La buona notizia del venerdì: Asilo nel bosco: finalmente anche in Italia

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E’ nato il primo “asilo nel bosco” italiano, una realtà sempre più diffusa” ed oggi possiamo dire che è una realtà diffusa anche in Italia.

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Fare scuola a contatto con la natura, usando pigne, sassi, foglie e bastoni al posto dei giochi che si prestano a trasformarsi in oggetti che riempiono la mente con la fantasia, che stimolano l’immaginazione e l’esperienza.

Questo modello di educazione alternativaentra a far parte della realtà italiana grazie alla collaborazione con l’associazione Manes (www.associazionemanes.it).

Il progetto è nato da un’idea di Ella Flatau, che realizzò il primo asilo in Danimarca, ad oggi ci sono più di 1000 a Søllerød, negli anni ’50 e si è sviluppato in tutta Europa.

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I bambini dai 2 ai 6 anni hanno bisogno di vivere all’aria aperta, di rimanere in contatto con la natura di esplorare, di sentirsi dei piccoli avventurieri che “imparano facendo”. Chi è cresciuto in città più di altri capisce l’importanza che ricopre un tipo di educazione di questo tipo, senza mura, senza banchi senza cemento e senza tappeti, sporcandosi nella terra, toccando con mano l’erba le foglie e creando giochi diversi, a contatto con gli alberi, assaporando i profumi delle stagioni che cambiano, dal profumo di sottobosco ricco di funghi in autunno, ai prati in fiore in primavera.

Ovviamente esiste uno spazio coperto dove “rifugiarsi” in caso di maltempo, dove si ripongono i materiali e i vestiti. Ma sostanzialmente la grande innovazione di questa scuola è l’ascoltare le esigenze dei bambini, i loro bisogni, sradicandoli dal quel banco e quel foglio sul quale la fantasia può essere solo immaginata

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L’asilo nel bosco costa molto meno di un asilo normale, e questi soldi possono essere utilizzati per incrementare il numero di educatori in modo che essi siano più presenti, in grado di ascoltare maggiormente i bambini e le loro esigenze,soprattutto perché un bambino trascorre molto tempo a contatto con gli educatori, spesso è maggiore questo tempo che quello trascorso tra le mura di casa.

Inoltre da alcuni studi effettuati dal prof. Peter Hafner dell’università di Heidelberg e da Lena Gruener e dalla professoressa Michela Schenetti dell’università di Bologna, mettono in evidenza come i bambini che frequentano l’asilo nel bosco sono molto creativi e curiosi, prestano una maggiore attenzione e si concentrano di più, rispettando di più le regole e risolvendo i conflitti in modo pacifico, inoltre sembra che si esprimano in maniera più precisa e argomentino meglio le proprie opinioni.

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Questa realtà è nata ad Ostia!

 

http://www.ilfattoquotidiano.it/gallery/asilo-nel-bosco-dal-prossimo-anno-anche-in-italia-foto/3-25/

http://ostia.romatoday.it/il-primo-asilo-nel-bosco-in-italia-sara-a-ostia-.html

http://www.lemilio.it/scuola-dell-infanzia.html

 

Altre buone notizie:

” Iris e il gatto Thula un’amicizia che suoera le barriere dell’autismo” di Marisa Moles

 

 

 

* La buona notizia del venerdì: In Danimarca c’è un negozio dove si compra senza pagare

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Erano mesi che un gruppo di giovani danesi lavorava alla realizzazione di un luogo fisico per lanciare la sua startup. E finalmente a metà agosto una fila lunga un centinaio di persone attendeva di entrare nel nuovo negozio del quartiere Frederiksberg di Copenaghen.

Con lo slogan “prova prima di comprare” Simon Taylor, fondatore di Freemarket, ha accolto i suoi clienti e promosso un nuovo modo di fare la spesa, “vendendo” prodotti alimentari gratuitamente in cambio di pubblicità sui social network. Il suo piccolo negozio è adatto a chi è aperto a sperimentazioni e disponibile a cambiare le regole classiche del “fare acquisti”.

Per aderire alla filosofia di Freemarket è necessario registrarsi al sito web del negozio e lasciare i propri dati personali: età, sesso, hobby. Ma la regola più importante è scattare una foto ai prodotti scelti e pubblicarli su Facebook, Twitter o Instagram corredati da descrizione e giudizio. Inoltre, il cliente deve pagare un canone mensile irrisorio – circa 2,50 euro – per il mantenimento del locale (anche le aziende, poi, versano una quota per esporre i propri prodotti). Può scegliere solo dieci prodotti al mese, tutti diversi tra loro.

“È una nuova forma di pubblicità”, afferma il fondatore, ex dipendente di un’agenzia pubblicitaria, che non ha fatto altro che rimodellare vecchie strategie di marketing, adattandole all’era del 2.0 della condivisione e del passaparola “internettiano”.

Non è più, quindi, un’azienda che convince il consumatore a provare un prodotto (come era nella pubblicità tradizionale), ma è il consumatore a sceglierlo; non è più il marchio a decidere le sorti di un prodotto, ma è il cliente che esprime il suo parere.

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In uno scambio di opinioni e soddisfazioni reciproche, Taylor segue il concetto chiamato “tryvertisin”: l’azienda ottiene pubblicità per i suoi prodotti, informazioni sul cliente e allarga il bacino di contatti, mentre l’acquirente fa la spesa senza quasi mettere mano al portafoglio. Un dare e avere reciproco che all’azienda costa qualche alimento-prova da impiegare come test di un “gioco”, mentre al cliente la “messa a nudo”, ancora una volta, dei propri dati personali.

Le norme sulla privacy sono rispettate ma, in un periodo storico in cui proprio grazie ai social network siamo continuamente monitorati, sarà questo un nuovo modo per essere “schedati”? Cloetta, Storck, Läkerol, San Pellegrino sono le aziende che hanno deciso di riempire gli scaffali del negozio. E per loro il Freemarket è un’occasione per testare i propri prodotti e il loro impatto su un mercato ridotto, analizzare il comportamento di acquisto e fare una valutazione prima di lanciarli a livello nazionale.

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Il negozio – che in principio era un sito online dove si effettuavano ordini recapitati dal postino – sta avendo feedback positivi: in meno di un mese è passato da 5.000 a 10.000 clienti.

Dopo aver passato la prova del nove con un paese come la Danimarca, che Taylor definisce “difficile per l’affermazione di questa innovazione per lo spirito conservatore delle aziende”, il fondatore sta già pensando di aprire altri Freemarket in Svezia e Finlandia nel 2015 e in Inghilterra nel 2016.

http://www.repubblica.it/tecnologia/2014/09/03/news/freemarket_in_danimarca_compri_gratis_in_cambio_di_pubblicit-94917875/?ref=HRERO-1

 

Altre buone notizie:

“Regalare le ferie a chi ne ha bisogno” di Marisa Moles

Negozio leggero, dove la spesa si fa alla spina

McDonald’s: a Stoccolma un hamburger gratis con 10 lattine vuote

 

* La buona notizia del venerdì:Il bus del tè, per coltivare relazioni

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Giuseppe viaggia attraverso l’America del nord a bordo della sua Edna Lu per offrire una tazza di tè verde a chiunque metta in comune un momento di conversazione e di scambio di saperi. La sua ribellione, aiutare le persone a rallentare e a sperimentare convivialità, ha ispirato tante persone in tutto il mondo, dal Canada all’Australia, che ogni giorno mettono a bollire l’acqua per dei perfetti sconosciuti

Giuseppe Spadafora, in arte Guisepi, viaggia attraverso l’America del nord a bordo della sua Edna Lu, un vecchio scuolabus trasformato in casa del tè.

L’idea è quella di una piccola rivoluzione nonviolenta: offrire una tazza di tè verde a chiunque si regali un po’ di tempo per condividere un momento di conversazione e di scambio. Perché farlo? Semplicemente perché nella nostra società ce n’è tanto bisogno. Alla stregua di una piccola ape operaia intenta nell’impollinazione di quanti più fiori riesce a incontrare nel suo percorso, Guisepi porta e lascia dietro di sé un caloroso messaggio: coltivare il vivere comunitario, l’interazione umana, il benessere psicofisico e la condivisione del sapere.

La scelta di questo giovane potrebbe sembrare bizzarra e incomprensibile, in realtà nasconde degli obiettivi tanto preziosi quanto faticosi: creare occasioni che favoriscano l’incontro delle persone, al fine di promuovere i legami umani come veicolo per una maggiore comprensione dell’altro, del diverso; partendo da questa inaspettata connessione, incoraggiare la comunicazione, lo scambio di esperienze e di saperi (il bus-tè dispone anche di una piccola biblioteca a cui tutti possono attingere o ingrandire); infine, aiutare le persone a rallentare, così da avere il tempo per riscoprire il profumo della convivialità delle relazioni e per rendersi conto di quante cose ciascuno di noi potrebbe donare e condividere, senza avere in cambio nulla di materiale.

All’origine del Free Tea Party si cela ancora una volta la filosofia del dono, ma non solo. Ritroviamo il principio del vivere con lentezza, che ci ricorda che “tutto possiede la sua specifica velocità e spesso ci concentriamo troppo sulle cose fatte in fretta”; quello della sostenibilità e della permacultura, il cui dogma fondamentale è “prendersi cura del pianeta, avendo cura del suo popolo”; e infine il metodo DIY DIT (do it yourself, do it together, “fallo da te, fallo insieme ad altri”), in pratica riappropriarsi della capacità di curare se stessi, intervenendo direttamente sui propri bisogni e desideri.

Dal 2008 Guisepi ha offerto oltre 23 mila tazze di tè, lungo le strade cittadine, nelle piazze, nei parchi, nelle scuole e in occasione di eventi particolari come feste e festival. Centinaia di persone si sono fermate per sorseggiare lentamente una tazza di infuso, scambiando qualche parola, cantando una canzone e progettando un mondo diverso.

La sua storia, i suoi viaggi, i suoi incontri possono essere ripercorsi visitando il suo sito (http://freeteaparty.org/index.html) e il suo blog (http://freeteaparty.org/blog/), ricchi di foto e di video attraverso cui assaporare l’aroma del tè, nonché della mappa dei luoghi raggiunti finora. La sua rivoluzione ha ispirato tante persone in tutto il mondo, dal Canada all’Australia, che oggi quotidianamente mettono a bollire l’acqua per dei perfetti sconosciuti.

Fonte: redattoresociale.it

Altre buone notizie:

” il campeggio in città per conoscersi meglio” di Marisa Moles

 

* La buona notizia del venerdì: Maryam Mirzakhani, la prima donna a vincere il “Nobel” della matematica

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È iraniana ed è una donna: due novità assolute. 

Maryam Mirzakhani è infatti non solo il primo cittadino iraniano ad aggiudicarsi la Medaglia Fields (il premio che viene chiamato il Nobel dei matematici) ma, e forse più importante, è la prima donna a vincere questo importantissimo riconoscimento. Ci sono voluti 78 anni (o 54, se si considera che la Medaglia viene assegnata in modo fisso solo dal 1950).

Ad aggiudicarsi le altre tre Medaglie Fields, Artur Avila, Manjul Bhargava e Martin Hairer. L’annuncio arriva dal Congresso internazionale dei matematici (Icm), che si sta svolgendo a Seoul.

La capitale della Corea del Sud sta infatti ospitando il 27mo Congresso internazionale dei matematici, la più importante conferenza di matematica a livello mondiale che si tiene ogni quattro anni dal 1900, dopo la prima edizione del 1897. Quest’anno, più di 5mila matematici provenienti da tutto il mondo si sono dati appuntamento per assistere agli oltre 200 eventi inclusi nel ricco programma scientifico, che tocca i più interessanti sviluppi di ricerca emersi di recente in tutte le aree della matematica e delle sue applicazioni.

Il primo giorno del Congresso è dedicato alla trionfale assegnazione delle Medaglie Fields, che rappresentano una sorta di Nobel augurale della matematica assegnato a cadenza appunto quadriennale dal 1950. Nobel, perché la Medaglia Fields, che ha conosciuto forse la sua massima popolarità grazie al prof. Lambeau del film “Will Hunting – Genio ribelle”  (film che valse l’Oscar al compianto Robin Williams) è a furor di popolo considerato il più prestigioso riconoscimento matematico che si possa ricevere e augurale perché un matematico può vincerlo finché ha strettamente meno di 40 anni – o non li ha compiuti prima del primo gennaio dell’anno di assegnazione – e quindi è un premio che segnala le giovani promesse. 

Ogni quattro anni, l’Unione Matematica Internazionale, che è un po’ il Parlamento mondiale della matematica, designa i membri di un Comitato esecutivo che avrà il compito di decidere i vincitori della Medaglia, attraverso un attento, puntiglioso e segreto vaglio dei loro lavori scientifici.

Una delle quattro medaglie assegnate, ha riguardato dunque Maryam Mirzakhani che aveva già vinto altri importanti premi, come il Clay Research Award 2014 e l’AMS Ruth Lyttle Satter Prize in Mathematics nel 2013. I suoi campi di studio includono la geometria iperbolica, la teoria ergodica e la geometria simplettica, settori molto astratti della matematica pura.

 

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La storia di Mirzakhani, nata nel 1977 a Teheran, è una storia di talento e di curiosità, oltre che di coraggio.

Prima di trasferirsi in America e diventare professore alla Stanford University, dove insegna da quattro anni, la giovanissima Mirzakhani è stata alunna dell’Organizzazione nazionale per lo sviluppo di talenti eccezionali di Teheran, studiando fino alle superiori in una delle scuole femminili del circuito delle scuole Farzanegan.  Da bambina ama moltissimo i romanzi e vuole diventare una scrittrice (e conserverà l’amore per la letteratura anche da adulta). Non pensa alla matematica come opportunità lavorativa fino al suo ultimo anno di liceo; a scuola media, per un paio d’anni, va perfino male in questa materia (forse a causa di un insegnante che non aveva particolare fiducia in lei).

La passione per la scienza gliela trasmette il fratello maggiore e Maryam ricorda di aver incontrato il suo prima problema matematico interessante quando questi le racconta di come Gauss risolse velocemente il problema della somma dei primi 100 numeri naturali. Una soluzione bella e elegante che la divertì e la conquistò.  I genitori e i suoi tre fratelli la incoraggiano. Spesso Maryam ricorda gli anni difficili della guerra tra Iran e Iraq. La fine di questo conflitto coincide per lei con la fine della scuola elementare: non avrebbe potuto avere le stesse opportunità se fosse nata dieci anni prima.

Nel 1994, a 17 anni, riceve le prime attenzioni internazionali, vincendo le medaglie d’oro alle Olimpiadi internazionali di matematica di Hong Kong nel 1994 (prima ragazza della squadra olimpica iraniana di matematica) e di Toronto nell’anno successivo (dove ottiene uno score perfetto). La laurea in matematica arriva dalla Università Tecnologica di Sharif di Teheran nel 1999. E qui cominciano il coraggio e la curiosità verso un mondo, come quello Occidentale, tanto diverso dall’Iran. Parte per un’emozionante avventura scientifica: il dottorato alla Harvard University, che consegue nel 2004 sotto la supervisione di Curtis McMullen (altro vincitore di Medaglia Fields) con una tesi sui cammini chiusi sulle superfici in geometria iperbolica che molti matematici hanno definito “spettacolare” . Successivamente, diventa Research Fellow al Clay Mathematics Institute e assistente professore alla Princeton University, prima di approdare a Stanford.  La maggior parte dei problemi di cui si occupa riguardano le strutture geometriche sulle superfici e il modo in cui si deformano. Ci sono poi anche collegamenti con la fisica teorica, la topologia e la matematica combinatoria.

Un percorso di ricerca di tutto rispetto, il suo, che si è svolto in un ambiente, come quello della matematica, dominato in gran parte da uomini e da stereotipi che vorrebbero le donne incapaci di raggiungere risultati all’altezza di quelli maschili.  ”Trovo una sola parola adatta a commentare questa notizia: finalmente” dichiara Elisabetta Strickland, a Seoul come capo delegazione italiana all’Assemblea generale dell’Unione matematica internazionale, vice presidente Indam (Istituto nazionale alta matematica) e membro della Women in Mathematics Committee Wim della European Mathematical Society.  ”Per me è una gioia enorme: si tratta di un risultato fondamentale. Era difficile che rispettasse tutti i requisiti per il premio però i tempi erano maturi. Oggi come oggi, nel campo della matematica ci sono scienziate formidabili. Ormai,  le donne si sono dimostrate assolutamente equivalenti agli uomini in quanto a capacità creativa nella scienza. Equivalenti ma diverse, naturalmente: il cervello della donna non è uguale a quello dell’uomo ma sommando tutte le funzioni, potremmo dire che risultano algebricamente equivalenti.

La Mirzakhani premiata oggi, che ha avuto il coraggio di prendere e partire e andare all’estero, è un altro esempio di totale equivalenza“. Una vittoria che, a dispetto di tutti i pregiudizi, quest’anno era nell’aria.

http://www.wired.it/scienza/2014/08/13/medaglia-fields-mirzakhani-donna-nobel-matematica/

* La buona notizia del venerdì:L’India pianta 2 miliardi di alberi creando lavoro per 300mila giovani

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Il governo indiano ha deciso di combattere la disoccupazione giovanile e la cattiva qualità dell’aria piantando 2 miliardi di alberi lungo le strade del Paese.

Secondo i dati diffusi dall’Organizzazione mondiale della sanità l’aria di Delhi sarebbe la più inquinata al mondo. Tra le cause principali l’enorme numero di automobili che sciamano per le strade della capitale e l’incuria degli spazi verdi, spesso sacrificati sull’altare dell’industrializzazione.

Il Ministero per lo sviluppo rurale dell’India ha trovato una soluzione per arginare due dei principali problemi che affliggono il Paese, l’inquinamento, appunto, e la crescente disoccupazione giovanile che ha raggiunto il 10,2 per cento. Il piano è quello di assumere fino a 300mila giovani per piantare due miliardi di alberi lungo le strade del Paese.

Non solo, due miliardi di alberi potrebbero contribuire a migliorare drasticamente la qualità dell’aria di una città, Nuova Delhi, che risulta essere tra le più inquinate al mondo.

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«Stiamo studiando un progetto per piantare due miliardi di alberi lungo le strade e autostrade che attraversano l’India – ha dichiarato il ministro dei trasporti Nitin Jairam Gadkari – questa iniziativa è destinata a creare posti di lavoro per i disoccupati e a proteggere l’ambiente e la nostra salute».

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Un recente studio condotto nel Regno Unito ha dimostrato che le foglie degli alberi sono in grado di catturare una notevole quantità di polveri sottili. Dai risultati della ricerca emerge che le abitazioni protette da uno “schermo” di alberi accumulano concentrazioni di particelle metalliche più basse del 52-65 per cento rispetto le case senza vegetazione.

Per accertarsene, gli scienziati hanno misurato la quantità di inquinamento atmosferico presente nei pressi di un centro abitato di Lancaster, attraverso l’uso di dispositivi di monitoraggio di polveri sottili e particolari tecniche di analisi delle informazioni.

Dai risultati della ricerca emerge che le abitazioni protette da uno “schermo” di alberi accumulano concentrazioni di particelle metalliche più basse del 52-65 per cento rispetto le case senza vegetazione.

Esaminando poi le betulle al microscopio, i ricercatori hanno confermato che le superfici pelose delle foglie avevano intrappolato le particelle inquinanti, derivanti molto probabilmente dalla combustione o dall’usura dei freni dei veicoli di passaggio sulle strade adiacenti le abitazioni.

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Questo progetto si aggiunge ad una serie di iniziative intraprese dall’India per sviluppare la propria economia e ridurre l’impatto ambientale. Il Paese sta infatti investendo con decisione nell’energia solare e ha dichiarato l’obiettivo di fornire elettricità a quattro milioni di famiglie che attualmente vivono senza di essa grazie al fotovoltaico.

L’India ha inoltre annunciato che sarà raddoppiata la tassa sul carbone e che cresceranno i finanziamenti statali a progetti per lo sviluppo di energie alternative e sostenibili.

http://www.lifegate.it/persone/news/lindia-pianta-2-miliardi-di-alberi-creando-lavoro-per-300mila-giovani

Altre buone notizie:

” Raccontare la Grande Guerra con un videogame” di Marisa Moles

Il decreto ” terre vive” mette in vendita terreni pubblici per coltivarli

* La buona notizia del venerdì: Se cerchi un abito da sposa Santa Rita te lo offre gratis

 

Provengono da donne di tutta Italia, dalla Sicilia, dal nord, da Roma e dall’Umbria, ma anche diverse sartorie hanno fornito le loro creazioni, nuove, e altri accessori.

Suor Maria Laura, dell’ordine delle Agostiniane del monastero di clausura Santa Rita da Cascia, mette a disposizione abiti da sposa donati come ex voto alla Santa a ragazze con scarse possibilità economiche. Gratuitamente, o in cambio di una piccola offerta.

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Il monastero dedicato a Santa Rita sorge sulle colline umbre a Cascia.

Il Monastero di clausura è il luogo storico dove Santa Rita visse 40 anni come monaca agostiniana e dove morì, nel 1457, all’età di 76 anni. Il Monastero oggi è un luogo molto frequentato da chi affida ai santi il raggiungimento dei propri obbiettivi.

La comunità monastica composta da circa 40 suore, esprime un costante e quotidiano servizio al prossimo.

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E’ suor Maria Laura, giovane suora di clausura che, insieme alle sue consorelle, gestisce l’atelier, anche grazie all’esperienza di quando, prima di prendere il velo, a 28 anni, lavorava come sarta insieme alla madre.

“Di recente la richiesta, ma anche le offerte, di vestiti si sono fatte più numerose. Forse perché la voce si è sparsa, forse perché l’iniziativa piace o forse perché anche la crisi ha contribuito. Ma va bene così. Siamo felici se il nostro lavoro può aiutare chi ne ha bisogno”.

Noi diamo solo ad altre quello che ci viene donato. – afferma suor Maria Laura- “Con la crisi sono aumentate le richieste, ma è aumentata soprattutto la generosità di chi dona per rendere felice un’altra persona”.

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Un “atelier” – “noi lo chiamiamo così ma scherzosamente” sottolinea la religiosa – al quale si è interessato anche il New York Times, dedicandogli un lungo servizio.

Le future spose possono provare l’abito in uno spazio con tanto di specchi e ricevere i consigli di Suor Maria Laura. Non tutte sono in difficoltà economiche. Alcune scelgono questa opzione per altre motivazioni. Alcune decidono di lasciare una donazione. La cosa è ovviamente a discrezione della sposa. Il lavoro di Suor Maria Laura è molto apprezzato e diverse sono le sartorie che forniscono le proprie creazioni nuove e alcuni accessori.

A chiedere i vestiti arrivano ragazze persino da tutto il mondo: “Recentemente abbiamo ricevuto una lettera da una ragazza americana. Ci ha mandato le sue misure e ci ha chiesto se potevamo aiutarla. Ovviamente abbiamo risposto di sì, ma per scegliere il modello- racconta non senza un sorriso Suor Maria Laura – dovrà accontentarsi delle foto.

“Ciascuna di loro mi è rimasta nel cuore” dice ancora suor Maria Laura.

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Se volete portare il vostro abito sappiate che potete spedirlo al monastero oppure lasciarlo in forma anonima in parlatorio o davanti al portone. Se invece avete appena ricevuto una proposta di matrimonio e siete alla ricerca dell’abito giusto, approfittatene anche per un giro sulle colline umbre.

 

Fonte:http://d.repubblica.it/amoresesso/2014/03/11/news/matrimonio_abiti_sposa_low_cost_gratis_suore_clausura_santa_rita_da_cascia-2047891/

Altre buone notizie:

La pet-therapy funziona anche con i malati di alzhaimer di Marisa Moles.wordpress.com

* La buona notizia del venerdì:Uomo e donna, ora lo dice anche la scienza: cervelli diversi ma complementari

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Gli impulsi elettrici viaggiano con modalità diverse nel cervello degli uomini e in quello delle donne. Ne conseguono attitudini diverse e diverse abilità. Ora lo dice la scienza.

Uomini e donne ragionano e usano il loro cervello in modo assolutamente differente.

Il cervello maschile è caratterizzato da uno scambio di informazioni, da connessioni nervose che mettono in contatto la zona anteriore con quella posteriore dell’encefalo, mentre il cervello femminile ha, al contrario, uno scambio maggiore tra emisfero destro e sinistro.

Differenze studiate e “fotografate” dall’università della Pennsylvania che emergono durante l’adolescenza e che rendono i due sessi complementari, aiutando lo sviluppo di differenti attitudini.

Gli impulsi cerebrali — spiega Elena Dusi su Repubblica — seguono due autostrade diverse nei due sessi. Fra i maschi sono molto potenti i collegamenti fra parte anteriore e posteriore del cervello. Fra le donne invece è la comunicazione fra i due emisferi a essere privilegiata. Tradotto in termini di attitudini, i maschi hanno un collegamento diretto fra le percezioni (collocate nella zona frontale) e i movimenti che coinvolgono i muscoli (gestiti dalla parte anteriore della corteccia cerebrale) e sfruttano una rapidità maggiore nel processare le informazioni.

Gli impulsi elettrici nel cervello maschile viaggiano soprattutto da una parte all’altra dello stesso emisfero, esattamente il contrario delle donne, specializzate nel “saltare i ponti” fra parte destra e sinistra del cervello. Questo vuol dire, aggiunge la ricerca di un team dell’università della Pennsylvania, capacità di unire le doti di analisi (emisfero sinistro) al ben noto, secondo alcuni addirittura diabolico, intuito femminile. O di ricordare volti e nomi di persone incontrate in situazioni inusuali: compito per cui serve integrare dati immagazzinati in zone diverse del cervello.

Le differenze fra ragazzi e ragazze, come gli altri tratti sessuali, emergono intorno ai 14 anni e si approfondiscono durante l’adolescenza.

Queste informazioni già note all’aneddotica sono state per la prima volta tradotte in spettacolari immagini grazie al metodo della “connettomica”. Una tecnica speciale di risonanza magnetica permette di visualizzare l’intero cervello e il percorso seguito dagli impulsi elettrici. Queste traiettorie dei pensieri sono tutt’altro che casuali: seguono autostrade ben precise, legate alle attitudini di ciascuno di noi e nitidamente visibili nelle immagini ottenute con la risonanza magnetica”.

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Migliori abilità motorie e spaziali per i maschi e maggior intuito per le femmine, queste alcune delle “conseguenze” pratiche delle differenze tra i cervelli dei due sessi.

Tra le prerogative maschili poi una migliore percezione dello spazio, un miglior coordinamento motorio, una maggiore velocità nel processare le informazioni e maggiori possibilità di eccellere in uno sport. Migliore capacità di analisi, invece, per le donne, e maggiore capacità d’attenzione, oltre che una migliore intelligenza sociale e una più forte propensione al multitasking.

Oltre alle differenze, ciò che colpisce è la complementarietà fra doti femminili e maschili” commenta la coordinatrice dello studio Ragini Verma, che insegna radiologia all’università della Pennsylvania e ha guidato la navigazione all’interno del cervello di 949 giovani fra gli 8 e i 22 anni. “Possiamo finalmente dire di aver osservato le basi neurologiche delle diverse attitudini di uomini e donne”.

Per Ruben Gur, psichiatra dello stesso ateneo, “le differenze contribuiscono alla sopravvivenza della specie. La specializzazione contribuisce infatti all’adattabilità e aumenta il ventaglio dei comportamenti”.

” E comunque ogni essere umano è unico, irripetibile. Ogni singolo essere vivente è una manifestazione unica dell’ Energia Universale, e dal momento che ogni persona manifesta questa verità nel suo carattere unico e peculiare, ognuno di noi rappresenta un aspetto prezioso e indispensabile dell’universo vivente.”


http://www.blitzquotidiano.it

Altre buone notizie:

Un’oasi di pace in tempo di crisi* MarisaMoles ‘weblog