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La buona notizia del venerdì: Ma questa non è buona per tutti…..dipende dai numeri!

Dopo il Louvre, anche il parigino Musée Carnavalet, museo dedicato alla storia della città, abbandonerà nelle didascalie delle opere esposte la numerazione romana per adottare la numerazione araba. La decisione sarebbe dovuta al fatto che sempre più visitatori hanno difficoltà a leggere i numeri romani, ma questo rischia di essere una rinuncia per coloro che difendono la cultura antica e classica. 

Musée Carnavalet

Dunque dopo quattro anni di lavoro e un rinnovamento totale in tutti i suoi aspetti, il museo di storia ha deciso di modificare la numerazione in qualche didascalia.

Il Louvre, già da qualche anno, ha eliminato la numerazione romana per indicare i secoli, mentre li ha mantenuti per indicare i sovrani. Non è così tuttavia per il Musée Carnavalet, in cui nelle didascalie di ritratti, dipinti e sculture si leggerà d’ora in poi ad esempio Luigi 14 invece di Luigi XIV

“Non siamo contro i numeri romani, ma possono essere un ostacolo per la comprensione da parte dei visitatori. Quante volte abbiamo visto i genitori leggere le didascalie pensate appositamente per i bambini?” ha commentato Noémie Giard, responsabile del servizio per il pubblico al museo. 

Già perchè il turista medio globale non è in grado di intendere, né di volere ?

Non è dunque meglio stimolarlo a comprendere e imparare ciò che non gli è conosciuto e che comunque distingue un’ epoca e una cultura e tutti gli artisti che ne sono espressione?

Abolire la numerazione romana di una sala di museo o sotto un quadro è come ammettere che quella storia, quella cultura e persino l’arte che hanno generato non esistono più.

Il Figaro, raccontando la vicenda, è partito da una vecchia battuta del trio comico Les Inconnus, famosi quanto da noi Aldo Giovanni e Giacomo, che in uno sketch in berretto frigio gridavano “a morte Luigi croce-v-bastone”.

Notando, però, che ciò che faceva ridere trent’anni fa è oggi una banale realtà.

La scelta ha provocato polemiche da parte di molti studiosi dell’arte.

” Je suis le Roi Soleil Luis XIV….. No,no,no Luis 14! Parbleu,je ne sais pas!”

Tra questi, François Martin, presidente del Coordinamento degli insegnanti in lingue antiche (Cnarela), che ha commentato: “È la storia dell’uovo e della gallina. Meno i numeri romani sono usati, meno persone sono in grado di comprenderli. Ma è un peccato, perché alle elementari i bambini adorano imparare i numeri romani, per loro è come un gioco”.

Molte polemiche soprattutto italiane che hanno indotto ad un comunicato di rettificadi France Info: « Per i nomi dei re, l’uso dei numeri romani è stato mantenuto in tutti i testi del museo (pannelli, didascalie, cartelli per i bambini, schermi) ad eccezione dei dispositivi d’accessibilità universale (quindi quelli indirizzati a un’utenza portatrice di disabilità, ndr) che sono solo una parte del percorso.

Di circa tremila fra testi, cartelli e contenuti del nuovo percorso espositivo, sono centosettanta quelli che hanno adottato lo stile di accessibilità universale ».

Sono quindi poco più di un centinaio su tremila i numeri arabi che usurpano la numerazione romana.

Ma dire che la cultura è salva non mi sembra rassicurante.

Avvicinare la cultura ad una più facile comprensione sì,purchè non diventi un Bignami di scolastica memoria.

La cultura non è accumulare nozioni , la cultura è una personale passione di apprendere e collegare tutto ciò che non si conosce.

E poi avrebbero potuto aggiungere con una semplice barra il numero corrispondente a quello romano…o no? Per i turisti “ pigri”!!!

https://www.finestresullarte.info/musei/musee-carnavalet-via-numerazione-romana-didascalie

https://www.focusnews24.it/abbasso-i-numeri-romani/

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* La Terra è un essere vivente…Tutto il pianeta è un superorganismo e noi ne siamo le cellule! Pensiamoci oggi nella 51^giornata mondiale !!!

 

Soffiava una lieve brezza e nel cielo screziato splendeva un sole brillante. Sembrava mattina tardi. Il terreno sotto i piedi era verde e su un lato si vedevano filari fitti di alberi che facevano pensare a un frutteto. Dalla parte opposta si scorgeva in lontananza la spiaggia.

Non so se ci crederete ma sono io Gaia… – disse Bliss – sì io. E la terra. E quegli alberi. E quel coniglio tra l’erba laggiù. E l’uomo che si intravede tra gli alberi. L’intero pianeta e tutto quanto c’è sopra è Gaia. Siamo individui, siamo organismi separati, ma condividiamo tutti una coscienza globale. La materia inorganica del pianeta è meno di tutti partecipe di questa coscienza e gli esseri umani ne sono partecipi più di tutti. Ma ognuno contribuisce all’insieme.

Questo mondo si governa da solo. Quei meli crescono in filari regolari di comune accordo. Si riproducono solo quel tanto che serve a riempire gli spazi lasciati vuoti dagli alberi che muoiono. Gli esseri umani raccolgono la quantità di mele di cui hanno bisogno; altri animali, compresi gli insetti, mangiano la loro parte e solo quella.

Piove solo quando è necessario. A volte ci sono periodi di pioggia più intensa e prolungata. A volte periodi di siccità. Entrambi si verificano quando è necessario. Non è forse vero che nel nostro corpo ogni cellula sa cosa deve fare. Sa quando deve moltiplicarsi e quando smettere, quando creare certe sostanze e quando no. E quando le crea sa perfettamente in che quantità. ciascuna cellula è una fabbrica chimica indipendente ma tutte quante attingono a un fondo comune di materie prime che vengono portate loro attraverso un sistema di trasporto comune. Tutte quante versano i rifiuti in canali comuni. Tutte quante danno un contributo alla coscienza collettiva globale.

Tutto il pianeta è un superorganismo e noi ne siamo le cellule. Esiste una coscienza collettiva ma ne esiste anche una individuale, la coscienza del singolo organismo, nel mio caso un essere umano. Questa coscienza è enormemente più avanzata di quella di ogni singola cellula. Il fatto che ciascuno di noi faccia parte di una  entità ancora più grande che si trova su un livello più alto non ci riduce al rango di cellule. Io rimango un essere umano, al di sopra di noi però c’è questa consapevolezza collettiva che supera di molto la mia comprensione, tanto quanto la mia consapevolezza individuale supera quella di una cellula del mio braccio. La mente collettiva della coscienza collettiva è molto più forte di quella individuale proprio come un muscolo è più forte di tutte le singole cellule che lo compongono.

Riguardo l’alimentazione diciamo che tutto segue un ciclo. Noi dobbiamo mangiare e le cose che si possono mangiare fanno parte di Gaia. Però niente viene ucciso per sport o diletto e nessuna creatura viene fatta soffrire inutilmente. Ciò che è mangiato continua a esistere nella coscienza planetaria, poiché parti di esso vengono incorporate dal nostro organismo esso partecipa della coscienza totale in misura maggiore di prima. Quando Gaia mangia Gaia non ci sono perdite né guadagni. Non è altro che uno spostamento di coscienza lungo i vari gradi della scala. Qualsiasi cosa mangi su Gaia è Gaia e quando il cibo è metabolizzato e diventa parte di me è ancora Gaia. Anzi parte di quel che mangio ha la possibilità di raggiungere un livello più elevato di coscienza, mentre il resto si trasforma in rifiuti e dunque scende a un livello più basso di coscienza. E’ un grande cerchio: gli animali mangiano e vengono mangiati. Ogni organismo che muore viene assimilato nelle cellule delle muffe, dei batteri di decomposizione e così via … e rimane Gaia. In questa vasta circolazione di coscienza è compresa perfino la materia inorganica e ogni cosa periodicamente ha la possibilità di essere partecipe di un grado di consapevolezza non indifferente. Su Gaia gli escrementi sono consapevoli. Naturalmente il loro livello di consapevolezza è bassissimo.

Il mio contributo deve arrivare solo fino a un certo punto. Affinché nuovi talenti sui manifestino e diano il loro contributo alla coscienza globale bisogna fare loro spazio.

Il muro sembrava brillare… abbiamo la vaga sensazione che i muri provino qualcosa di analogo a quello che definiamo felicità. Un muro è felice quando è stato ben progettato, quando poggia solidamente sulle sue fondamenta, quando le sue parti sono simmetriche l’una rispetto all’altra e non ci sono spiacevoli tensioni.

L’arte della telepatia è una facoltà innata della mente umana ma va coltivata con cura e meticolosità estreme. Perché raggiunga il suo potenziale massimo occorrono gli sforzi di molte generazioni, ma una volta che il meccanismo è avviato si alimenta da solo. Noi pratichiamo quest’arte da più di ventimila anni. Fu tanto tempo fa che l’esercizio della facoltà telepatica ci portò a comprendere che esisteva una coscienza collettiva. Prima ci rendemmo conto soltanto dell’apporto degli esseri umani, poi di quello degli animali e vegetali e infine quello della inanimata inanimata del pianeta.

La temperatura di Gaia era sempre fresca e gradevole. Gli alberi crescevano spontaneamente a intervalli regolari come in un frutteto su tutto il pianeta. La terra e il mare erano forniti della giusta quantità e varietà di forme di vita animale e vegetale così da creare un perfetto equilibrio ecologico  e la quantità di tutte queste forme di vita oscillava con variazioni minime senza discostarsi mai troppo dall’optimum…

e questo valeva anche per gli esseri umani.”

Fonte:

L’orlo della Fondazione” e “Fondazione e Terra” Isaac Asimov

Un pianeta migliore

è un sogno che inizia a realizzarsi

quando ognuno di noi decide

di migliorare se stesso.

Mahatma Gandhi

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Sebben che siamo donne: L’effetto Matilda

Nel 1993, la storica della scienza Margaret W. Rossiter inventò un’espressione per descrivere «la natura sessista» del mancato riconoscimento delle donne nella ricerca scientifica e l’attribuzione sistematica del merito dei loro risultati ai colleghi uomini.

Margaret W.Rossiter chiamò questo specifico pregiudizio di genere “effetto Matilda”, dal nome di Matilda Joslyn Gage, femminista del Diciannovesimo secolo che nel 1870 pubblicò il saggio “Woman As Inventor” in cui raccontava come diverse scoperte scientifiche ed invenzioni fossero il risultato del lavoro di donne rimaste nell’anonimato.

Nel corso dei secoli, il cosiddetto “effetto Matilda” ha avuto come conseguenza la cancellazione delle scienziate dalla storia: questa “invisibilità” ha fatto passare l’idea ancora oggi molto radicata che la scienza sia una cosa da uomini

Matilda Joslyn Gage nacque nel 1826 nello stato di New York, Stati Uniti. Fu suffragetta, attivista abolizionista, fondò un giornale femminista, fu molto critica verso la Chiesa cristiana e scrisse numerosi libri e articoli sulle questioni di genere.

Nel 1852, quando aveva 26 anni, pronunciò un discorso alla Convenzione nazionale sui diritti delle donne a Syracuse, New York. Sebbene fosse un’attivista solo da poco tempo, non abituata a parlare in pubblico, si presentò con un messaggio chiaro: la storia era stata distorta ed era essenziale per la causa dei diritti delle donne rimettere a posto le cose.

Nel 1870 Matilda pubblicò un saggio intitolato Woman as inventor in cui contestava un pensiero molto comune, e cioè che le donne non avessero «alcun genio inventivo o meccanico». Matilda diceva che nonostante l’educazione scientifica delle donne fosse stata «gravemente trascurata» (per millenni le donne non hanno avuto accesso all’istruzione), alcune delle invenzioni «più importanti al mondo» si dovevano a loro.

Jeanne Villepreux-Power

Matilda elencava dozzine di invenzioni: tra cui l’acquario, della biologa marina francese Jeanne Villepreux-Power, il telescopio subacqueo, della statunitense Sarah Mather, e la sgranatrice di cotone che serviva per separare le fibre della pianta di cotone dal resto, il cui merito dell’invenzione viene ancora oggi attribuito solamente allo statunitense Eli Whitney, nonostante l’idea di utilizzare un dispositivo simile a una spazzola fu di Catharine Littlefield Greene.

Catharine Littlefield Greene.

Per molte donne, rivendicare il merito delle proprie invenzioni era un esercizio inutile, diceva Matilda, a causa di un generale pregiudizio, di una società che favoriva il marito in materia di proprietà dei brevetti, della limitata mobilità sociale e della mancata indipendenza economica che impediva alle donne di raccogliere i risultati e i meriti del loro lavoro, o di esercitare i loro poteri inventivi.


Tra gli anni Ottanta e Novanta, la storica della scienza statunitense Margaret W.Rossiter si dedicò alla ricostruzione storiografica della scarsa partecipazione delle donne alla scienza come professione. Nel 1993 Margaret W.Rossiter nominò la sistematica esclusione delle donne dalla carriera scientifica “effetto Matilda”.

L’“effetto Matilda”, come spiegava Margaret W.Rossiter, è il pregiudizio contro il riconoscimento dei contributi delle donne alla ricerca scientifica: indica non solo la tendenza a sottovalutare o a sminuire i risultati scientifici conseguiti dalle donne, ma anche l’attribuzione dei risultati delle loro scoperte a un collega uomo. La conseguenza è stata che le donne di scienza che già ai loro tempi non erano riconosciute sono rimaste tali, e che anche molte di quelle che «erano ben note furono cancellate dalla storia».

Attraverso biografie e dati, Margaret W.Rossiter analizzò gli svantaggi che nella scienza le donne continuavano a subire: utilizzò ad esempio il concetto di “segregazione gerarchica”, l’assenza cioè di donne in ruoli di potere e responsabilità; e individuò un comportamento costante nel sistema di valutazione e di riconoscimento dei risultati e dei lavori scritti dalle scienziate: le citazioni, in campo scientifico, sono un indice di riconoscimento e il numero di citazioni ricevute da lavori realizzati da scienziate era minore rispetto a quello di analoghi lavori realizzati da colleghi uomini.

Che il sesso influisca sulla diffusione del lavoro di ricerca è stato dimostrato anche da analisi successive.

Silvia Knobloch-Westerwick e Carroll J. Glynn, ad esempio, presero in esame le citazioni di 1020 articoli pubblicati tra il 1991 e il 2005, mostrando che l’ipotesi secondo cui gli articoli scritti da uomini ricevono in media il doppio delle citazioni di quelli scritti da donne era verificata.

Margaret W.Rossiter elencava decine e decine di esempi dell’effetto Matilda.

Il più antico è forse quello di Trotula de Ruggiero, medica salernitana che, tra l’Undicesimo e il Dodicesimo secolo, scrisse opere che nelle trascrizioni successive alla sua morte vennero attribuite a un uomo: «È probabilmente la più vergognosa cancellazione o trasformazione nella storia della scienza e della medicina», scriveva Rossiter. «Nel Dodicesimo secolo un monaco, supponendo che una persona così esperta dovesse essere un uomo, copiò male il suo nome su uno dei suoi trattati, declinandolo al maschile».

La tendenza a sottovalutare o a sminuire i risultati scientifici conseguiti dalle donne ha avuto importanti conseguenze non solo per le scienziate cancellate dalla storia, ma anche nella percezione stessa della scienza come settore maschile e sulla possibilità per le donne di intraprendere carriere in scienza, tecnologia, ingegneria e matematica (le cosiddette STEM).

I pregiudizi che stanno alla base di questa credenza sono ancora molto diffusi.

Nel 2015 Lawrence Summers, importante economista e all’epoca presidente della Harvard University, sostenne «che la scarsa presenza femminile in certi ambiti scientifici, come la matematica o l’ingegneria» era da imputare «a una caratteristica innata delle donne, la mancanza di una attitudine intrinseca alla scienza».

Ancora oggi ci sono insomma scienziati e intellettuali che pensano e dichiarano pubblicamente «che la difficoltà che le donne hanno a emergere in certe discipline, come la matematica, sia dovuta al fatto che non sono biologicamente portate per l’astrazione».

Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.
Con questo titolo pubblicherò articoli che parlano di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro fatto. Solo per il fatto di essere donne. O temporaneamente dimenticate.

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*Risvegliatevi Sacerdotesse…Maghe…Streghe…Donne!

Risvegliatevi Donne, risvegliatevi Streghe.

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Riconoscete chi siete? Nei cerchi magici del bosco come nelle stanze delle vostre case, nelle danze sacre, come nel vostro volteggiare quando nessuno vi guarda, nelle formule magiche come nelle ninna-nanne ai vostri bambini; nella conoscenza delle piante del bosco, come nell’interesse per l’omeopatia. Nell’amore per la grazia e la bellezza e nelle carezze delicate e le voci soavi.

Sacerdotesse…Maghe…Streghe…Donne. Sagge conoscitrici delle leggi della natura.

Ora riaprite i vostri cuori a voi stesse. 

Il potere nascosto per secoli nella penombra della vergogna e nella paura del dolore ora può essere ridestato dal suo torpore. Non è mai scomparso il fremito vibrante della magia dei vostri sguardi e il potere curativo delle vostre mani. Guaritrici con le erbe, con il potere dell’amore e della parola. Intimo rapporto con tutto il creato e con la terra profonda.

Ora riaprire le vostre mani e accettate il vostro potere.

Secoli bui e di terrore si sono susseguiti, i roghi  del fuoco hanno tentato di cancellare chi eravate. Nel tempo il vostro scettro vi è stato tolto, calpestato, bruciato e additato come opera del demonio. Maleficio! Questa la parola usata per giustificare le violenze e i soprusi contro il Femminile Sacro. In questa campagna perversa, perpetuata dall’ignoranza e dalla fame distruttiva di potenza dell’uomo pochi ci hanno guadagnato mentre tutti ci hanno perso. Abbiamo perso la connessione profonda con la natura, abbiamo perso l’intimo rapporto con la nostra Anima, abbiamo perso la saggezza degli antichi riti e l’amore celato in noi stessi. Abbiamo perso il Cuore, inaridito dalla siccità di una coscienza umana ormai depravata del ricordo di sé stessa. Abbiamo perso il sussurro del vento e la voce di Madre Terra. Sangue al posto di acqua benefica, sangue sparso dalla cieca crudeltà umana. Rosso si è dipinto il cielo per molto tempo, riflesso dei trucidi omicidi contro la Saggezza Antica.

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Abbiamo perso chi siamo, sostituendo la Vita all’oblio dell’alienazione.

Ma nulla può essere rimosso per sempre, poiché nulla si crea e nulla si distrugge. Con tremenda ignoranza l’uomo pensava di poter estirpare il vincolo che legava la Donna alla sua naturale connessione con la Terra. Ciò che era stato allontanato si è nascosto per lungo tempo, tornando al ventre della terra e aspettando di poter un giorno ritornare per poter reclamare il suo diritto Divino. La mente fredda e calcolatrice ha diviso ma non ha cancellato ciò che non si può cancellare: la Vita stessa. Ora come una fenice che rinasce dalle proprie ceneri l’Antica Sapienza ritorna, destata dai lamenti delle Anime che hanno combattuto per essa. Risale dalle radici della Terra per sbocciare al Cielo. Più forte di prima.

Ora riabbracciate il vostro grembo. 

Voi siete la culla di un potere che si sta risvegliando.

Madre Terra vive in Voi.

Lasciatevi essere le coppe per questa nuova nascita.

La fonte della Vita tornerà a zampillare.

Gaia

Il corvo ha ripreso il suo volo. Non colombe o falchi, ma uccelli neri a seguire il vostro risveglio. Il potere del corvo è quello della notte, dell’intimo rapporto con le proprie ombre laddove si sono nascosti per lungo tempo tutti i tesori. E’ la luce della Luna e non del Sole che ha sempre brillato nei vostri occhi. E guardandovi allo specchio percepivate uno strano presagio, un eco di tempi lontani e magici, di foreste e animali con cui potevate comunicare, presenze che avete sempre avuto al fianco. Lo specchio rifletteva quell’immagine e le lacrime che nel tempo lo hanno solcato l’hanno reso sempre più brillante. Ora scorgete in quel volto con intensa meraviglia la Donna che siete. Vi sta sorridendo. Vi sta chiedendo di poter rinascere in Voi. Il Femminile Sacro chiede di essere riportato alla luce, come germoglio che esce dalla terra. Il miracolo si sta compiendo.

Nella culla della notte sarà la sua gestazione.

Riappropriatevi del vostro scettro, è sempre stato con Voi. Conosco sempre più Donne che lo stanno riscoprendo, ed è commovente tutto questo. L’uomo saggio ora può solo stare a guardare e accompagnarvi, se ne sarà degno, nel vostro risveglio. Il tempo della Donna è giunto. Il corvo ha ripreso il suo volo, il lupo è di nuovo la sentinella del bosco e le antiche querce ritornano a parlare tra loro. Non abbiate paura del vostro potere, non ci sono più roghi ad ardere.

Tornate ad essere Imperatrici Lunari.

Lieto di poter assistere a tutto questo. Alla luce della Luna attendo il canto delle streghe che riecheggia nella notte. Il potere è in Voi. L’uomo ha distrutto tutto quello che poteva, ora si farà da parte per accogliere la ri-costruzione della Nuova Terra. Se si opporrà a questo sarà distrutto a sua volta, ma è inevitabile. Il male che viene fatto ritorna.

farfalle

 Siate sagge e saggi. 

A voi la scelta.

fonte:http://lagiostradelsole.com/2015/04/09/il-risveglio-delle-donne/

 

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La buona notizia del venerdì: Incontrarsi al Precollinear Park a Torino

Si tratta di un esempio molto interessante di cittadinanza attiva, nato su impulso di Torino Stratosferica che ha investito parte delle proprie risorse per realizzare il suo primo intervento di placemaking: con l’aiuto di numerosi volontari, ha trasformato il tracciato di un’ex linea tramviaria in un parco urbano lineare, una striscia verde lunga 800 metri aperta alla comunità.

L’idea di realizzare questo progetto è stata una risposta al primo lockdown, quando ci siamo resi conto di aver voglia di fare qualcosa di concreto. Trasformare in parco uno spazio inutilizzato e degradato è un gesto che dimostra come, anche con poco, si possa valorizzare il potenziale di molti spazi urbani che hanno perso funzione e identità”, ci spiegano i componenti di questo progetto attivo dal 2014 come lavoro collettivo di visione urbana, fondato da Luca Ballarini dello studio torinese di progettazione e comunicazione Bellissimo. 

La visione alla base è semplice, perché il luogo di per sé ha già una sua infrastruttura: trasformare un’area da molti anni non curata e abbandonata a se stessa in luogo d’incontro, uno spazio verde aperto a tutti: una specie di High Line, ma con i piedi per terra”.

Così è nato questo nuovo spazio pubblico che, nel corso della stagione estiva e autunnale, si è dotato di un sistema di sedute, di un container giallo con funzioni di info point/bar e ha ospitato diversi appuntamenti culturali e ricreativi – tra cui una mostra sul ponte Regina Margherita, Visioni da Torino Stratosferica, che presenta 40 immagini visionarie sul futuro della città e i suoi luoghi – diventando luogo di condivisione e incontro, aperto a tutti i cittadini.

Il Precollinear Park oggi è una cerniera, un piccolo rammendo capace di riconnettere non solo la collina al centro, ma anche collegare insieme quattro quartieri della città”, conclude il collettivo: Borgo Po, Madonna del Pilone, Vanchiglia e Vanchiglietta, ricucendo quella separazione causata da una parte in modo naturale dal fiume e dall’altra in modo artificiale dalla barriera creata con i binari”.

Il Precollinear è un parco urbano che si estende su una linea retta e scivola giù.

Non é un’isola per party, ma una parte per il tutto, dove da giugno scorso, i torinesi più audaci, hanno imparato a trascorrere qualche ora chiacchierando seduti su pellet color giallo brillante. Si tratta di un posto bello perché riconquistato, uno spazio prima inutile e decisamente fuori forma, ora riconsegnato alla città.

Un punto di incontro di teste, eventi e suggestioni. Una striscia che va da Piazza Hermada al mitologico tratto dei binari su Ponte Regina: fai un giro su te stesso e becchi in un solo colpo la Mole, Superga, e se ti va, anche un gin tonic in Vanchiglia

Al Precollinear, ogni tot giorni, è possibile incontrare vicini di casa e sconosciuti, scoprire libri, ascoltare storie, fare sport, bersi un bicchiere e riconnettersi con un lato di Torino che io amo parecchio.

Questa città osa uscire dai pigri schemi Fiat-Olimpiadi-odio Milano e si diverte a stupire, a farsi scoprire, a rivoluzionare con estro il suo passato impegnativo.

E non perdete gli aggiornamenti continui sui canali Facebook e Instagram di Torino Stratosferica.

www.gofundme.com/f/precollinear-park-corso-gabetti

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Sebben che siamo donne: Cleopatra ben oltre la leggenda

Celebrata dall’arte e dal cinema, chiacchierata dai benpensanti per 2000 anni, Cleopatra era molto diversa da come la Storia ce l’ha dipinta.



Non era egizia. Ma macedone, come tutta la sua famiglia. Discendeva infatti da uno dei diadochi, i generali di Alessandro Magno che alla morte del condottiero si erano spartiti il suo regno. Era nata nel 69 a.C. da una concubina del faraone Tolomeo XII, e apparteneva quindi alla dinastia dei Tolomei.

Da piccola Cleopatra studiò nella Biblioteca e nel Museo di Alessandria e sappiamo che il suo tutore fu Filostrato, che la iniziò alla Filosofia, e alla retorica e all’oratoria; la sua educazione fu molto vasta e coprì anche i campi della medicina,della fisica e della farmacologia.

Sappiamo inoltre che Cleopatra, da regina, era in grado di parlare, nonché probabilmente leggere e scrivere, nelle lingue di «Etiopi,Trogloditi,Ebrei,Arabi,Siri,Medi,Parti. e molti altri», come ci dice Plutarco. Tra questi altri idiomi c’erano sicuramente il greco antico,l’egizio, ed il latino e probabilmente altre lingue nord-africane.

Cleopatra era una persona molto curiosa e colta: cresciuta a tragedie e commedie greche, conosceva le basi dell’astronomia e della geometria. Era abilissima nella retorica.

Aveva voluto studiare alla perfezione l’Egizio, in controtendenza rispetto alla sua famiglia. Così poté presentarsi ai sudditi come rappresentazione in terra della dea Iside.

Fu l’ultima sovrana dell’età ellenistica e forse l’unica della famiglia dotata di vere capacità politiche, tanto che salì al potere a 18 anni e vi rimase per circa un ventennio.

Plutarco, lo storico greco che ne traccia il ritratto più fedele, non ne descrive tanto la bellezza, quanto l’intelligenza e la simpatia.
Dal padre aveva preso il naso aquilino, e anche l’acconciatura con cui viene ritratta nelle monete non era bellissima.
Inoltre era solita vestire da uomo, in segno di potere (nella tradizione delle donne faraone).

Agli occhi dei poeti Cleopatra appare bellissima.

Racconta Lucio Apuleio che indossi solitamente una conturbante tunica di lino, simile a quelle delle sacerdotesse egizie; aveva anche vesti elaborate, nei colori tradizionali di Roma, il rosso e il giallo, ma molto discinte rispetto alle vesti romane.

Alla Corte risiedono anche mimi e attori, tra i quali Publilio Siro, e lo scultore greco, Arcesilao, che fuse in auricalco una statua della regina nelle vesti di Iside.

Cleopatra, che si annoia a sentire Sallustio declamare il Bellum Iughurtinum, si diverte molto quando Orazio racconta le avventure amorose delle sue eroine.

Sembra che Cleopatra stessa si sia cimentata nella composizione di un’opera letteraria, andata perduta, sulla cosmesi femminile simile ai Medicamina faciei di Ovidio.

Cleopatra, oltre che Regina, rappresentava il fiore dell’Egitto che era anche il fiore della conoscenza che lei regalò, col Sole e le stelle, assieme a se stessa, a Cesare.

I romani a quei tempi, rispetto all’Egitto, erano culturalmente dei barbari primitivi.

Essi misuravano il tempo e gli anni con la Luna anzichè con il Sole, usando le famose calende, gli idi e le none a cui si riferivano per definire i giorni. L’anno lunare è altamente impreciso e si sfasava continuamente dalle stagioni che sono determinate dal Sole e non dalla Luna, per cui gli anni romani erano una continua altalena nell’aggiungere o togliere mesi interi per cercare di stare al passo con le stagioni.

Giulio Cesare capì al volo l’importanza del riferirsi al Sole nella misura del tempo ed appena rientrò a Roma avviò la riforma del Calendario che da lui prese il nome di Calendario Giuliano ma che era in realtà un calendario egiziano donato da Cleopatra la quale, per assistere Cesare in questa riforma universale e storica, incaricò l’astronomo Sosigene di seguirne e controllarne tutte le fasi.

Non si sa se fu lui stesso, Cesare, o Sosigene, o Cleopatra, a decidere, durante questa operazione della riforma, che il mese di “Quintilis” fosse denominato “Iulius” o “Luglio” in suo onore.

Giulio Cesare ebbe appena il tempo di varare la riforma che fu assassinato.

Cleopatra, in quei momenti tragici e drammatici, era a Roma, partì di soppiatto e si imbarcò immediatamente per l’Egitto sulla sua nave portandosi dietro Sosigene.

Con la sua nave e Sosigene partì anche la conoscenza della messa a punto finale del calendario e cioè dei circa 11 minuti annuali che conducono alla saltuaria soppressione dell’anno bisestile che dovette attendere quindi circa 1600 anni per essere ripristinato.

Non si uccise per amore.

Ma preferì morire da regina invece di finire in catene davanti al popolo romano, nel trionfo del nemico Ottaviano.

Il suo suicidio fu un gesto di orgoglio, l’ultimo sussulto di libertà dopo aver provato, secondo alcune fonti, a sedurre anche Ottaviano, quando questi entrò ad Alessandria.


.Non fu un aspide a ucciderla

Anche le circostanze del suicidio di Cleopatra appaiono romanzate. Difficilmente la regina si uccise facendosi morsicare al seno da un aspide, portato in una cesta di fichi. Il vero aspide (Vipera aspis) infatti non è presente in Nord Africa. L’altro serpente plausibile, il cobra d’Egitto sacro ai faraoni (Naja haje) era troppo grande per stare in una cesta.

Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.
Con questo titolo pubblicherò articoli che parlano di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro fatto. Solo per il fatto di essere donne. O temporaneamente dimenticate.

Fonti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Cleopatra

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La luna nuova in Ariete è di Fuoco

LUNA NUOVA in ARIETE in congiunzione a  Venere, Mercurio e Kirone, in sestile a Marte in Gemelli e Saturno in Aquario, e quadrata a Plutone in Capricorno.

La notte tra l’11 e il 12 Aprile si formerà uno splendido Novilunio a 22° del primo dei segni di fuoco rafforzato dallo stellium di Sole, Venere e Mercurio, e Kirone armoniosamente congiunti.

Abbiamo 5 pianeti alleati nell’esplosivo, combattivo e passionale segno dell’Ariete: colui che ha il potere e la funzione di aprire i nuovi cicli grazie alla sua grande energia coraggiosa e pionieristica

La Luna nuova indica sempre il momento per iniziare qualcosa di importante, per gettare i nuovi semi di ciò che desideriamo contribuisca a creare un futuro migliore, per noi stessi e per tutto il pianeta.

Con questo strepitoso novilunio il cielo ha una qualità più che mai di Fuoco, la cui influenza ci aiuterà a percepire fortemente la direzione che sappiamo essere giusta da intraprendere, dandoci tutto il coraggio e l’energia per muovere concretamente in nostri passi in una nuova direzione o affermare con ancora più forza quella che abbiamo già scelto.

L’Ariete non è un segno solo dinamico e volitivo, è anche un segno istintuale ed intuitivo,e Mercurio congiunto a Venere ci aiuteranno ad avere una comprensione più che mai chiara e diretta di ciò che vogliamo profondamente per noi e per il nostro mondo; una comprensione che verrà direttamente dal cuore( Venere).

E poiché l’Ariete è anche il segno che corrisponde al meridiano del Cuore e alla ferita da ingiustizia subìta ed è legato al l’archetipo dell’Eroe, del Cavaliere senza macchia e senza paura che difende i più deboli dalle ingiustizie; questo archetipo sarà sollecitato a scendere in campo grazie anche ali positivo sestili con Marte in Gemelli e Giove in Aquario.

Questo bel connubio porterà molta passione , coraggio, volontà e determinazione nel difendere i nostri diritti, smascherando senza timore la manipolazione e gli abusi di potere che la quadratura di Plutone in Capricorno allo stellium in Ariete evidenzia molto bene

Trovo che  questo potente novilunio sia davvero opportuno in quanto ci darà la spinta a combattere contro tutto ciò che vuole impedirci di creare un mondo migliore.

 Inoltre la congiunzione con Kirone, ovvero il grande guaritore dello Zodiaco ci indica che quando abbiamo in coraggio di prenderci la responsabilità della nostra vita e soprattutto della nostra felicità, allora abbiamo l’opportunità di guarire veramente le nostre ferite più profonde, e sarà proprio da questa meravigliosa e amorevole guarigione che seguiranno anche i cambiamenti nel nostro mondo perché guarendo noi stessi guariamo anche il mondo e riportiamo l’amore, il rispetto, la pace e l’equilibrio sulla nostra Madre Terra.

Fonte: https://www.lapoeticadellozodiaco.com/

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La buona notizia del venerdì: Altrochè buona anzi buonissima che fa rima con Serenissima!

Nel maggio 2019 alla vigilia della Biennale d’Arte di Venezia due solerti vigili urbani esortavano un singolare artista a raccogliere i suoi cavalletti ed allontanarsi da piazza San Marco. Il soggetto di una serie di quadri era uno scorcio del Canal Grande solcato da un enorme nave da crociera a deturpare il fascino di una città unica al mondo e patrimonio dell’Unesco.

Quell’artista era Bansky, lo street artist più famoso del mondo che denunciava, come in tutte le sue opere, un aspetto deteriore della cosiddetta civiltà.

Ora il decreto-legge che disciplina il traffico crocieristico della laguna è stato (finalmente) approvato

Stop alle grandi navi nel cuore di Venezia: a pochi giorni dal suo 1600esimo compleanno, la laguna più invidiata al mondo si prepara a sospendere (per sempre) il traffico delle imbarcazioni da crociera.

Su proposta del Presidente del Consiglio Mario Draghi, del Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Enrico Giovannini e del Ministro della cultura Dario Franceschini, il Consiglio dei ministri ha infatti approvato un decreto-legge che introduce disposizioni urgenti in materia di trasporti e per la disciplina del traffico crocieristico nella laguna di Venezia.

Del resto, sulla pericolosità e sull’inadeguatezza del transito ravvicinato ai moli della città dei cosiddetti “giganti del mare“, navigazioni da 300 metri di lunghezza e 70mila tonnellate di peso, si è discusso a lungo.

Soprattutto in seguito all’incidente registratosi il 2 giugno 2019 quando la Mcs Opera, in fase di rimorchio, perse il controllo e andò a scontrarsi contro un traghetto turistico ormeggiato alla banchina di San Basilio”Una decisione giusta e attesa da anni: il Cdm approva un decreto legge che stabilisce che l’approdo definitivo delle grandi navi a Venezia dovrà essere fuori dalla laguna, come chiesto dall’Unesco”, ha commentato il ministro Dario Franceschini.

L’obiettivo è di “contemperare lo svolgimento dell’attività crocieristica nel territorio di Venezia e della sua laguna con la salvaguardia dell’unicità e delle eccellenze del patrimonio culturale, paesaggistico e ambientale del territorio“.

I punti di attracco fuori dalle acque protette della laguna dovrebbero essere utilizzati “dalle navi adibite al trasporto passeggeri di stazza lorda superiore a 40.000 tonnellate”, ma anche – e questa è una novità – “dalle navi portacontenitori adibite a trasporti transoceanici”.

Il passaggio successivo chiama in rassegna il mondo della progettazione: entro 60 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento, l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale dovrà a lanciare infatti un concorso di idee per l’elaborazione di proposte e progetti di fattibilità tecnica ed economica per realizzare e gestire punti di attracco fuori dalle acque protette della laguna.

l’educazione alla Bellezza dell’Ambiente si fa con l’esempio !

Fonte:

https://www.elledecor.com/it/viaggi/a36001333/venezia-divieto-per-navi-da-crociera/?

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Sebben che siamo donne: Le raccoglitrici di gelsomino

Il mestiere delle raccoglitrici di gelsomino era un lavoro duro, veniva mal pagato a peso e per mettere insieme tanti fiori non bastava alle volte una giornata intera

Il gelsomino fu una pianta molto apprezzata dagli antichi, lo dimostra anche la scoperta di suoi piccolissimi frammenti rinvenuti sulla mummia di un faraone, nella necropoli di Deir-el-Bahri in Egitto.

Nei paesi arabi è diffusa ancora oggi la credenza che il paradiso sia profumato di gelsomino e viene spesso paragonato al simbolo dell’amore divino.

Candido e delicato fiore dal profumo intenso, si schiude la sera, emanando tutto il suo amabile aroma, per poi richiudersi al mattino. La pianta di gelsomino, molto diffusa in Sicilia, è originaria dell’Asia centrale. Nella campagna siciliana, durante le afose notti d’estate, un accostamento immancabile è la sua fragranza diffusa nell’aria accompagnata dal canto ininterrotto delle cicale.

Un tempo, nelle mattine d’estate, si usava mettere a bagno in un bicchiere d’acqua un bel po’ di fiori di gelsomino e si lasciavano decantare tutta la notte, coprendo il bicchiere con un piccolo tovagliolo di stoffa, per ricavarne l’acqua di gelsomino necessaria per la preparazione del gelo di melone, delizioso e rinfrescante fine pasto estivo tipico della tradizione siciliana. Il gelsomino siciliano fiorisce d’estate e la fioritura prosegue a lungo, fino a Natale.

L’olio essenziale che si ricava dai suoi petali è molto utilizzato in profumeria ed erboristeria, tanto che fino alla prima metà del secolo scorso in Sicilia, ma anche in Calabria dove ritroviamo la Costa dei Gelsomini sul versante ionico, se ne effettuava la coltivazione.



La raccolta dei fiori era prettamente un lavoro femminile, perché richiedeva estrema delicatezza per non sciupare i fiori, con le donne che durante la notte e fino alle prime luci dell’alba passavano tra i cespugli di gelsomino per raccogliere i boccioli da cui estrarre la preziosa essenza.

Quella delle raccoglitrici di gelsomino fu una storia amara della Sicilia della povera gente. Furono storie tristi, anche se si trattava della raccolta di profumatissimi e delicati fiori, storie di donne sottopagate e sfruttate, di madri con i piccolissimi figli al seguito che lavoravano di notte.

Ma anche storie di donne coraggiose che alla fine seppero farsi rispettare dando vita ad una storica protesta e ad uno sciopero che si diffuse a macchia d’olio in diversi centri dell’isola. La coltivazione del gelsomino per finalità industriali fu introdotta nel 1928.

Questa coltivazione era diffusa sulla sponda tirrenica della Sicilia, con il suo centro principale a Milazzo, dove esistevano parecchie distillerie per la lavorazione primaria del gelsomino e di altre essenze. Il prodotto semilavorato veniva inviato principalmente in Francia, per l’industria dei profumi.

Il mestiere delle raccoglitrici di gelsomino era un lavoro duro, veniva mal pagato a peso e per mettere insieme tanti fiori non bastava alle volte una giornata intera.

La povertà del tempo trovò subito buona manodopera nelle ragazze e donne dell’epoca che, per racimolare qualcosa per la famiglia, lavoravano notti intere chine a raccogliere i minuscoli fiorellini stellati, e dalle prime ore dell’alba fino al sorgere del sole che altrimenti avrebbe ossidato il bianco del fiore.

Non di rado venivano impiegate nella raccolta anche bambine. Per eseguire la raccolta le donne indossavano dei grembiuloni con una grande tasca cucita davanti che, una volta riempita, veniva svuotata nelle ceste di canna.



Le grosse ceste, dopo essere state pesate per decidere la paga, venivano poi trasportate con carretti in fabbrica, dove gli uomini si occupavano della lavorazione: i fiori venivano pestati e macinati fino a formare una poltiglia giallastra e intensamente profumata che veniva quindi spedita in Francia, soprattutto nella cittadina di Grasse, dove si provvedeva alla distillazione per ottenere pregiati profumi.

Le raccoglitrici lavoravano scalze e molto spesso si portavano dietro i neonati caricati sulle spalle e tenuti da fasce di stoffa o addormentati nelle ceste accanto a loro.

I più grandicelli aiutavano la mamma a raccogliere il prezioso e delicato fiore che è leggerissimo, ce ne volevano tantissimi per riempire una cesta che veniva pagata poche lire. La paga era di 25 lire al kg e per fare un kg, di fiori ce ne volevano circa 10.000. E bisogna considerare che 25 lire non bastavano nemmeno a compensare il costo di un chilo di pane.

Nell’agosto del 1946 ci fu una svolta col primo sciopero indetto dalle raccoglitrici della piana di Milazzo, che furono le prime a ribellarsi e per protesta calpestarono i fiori raccolti. «Ma un giorno le raccoglitrici incrociarono le braccia e fecero cadere a terra il gelsomino delicato, che il sole appassì e fece nero», così lo scrittore Vincenzo Consolo narrò la storica protesta nel suo racconto “L’olivo e l’olivastro” (1994).

Fu l’inizio di uno sciopero che durò 9 giorni, a proclamarlo e a coordinare le rivendicazioni delle lavoratrici siciliane fu il sindacalista milazzese Tindaro La Rosa della Cgil, e vide in piazza quelle donne maltrattate e sfruttate, stanche di continue soverchierie. Le gelsominaie divennero simbolo della speculazione del lavoro femminile e si interessarono anche al destino di altre lavoratrici sfruttate, le loro gesta si diffusero per tutta l’ isola, molte di loro conobbero la cella.

Ma queste donne continuarono a difendersi e a difendere, consapevoli di essere parte e rappresentanza di una categoria, e lo sciopero proseguì, si estese e coinvolse diversi comuni del messinese: le impiegate che si occupavano dei semenzai di Mazzarrà Sant’ Andrea, le cavatrici di agrumi di Barcellona Pozzo di Gotto, le incartatrici di Capo d’ Orlando, le salatrici di sarde di Sant’Agata di Militello, le portatrici di argilla di Santo Stefano di Camastra, le raccoglitrici di olive dei monti Nebrodi e delle Madonie.

Questa onda di protesta superò perfino lo Stretto, tracciando un’inquietante mappa del lavoro nero femminile. Grazie a questa storica battaglia per i loro diritti, il salario delle raccoglitrici riuscì a raddoppiare e la paga divenne di 50 lire al kg. Fu il primo di una lunga serie di scioperi che attirarono l’attenzione della stampa nazionale ed estera e che continuarono periodicamente sino agli anni Sessanta, quando il numero delle raccoglitrici arrivò a circa 2.500 unità.

Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.
Con questo titolo pubblicherò articoli che parlano di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro fatto. Solo per il fatto di essere donne. O temporaneamente dimenticate.

https://www.balarm.it/news/furono-il-simbolo-di-una-storica-protesta-chi-erano-le-raccoglitrici-di-gelsomino-in-sicilia-122835

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I numeri ci sono! 4. 4. 21 = 13 Sei pronta, cara umanità, al salto di qualità?

La parola d’ordine di quest’anno 5 è Cambiamento e la Pasqua rievoca la Resurrezione e la Rinascita dalla notte dei tempi, perché in origine rappresentava la connessione ai cicli di Madre Terra che rinasce in Primavera. Quest’anno la Pasqua si arricchisce nel suo significato con il numero 13, Trasmutazione o trasformazione risultante dalla data di questo giorno, 4.4.2021. Siamo chiamati ad operare una vera rinascita interiore, questo lungo cammino di prove che durano da più di un anno deve aver operato, soprattutto in chi si trova in un percorso di consapevolezza, un cambiamento profondo nella valutazione esperienziale del vissuto, di ciò che ci circonda e di ciò che ci pervade interiormente come risultato dell’esperienza fatta.

Il 4 ci chiede di connetterci alla Terra per operare la metamorfosi, trovare il fuoco dentro di noi così come è nel cuore della Terra; dobbiamo essere il Prometeo di noi stessi, accendere il nostro fuoco trasformatore. Prometeo è un simbolo di rivoluzione, ha sfidato gli dei, le autorità e le loro imposizioni portando la fiaccola dell’evoluzione agli uomini del suo tempo. Esso racchiude anche la metafora del pensiero e del sapere sciolto dai vincoli dei modelli presenti, intrisi di falsificazione e delle assurde concezioni del mondo di quest’epoca.

Se sentiamo sempre più profondamente il distacco da questa realtà illusoria; se restiamo comunque connessi, non per farci coinvolgere ma bensì per osservare; se i giudizi che piovono da ogni dove, li leggiamo attraverso un filtro, senza una partecipazione emotiva; non si tratta di un’estraniazione volontaria ma di una trasformazione profonda della nostra capacità di percepire la realtà e sta avvenendo in molte persone.

Il 13 è un numero karmico e identifica l’attaccamento alle cose materiali, ad un loro uso smodato, ad una bramosia nei confronti del possedere in ogni situazione della vita. L’ammonimento è quello di non aggrapparsi a ciò che non sostiene più l’evoluzione, a non permanere in una situazione che non ha più motivo di esistere.
Archetipo dell’Alchimista, per la Numerologia significa trasmutazione ed elevazione della facoltà percettiva. Per chi si sente ancora coinvolto e provocato da ciò che accade può sintonizzarsi con l’energia sacra dell’Alchimista e trasmutare quel che resta da completare. Oppure iniziare un percorso di conoscenza di sé per integrare quelle parti che non riesce ad individuare.

Troviamo conferma del significato dell’energia di questo giorno nell’arcano Senza Nome, 13° carta dei Tarocchi, conosciuto anche come la Morte, la carta raffigura uno scheletro con la falce in mano che miete da sinistra a destra quindi all’inverso, per dare la Vita, simbolicamente la metamorfosi e il rinnovamento.

La 13° lettera dell’Alfabeto Ebraico è Mem, rappresenta il grembo materno che ha la capacità di dare la vita. La forma della lettera ricorda anche il ripiegamento verso se stessi per trasformarsi e genera in noi l’impulso a porci domande.


Il nome Mem deriva da mayim che significa acque, indica che esistono acque superiori ed acque inferiori, ovvero la dualità. Oggi lo leggerei anche come Aquario, il suo simbolo lo conferma, una divisione di chi si trasforma e rinasce e di chi permane nella vecchia energia senza elevarsi

Il valore della lettera Mem è 40, il numero della maturità, conferma che per giungere alla trasformazione deve esserci un percorso di maturazione per l’Essere Umano, il numero 40 compare più volte nella Bibbia per significare un isolamento ed una trasformazione:
40 giorni e 40 notti durò il diluvio (Gen. 7,4)
40 giorni e 40 notti Mosè rimase sul monte (Es. 24,18)
40 gli anni trascorsi dal popolo di Israele nel deserto, fuggiti dalla schiavitù in Egitto
Dobbiamo perseverare e proseguire così come fece chi ci ha preceduto alla ricerca della vera Libertà, prima di tutto interiore altrimenti non si realizza nulla nel mondo; 40 anni è una metafora, non è un valore temporale, significa affrontare le prove del viaggio/vita per giungere alla Maturità!

Questa Pasqua è Rinascita anche nel suo significato Numerologico, trasformare gli eventi attuali in potenzialità per realizzare il Nuovo Mondo ma… chi usa l’intuito e l’immaginazione può già intravederlo.
Immaginare… in me il Mago agisce!
Buona Pasqua 2021!!!

Patrizia Pezzarossa

Numerologia https://www.visionealchemica.com/profilo-numerologico/