età e dei problemi legati a essa, è un imperativo che tutti dovrebbero porsi, indipendentemente dal fatto che siano nonni o meno. Come dimostrano le ricerche di cui abbiamo parlato, però, dare aiuto agli altri è un vero toccasana per mantenersi “giovani”, oltre che un modo per trasmettere alle generazioni future insegnamenti e saggezza.

https://www.curioctopus.it/read/22147/i-nonni-che-si-occupano-dei-nipoti-vivono-piu-a-lungo:-la-scienza-lo-conferma?fbclid=IwAR1A0owqCZvvf_-grZtRIRXTUwBdMv42n2ggDeu8r4Z-1N4Pee4bDIDR2AM

 

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* La buona notizia del venerdì: A Firenze nasce il primo liceo dedicato al nostro patrimonio artistico

«La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.»

Costituzione della Repubblica Italiana, art. 9

Sarà mirato allo studio dei beni culturali e alla loro conservazione, con tanto di esperienze sul campo: a Firenze, per la prima volta, un liceo classico proporrà un indirizzo per i Beni culturali. I

n un momento in cui la cultura sembra essere messa parecchio da parte, la Toscana, culla del Rinascimento, rilancia e punta alle nuove generazioni.

Siamo al Liceo classico Cavour Pacinotti del capoluogo toscano che, in collaborazione con l’Istituto per l’arte e il restauro Palazzo Spinelli, inaugurerà dal prossimo anno un programma specificamente rivolto, come si legge nella nota, “all’acquisizione di competenze e capacità multidisciplinari necessarie alla conoscenza, identificazione, protezione, comunicazione e valorizzazione del patrimonio mondiale culturale e naturale”.

D’altronde, in un Paese come l’Italia, perché non averci pensato prima? Secondo l’ultimo studio ISTAT, attualmente sono 4.889 i musei e gli istituti similari, pubblici e privati, aperti al pubblico (nello specifico: 4.026 musei, gallerie e collezioni, 293 aree e parchi archeologici e 570 monumenti e complessi monumentali).

Quasi la metà del patrimonio museale (46,1%) si trova nelle regioni del Nord, il 27,4% al Centro e il 26,4% al Sud e nelle Isole. Le regioni con il maggior numero di istituzioni museali sono proprio la Toscana (528), l’Emilia-Romagna (482), la Lombardia (409), il Piemonte (398) e il Lazio (364). Un Comune italiano su tre (29,8%) ospita almeno un museo o un istituto similare e in Toscana, per esempio, la quota di Comuni dotati di almeno una struttura di raccolta e di esposizione al pubblico arriva al 66,8%.

Il nuovo Liceo ad indirizzo Beni Culturali

Punto di forza del liceo, spiega la nota, sarà una costante partecipazione alle attività culturali del territorio, attraverso visite mirate ai musei e alle collezioni pubbliche o private, prevedendo delle attività nei laboratori di restauro, nei cantieri e nelle botteghe artigiane.

Il corso è stato strutturato secondo materie proprie del percorso classico (italiano, greco e latino), che, insieme alle scienze naturali, matematica e fisica ed allo studio intensivo di una lingua straniera (inglese), integrano discipline che vanno dall’area normativa e governativa alle scienze culturali, umane e sociali, dalla storia dell’arte alla conservazione e restauro dei beni materiali, immateriali e del paesaggio, dalle dinamiche di gestione economico-finanziaria e di comunicazione all’utilizzo di nuove tecnologie integrate, alla valorizzazione dei contesti culturali e del territorio. Oltre alle lezioni frontali, il Liceo Classico dei Beni culturali punterà molto alle esperienze ” sul campo”, ovvero alla partecipazione ad attività culturali sul territorio presso musei, collezioni pubbliche e private, laboratori di restauro, cantieri e botteghe artigiane, ma anche convegni e seminari di approfondimento.”

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La cultura non è un bagaglio infinito di nozioni.

La cultura non si misura, non si pesa, non luccica.

La cultura si insegna. La cultura è un atteggiamento.

E’ l’amore per la conoscenza, è la passione per scoprire oltre l’evidenza, è l’ esigenza di collegare piccole nozioni in un disegno mentale, è la gioia di vederci più chiaro, di indagare, di non dare nulla per scontato.

E’ un ‘avventura che inizia con piccoli pezzi a comporre un puzzle che comprende tutta l’umanità, la sua evoluzione,le sue conquiste, la sua espressione in ogni campo, i suoi valori, i suoi principi.

La cultura rende l’essere umano libero di pensare con la propria testa e di argomentare le sue scelte.

Tutti gli esseri umani hanno diritto all’istruzione!

L’istruzione è la chiave della libertà!

 

La Bellezza è un’abitudine di pensiero!

Fonte: Cavour Pacinotti

https://www.cavourpacinotti.net/liceo-classico-beniculturali/

https://www.laureaturismo.it/lauree/corso-di-laurea-in-beni-culturali-catania/

https://lauracarpi.com/2020/07/24/la-buona-notizia-del-venerdi-la-cultura-e-lo-strumento-per-cambiare-il-mondo-la-cultura-rende-lessere-umano-libero-di-pensare-con-la-propria-testa/

https://lauracarpi.com/2020/07/17/la-buona-notizia-del-venerdi-street-art-a-napoli-alluniversita-e-in-puglia-e-legge-viva-la-creativita-urbana/

https://lauracarpi.com/2020/07/10/la-buona-notizia-del-venerdi-i-parchi-artistici-e-larte-nella-natura-e-con-gli-elementi-natura/