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* A te piacciono i fichi?

Nel mio giardino ho un grande albero di fichi.

Fa tantissimi frutti nel mese di luglio e poi nel mese di settembre.

Ho già fatto 10 chili di marmellata e più di altrettanti ne ho mangiati.

Platone era un grande divoratore di fichi, diceva che fanno aumentare l’intelligenza.

Albero e frutto sacro, il fico è l’emblema della vita, della luce, della forza e della conoscenza. Nella tradizione antica il fico riveste quindi un significato di immortalità e di abbondanza. Esso rappresenta anche l’asse del mondo, che collega la terra al cielo.

Leggiamo infatti nel racconto biblico Genesi 3,7:
“Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.”

Il Signore Iddio aveva piantato l’Albero della Conoscenza del Bene e del Male al centro del giardino dell’Eden, ordinando ad Adamo ed Eva di non mangiarne i frutti se non volevano morire.
La narrazione biblica del peccato originale e della cacciata dall’ Eden si legano al misterioso frutto, che Eva raccolse su invito del serpente ed offrì ad Adamo.
Di quale frutto poteva trattarsi?

Durante tutto il medioevo si conosceva ancora l’identità del frutto in questione: si trattava di un fico, quel dolce frutto estivo che fin dall’antichità si legava all’idea di fertilità, abbondanza e sessualità.

L’albero della conoscenza del bene e del male era dunque un albero carico di fichi, e non di mele, come confermato da molte opere d’arte di età medievale. Osservando ad esempio i rilievi che Lorenzo Maitani scolpì sulle lastre di marmo che oggi rivestono la facciata del duomo di Orvieto, non vi è alcun dubbio che le foglie e i frutti dell’albero incriminato  rappresentati nei minimi dettagli sono di un fico.

La stessa pianta torna in due  scene nel ciclo della Genesi: in una si vede Dio con il dito puntato verso Adamo ed Eva mentre ordina loro di non mangiare frutti dall’albero al centro del giardino. Nella seconda si vede lo stesso albero sul cui tronco è attorcigliato un serpente, mentre Eva tende il braccio verso quello di Adamo per offrirgli il fico che avrebbe resi entrambi simili a Dio.

Le tracce storiche del fico sembrano risalire al VI secolo a. C. e ancora oggi possiamo trovare rappresentazioni pittoriche degli stessi fichi nei nostri patrimoni storici (La Villa di Poppea-Scavi di Oplonti-Torre Annunziata).

Nell’antica Grecia, era l’albero sacro ad Atena, dea della saggezza e a Dioniso dio del vino, e a Priapo, dio lubrico della fecondità.

Il titano Sykèus, (da syke, fico), per sottrarsi a Zeus che lo stava inseguendo, si sarebbe rifugiato presso la madre Gea, la terra. Questa avrebbe poi fatto sorgere dal suo grembo l’albero che ricorda il nome del suo figlio.
Nell’antichità era proibito esportare fichi considerati un prodotto di prima necessità, e, se frutto di alberi sacri, veniva reputato un sacrilegio.

In Grecia, in certi culti agrari primitivi, esisteva la “rivelazione del fico”, come culto di iniziazione ai segreti della fecondità.

Ad Eleusi,una cittadina vicina ad Atene, sede di un famoso tempio dedicato alla dea Demetra, non poteva mancare il  fico sacro, protetto da un portico, come narra Pausania (110-180), scrittore e geografo greco.

In questa località dicono che Fitalo abbia accolto nella propria casa Demetra e che la dea, in cambio dell’ospitalità, gli abbia donato la pianta di fico. A quanto io dico rende testimonianza l’epigramma che è inscritto sulla tomba di Fitalo: – Qui il signore, eroe Fitalo accolse un tempo la veneranda Demetra, quando per la prima volta ella fece spuntare il frutto della tarda estate, che il genere umano chiama sacro fico: da allora la stirpe di Fitalo ebbe onori immortali -.” (Pausania,Viaggio in Grecia, I, 37, 2) (32)

Si narra che a Platone, essendo un grande estimatore dei fichi, venne dato il nome di “mangiatore di fichi”; inoltre egli sosteneva che cibarsi di fichi contribuiva ad accrescere l’intelligenza.

Anche Plinio si era dimostrato sensibile alle virtù dei fichi ed infatti era solito affermare che mangiare fichi aumentava la forza dei giovani e manteneva la salute degli anziani.

Plutarco narra, riguardo alle origini di Roma, che la cesta con Romolo e Remo, destinati a morire come frutto illegittimo della vestale Rea Silva, non fu trascinata dalla corrente del Tevere, ma si arenò miracolosamente in un’insenatura fangosa, sotto un fico selvatico dove vennero nutriti dalla lupa. La pianta divenuta sacra, in quanto riferita a Marte, padre dei gemelli, era diligentemente curata dai sacerdoti del dio che provvedevano alla sostituzione della pianta ogni volta che questa moriva.

Il fico inteso come albero, nella tradizione ebraica, rappresenta il popolo di Israele. Il fico, inteso come frutto allora rappresenta la legge che il popolo di Israele genera, cioè la Torah che significa legge. Allora la stagione dei fichi è la stagione delle leggi e delle sentenze, cioè il tempo del giudizio.

L‘albero di Bodhi (fico sacro, lat. Ficus religiosa), quell’albero, sotto il quale il Buddha ha vissuto il Bodhi (“Illuminazione” o “Risveglio”). Il simbolo dell’albero ha in parte origine anche nei culti pre-buddhisti della fertilità e nell'”Albero della vita“.     A volte viene anche raffigurato un trono vuoto sotto all’albero, che, come l’albero stesso, dovrebbe ricordare il risveglio del Buddha.

L’albero della Bodhi è un grande e molto antico fico sacro ,collocato all’interno dell’area in cui oggi sorge il Tempio di Mahabodhi, a Bodh Gaya. Il fico sacro, di cui l’albero di Bodhi è un esemplare, è sacro a induisti, giainisti e buddhisti

Nella mitologia egizia ci si riferisce al sicomoro (Ficus sycomorus); in Egitto si narra che la rinascita di Osiride avviene quando le zolle alla base del sicomoro sacro cominciavano a coprirsi di germogli di grano ed orzo. Il fico sicomoro era insomma considerato un albero cosmico, simbolo di immortalità, di rinascita dalla distruzione. Il suo succo, inoltre, era prezioso perché si riteneva donasse poteri occulti e il suo legno era usato per la fabbricazione dei sarcofagi: seppellire un morto in una cassa di sicomoro significava reintrodurre la persona nel grembo della dea madre dell’albero, facilitando così il viaggio nell’aldilà.

Nel Libro dei Morti, il sicomoro è l’albero che sta fuori dalla porta del Cielo, da cui ogni giorno sorge il dio sole Ra. Esso inoltre era consacrato alla dea Hathor, chiamata anche la “dea del sicomoro”: Dea madre, feconda e nutrice, Hathor abita gli alberi ed è la “signora del sicomoro del sud”, a Menfi; ma è anche la “signora dell’Occidente”, ossia la signora del regno dei morti.

Nel mondo islamico il fico è ritenuto dotato di una certa baraka (letteralmente “benedizione”, intesa nel senso di “potenza spirituale”). Esso infatti si conserva assai bene secco senza bisogno di alcuna aggiunta di sale o spezie. Il fico non manca mai nei rituali di nozze berberi e campagnoli

La novantacinquesima Sura del Corano viene chiamata “Il fico” (At-Tîn) inizia evocando il fico e l’olivo: “Per il fico e l’olivo/ per il monte Sinai/ e per questa contrada sicura!/ Invero creammo l’uomo nella forma migliore,/ quindi lo riducemmo all’infimo dell’abiezione/ eccezion fatta per coloro che credono e fanno il bene: avranno ricompensa inesauribile./ Dopo di ciò cosa mai ti farà tacciare di menzogna il Giudizio?/ Non è forse Allah il più Saggio dei giudici?”.

In India il Ficus bengalensis ed il Ficus religiosa sono ritenuti gli alberi sacri rispettivamente di Visnu e Shiva. In molte tradizioni (ed in particolare sempre in India) sulle sue radici si acciambella il serpente, simbolo che esprime la forza fecondatrice per eccellenza (e la stessa energia-coscienza dell’essere umano- kundalini non è forse rappresentata come un serpente che si attorciglia attorno alla colonna vertebrale –albero cosmico- a mò di caduceo?).

Nell’oroscopo degli alberi chi nasce nel periodo del FICO (dal 14 al 23 Giugno e dal 12 al 21 Dicembre) è un individuo molto forte, un po’ testardo, indipendente, non tollera le contraddizioni né le controversie, adora la vita, la sua famiglia, i bambini e gli animali, un po’ volubile con gli altri, ha un buon senso dell’umorismo, ama l’ozio e la pigrizia, possiede talento ed un’intelligenza pratica.Per saldare il loro carattere i nati in questo periodo hanno molta fiducia nella famiglia e nei suoi affetti in modo da poter anche attenuare il loro comportamento autoritario. Per frenare la loro prepotenza devono accompagnarsi a persone gentili e miti come i Pini e le Betulle che possono riuscire a costringerli a mostrare la loro gentilezza.

Nel mio giardino ho un grande albero di fichi.

Fa tantissimi frutti nel mese di luglio e poi nel mese di settembre.

Quelli di settembre sono più rossi e zuccherini.

Farò altri chili di marmellata e ne mangerò altrettanti.

Del resto:

Platone diceva che fanno aumentare l’intelligenza…….

fonti :

http://www.evus.it

http://www.istitutopontevaltellina.it

http://www.mr-loto.it
http://www.ficusnet.it
http://damaimandra.beepworld.it/
http://www.puntosufi.it/
http://www.tanogabo.it/fico.htm
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* Ogni lacrima è un microcosmo unico e diverso da qualsiasi altro e informa del nostro stato d’animo

LACRIME BASALI

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LACRIME DURANTE UN INCONTRO TANTO DESIDERATO

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LACRIME LIBERATORIE

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Le abbiamo asciugate con le mani, ne abbiamo riempiti interi fazzoletti, ma così non le avevamo ancora viste, come le gocce d’acqua cristallizzate da Masaru Emoto sono differenti a seconda dei messaggi da cui vengono influenzate, così anche le lacrime sono diverse a seconda dello stato d’animo per cui le versiamo.

Come una goccia d’acqua nell’oceano, ogni lacrima è un microcosmo unico e diverso da qualsiasi altro.

Rose-Lynn Fisher si è chiesta se le sue lacrime di dolore fossero diverse rispetto a quelle di gioia, perciò ha iniziato a studiarle al microscopio. Ha così fotografato 100 diverse lacrime sue e di amici con un microscopio standard, in diversi tipi di situazioni: dalla lacrima per cipolle a quelle di dolore, frustrazione, rifiuto, a quelle da risata, sbadiglio, nascita, speranza, liberazione e molte altre.

Il risultato è stato soprendente!
Ogni tipo di lacrima è risultato assolutamente diverso dall’altra. Lacrime basali (che il nostro corpo produce per lubrificare gli occhi) sono diverse dalle lacrime che scendono quando si taglia una cipolla. Così come le lacrime di gioia non sono nemmeno paragonabili a quelle di dolore

Ogni lacrima è costituita da molecole diverse.

Le lacrime di commozione sono costituite, ad esempio, da ormoni e proteine, tra cui i neurotrasmettitori leucina ed encefalina, un antidolorifico naturale rilasciato quando siamo stressati.

Joseph Stromberg (Smithsonian College) ha spiegato che ci sono tre tipi principali di lacrime: le lacrime basali (prodotte naturalmente per mantenere il grado di liquidità all’interno dell’occhio), le lacrime riflesso (prodotte in risposta alle irritazioni al fine di eliminare eventuali corpi estranei), le lacrime emotive (innescate da emozioni intense o stress psicologico).

Tutte le lacrime contengono sostanze organiche, compresi oli, anticorpi ed enzimi, in sospensione in acqua salata. I diversi tipi di lacrime hanno molecole distinte. Ad esempio, solo le lacrime emotive contengono ormoni polipeptidici, tra cui il neurotrasmettitore leucina encefalica, un antidolorifico naturale che viene rilasciato quando siamo stressati, allieva il dolore e dona sollievo.

Inoltre le lacrime viste al microscopio sono cristallizzazioni di sale, e possono assumere diverse forme.

Così anche le lacrime emotive con la stessa composizione chimica possono sembrare molto diverse fra loro. Fisher ha commentato: “Molti sono i fattori che intervengono: c’è la chimica, la viscosità, il setting, la velocità di evaporazione e le impostazioni del microscopio”.

Il pianto è la prima modalità espressiva dell’essere umano: il neonato lo usa per esprimere pressochè tutti i suoi bisogni.

Nel corso della vita, anche quando il linguaggio verbale è ampiamente acquisito, l’uomo continua ad usare il pianto per esprimere diverse sfumature emotive e comunicare sensazioni non facilmente traducibili in parole.

Su questo argomento, vi propongo alcuni stralci di un progetto artistico ad opera della fotografa Rose-Lynn Fisher, che ha osservato al microscopio lacrime di vario tipo e provenienza, dimostrando che esse, come i fiocchi di neve e le impronte digitali, sono molto diverse l’una dall’altra.

Vediamo così che le lacrime versate in seguito ad emozioni di vario genere sono diverse da quelle scaturite a causa degli irritanti contenuti nelle cipolle, che a loro volta sono diverse dalle lacrime “basali” prodotte per mantenere la cornea sufficientemente lubrificata…. 



Fonte: http://www.psicologo-milano.it/newblog/anilisi-microscopio-tipologie-lacrime/

Ognuno di noi è un microcosmo unico e irripetibile!

o no?

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* L’Arcangelo Raphael, la costellazione della Vergine e Mercurio

Gli Angeli sono fra noi, con noi, per noi esseri umani…

Raphael è il dominatore della costellazione zodiacale della Vergine.

Associato a Mercurio dalla tradizione cabalistica, è l’Arcangelo che dai tempi più antichi ha in custodia la facoltà di guarire. Appartiene all’Elemento Terra, domina la costellazione zodiacale della Vergine e quelle del Toro e Capricorno.

Secondo l’astrologia tradizionale, la Vergine è dominata da Mercurio, e sotto questo segno abbiamo i migliori custodi della salute, infermieri, farmacisti, ricercatori scientifici. E’ anche il custode dell’intelligenza, della speculazione scientifica e dell’indagine. Mercurio, nella sua totalità è all’interno del dominio di Rafael, che controlla l’energia elettromagnetica, detta anche vitalità eterica o prana.

l suo nome significa “Divino Guaritore“, o “Dio Guarisce”. Nel suono nome, Ra-fa-el, Ra sta per Sole, e fa per vibrazione: Sole-vibra-azione-Dio.

E’ il capo degli Angeli custodi, l’Angelo della Provvidenza che veglia su tutta l’umanità.


Viene spesso raffigurato insieme al giovane Tobia e al suo cane, che accompagna fedelmente come la guida sovrannaturale delle fiabe. E’ protettore dei pellegrini: più che dei viaggiatori in genere, infatti, si prende cura di chi è impegnato in un pellegrinaggio verso Dio. Viaggia col bastone ed i sandali, la borraccia dell’acqua e la bisaccia a tracolla.

E’ l’Arcangelo che dai tempi più antichi ha in custodia la facoltà di guarire.

Anche per i greci Mercurio era il Signore della Medicina: nelle raffigurazioni più antiche, egli tiene in mano una verga sulla quale si attorcigliano due serpenti. Il suo tocco aveva un immediato effetto risanante. Questo il significato occulto: la verga rappresenta la spina dorsale dell’uomo; i due serpenti sono Ida e Pingala (per l’Induismo); il punto da cui i serpenti partono, con le code che si toccano, è Kundalini, nel coccige, la sede dell’energia vitale. Attraverso sette spirali (i sette chakra) i due serpenti si fronteggiano in alto ma non si toccano.

Questo simbolo era così noto e venerato nell’antichità da giungere intatto fino ai nostri giorni ed è tuttora lo stemma con cui si fregia l’Ordine dei Medici e quello dei Farmacisti.

Prima ancora di essere venerato dai romani come Mercurio, o dai greci come Hermes, era ben noto come l’Ermete Trismegisto (tre volte Grande) a sua volta ereditato dai culti egizi ove ebbe nome Thot.           

Toth fu venerato per millenni in Egitto, come il Dio della saggezza, della conoscenza, colui che insegnò agli uomini la scrittura e tutte le scienze. E’ a lui che si attribuisce la redazione della cosiddetta “Tavola Smeraldina” le leggi immutabili della Magia, tuttora insuperate.

Raphael è l’Arcangelo capo delle innumerevoli schiere di Angeli guaritori, forse i più vicini a noi. Il loro compito, la legge cosmica a cui obbediscono, è quella di dispensare l’energia risanante. Anche se la maggior parte degli esseri umani non li può vedere nè percepire, ottenebrata come è dalla densità della materia, essi sono una presenza costante di energia che stimola e accresce il livello spirituale.

Le vibrazioni di Rafael hanno un colore violetto, in tutte le sue sfumature. Questo colore deriva dalla mistura di rosso (Michael) e blu (Gabriel), e corrisponde al ruolo di Rafael quale collaboratore di Michael e Gabriel nella creazione del sangue rosso all’interno del corpo umano.

Secondo una leggenda l’Arcangelo Raphael ha donato agli uomini una pianta dalle virtù benefiche ed eccezionali.

Durante il Rinascimento era chiamata Arcangelica per la sua origine “celeste”

L’Angelica o Angelica archangelica, è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Umbrelliferae originaria sia dell’Europa settentrionale che dell’Asia, ed essa fiorisce in tarda estate. E’ sicuramente una delle piante officiali più conosciute, usata ancora oggi in fitoterapia e omeopatia.

Ildegarda di Bingen scrisse nel suo libro di rimedi curativi, un trattamento contro la febbre proprio a base di Angelica e i monaci benedettini nelle loro ricette a base di erbe e nelle composizioni dei loro famosi liquori ne fecero un largo impiego in diversi gin e vermut, nello Strega e nello Chartreuse.

 

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fonti

http://www.viviamoinpositivo.org

http://www.angelologia.it

http://www.arcangea.it

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* La buona notizia del venerdì: Trasformare una montagna di spazzatura si può! E’ il futuro!

Succede a New York!

 

Dopo la chiusura della discarica più grande del mondo, la Fresh Kills landfill, i funzionari e le organizzazioni no profit dello Stato di New York hanno facilitato una transizione che ha trasformato quello che era un enorme deposito di spazzatura in un’oasi verde per piante native.

Parliamo dell’ex discarica di Fresh Kills che una volta convogliava tutta la spazzatura di New York City, un luogo dagli odori pestilenziali e la cui vista, fatta di cumuli di rifiuti, si dice abbia raggiunto i 20 piani di altezza.

Ora quella discarica, ormai chiusa (dal 2001), è stata trasformata in un’immensa area verde,  tre volte più grande di Central Park. Il desiderio di convertirla in un parco ha portato il Department of City Planning a ospitare un concorso internazionale di progettazione: il progetto per la creazione del più grande parco di New York City che è stato vinto dalla società Field Operations.

La conversione, come possiamo immaginare, non è stata facile e ha coinvolto oltre che tanta mano d’opera anche alcuni branchi di capre, introdotte nel 2012 per la loro capacità di ripristino ecologico.

Camion con milioni di tonnellate di terra ricca di ferro sono stati portati dal New Jersey per coprire i teli di plastica impermeabile che, a loro volta, isolavano e “coprivano” i cumuli di rifiuti,  mentre i tubi di estrazione del metano convogliavano i fumi dei detriti sotterranei nelle case di Staten Island per alimentare il riscaldamento e le stufe.

Successivamente, sono stati piantati alberi e costruiti abbeveratoi di cemento per convogliare rapidamente l’acqua piovana lontano dalle colline dei rifiuti.

Il verde, che ora ricopre circa 150 milioni di tonnellate di spazzatura, è stato assicurato in tutta l’area grazie alla riscoperta di specie erbacee autoctone, cioè originarie del luogo,che forniscono anche l’habitat perfetto agli uccelli della zona.

Alle erbe officinali e aromatiche va riconosciuto un ruolo vitale nel migliorare le produzioni agricole, la disponibilità di cibo e la conservazione della biodiversità dell’ambiente: numerose fonti storiche attestano che tali erbe erano conosciute fin dalla antichità, in particolare per le proprietà antisettiche e di aromaticità.

Sono state proprio le erbe autoctone piantate a Freshkills ad attirare una popolazione sempre più numerosa di uccelli, inclusa la più grande colonia di passeri locustella nello Stato di New York.

Mancano ancora alcuni mesi alla riapertura ufficiale dell’area, il piano prevede tra l’altro un’apertura in più fasi: a partire dalla Fase 1 di North Park, in cui 21 acri saranno aperti al pubblico la prossima primavera, a quella finale in cui si potrà accedere a tutti i 2.200 acri del parco (entro il 2036).

Il sito web di Freshkills Park presenta alcune immagini che consentono di comprendere meglio la portata della trasformazione, lasciando la possibilità di immaginare cosa c’era prima.

Una trasformazione lenta, difficile ma estremamente importante di un’area che viene in questo modo rivalutata e restituita ai cittadini.

Fonte: The New York Times 

Nell’Universo tutto è necessario e in continua evoluzione Tutto si trasforma  e dall’energia di ogni stella che finisce il suo ciclo vitale se ne formano altre molte altre. Così è per la materia! Come sopra così sotto!

Ma questo succede nell’universo!!!! Noi qui sulla Terra come possiamo fare?

SMETTERE DI CREARE SPAZZATURA!!!!!!!!!!!

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* Io abito la possibilità

“Io abito la possibilità,
una casa più bella della prosa
Con tante finestre in più
e porte migliori
Ha stanze come cedri
dove lo sguardo non può penetrare
E per tetto sterminato
La volta del cielo
La frequenta la gente più amabile
Così vi passo il tempo
Spalanco le mie piccole mani
Per colmarle di paradiso.“

^*^*^*^*

I dwell in Possibility–
A fairer House than Prose–
More numerous of Windows–
Superior–for Doors–
Of Chambers as the Cedars–
Impregnable of Eye–
And for an Everlasting Roof
The Gambrels of the Sky–
Of Visitors–the fairest–
For Occupation–This–
The spreading wide my narrow Hands
To gather Paradise–

^*^*

Emily Dickinson,
“I Dwell in Possibility”
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* Anche le stelle si scontrano per dare inizio a nuovi mondi

“Non dobbiamo continuare a
temere i contrasti, i conflitti e
i problemi con noi stessi e con
gli altri perché perfino le stelle,
a volte, si scontrarno fra loro
dando origine a nuovi mondi.”
 
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* La buona notizia del venerdì:L’arte che non ti aspetti è l’arte che insegna la cultura del bene comune

Lupi di metallo “a protezione” di piazza Pitti e Santissima Annunziata.

La monumentale installazione, dal nome “I lupi in arrivo”, è possibile grazie alla collaborazione tra il Comune di Firenze e le Gallerie degli Uffizi visibile dal 13 luglio e fino al 2 novembre.

L’opera che riflette sugli eccessi del progresso nella società contemporanea, si è insediata nella città simbolo del Rinascimento in dialogo con due capolavori dell’architettura universale, Palazzo Pitti e lo Spedale degli Innocenti.

La monumentale installazione di Liu Ruowang fa riflettere sull’atteggiamento predatorio dell’uomo nei confronti della natura. 

Il minaccioso branco di lupi composto da ben cento fusioni in ferro, ciascuna del peso di 280 kg, che sembra attaccare un impotente guerriero è un’allegoria della risposta della natura alle devastazioni e al comportamento predatorio dell’uomo nei confronti dell’ambiente. Ed è, nel contempo, una riflessione sui valori della civilizzazione, sulla grande incertezza in cui viviamo oggi – resa ancor più evidente dai drammatici effetti del covid-19 – e sugli effettivi rischi di un annientamento irreversibile del mondo attuale.

“Lupi in arrivo” rappresenta quindi una vera e propria critica nei confronti di un mondo votato all’autodistruzione e i lupi sono un appello disperato alla salvaguardia ambientale di tutto il pianeta.

Organizzata grazie a Matteo Lorenzelli, titolare della galleria milanese Lorenzelli Arte, la mostra si propone di instaurare un legame fisico, intellettuale e anche ludico con la cittadinanza, stimolando curiosità e partecipazione, così da avvicinare un pubblico più ampio di quello che frequenta solitamente mostre e musei.

Il progetto è stato ideato in occasione delle celebrazioni dei 50 anni di relazioni diplomatiche tra la Repubblica Italiana e la Repubblica Popolare Cinese – quest’ultima rappresentata dal Console Generale Weng Wengang – e reso possibile dalla collaborazione tra Eike Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi e Tommaso Sacchi, Assessore alla Cultura del Comune di Firenze, che hanno messo a disposizione due spazi tra i più simbolici di Firenze.

Lupi in arrivo interagisce liberamente con l’architettura cittadina, con i suoi abitanti o con chi è solo di passaggio, rispondendo così a un preciso intento dell’autore, il quale sostiene che “per insegnare amore e rispetto per l’arte alle nuove generazioni, il metodo migliore sia far entrare l’arte nella vita quotidiana, rendendo i musei sempre più accessibili e non solo. Le mie sculture, ad esempio, sono collocate nelle piazze: così l’arte crea anche un legame con gli spazi pubblici.

È importante costruire una cultura del bene comune”.

Prima di arrivare a Firenze, i lupi di Liu Ruowang avevano “invaso” Napoli, dove erano stati posizionati in piazza del Municipio.

Lo sbarco della maxi installazione nel capoluogo toscano segna un ideale passaggio di consegne tra i sindaci Luigi De Magistris e Dario Nardella, che hanno dimostrato di credere al messaggio potente della grandiosa opera dell’artista cinese.

Il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt: “In Piazza Pitti, il branco di lupi che si accinge ad entrare nel palazzo attraverso il portone centrale ci ricorda immediatamente il cupo contrattacco della natura nel classico ‘Gli uccelli’ di Alfred Hitchcock, ma richiama alla nostra mente anche la recentissima esperienza di tante specie selvagge rientrate nella nostra città durante il recente lockdown.

È la metafora del rapporto uomo/natura. Con la presenza dei lupi di Liu Ruowang nelle nostre piazze – lupi eleganti, dalla chioma cesellata come negli antichi bronzi cinesi – avremo molti mesi per pensare a come contribuire al rispetto degli equilibri del pianeta”. Liu Ruowang (1977) è uno dei maggiori artisti cinesi contemporanei. Scultore e pittore, il suo è un percorso originale collocato nel solco della tradizione cinese, e che amalgama elementi trasversali con aspetti peculiari della sua tradizione. Partendo dalla considerazione che la storia dell’uomo è anche la storia del suo rapporto con la natura, l’artista cinese attinge, da un lato, alla cultura del suo paese e dall’altro a quella occidentale, e attraverso richiami alla globalizzazione, rappresenta la moltiplicazione delle varie identità sia reali che virtuali.

La dimensione filosofica di Liu Ruowang è anche una vera e propria denuncia dei rischi provocati dalla perdita dei valori umani, mortificati dal sistema oppressivo della vita contemporanea, teatro di dolore e violenza.

L’installazione Lupi in arrivo è frutto della produzione dell’ultimo decennio che va considerata a pieno titolo la maturità artistica di Liu Ruowang.

Dietro la monumentalità dell’installazione, inoltre, c’è un aspetto caro all’Oriente quanto all’Occidente, perno centrale di tutta la produzione di Liu Ruowang, e cioè la capacità di polarizzare l’ambiente e lo spazio attraverso una narrazione semplice e sublime, che adatta i toni epici del mito all’odierna civiltà, dominata dal progresso scientifico e tecnologico, sempre più in conflitto con l’ordine naturale.

 

 

https://www.firenzetoday.it/eventi/mostra-lupi-piazza-firenze-13-luglio-2-novembre-2020.html?fbclid=IwAR2zGfaQHhsY30sPwtQfTQJn1d0pndi9WxISX9J_ulHSc-FAFQoDbEmB1a8

https://napoli.repubblica.it/cronaca/2020/01/30/news/napoli_i_lupi_restano_in_piazza_municipio_fino_a_maggio-247198008/

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* 28 agosto 1963: I have a dream

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Sono felice di unirmi a voi in questa che passerà alla storia come la più grande dimostrazione per la libertà nella storia del nostro paese. Cento anni fa un grande americano, alla cui ombra ci leviamo oggi, firmò il Proclama sull’Emancipazione. Questo fondamentale decreto venne come un grande faro di speranza per milioni di schiavi negri che erano stati bruciati sul fuoco dell’avida ingiustizia. Venne come un’alba radiosa a porre termine alla lunga notte della cattività.

Ma cento anni dopo, il negro ancora non è libero; cento anni dopo, la vita del negro è ancora purtroppo paralizzata dai ceppi della segregazione e dalle catene della discriminazione; cento anni dopo, il negro ancora vive su un’isola di povertà solitaria in un vasto oceano di prosperità materiale; cento anni dopo; il negro langue ancora ai margini della società americana e si trova esiliato nella sua stessa terra.

Per questo siamo venuti qui, oggi, per rappresentare la nostra condizione vergognosa. In un certo senso siamo venuti alla capitale del paese per incassare un assegno. Quando gli architetti della repubblica scrissero le sublimi parole della Costituzione e la Dichiarazione d’Indipendenza, firmarono un “pagherò” del quale ogni americano sarebbe diventato erede. Questo “pagherò” permetteva che tutti gli uomini, si, i negri tanto quanto i bianchi, avrebbero goduto dei principi inalienabili della vita, della libertà e del perseguimento della felicità.

E’ ovvio, oggi, che l’America è venuta meno a questo “pagherò” per ciò che riguarda i suoi cittadini di colore. Invece di onorare questo suo sacro obbligo, l’America ha consegnato ai negri un assegno fasullo; un assegno che si trova compilato con la frase: “fondi insufficienti”. Noi ci rifiutiamo di credere che i fondi siano insufficienti nei grandi caveau delle opportunità offerte da questo paese. E quindi siamo venuti per incassare questo assegno, un assegno che ci darà, a presentazione, le ricchezze della libertà e della garanzia di giustizia.

Siamo anche venuti in questo santuario per ricordare all’America l’urgenza appassionata dell’adesso. Questo non è il momento in cui ci si possa permettere che le cose si raffreddino o che si trangugi il tranquillante del gradualismo. Questo è il momento di realizzare le promesse della democrazia; questo è il momento di levarsi dall’oscura e desolata valle della segregazione al sentiero radioso della giustizia.; questo è il momento di elevare la nostra nazione dalle sabbie mobili dell’ingiustizia razziale alla solida roccia della fratellanza; questo è il tempo di rendere vera la giustizia per tutti i figli di Dio. Sarebbe la fine per questa nazione se non valutasse appieno l’urgenza del momento. Questa estate soffocante della legittima impazienza dei negri non finirà fino a quando non sarà stato raggiunto un tonificante autunno di libertà ed uguaglianza.

Il 1963 non è una fine, ma un inizio. E coloro che sperano che i negri abbiano bisogno di sfogare un poco le loro tensioni e poi se ne staranno appagati, avranno un rude risveglio, se il paese riprenderà a funzionare come se niente fosse successo.

Non ci sarà in America né riposo né tranquillità fino a quando ai negri non saranno concessi i loro diritti di cittadini. I turbini della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta della nostra nazione fino a quando non sarà sorto il giorno luminoso della giustizia.

Ma c’è qualcosa che debbo dire alla mia gente che si trova qui sulla tiepida soglia che conduce al palazzo della giustizia. In questo nostro procedere verso la giusta meta non dobbiamo macchiarci di azioni ingiuste.

Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di libertà bevendo alla coppa dell’odio e del risentimento. Dovremo per sempre condurre la nostra lotta al piano alto della dignità e della disciplina. Non dovremo permettere che la nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica. Dovremo continuamente elevarci alle maestose vette di chi risponde alla forza fisica con la forza dell’anima.

Questa meravigliosa nuova militanza che ha interessato la comunità negra non dovrà condurci a una mancanza di fiducia in tutta la comunità bianca, perché molti dei nostri fratelli bianchi, come prova la loro presenza qui oggi, sono giunti a capire che il loro destino è legato col nostro destino, e sono giunti a capire che la loro libertà è inestricabilmente legata alla nostra libertà. Questa offesa che ci accomuna, e che si è fatta tempesta per le mura fortificate dell’ingiustizia, dovrà essere combattuta da un esercito di due razze. Non possiamo camminare da soli.

E mentre avanziamo, dovremo impegnarci a marciare per sempre in avanti. Non possiamo tornare indietro. Ci sono quelli che chiedono a coloro che chiedono i diritti civili: “Quando vi riterrete soddisfatti?” Non saremo mai soddisfatti finché il negro sarà vittima degli indicibili orrori a cui viene sottoposto dalla polizia.

Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri corpi, stanchi per la fatica del viaggio, non potranno trovare alloggio nei motel sulle strade e negli alberghi delle città. Non potremo essere soddisfatti finché gli spostamenti sociali davvero permessi ai negri saranno da un ghetto piccolo a un ghetto più grande.

Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri figli saranno privati della loro dignità da cartelli che dicono:”Riservato ai bianchi”. Non potremo mai essere soddisfatti finché i negri del Mississippi non potranno votare e i negri di New York crederanno di non avere nulla per cui votare. No, non siamo ancora soddisfatti, e non lo saremo finché la giustizia non scorrerà come l’acqua e il diritto come un fiume possente.

Non ha dimenticato che alcuni di voi sono giunti qui dopo enormi prove e tribolazioni. Alcuni di voi sono venuti appena usciti dalle anguste celle di un carcere. Alcuni di voi sono venuti da zone in cui la domanda di libertà ci ha lasciato percossi dalle tempeste della persecuzione e intontiti dalle raffiche della brutalità della polizia. Siete voi i veterani della sofferenza creativa. Continuate ad operare con la certezza che la sofferenza immeritata è redentrice.

Ritornate nel Mississippi; ritornate in Alabama; ritornate nel South Carolina; ritornate in Georgia; ritornate in Louisiana; ritornate ai vostri quartieri e ai ghetti delle città del Nord, sapendo che in qualche modo questa situazione può cambiare, e cambierà. Non lasciamoci sprofondare nella valle della disperazione.

E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno.

E’ un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia.

Io ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi!.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. E’ questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud.

Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza.

Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi. Quello sarà il giorno in cui tutti i figli di Dio sapranno cantare con significati nuovi: paese mio, di te, dolce terra di libertà, di te io canto; terra dove morirono i miei padri, terra orgoglio del pellegrino, da ogni pendice di montagna risuoni la libertà; e se l’America vuole essere una grande nazione possa questo accadere.

Risuoni quindi la libertà dalle poderose montagne dello stato di New York.

Risuoni la libertà negli alti Allegheny della Pennsylvania.

Risuoni la libertà dalle Montagne Rocciose del Colorado, imbiancate di neve.

Risuoni la libertà dai dolci pendii della California.

Ma non soltanto.

Risuoni la libertà dalla Stone Mountain della Georgia.

Risuoni la libertà dalla Lookout Mountain del Tennessee.

Risuoni la libertà da ogni monte e monticello del Mississippi. Da ogni pendice risuoni la libertà.

E quando lasciamo risuonare la libertà, quando le permettiamo di risuonare da ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da ogni città, acceleriamo anche quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, cattolici e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con le parole del vecchio spiritual:

“Liberi finalmente, liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente”.

Martin Luter King

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* Ai tempi dell’inquisizione tra streghe e martiri,anche San Guinefort,il santo cane

oggi è la giornata internazionale del cane

Ed è curioso che la storia sia stata tramandata peroprio dalla relazione dell’ inquisitore che nel 1520 cercò di cancellarla, il domenicano Etienne de Bourbon. Egli scoprì, ricevendo le confessioni di molte pie donne della regione di Lione, ch’ esse portavano offerte sulla tomba di un cane affinché questi proteggesse i loro bambini.

Cominciò ad investigare ed ecco cosa scoprì

Nel XIII secolo il Signore di Villars (Francia del sud) rientrando dalla caccia aveva trovato una scena raccapricciante: la culla vuota, suo figlio scomparso, schizzi di sangue ovunque e soprattutto sulle zanne del suo levriero, Guinefort.

Pensando che il cane avesse sbranato il bimbo in fasce, folle di dolore egli sguainò la spada e lo uccise.

Ma mentre il cane esalava l’ultimo guaito ecco il vagito del piccolo, finito sotto il letto e con addosso una vipera morta. Allora capì: il cane aveva strenuamente difeso il bambino uccidendo il serpente, e nella lotta la culla si era rovesciata. Pentito, il castellano seppellì con onore in un bosco il cane fedele, sotto un cespuglio che poi segnò con delle pietre.

La storia si riseppe e la gente impietosita prese a rendergli omaggio ed a pregare per lui.

Presto gli vennero attribuite guarigioni miracolose, e chi aveva un bambino malato deponeva un ex voto sul suo sepolcro. Era nato il culto di San Guinefort.

Così l’inquisitore, alcuni secoli dopo:

Noi ci siamo recati in questo paese, abbiamo convocato la popolazione e abbiamo predicato contro questo culto. Noi abbiamo fatto esumare il cane morto, abbattere il bosco sacro e fatti bruciare gli alberi assieme alle ossa del cane.

Infine interdì l’accesso al sito, sotto pena della requisizione d’ogni proprietà. Ma il culto sopravvisse.

Si continuò ad invocare san Guinefort ma, per evitare problemi con l’inquisizione, lo si fece umano grazie all’ omonimia con un altro santo, originario questo della Scozia, martirizzato a Milano e sepolto a Pavia.

L’ultima condanna della Chiesa é degli anni ’30 del secolo scorso, il che vuol dire che, ancora nel 1930, qualcuno invocava il santo cane

(In foto dal web: illustrazione contemporanea di Guinefort, opera di Lisinka)

Fonte:

https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=3390501891010582&id=1379532628774195

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* La Energia che ci ha spinto al cambiamento ci sta accompagnando a riconoscerci nella nuova Coscienza della Era Acquariana dell’uguaglianza e della pace

E’ dalla fine del 2019 che ho iniziato a scrivere della peculiarità del 2020, che, onestamente parlando, ha superato di gran lunga ogni aspettativa possibile. Si intuiva che fosse qualcosa di totalmente nuovo, ma così sta superando ben ogni possibilità immaginativa/sensitiva.

Tuttavia, riflettendo, mi sono accorta di una cosa. Ho comparato il Cielo astrologico del Solstizio d’Inverno del 2012, inizio del primo grande movimento di cambiamento di frequenza planetaria, con il Cielo attuale e ho avuto una conferma: stiamo chiudendo ora ciò che iniziò allora. Anche la Scienza Cosmica rivela questo aspetto, in questo scritto lo affronto dal punto di vista dell’Astrologia Solare.

Nella nostra vita quotidiana questo significa un confronto senza pari con  noi stessi. Tutto quello che era pronto sulla tavola del nostro percorso di risveglio e che finora non abbiamo avuto la forza di guardare, non può più essere evitato, se vogliamo partecipare al grande passaggio della Terra verso l’attivazione del suo corpo di luce. E ovviamente del nostro. Ma cosa significa attivare il corpo di luce, mentre la vita si fa sempre più difficile, densa, in salita? In realtà tutto questo è normale proprio perché ci troviamo esattamente davanti alla stessa soglia di otto anni fa, solo che l’intensità è cresciuta in tanti sensi.

Noi umani non sappiamo chi siamo, non conosciamo il nostro vero potere, siamo annientati dalla paura e dal senso di smarrimento. E’ arrivato il tempo di uscire da questo stato. Tutto qui. Per questo motivo negli ultimi anni (2018/2020) siamo passati attraverso il processo di essenzializzazione del transito di Saturno in Capricorno. La cosa curiosa a questo proposito è il fatto che ora Saturno si trova a 26° Capricorno, esattamente dove si trovava Marte il 21.12.2012. Allora stavamo ricevendo la spinta dell’Apprendista, che incoraggiava i ricercatori a muoversi. Avevamo tante opportunità di poterci sperimentare in innumerevoli modalità creative. Oggi è il Maestro che si manifesta nella nostra vita, e l’unica cosa che conta è il silenzio ed il confronto con i fatti. 

L’altra sincronicità si svela sempre attraverso Marte, che ora si trova a 26° Ariete, in perfetto allineamento disarmonico con il Marte del 2012. Stiamo facendo i conti con i risultati, con ciò per cui ancora ci giudichiamo o non ci sentiamo degni, mentre possiamo guardarci con orgoglio per i risultati ottenuti, i draghi che siamo riusciti a guardare negli occhi. 

Urano allora si trovava in Ariete, mentre ora agli stessi gradi circa ci si trova Chirone. Cioé: allora stavamo attraversando una grande crisi di identità. Quanta gente ha cambiato vita da allora? Oggi molti di noi hanno trovato altri contesti, modalità più vere di auto-espressione, di connessione con il Sé. 

Per lo stesso motivo nel triennio 2013/2016, affrontammo una serie di processi disidentificativi portati avanti da diversi transiti nei Segni Cardinali, i Pionieri dello Zodiaco: Urano in Ariete, Giove in Cancro, Plutone in Capricorno. Lo scopo era di farci arrivare qui più leggeri, più centrati e più destrutturati, perché potessimo sempre più vivere senza aspettative (per quanto sia possibile per un umano) e perché potessimo offrire la coppa del nostro corpo alle nuove frequenze. Allora il processo cominciò ed ebbe sviluppo. Ora si sta concludendo. 

A dicembre 2020 inizieranno importanti aspetti astrologici relativi al radicamento della nuova frequenza, nata e sviluppatasi in questi ultimi otto anni. Tutto quello che ha acquisito una forma, metterà radici nel passaggio dei flussi energetici dei Segni Fissi (Toro – dove si trova Urano, principio di amplificazione del processo di rivoluzione interiore; Leone – che riceverà i raggi opposti di Giove e Saturno in Aquario, e le quadrature di Urano, iniziando un ennesimo processo di scrematura; Scorpione – che riceverà la luce di Urano, vedendo ciò che difficilmente era visibile e le quadrature di Giove e Saturno, arrivando ad alchemizzarsi; Acquario – che attiva la cosidetta Era Acquariana dell’uguaglianza e della pace, guidando le coscienze alla fusione dentro il concetto di Uno). Tutto questo accade nei punti interiori preposti al governo di questi Archetipi.

Ci aspetta una grande rivoluzione interiore, che sicuramente tanti di noi stanno già cavalcando.

Non c’è nulla da temere, solo da perseguire il matrimonio interiore affinché nulla più possa separarci dalla Fonte che pulsa nel cuore. Qualunque difficoltà stiamo vivendo ora, rappresenta la caduta degli ultimi veli. Per cui non scoraggiamoci e rimaniamo in osservazione, anche quando ci accorgiamo che continuiamo a reiterare gli stessi errori, o supposti tali.

Si sta componendo un nuovo disegno, ci vuole pazienza perché non ne vediamo ancora il senso. 

Fonte:

https://ashtalan.blogspot.com/2020/08/la-rivoluzione-interiore-del-2020-per.html?fbclid=IwAR11LATSHzEsrfNv0TzHVO60ZToPEAnkio7fJg1r28hNruLNDixl8YX7JFA

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