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* Il Neem non piace alle zanzare…

Il Neem, l’albero sacro dell’India: il più antico insetticida del mondo

Tra i tanti possibili esempi c’è un grande albero, che purifica l’aria, fornisce un’ombra rinfrescante e tiene lontane le zanzare: il Neem.

L’albero di neem è originario dell’ India, ove gli usi di questa pianta, sono ben noti sin dall’ antichità. La prima testimonianza del suo uso risale a 4500 anni fa, ancor prima che gli antichi erboristi scoprissero i benefici del Salice, Timo, Mirra e Pino.
I primi scritti medici Sanskriti riferiscono i benefici dei frutti, semi, olio, foglie, radici e corteccia del Neem. Di conseguenza, non ci meraviglia che il Neem dell’India sia chiamato in modo affetuoso “la farmacia del villaggio” perchè i suoi frutti, semi, foglie, corteccia e radici contengono composti che dimostrano proprieta anti-fungho, anti-infiammatorie, anti-virali, anti-batteriche e anti-settiche.

Cresce nelle zone tropicali e sub-tropicali di Asia, Africa, America (Centro e Sud), Medio Oriente, Australia, Oceania. 

Ha molti altri nomi popolari (come Margosa, Nimba, Lillà d’India) nelle varie località di diffusione nel mondo.  Il nome persiano di quest’albero è Azad-Darakth che tradotto vuol dire Albero Libero. In sanskrito invece viene chiamato “sarva roga nivarini”: il guaritore di tutti i malanni. Per gli arabi: “Shajar-e-Mubarak” ossia “albero benedetto”.

Fu introdotto nell’Africa occidentale all’inizio del XX secolo per fornire ombra e impedire al deserto del Sahara di estendersi a sud. I selvicoltori hanno introdotto questo albero anche nelle Figi, nelle isole Mauritius, in Arabia Saudita, nell’America centrale e meridionale e nelle isole caraibiche. Negli Stati Uniti ci sono piantagioni sperimentali nelle zone meridionali dell’Arizona, della California e della Florida.

I tre principi attivi principali della pianta sono la azadiractina, la margocina e la katechina.
Il neem è stato dichiarato dalle Nazioni Unite “Albero del 21° Secolo”.
Appartiene alla famiglia del mogano. Raggiunge 30 metri di altezza e circa 2,5 metri di circonferenza. Cresce in fretta, richiede poche cure e sopravvive bene nei terreni poveri.
Per le sue doti straordinarie quest’albero è stato conteso tra le multinazionali del farmaco e il governo dell’India ha dovuto sostenere una causa contro la W.R. Grace che aveva già depositato oltre 70 brevetti per monopolizzare gli straordinari principi attivi di questa pianta.

L’albero del neem è una bella pianta che si può facilmente far crescere anche nel nostro clima temperato, dove sopporta le rigidità del clima invernale, perdendo la sua chioma fino alla primavera. Data la frugalità e la sua rapida crescita, la si può facilmente allevare nei giardini e nei parchi dove, oltre a fare ombra in estate, contribuirà a tenere lontane le zanzare. Questo albero, infatti, non è soggetto all’aggressione di insetti e parassiti, che al contrario tiene lontani, migliorando la qualità dell’ambiente circostante e purificando l’aria con i suoi fiori.
La ricerca ha dimostrato che il neem ha una gamma d’uso più vasta di qualsiasi altra pianta: è stato largamente impiegato nei rimedi per la salute, il benessere e la bellezza per molti secoli. Tutte le parti della pianta presentano attività biologica, tuttavia il seme rimane l’elemento più attivo.
Ma, l’aspetto che maggiormente ci interessa è che il neem costituisce un ottimo strumento salutare per la lotta alle zanzare, in quanto non solamente l’olio dei semi, ma la pianta stessa, in tutte le sue parti – radici, legno, corteccia, foglie e fiori – è un repellente efficace di questo fastidioso insetto.
Le foglie secche del neem (che possono essere conservate dopo la caduta) ad esempio, se vengono bruciate, producono un fumo che purifica l’aria e tiene lontane le zanzare.

In India, sin da tempi antichi, questa pratica ha aiutato a tenere lontani gli insetti, specialmente dopo i monsoni, e a favorire la salubrità dell’aria, depurata da microrganismi patogeni.

L’olio di neem (nome popolare dato in India anticamente in onore della dea Neemari) viene estratto dai semi, spremuti a freddo, dell’Azadirachta.

La suddivisione della pianta, secondo l’Ayurveda è la seguente:

Rasa – Gusto: Tikta (amaro), Kasaya (astringente)

Guna – Proprietà: Laghu (leggero)

Virya – Potenza: Sheeta (fredda)

Vipaka – Sapore post digestivo: katu (piccante)

Prabhava – Azione specifica: riparazione delle ferite, antinfiammatorio),
antiepilettico, malattie dell’occhio, malattie ostinate delle vie urinarie (compreso il diabete), anti ittero, rinfrescante, antielmintico, antimicrobico, insettifugo.

Una conferma dalla natura: in India, i passeri aggiungono foglie di neem ai loro nidi, e poiché non le mangiano e l’analisi mostra l’assenza di molti parassiti usualmente presenti nei nidi, sembra evidente un uso indotto dalla constatazione empirica, come avviene spesso fra gli animali.

Il Mahatma Gandhi lo amava molto e, come molti maestri dell’India, spesso pregava e meditava all’ombra delle sue fronde ed ogni giorno beveva un infuso delle sue foglie amare.

Fonti:*http://gogreen.virgilio.it/*http://www.google.it* http://celticfearn.wordpress.com/ *http://www.progettoscudo.it/ *http://www.ekira.it/

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* La buona notizia del venerdì: Vittoria storica per gli elefanti!



Una notizia storica: la Cina chiude negozi e fabbriche di avorio!

La promessa di mettere al bando il commercio d’avorio e salvare gli elefanti sembra mantenuta. 

Il colosso asiatico infatti sta iniziando a chiudere i negozi e fabbriche che intagliano questo ambito materiale.

La prima tornata di chiusure riguarda circa un terzo di tutti i negozi e le fabbriche, secondo i documenti rilasciati dalla State Forestry Administration cinese.

A darne conferma è WildAid.

Alla fine dello scorso anno, la Cina aveva annunciato l’intenzione di bloccare tutte le vendite di avorio nazionali entro la fine del 2017.

Il paese è attualmente il più grande mercato del mondo per i prodotti in avorio ricavati dalle zanne di elefante. Anche se il commercio internazionale è proibito, fino a 30.000 elefanti vengono uccisi illegalmente ogni anno per le loro zanne.

Queste chiusure dimostrano che la Cina fa sul serio nella chiusura del commercio di avorio e per aiutare l’elefante africano”, ha detto PeterKnights, CEO di WildAid. “Il prezzo dell’avorio è sceso di due terzi dai massimi precedenti, quindi ora è un cattivo investimento. Ci aspettiamo ulteriori cali non appena si avvicinerà la chiusura totale alla fine dell’anno”.

Il calo del costo dell’avorio scoraggia anche il commercio illegale.

Un rapporto pubblicato nei giorni scorsi da Save the Elephants ha evidenziato che il prezzo all’ingrosso delle zanne d’avorio in Cina era sceso a $ 730 per chilogrammo, un calo importante rispetto alle cifre del 2014, quando l’avorio costava $ 2.100.

Evidentemente, anche le campagne di sensibilizzazione hanno dato i loro frutti, informando gli amanti dell’avorio delle terribili violenze che i loro acquisti comportavano per gli elefanti.

Finora in Cina operavano 34 fabbriche ufficiali sparse in tutto il paese. Dodici sono state chiuse. Di queste, 10 praticavano anche la vendita dal dettaglio dei prodotti intarsiati. Inoltre, 45 dei 130 punti vendita dotati di licenza sono già stati avviati alla chiusura.

La notizia è stata rilanciata anche da Leonardo DiCaprio su Instagram:

L’anno scorso la Cina ha promesso di fermare la vendita di avorio di elefante per la fine del 2017. Ora sta lavorando bene su quella promessa: 67 fabbriche di sculture in avorio e negozi di vendita al dettaglio in tutto il paese chiuderanno venerdì, e il resto durante l’anno. Questa è un’ottima notizia per i 30.000 elefanti uccisi ogni anno per le loro zanne in Africa”.

 

https://www.greenme.it/informarsi/animali/23523-avorio-cina-elefanti-negozi

 

” Fintanto che l’uomo continuerà a distruggere gli esseri viventi inferiori non conoscerà mai né la salute né la pace.

Fintanto che massacreranno gli animali, gli uomini si uccideranno tra loro.

Perchè chi semina delitto e dolore non può mietere gioia e amore.”

Pitagora

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* La buona notizia del venerdì: Le guerriere del sole

LE DONNE MASAI CHE PORTANO LA LUCE GRAZIE AL FOTOVOLTAICO

 

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È questo il soprannome affibbiato a un gruppo di donne Masai, che al tramonto si mette in cammino con al seguito dei pannelli fotovoltaici portatili. Vere e proprie combattenti, che lottano contro la povertà e il buio portando l’elettricità laddove manca, in Africa.

Girano per i paesi di Kenya eTanzania di casa in casa, portando letteralmente la luce.

I Masai sono una tribù pastorale seminomade distribuita tra Kenya e Tanzania, e la globalizzazione non è stata buona con loro. Molti spesso devono percorrere molti chilometri solo per caricare i loro telefoni.

Ma un nuovo progetto guidato da Green Energy Africa ha portato l’energia solare a 2.000 famiglie della contea di Naiputa, grazie alle donne che vendono gli impianti solari a prezzi accessibili.

Al tramonto, gli agricoltori avevano iniziato a preoccuparsi per i loro bestiami, facili prede di iene e leopardi. E i bambini accendevano i fuochi per finire i compiti, riempiendo le misere case di fumo. O peggio le pericolose lampade a kerosene.

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Così, Green Energy Africa ha avviato a settembre dello scorso anno il Werep (Women Entrepreneurship in Renewable Energy Project), con l’obiettivo di “promuovere la partecipazione inclusiva delle donne e dei giovani nello sviluppo attraverso l’energia solare”, portando energia alle persone che ne hanno davvero bisogno e che vivono nelle contee di Kajiado e Makueni.

Come funziona il progetto? 

Green Energy Africa vende alle donne i pannelli solari portatili, le lampade e piccole batterie ricaricabili con uno sconto. Esse a loro volta vendono i prodotti guadagnando circa 300 scellini (3 dollari) ciascuno. Il denaro non va a loro ma viene destinato al conto del gruppo per acquistare altro materiale solare. Le donne, precedentemente formate nell’installazione di pannelli fotovoltaici, in groppa agli asini trasportano così i pannelli di casa in casa in questa regione remota, dando alle famiglie per la prima volta accesso all’acqua pulita e all’energia.

A meno di un anno dall’avvio, l’area è passata da un uso dell’energia solare pari a zero al 20% di oggi. Per le 2.000 famiglie che hanno adottato la tecnologia solare non è stato difficile apprezzarne i vantaggi. Rispetto al kerosene e alla legna, il costo, la convenienza, e benefici per la salute del fotovoltaico hanno convinto tutti.

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Adesso, quando cala la sera, i bambini hanno a disposizione luce per studiare e gli agricoltori e allevatori possono controllare i loro animali grazie agli sforzi delle guerriere della luce, in prima linea in questa rivoluzione solare.

Per noi, l’impatto della tecnologia solare è senza precedenti”, ha dettoJackline Naiputa, che dirige lo Osopuko-Edonyinap, uno dei gruppi di cinque donne che porta l’energia pulita nella zona.

 

Guerra è un termine che non ci piace molto ma in questo caso lasciatecelo passare. Perché le donne Masai hanno davvero intrapreso una battaglia, quella per portare energia pulita a chi finora viveva al buio.

 

http://www.greenme.it/informarsi/energie-rinnovabili/16799-guerriere-sole-donne-masai

http://www.greenme.it/expo-2015/17144-gioielli-solidali-maasai

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* Ogni vita ha la sua canzone

 


C’è una tribù in Africa in cui la data di nascita di una bambina o di un bambino non è calcolata da quando viene al mondo, né da quando viene concepita, ma dal giorno in cui è stata creata come pensiero nella mente della madre.

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E quando una donna decide che avrà una figlia o un figlio , va a sedersi sotto un albero, da sola, e ascolta finché non riesce a sentire la canzone dell’ essere che vuole venire al mondo. Dopo che ha sentito questa canzone, torna dall’uomo che ne sarà il padre e gliela insegna. A quel punto, quando fanno l’amore, per un po’ cantano la canzone dell’essere che stanno concependo fisicamente, come forma di invito.


Quando la madre è incinta, ella insegna la canzone della bambina o del bambino alle levatrici e alle donne anziane del villaggio, affinché, quando la bambina o il bambino nasce, le anziane e le persone attorno a lei o lui  possano cantare la sua canzone per dargli il benvenuto.
Poi, quando la bambina o il bambino cresce, la sua canzone viene insegnata anche agli altri abitanti del villaggio.

Se la bambina o il bambino cade o si fa male ad un ginocchio, qualcuno la/ lo raccoglie e gli canta la sua canzone. Magari questa bambina o questo bambino fa qualcosa di meraviglioso o attraversa il rito della pubertà.
A quel punto, per onorare questa persona, gli abitanti del villaggio cantano la sua canzone.



Nella tribù africana, c’è un’altra occasione in cui gli abitanti del villaggio cantano alla bambina o al bambino  la sua canzone. Se mai durante la sua vita dovesse commettere un crimine o qualche gesto socialmente aberrante, essa esso viene chiamato al centro del villaggio e i membri della comunità formano un cerchio attorno a lei o lui .

E cantano la sua canzone.

La tribù riconosce che la correzione di comportamenti anti-sociali non si ottiene con la punizione, ma rammentando amorevolmente alla persona la sua identità.

Quando riconosci la tua canzone, non hai alcun desiderio o alcun bisogno di fare nulla che possa far del male a qualcun altro.



Ed è così per tutta la vita della persona. Quando si sposa, vengono cantate le canzoni dei due coniugi, assieme.
E alla fine della sua vita, quando la persona giace nel proprio letto pronta a morire, tutti gli abitanti del villaggio conoscono la sua canzone e, per l’ultima volta, gliela cantano.

font : ecomondo Doula