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La buona notizia del venerdì: Le Big Banch per cambiare punto di vista!

Si chiamano “panchinisti itineranti” e vanno a caccia di panchine giganti – o big bench – per tutto il Paese.

L’idea nasce originariamente da Chris Bangle, designer americano che insieme alla moglie Catherin ha ideato la prima Big Bench, installata a Clavesana, in provincia di Cuneo. La panchina gigante è stata poi riprodotta sempre uguale ma con colori diversi e ogni Big bench è stata collocata in punti panoramici in diverse regioni d’Italia.

L’originalità di Bangle accompagnata dalla bellezza del territorio hanno dato vita nel 2010 alla prima Big Bench che posizionò in un luogo panoramico di sua proprietà accessibile ai visitatori.

L’intenzione di Bangle è riuscire a trasmettere un messaggio positivo, di collettività, di unione e condivisione.

L’iniziativa ha lo scopo di favorire il turismo, aiutando a scoprire e condividere panorami nuovi e incantevoli fuori dai circuiti normali. Inoltre, il progetto Big Bench sostiene artigiani e comunità locali delle località in cui si trovano le panchine giganti.

Ciò che attrae delle Big Bench oltre alla notevole dimensione sono i colori brillanti ispirati alla natura. Ogni colore è legato al territorio che le ospita. Il giallo dei girasoli, il viola della lavanda, il rosso del vino, il marrone delle nocciole. Le Grandi Panchine sono tutt’uno con i colori del territorio piemontese!

Attualmente le Grandi Panchine sono 106, ogni panchina è numerata ed ha il logo della Big Banch Community-

La maggior parte sono in Piemonte , ma se ne trovano anche in altre regioni.

Pian piano il fenomeno si sta espandendo un po’ ovunque.

Le Grandi Panchine nella maggior parte dei casi, si trovano in cima alle colline, in luoghi panoramici, lontane dai centri abitati Per sapere esattamente dove si trovano si può utilizzare la App gratuita Big Banch.

Google fornisce la mappa con la geolocalizzazione in mmodo da condurvi esattamente dove si trova la panchina che volete raggiungere,

Oltre alla mappa ci sono diverse informazioni utili riguardanti il territorio dove si trova la Big Banch e il grado di difficoltà per raggiungerla. Infatti a volte occorre seguire sentieri poco praticabili, magari tra i vigneti o i campi coltivati, anche con distanze notevoli.

Le Panchine Giganti sono spesso conosciute per immagini, ma una volta che ci si siede su una di esse e si prova la sensazione di godersi la vista come se “si fosse di nuovo bambini”, si vive un’esperienza intensa, da condividere con gli altri. Le panchine sono fatte per rilassarsi, a differenza di una sedia o di una poltrona sono larghe abbastanza da accogliere uno o più amici. Sedersi su una panchina è un gesto sociale piacevole, e fare buon uso di tutta l’energia positiva che le Panchine Giganti emanano è la visione alla base del Big Bench Community Project”, spiega Chris Bangle.

Le Grandi Panchine – Dove si trovano le Big Bench? – Mai fermarsi

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La buona notizia del venerdì: una pianta in aula per ogni alunno per agire sul cambiamento climatico

Una pianta per ogni alunno, in aula. Basta questo per cambiare non solo gli ambienti della scuola ma anche la didattica, riscoprendo le competenze legate alla cura. E per agire insieme, concretamente, per fermare il disastro climatico.

«Non posso dire ai ragazzi “ti devo spiegare che il mondo sta finendo”: ti devo far fare cose che ti permettano di agire».

L’estate 2021 ce l’ha sbattuto in faccia: il cambiamento climatico è l’urgenza delle urgenze. Stefano Mancuso, direttore del Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale dell’Università di Firenze, è molto duro: ridurre le emissioni di CO2 è necessario ma insufficiente.

Per la salvaguardia della Terra l’unica vera soluzione è piantare mille miliardi di alberi nei prossimi cinque anni, di cui due miliardi in Italia (ma potremmo tranquillamente, secondo lui, arrivare a sei): una vasca da bagno d’altronde si svuota togliendo il tappo, non certo riducendo l’intensità del getto d’acqua. Solo così possiamo far scendere la curva dell’emissione di CO2.

E allora perché non cominciare dalla scuola? Portando nelle aule una pianta per ogni bambino e per ogni insegnante.

È questa l’idea di Beate Weyland, che insegna alla libera università di Bolzano, esperta del rapporto tra pedagogia e architettura e design.

«Portare negli spazi interni delle scuole di ogni ordine e grado una pianta per ogni bambino e una per ogni insegnante non solo per abbellire luoghi che solitamente sono tristi e disadorni, è un gesto assolutamente rivoluzionario. Ci permetterebbe per esempio di ripensare il tempo scuola in ordine al tema della cura: quanto tempo possiamo ritagliare per curare insieme le piante, che sono l’unica fonte di sopravvivenza della razza umana sulla terra? Vivere con loro, curarle, seguirle, osservarle, giocarci… significa condurre i bambini (e noi stessi) a sviluppare rapporti di prossimità con le piante. Solo così vinceremo la scommessa per il futuro»

Il progetto si chiama EDEN e da un anno la professoressa lo sta sperimentando in dodici scuole, oltre che nella sua università

.Portare le piante all’interno delle scuole rende più accoglienti e resilienti gli ambienti e offre l’occasione agli insegnanti di ragionare sull’innovazione didattica di cui tutti ora stiamo tanto parlando. È un gesto che può fare ogni singolo insegnante e permette subito di ottenere un grande beneficio perché spinge a riconfigurare la organizzazione della didattica, ad esempio per trovare il tempo per la cura. È questo che mi interessa, io sono una pedagogista, non una arredatrice di interni .

Quindi la pianta diventa il volano dell’innovazione didattica…

Più che di didattica innovativa oggi a me piace parlare di didattica orientata al potenziamento dell’individuo, al fare cultura insieme. La didattica di nuova generazione su cui tutti stiamo puntando – a volte esplorandola e a volte cristallizzandola in un metodo – è quella delle competenze globali che ci spingono a focalizzarci sull’orientamento alla domanda e ricerca, sul team building, sullo sviluppo di relazioni sane e di azioni responsabili. La scuola deve orientare la domanda e la ricerca, non più coltivare le buone risposte. Se guardiamo cento anni indietro, a Freinet o a Montessori, ma anche oggi a Lorenzoni, vediamo che nei grandi educatori queste categorie sono già tutte presenti.

Eden sta per Educational Environments with Nature. Ovviamente l’idea è quella delle scuole come nuovi paradisi, parola che rievoca un giardino domestico, non certo una giungla di natura selvaggia

L’anno scorso hanno aderito 12 scuole e ce ne sono altre 20 che vogliono partire. Ovviamente abbiamo cominciato noi: a casa io in due stanze ho 80 piante.

In università, da novembre 2020 abbiamo sviluppato una sorta di laboratorio green, chiamato GREEN SET, allestendo due aule, con cento piante per cento studenti, futuri insegnanti. Come laboratorio intendiamo aule in cui tutti i docenti e tutti gli studenti possono fare lezione, ma più piccole, generalmente destinate alle attività laboratoriali, quindi spazi che bene si prestano ai setting cooperativi. Nei mesi di chiusura le ho annaffiate io, poi con le prime riaperture due studenti hanno seguito un workshop per riprodurre le piante e così abbiamo allestito il nostro terzo laboratorio GREEN SET.

Se le piante dopo sei mesi si riproducono, tutta l’università potrebbe in poco tempo avere una pianta per ogni studente, a patto di creare gruppi di studenti che investono energia e tempo su questa cosa. Stiamo provano a capre come fare, ragionando ad esempio sulla possibilità di dare un credito a questi studenti, che fanno qualcosa che sta perfettamente dentro il Green Deal europeo.

Per saperne di più:

Una pianta per ogni alunno: dalla classe al “soggiorno educativo” – Vita.it


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Perchè siam donne: Se vuoi puoi e tutto è possibile , parola di Monica

Lei è Monica Contrafatto, caporale maggiore scelto dell’esercito, Primo Reggimento Bersaglieri, prima donna che ha ricevuto la medaglia d’oro al valore dell’Esercito.

Il 9 marzo del 2012 festeggia il suo trentunesimo compleanno e poco dopo decide di partire per la sua seconda missione in Afghanistan. L’ultima cosa che usa sono le armi, il suo unico obiettivo è cercare di aiutare.

Ma il 24 marzo sulla base italiana grandinano bombe.

Le schegge di una la colpiscono a una gamba, all’arteria femorale, all’intestino e a una mano. La gamba destra viene amputata, l’arteria femorale cambiata con la vena safena, l’intestino tolto per mezzo metro, la mano “sistemata” con un osso della gamba.

Monica è forte, supera anche un’embolia polmonare e riesce a tornare a casa.

A fine agosto a Londra si disputano le Paralimpiadi.

Davanti al televisore Monica incontra il suo destino.

L’azzurra Martina Caironi, amputata come lei a una gamba poco sopra il ginocchio, è in pista per correre i 100 metri. Il sogno diventa promessa: “Ci andrò anche io”.

Ad agosto 2016 vince la medaglia di bronzo paralimpica nei 100 metri piani categoria T42 ai Giochi Paralimpici di Rio de Janeiro e nel 2018 si aggiudica la medaglia d’oro nei 100 metri piani agli Invictus Games a Sydney. 

Alle Paralimpiadi a Tokyo Monica è impegnata sui 100 metri femminili T63 (amputate di gamba), ma non ha dimenticato la terra che le ha cambiato la vita per sempre: .

E sa già chi omaggerà in caso di vittoria: «Correrò per l’Italia, ma anche per l’Afghanistan e spero di dedicargli una medaglia»,

«Ho fatto la mia prima missione in Afghanistan tra il 2009 e il 2010, a Schindad, e non me l’aspettavo così bello – ha raccontato qualche anno fa, rivivendo la sua prima volta in quella terra -. Quando abbiamo cominciato a fare le prime uscite per fare aiuti umanitari, ho conosciuto un sacco di bambini che con poco sembrava che gli tu dessi la vita e quindi ti riempivano il cuore. Mi sono resa conto che dando poco, ho ricevuto tantissimo. Sono partita vuota e sono rientrata piena dentro»

Così il 4 settembre nella finale dei 100 metri a Tokio conquista la medaglia di bronzo. E la dedica all’Afghanistan

E sul podio dei 100 metri T63 con lei Ambra Sabatini e Martina Caironi , un podio tutto italiano !

“Ci sono tante cose belle nello sport, ma la voglia di riscattarsi per me è la migliore. Quando la vita ti toglie qualcosa lo sport te ne dà 100 in cambio e tra queste il riscatto”. 

Quando vuoi puoi e tutto è possibile! Parola di Ambra, Martina e di tutti gli atleti delle Paralimpiadi !

https://sport.sky.it/olimpiadi/paralimpiadi-2021-medaglie-italia

https://www.eurosport.it/paralimpiadi/ambra-sabatini-pieta-se-solo-sapeste-quanto-corro-forte_sto8530214/story.shtml?fbclid=IwAR3aXGa4laQpswu9IN-BZYMyBbJsVEDwkk5hfxWMKRsgxdOECdJw8hVTxGc

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* L’Arcangelo Raphael, la costellazione della Vergine e Mercurio

Gli Angeli sono fra noi, con noi, per noi esseri umani…

Raphael è il dominatore della costellazione zodiacale della Vergine.

Associato a Mercurio dalla tradizione cabalistica, è l’Arcangelo che dai tempi più antichi ha in custodia la facoltà di guarire. Appartiene all’Elemento Terra, domina la costellazione zodiacale della Vergine e quelle del Toro e Capricorno.

Secondo l’astrologia tradizionale, la Vergine è dominata da Mercurio, e sotto questo segno abbiamo i migliori custodi della salute, infermieri, farmacisti, ricercatori scientifici. E’ anche il custode dell’intelligenza, della speculazione scientifica e dell’indagine. Mercurio, nella sua totalità è all’interno del dominio di Rafael, che controlla l’energia elettromagnetica, detta anche vitalità eterica o prana.

l suo nome significa “Divino Guaritore“, o “Dio Guarisce”. Nel suono nome, Ra-fa-el, Ra sta per Sole, e fa per vibrazione: Sole-vibra-azione-Dio.

E’ il capo degli Angeli custodi, l’Angelo della Provvidenza che veglia su tutta l’umanità.


Viene spesso raffigurato insieme al giovane Tobia e al suo cane, che accompagna fedelmente come la guida sovrannaturale delle fiabe. E’ protettore dei pellegrini: più che dei viaggiatori in genere, infatti, si prende cura di chi è impegnato in un pellegrinaggio verso Dio. Viaggia col bastone ed i sandali, la borraccia dell’acqua e la bisaccia a tracolla.

E’ l’Arcangelo che dai tempi più antichi ha in custodia la facoltà di guarire.

Anche per i greci Mercurio era il Signore della Medicina: nelle raffigurazioni più antiche, egli tiene in mano una verga sulla quale si attorcigliano due serpenti. Il suo tocco aveva un immediato effetto risanante. Questo il significato occulto: la verga rappresenta la spina dorsale dell’uomo; i due serpenti sono Ida e Pingala (per l’Induismo); il punto da cui i serpenti partono, con le code che si toccano, è Kundalini, nel coccige, la sede dell’energia vitale. Attraverso sette spirali (i sette chakra) i due serpenti si fronteggiano in alto ma non si toccano.

Questo simbolo era così noto e venerato nell’antichità da giungere intatto fino ai nostri giorni ed è tuttora lo stemma con cui si fregia l’Ordine dei Medici e quello dei Farmacisti.

Prima ancora di essere venerato dai romani come Mercurio, o dai greci come Hermes, era ben noto come l’Ermete Trismegisto (tre volte Grande) a sua volta ereditato dai culti egizi ove ebbe nome Thot.           

Toth fu venerato per millenni in Egitto, come il Dio della saggezza, della conoscenza, colui che insegnò agli uomini la scrittura e tutte le scienze. E’ a lui che si attribuisce la redazione della cosiddetta “Tavola Smeraldina” le leggi immutabili della Magia, tuttora insuperate.

Raphael è l’Arcangelo capo delle innumerevoli schiere di Angeli guaritori, forse i più vicini a noi. Il loro compito, la legge cosmica a cui obbediscono, è quella di dispensare l’energia risanante. Anche se la maggior parte degli esseri umani non li può vedere nè percepire, ottenebrata come è dalla densità della materia, essi sono una presenza costante di energia che stimola e accresce il livello spirituale.

Le vibrazioni di Rafael hanno un colore violetto, in tutte le sue sfumature. Questo colore deriva dalla mistura di rosso (Michael) e blu (Gabriel), e corrisponde al ruolo di Rafael quale collaboratore di Michael e Gabriel nella creazione del sangue rosso all’interno del corpo umano.

Secondo una leggenda l’Arcangelo Raphael ha donato agli uomini una pianta dalle virtù benefiche ed eccezionali.

Durante il Rinascimento era chiamata Arcangelica per la sua origine “celeste”

L’Angelica o Angelica archangelica, è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Umbrelliferae originaria sia dell’Europa settentrionale che dell’Asia, ed essa fiorisce in tarda estate. E’ sicuramente una delle piante officiali più conosciute, usata ancora oggi in fitoterapia e omeopatia.

Ildegarda di Bingen scrisse nel suo libro di rimedi curativi, un trattamento contro la febbre proprio a base di Angelica e i monaci benedettini nelle loro ricette a base di erbe e nelle composizioni dei loro famosi liquori ne fecero un largo impiego in diversi gin e vermut, nello Strega e nello Chartreuse.

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fonti

http://www.viviamoinpositivo.org

http://www.angelologia.it

http://www.arcangea.it

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La buona notizia del venerdì: I cani bagnini gli eroi dell’estate

350 cani bagnini presenti sui nostri lidi sono stati gli eroi di questa estate, con decine di vite salvate in Italia dai soccorritori a 4 zampe.


Questa estate è stata anche caratterizzata dalle notizie di i salvataggi importanti, messi in atto proprio dalle unità cinofile di salvataggio, più di 350 esemplari di cani da salvataggio in mare, presenti su una quarantina delle spiagge più frequentate del nostro paese,

E’ il primo anno che se ne sente parla così tanto e bisogna dar loro il merito di avere salvato decine di persone durante questi mesi estivi, non si tratta di semplici cani, ma sono animali addestrati con appositi corsi e certificazioni ad intervenire in caso di soccorso in mare, e proprio grazie alla loro resistenza fisica, alle abilità di nuoto e alla loro muscolatura, di riuscire a portare in salvo i bagnanti in pericolo anche in condizioni di mare o peso della persona, che un bagnino umano avrebbe più difficoltà ad affrontare,

La notizia del salvataggio più conosciuta è avvenuta a Sperlonga, località turistica in provincia di Latina, dove 3 cani di salvataggio e i bagnini hanno portato in salvo 14 persone nella prima settimana di Agosto, di cui 6 adulti e 8 bambini.

Le famiglie stavano facendo il bagno quando le onde si sono ingrossate e le 14 persone si sono trovare in difficoltà, in balia delle onde, non più in grado di tornare a riva, i tre cani di soccorso, Mira, Eros e Mya sono riuscita a concludere il salvataggio in 15 minuti.

il sindaco di Sperlonga, Armando Cusani ha commentato: “Complimenti a questi eroi a quattro zampe e ai loro conduttori per questa complessa operazione. Sono sempre più convinto che la grazie alla presenza dei cani bagnini, sia stata una scelta giusta. E questo intervento su un tratto di spiaggia particolarmente affollato lo conferma”

Altro salvataggio finito sui quotidiani nazionali questa estate è quello di un ragazza di 15 anni che ad inizio estate a Palinuro era stata trascinata al largo e travolta dalle onde e che la stavano facendo affogare, e che è stata salvata dai labrador Luna e Igor, che da anni contribuiscono al pattugliamento del litorale,

Con 350 unità cinofile addestrate e attive sulle nostre spiagge, i piccoli o grandi salvataggi e le situazioni di soccorso sono all’ordine del giorno ed è stato calcolato che sono stati decine gli interventi degli animali con altrettante persone salvate,

Diventare un cane di salvataggio non è un percorso semplice, infatti ogni animali viene addestrato per 18 mesi con un addestramento di base e poi vengono selezionati gli animali che possono effettivamente intraprendere questo percorso e passare poi agli addestramenti più intensivi per le situazioni di salvataggio più estreme,

Grazie a questo tipo di addestramento, ogni anno sempre di più, il numero dei cani di salvataggio è in aumento sui nostri litorali e sono in aumento anche le decine di persone che riescono a salvare ogni estate:

Le abilità delle scuole cinofile per il salvataggio italiane vengono guardate con interesse da tutto il mondo e proprio a Settembre arriveranno a Milano Angel e Oakley, due terranova che arrivano direttamente da Boston e che verranno addestrati dai team della scuola italiana cani da salvataggio prima di finire il loro percorso e iniziare a salvare vite sulle spiagge americane.

I cani (nella foto, Akira, Achille, Rif, Mec e Cloe in spiaggia) salvano una media di 20-30 vite all’anno, tuffandosi in mare persino dagli elicotteri.

Insomma i cani bagnini sono un’eccellenza italiana

Nella categoria dei “ cani bagnino ” rientrano le unità cinofile da salvataggio in acqua.

Si tratta di una branca della Protezione Civile nata da un’idea di Ferruccio Pilenga. In questa categoria troviamo sia i cani bagnino che i cani da salvataggio, dediti alle operazioni di soccorso in montagna o durante disastri ambientali.

Questa categoria di cani non si occupa di ricerca mediante l’olfatto, bensì prevede come obiettivo primario un atto di supporto fisico al soccorritore. Per questo, è importante che si stabilisca una forte connessione tra addestratore e cane bagnino, poiché insieme collaborano per aiutare e recuperare l’infortunato o la persona in difficoltà in acqua.

Il loro obiettivo è quello di nuotare fino al bagnante che chiede aiuto. Per poi vegliare su di lui e portarlo a riva, sia nelle brevi che nelle lunghe distanze.
Le razze più adatte a diventare cani bagnino sono il Terranova, il Labrador Retriever, il Flat-Coated Retriever, il Golden Retriever, il Cane d’acqua portoghese e il Landseer.

Inoltre, ci sono dei requisiti che il cane deve possedere, per poter diventare un cane bagnino:

  • Pesare almeno 20 kg, avere una buona resistenza e una pelliccia abbastanza spessa;
  • Essere bravo a nuotare, anche in caso di mare mosso;
  • Essere obbediente e seguire i comandi dell’addestratore.
  • Per diventare cani bagnino, quindi, ci si può rivolgere alla Scuola Italiana Cinofilia Sportiva, situata in diverse zone d’Italia, dove si può iscrivere il proprio cane ad uno dei corsi offerti.
    Tra i corsi troviamo il Salvataggio nautico operativo e il Soccorso nautico sportivo, per trasformare i nostri i cani in veri e propri eroi.

Fonte

https://www.corriere.it/buone-notizie/21_agosto_24/cani-bagnino-cosi-l-italia-fa-scuola-mondo-e8a14888-04b7-11ec-9d77-15c71dae99d1.shtml

Anche i gatti!

https://www.scienzenotizie.it/2021/08/23/inghilterra-gatto-salva-lanziana-padrona-caduta-in-un-burrone-aiutando-i-soccorritori-a-localizzarla-2547581?fbclid=IwAR0JSEjIq7MTtyVyNPTjXhHIIqHdcznebX9U8SulUYy0eQXvcpxf3lTL6G8

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Perchè siam donne:Nella scuola montessoriana di Kabul Jamila, Fatima,Razia e Basira insegnano pace e convivenza per resistere alla guerra senza fine

I bambini dell’orfanotrofio “House of Flowers” di Kabul..Seguono la filosofia pedagogica di Maria Montessori, con un set di materiali e un approccio inesistenti nella scuola pubblica del Paese stravolto da 19 anni di conflitto, provando a costruire un futuro diverso

Seduti comodi sul tappeto o sulle sedie, accostate ai tavolini alla loro altezza, i bambini e le bambine della “House of Flowers” cantano la stessa canzoncina in quattro lingue diverse: dari e pashto, le due ufficiali dell’Afghanistan, ma anche inglese e tedesco. “E perché no? -dice la maestra Fatima– Ne impariamo una anche in italiano”. Fatima seduta tra loro ripete le strofe e il ritornello ad alta voce. Insieme provano a ricomporre le frasi della canzone nei due diversi alfabeti, con lettere costruite da loro in legno o disegnate e dipinte su carta.

Alla “House of Flowers” i bambini sono gli unici orfani afghani a poter studiare seguendo la filosofia pedagogica di apprendimento che ha reso la Montessori famosa in tutto il mondo. Un set di materiali e un approccio inesistenti nella scuola pubblica afghana, che però devono obbligatoriamente frequentare. “House of Flowers” è stata fondata nel 2002 a Kabul, la capitale del Paese, da una organizzazione canadese di nome MEPO (Medical, Educational and Peace Organization). La coordinatrice, Allison Lide, per anni ha vissuto in Afghanistan, dopo aver studiato il metodo Montessori a Bergamo. È stata lei per diversi anni a formare le docenti afghane. Ma ormai da tempo sono autonome: le insegnanti, due su tre alunne della stessa Allison, si aggiornano in continuazione e hanno anche tradotto dall’inglese al dari e pashto i libri che lei aveva lasciato loro.

Fatima, dopo la fine del canto multilingue, precisa: “Purtroppo a Kabul le ore di scuola pubblica sono solo tre al giorno e vanno in turni diversi a secondo delle età”. Dopo quasi 19 anni dall’occupazione americana del 2001 e una guerra permanente coi Talebani che avevano limitato fortemente durante il loro dominio l’accesso all’educazione scolastica, molte scuole di Kabul e altrove non sono dotate di un numero sufficiente di aule e di insegnanti. Ogni classe dei cicli primario e secondario è formata da circa 40 studenti, con tre turni da tre ore. I bambini della scuola primaria studiano solo lingua, matematica e religione, mentre i più grandi sei materie (incluse scienza, geografia e studi sociali) spalmate in quelle poche ore. Questo sistema rende assai complicato l’apprendimento in classi affollate e con orari non adatti ai bambini. All’orfanotrofio “House of Flowers” le docenti del metodo Montessori completano con altre tre ore l’insegnamento monco della scuola pubblica, ma di fatto lo stravolgono ed arricchiscono. A loro il doppio compito di insegnare col metodo Montessori quello che troverebbero nei curricula ministeriali e la vera sfida: curare quest’infanzia spezzata dal conflitto senza fine. Nella serenità della classe sembra lontano il tempo di violenza che ognuno di loro ha vissuto.

Il principio di insegnamento montessoriano privilegia il lavoro manuale: è attraverso l’utilizzo delle mani (Montessori parla della “intelligenza delle mani”) che la sfera intellettuale si attiva. I bambini all’interno della “House of Flowers” sono lasciati liberi tra una lezione e l’altra per pensare e giocare, non hanno i rigidi

La maestra Fatima insegna la lingua tedesca, e questo è pensato specialmente per i bambini che un giorno potrebbero avere una chance in più, ma soprattutto perché “l’inglese è obbligatorio, una lingua straniera diversa apre ancora di più le loro menti. Ed è la lingua che io ho studiato e amato, voglio trasmetterla”.

Razia, una delle bambine orfane di “House of Flowers”, è oggi una delle insegnanti montessoriane. Anche lei, a quasi 18 anni ha dovuto lasciare l’orfanotrofio: mentre studiava per gli esami all’Università si è formata come insegnante Montessori. Ora ha 24 anni e continua a sentire casa quel luogo dove da bambina si è ritrovata senza famiglia. “Ho passato l’intera mia infanzia qui, ma non sapevo che ci sarei rimasta pure per la mia giovinezza e in età adulta, con un lavoro che mi rende felice”, esclama Razia. “Quello che provano i bambini l’ho vissuto sulla mia pelle. Alla scuola pubblica molti bimbi parlano di mamma e papà e tu ti senti smarrito. Ma anche grazie alla cura del metodo Montessori, ho superato e sono pronta ad abbracciare questi bambini ogni giorno”.

La terza insegnante, Basira, ha invece una storia più fortunata e ha fatto dei bambini orfani della “House of Flowers” i suoi figli. “Quando mi sono sposata, li ho invitati tutti al mio matrimonio”, racconta con un gran sorriso. “Per loro è stata una bellissima occasione di festa, siamo come le loro madri, come dei genitori, non potevano mancare al mio matrimonio”. I bambini per l’occasione hanno organizzato un gioco e disegnato, e si sono poi lasciati mascherare con l’henna tradizionale, che adorna invitati e invitate alle nozze afghane. Oltre al momento eccezionale di festa, i bambini trascorrono con le tre insegnanti diversi momenti di convivialità quotidiana: il pranzo, ma anche l’ora di pausa in giardino. Spesso si unisce anche la direttrice. Lei e una delle insegnanti portano alla “House of Flowers” anche i loro figli piccoli. Per Fatima e Basira, invece, la più grande soddisfazione è poter supportare economicamente la famiglia con il loro lavoro. Un circolo virtuoso beneficia gli orfani che apprendono e le donne che insegnano.

I bambini sono lasciati liberi tra una lezione e l’altra per pensare e giocare, non hanno i rigidi orari degli altri orfanotrofi del Paese

“La ricchezza di questo orfanotrofio e di molti altri è che ci sono tantissimi gruppi etnici diversi che rappresentano tutto l’Afghanistan”, dice la direttrice Jamila. “Alcuni dei bambini dalla provincia del Nuristan parlavano solo la loro lingua locale ed è stato qua che hanno imparato le due lingue ufficiali dell’Afghanistan, il dari e il pashto”, continua Fatima.

Questa miscela di hazarapashtotagikibalucinur e altri permette alle insegnanti di lavorare sulla bellezza della diversità e sulla convivenza pacifica. Ed infine, le uscite in città, una decisione non indifferente sapendo che in ogni momento un’esplosione può rovinare non la giornata ma la vita intera. Le uscite fanno parte del metodo: prendere contatto e orientarsi nel mondo esterno, sentirsi parte di una comunità più grande che è la società, conoscere diritti e doveri.

Il Garden of Flowers, realtà unica e multietnica nel Paese ispirata alla pedagogista italiana, ha chiuso. Le insegnanti sono tornate a casa e hanno cancellato dal telefono i loro contatti occidentali. “Se non ci faranno riaprire abbiamo un Piano B” dicono: “Come tra il 1996 e il 2001 faremo scuola a casa”

Nella scuola montessoriana di Kabul, dove si insegnano pace e convivenza per resistere alla guerra senza fine (altreconomia.it)

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* Maria Montessori, la maestra delle mille lire.

Maria Montessori. La maestra delle mille lire.

il bambino è l’Eterno Messia

inviato continuamente tra gli uomini che sono caduti

per aiutarli a risollevare se stessi,

la loro Nazione, il Mondo, il Cielo.

Il 29 febbraio 1916, la Dottoressa Maria Montessori, la fondatrice del rivoluzionario metodo,registra un brevetto per insegnare le forme geometriche. Quattro tavole per liberare la creatività dei bambini.

Ma pochi sanno chi fu per davvero questa grande pedagogista.

Il suo famoso Metodo è utilizzato in tutto il mondo e trova echi e riflessi anche dove non viene ufficialmente citato. La maggiore diffusione delle sue scuole è attualmente in Olanda.

Oggi in Italia se ne contano solamente un centinaio e la piccola celebrità di Maria Montessori deriva dal fatto che era ritratta sulle vecchie banconote da 1.000 lire.

A Maria Montessori (31 agosto 1870-1952) dobbiamo una nuova comprensione del bambino e un nuovo modo di intendere l’insegnamento e la formazione dei docenti.

Maria Montessori è stata, infatti, pioniera nell’educazione dei bambini – a cominciare da quelli disabili – e nel massimo sviluppo della loro creatività, psiche e spiritualità.

Maria Montessori è però molto più di questo.

Appassionata sostenitrice del femminismo e del diritto delle donne al voto, osteggiata come prima donna medico da influenti pedagogisti dell’epoca, ebbe molti contrasti durante tutto il periodo fascista per aprire ed affermare le sue, pur apprezzate dal regime ,” Case dei bambini”, nate come “scuole del popolo”.

” Se è posto in un ambiente adatto, scientificamente organizzato e preparato, ogni bambino, seguendo il proprio disegno interiore di sviluppo e i suoi istinti-guida, accende naturalmente il proprio interesse ad apprendere, a lavorare, a costruire, a portare a termine le attività iniziate, a sperimentare le proprie forze, a misurarle e controllarle.”

Inoltre la concezione limitante e bigotta della donna in quegli anni, le impedì di tenere con sè il figlio Mario nata da una libera relazione con un medico suo collega.
Né solo laica, né solo cattolica.

Fondamentale il rapporto fra Maria e la Società Teosofica, istituzione spirituale fondata in India alla fine dell’800 da Madame Blavatsky e dal Colonnello Henry Olcott e che ha fortemente influito sull’ottica del suo metodo educativo.

Dottrina religiosa e filosofica insieme, la Teosofia vede nel bambino il simbolo genuino del ritorno di tutte le cose a quell´Uno da cui tutto è venuto.

Dieci lunghi anni passati da Maria Montessori e dal figlio Mario in India, ospiti proprio dei teosofi e del loro Presidente George  S. Arundale e della moglie Rukmini Devi, allorquando furono costretti all’esilio dall’Italia fascista.

Ambasciatrice di pace (fu proposta tre volte per il Premio Nobel), viaggiò instancabilmente in Europa, America e India per annunciare “la scoperta del bambino” e far capire che se si vuole un’umanità migliore è dal bambino che bisogna cominciare, perché il bambino è il padre dell’uomo, è la speranza per il futuro.

Nella biografia scritta da Paola Giovetti, si incrociano personalità quali il Mahatma Gandhi ed il poeta Rabrindanath Tagore, che furono fra i primi a sostenere il “Metodo” educativo Montessori ed a ritenerlo il principale passo per un’educazione fondata sulla pace e la fratellanza universale fra gli individui.

E nel libro un’ampia sezione è dedicata proprio a Mario Montessori, suo figlio.

Mario, infatti, fu praticamente il primo insegnante del “Metodo” Montessori in India, nonché Presidente dell’Associazione Montessori Internazionale finchè visse, ovvero sino al 1982.

Spirito libero, Maria rifiutava qualsiasi autorità che si pretendesse infallibile.

Si sentiva più cittadina del mondo e al suo posto nell’universo intero.

Severa e intransigente con le sue ” discepole” puntò tutto sulla formazione degli insegnanti. Ancora oggi, per insegnare in una scuola montessoriana è obbligatoria una preparazione molto intensa e vigilata.

“Colui il quale nell’educare cerca di suscitare un interesse che porti a svolgere un’azione e a seguirla con tutta l’energia, con entusiasmo costruttivo, ha svegliato l’uomo”

 

E’ bello tutto ciò che unisce cielo e terra: l’arcobaleno, le stelle cadenti, i fiocchi di neve. La cosa più bella però sono gli occhi dei bambini, che non hanno perduto il ricordo dei prati celesti.

Zenta Maurina, scrittrice lettone

Fonti:

http://www.operanazionalemontessori.it

http://chiesa.espresso.repubblica.it

http//wired.it

 

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Anche i gatti hanno problemi esistenziali!

Vi abbiamo già mostrato la versione del 1910 del capolavoro.

Edvard Munch è tornato sul tema dell’Urlo diverse volte nella sua vita cercando di aggiungere più dramma all’evento.

Per raggiungere il suo obiettivo, l’artista ci ha dato solo un po ‘di deliziosa panna fresca e ha messo da parte una tazza, dicendo che siamo troppo grassi per finirlo senza danneggiare la nostra salute.

Cominciammo a urlare: “Di più, di più di questa crema!”

Così è stato creato questo dipinto, pieno della tragedia della vita quotidiana di un gatto grasso a dieta.

La vera arte richiede sacrificio, si sa

Così parla Zarathustra il Gatto!

fonte;

More of thiS cream! (fatcatart.com)

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La buona notizia del venerdì: Le Afghan dreamers e il G20 Conference on Women’s Empowerment

Le Afghan dreamers, sono riuscite a lasciare il Paese.

Il team, composto da venti giovani donne tra i 12 e i 18 anni cresciute con la passione della robotica, è stato accolto a Città del Messico, dopo essere fuggite da Herat.

La loro storia è diventata nota nel 2017, quando sono arrivate sul podio al campionato di robotica di Washington, nonostante le iniziali difficoltà a entrare negli Stati Uniti a causa del muslim ban.

l loro nome è Afghan Dreamers e sono un gruppo di ragazze accomunate dalla passione per la robotica che hanno fatto per la prima volta parlare di sé nel 2017, quando parteciparono ai campionati mondiali giovanili della robotica di Washington dopo aver superato non pochi ostacoli legati a permessi e visti.

Nei giorni scorsi, all’indomani della presa di Kabul da parte dei talebani e al loro repressivo ritorno al potere, le “sognatrici afghane” avevano lanciato un appello per riuscire a fuggire dal Paese e rifugiarsi in Canada, che ha promesso di accogliere 20mila rifugiati dall’Afghanistan. La disperata richiesta d’aiuto, appoggiata dall’appello siglato dall‘avvocatessa per i diritti umani Kimberly Montley e la presidente del Malala Fund Meghan Stone, aveva fatto il giro del mondo catalizzando l’attenzione dei media e dando ulteriore evidenza della grave crisi umanitaria che sta dilaniando l’Afghanistan, minando ancora più rovinosamente una già precaria condizione sociale.

Tra i benefattori che hanno permesso alla squadra di lasciare l’Afghanistan spicca il nome di Allyson Reneau, una madre di 11 figli originaria dell’Oklahoma che ha incontrato per la prima volta le ragazze al Summit Humans to Mars nel 2019 e che, da allora, ha sempre mantenuto i rapporti con loro. La donna si è battuta in prima per persona per il loro espatrio, collaborando con i funzionari locali e gli ambasciatori dei Paesi disposti ad accogliere i profughi in fuga dall’Afghanistan, oltre a un grande numero di volontari.

Le ragazze hanno già attirato l’attenzione di alcune prestigiose università statunitensi, che avrebbero predisposto alcune borse di studio per permettere loro di proseguire gli studi e continuare a dar forma al loro sogno

.“Per la prima volta nella loro vita, credo davvero che abbiano la libertà di scegliere e di essere artefici del proprio destino e del proprio futuro”, ha spiegato Reneau a Insider. “Per me è una sensazione liberatoria sapere che potranno andare da qualche parte e ricevere un’istruzione dove vogliono. Hanno lasciato tutto per inseguire i loro sogni ed essere libere e istruite”.

Il bagaglio di creazioni che le ha rese note include un robot a energia solare deputato alla semina dei campi e un raccattapalle automatico

In piena pandemia per collaborare attivamente alla lotta contro il Covid-19, il team è sceso in campo ideando un respiratore ricavato da componenti di automobili dismesse.

Le studentesse afgane hanno costruito un prototipo di ventilatori con parti di auto prese dal motore di una Toyota Corolla e una trasmissione a catena di una motocicletta Honda.

Una storia che tiene alta l’attenzione sui diritti delle donne afghane e sulla necessità della loro protezione in un momento così disperato, che sta disintegrando anni di lotta per l’emancipazione che hanno portato a una pallida apertura al mondo dello studio e del lavoro per le cittadine di sesso femminile.

Così il premier Mario Draghi in apertura del G20 Conference on Women’s Empowerment, in corso a Santa Margherita Ligure. “Il G20 deve fare tutto il possibile – aggiunge Draghi – per garantire che le donne afghane mantengano le loro libertà e i loro diritti fondamentali, in particolare il diritto all’istruzione. Le conquiste raggiunte negli ultimi vent’anni devono essere preservate”. “Ogni perdita di talento femminile è una perdita per tutti noi“.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2021/08/26/g20-conference-on-womens-empowerment_f9781acc-d152-47f7-912f-44efbd0b738e.html

Afghanistan, il lieto fine delle ragazze della robotica: arrivano le borse di studio – HDblog.it

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* La stagione delle cicale .E delle formiche. Io sto con le cicale e tu?

 

Chiedo scusa alla favola antica
se non mi piace l’avara formica
io sto dalla parte della cicala
che il più bel canto non vende…
regala!

Gianni Rodari

La cicala e la formica è una favola famosissima, scritta da Esopo e arrivata a noi grazie a Jean de La Fontaine.

E’ una favola che fa comodo agli adulti per modellare i bambini secondo le proprie credenze alla concezione di fatica continua per ottenere una vita dignitosa e soddisfacente.

Morale: per raggiungere qualsiasi obbiettivo ti proponi nella vita devi meritartelo lavorando con fatica e abnegazione.

Io sto con le cicale! Sono sempre stata dalla parte delle cicale.

Da piccola le immaginavo nelle loro vesti dorate sul tappeto verde brillante delle foglie cantare ad ogni ora del giorno e anche della notte, come dive, protagoniste indiscusse dell’estate .

E quelle antipatiche delle formiche, sapientone che non guardano mai verso l’alto e come possono sapere che c’è il cielo azzurro e il sole e le stelle ?

E stanno sempre in lunghe file con grandi e pesanti pesi sulle spalle!

Mai, io cicala, mai andrei a chiedere loro aiuto per l’inverno! Meglio cantare una sola estate!

E poi ci saranno degli altri disponibili a darmi qualcosa da mangiare!

Dopotutto rinascerò fra 17 anni soltanto! ( Ho trovato questa singolare notizia facendo una ricerca .)

Ma prima un pò di storia per supportare la mia preferenza.

Per gli antichi Greci, le cicale erano figlie della Terra o, secondo alcuni, di Titone e di Aurora.

Specialmente gli ateniesi le onoravano: Aristofane rammenta le cicale d’oro, ornamento per i capelli degli Ateniesi nobili all’epoca arcaica e nella celebrazione dei Misteri eleusini in onore di Demetra, era uso portare nei capelli una fibula a forma di cicala, così come durante la celebrazione dei misteri di Era a Samos.

Platone, nel dialogo Fedro, espone il mito delle cicale, secondo cui esse sarebbero nate, per mano divina, dalla metamorfosi di antichi artisti, specie nel campo musicale e dell’eloquenza, che avevano smesso di mangiare e accoppiarsi per amore della propria disciplina.

Secondo Orapollo la cicala simboleggiava l’iniziazione ai misteri, poiché essa, anziché cantare con la bocca come tutti, emette suoni dalla coda.

La cicala era anche simbolo di purezza: seguendo un’errata credenza ripresa da Plinio il Vecchio in Naturalis Historia, XI, 93-94, si riteneva che le cicale si nutrissero di sola rugiada e ciò faceva sì che il loro corpo non contenesse sangue e non dovessero espellere escrementi, e di qui l’idea della purezza.

Il fatto poi che la cicala viva una sola estate ma le sue larve rinascano in quella successiva direttamente dalla terra ne ha fatto l’emblema di una resurrezione a nuova vita dopo la morte persino presso i cinesi.

Per quanto mi riguarda,quando ho un obbiettivo, un sogno da realizzare, il percorso per raggiungerlo è una parte integrante e affascinante .

E’ la programmazione di tutti i passi, obbiettivi intermedi, che mi fanno arrivare fino in fondo.

Tante esperienze anche tanti cambi di rotta. Ma sempre con l’obbiettivo ben un vista. E con piacere di vivere ogni piccolo passo che da ogni esperienza si impara e ci si arricchisce. E ci credo, è una mia scelta, a volte mi sembra di cadere ma il pensiero di raggiungere l’obbiettivo mi fa alzare subito. So che con passione, con amore, con fiducia nelle mie risorse arriverò fino in fondo.

Otterrò quello che voglio.

E’ una mia scelta. Non voglio stare in fila, sarà rischioso? Sarà più divertente e mi scoprirò.

A volte mi è capitato di riconoscere improvvisamente il mio obbiettivo realizzato, tanto ero stata presa dal percorso.

Cara formica “ se ti concentri su una sola stella perderai l’immensità dell’universo” e tu nemmeno sai che ci sono le stelle.

Pensi solo a fare le scorte per una stagione che verrà . E sei sicura che poi quella stagione verrà? Accumuli, accumuli … e se farai indigestione?

E intanto tu hai rinunciato anzi non hai proprio immaginato che ci sia una stagione diversa, che si può esistere in un altro modo, alzando ogni tanto lo sguardo alle stelle, alla luce, a cantare…

Che tristezza ,ma tu non hai nemmeno la gioia di trovare l’obbiettivo raggiunto o meglio non supponi nemmeno che ci sia un obbiettivo diverso.

E già se ti guardassi intorno, se allargassi il tuo punto di vista, già scopriresti una realtà diversa.

Ma come puoi che sei in fila faticando per ottenere un obbiettivo comune ,sì, e l’ha fatto tuo padre, e prima tuo nonno e il tuo bisnonno e… si perde nella notte dei tempi e lo fanno tutti per il nobile bene comune.

Poi arriva improvvisamente un piede grande grande, e a volte nemmeno tanto grande, che cancella tutte le formiche e tutto il tuo lavoro.

E non hai mai cantato una sola estate.

Ma che ne sai come si canta in estate e cosa è l’estate.

Non è un peccato?Non ti sembra una esistenza non vissuta?

Ma che ne sai tu dell’esistenza? Ti hanno insegnato a fare così e ti hanno letto persino le favole per insegnarti a fare così!

Che ti sei persa!

Io sto con le cicale!

Love Laurin

 

Il curioso ciclo di vita delle cicale:

https://sijmadicandhapajiee.wordpress.com/2014/11/25/il-curioso-ciclo-vitale-delle-cicale/