ambiente · amore.autostima · anima e corpo · armonia · Comunicazione · cultura · donne · futuro · pensare positivo · punti di vista · sebben che siamo donne · stare bene · Testimonianze · usanze

Sebben che siamo donne: Vogliamo essere non apparire come vuole il clichè!

Preferisco apparire come sono davvero.

Lei è Kate Winslet si è espressa con un no deciso all’intervento in post produzione per rimuovere “la pancia gonfia” in una scena di “Mare of Easttown”. Marianne, il suo personaggio, è una detective che indaga su un omicidio.

Quello che mi preoccupa è che i volti sono belli. I volti che cambiano, che si muovono, sono volti belli, ma abbiamo smesso di imparare ad amare quei volti perché continuiamo a coprirli con filtri a causa dei social e chiunque può photoshoppare se stesso.

Non vedo questa generazione cambiare, e mi rende solo triste perché spero che non manchino di essere presenti nella vita reale, senza puntare a ideali irraggiungibili”.

Kate ha rilasciato un’intervista con il New York Times, in cui afferma che il regista Craig Zobel le ha detto che avrebbe rimosso “una parte di pancia gonfia” in una scena. “Non osare!” ha risposto lei.

Che ha voluto anche che venisse modificato il poster perché li il suo viso era ritoccato. “Ragazzi, so quante linee ho intorno agli occhi. Per favore, rimettetele tutte a posto”.

L’attrice conduce questa sua battaglia simbolica da tempo.

Sin dai suoi esordi davanti alla telecamera e, in particolare, con il fenomeno Titanic, colossal nel quale recitava nel ruolo della protagonista, Kate Winslet ha dovuto tener fronte a innumerevoli commenti sulla sua silhouette.

Kate , allora diciannovenne,venne letteralmente denigrata dalla stampa occidentale, che invece di lodare le sue doti artistiche, si concentrò per anni a ripetere quanto fosse rotondetta, troppo burrosa per essere credibile come oggetto dei desideri della co-star Leonardo Di Caprio (sul cui peso, nessuno ha mai avuto da ridire).

Tra i commenti più gentili apparsi sui giornali del 1998, data di uscita del film: «Se solo avesse avuto un paio di chili in meno, Leo sarebbe riuscito a stare con lei sulla zattera e a salvarsi».

Già qualche mese fa Kate aveva confessato di essersi sentita a lungo “fuori posto a Hollywood, percepita e descritta come “la più grassa dei casting” per molto, moltissimo tempo. Abituata a non rientrare nei canoni estetici (maschilisti ?) di Hollywood, Kate Winslet è dotata della personalità giusta per farcela, nonostante tutto, portando alta la bandiera del body positive e credendoci veramente.

Nel 2015 aveva inserito una clausola per vietare l’utilizzo di Photoshop nel suo contratto pubblicitario con l’Oreal.

Abbiamo una responsabilità per le giovani generazioni di donne“.

E in un’altra occasione ha affermato

“Da bambina non ho mai sentito una donna dirmi “io amo il mio corpo. Non mia madre, non la mia sorella maggiore, né la mia migliore amica. Difficile sentire una donna dire: sono così orgogliosa del mio corpo. Dunque ho deciso di dirlo io a mia figlia perché la percezione dell’orgoglio di sé e del proprio corpo deve cominciare presto”.

Oggi che ha 46 anni, dice del suo personaggio: “È una donna perfettamente funzionante e imperfetta, con un corpo, un viso e un modo di muoversi che rappresentano la sua età, la sua vita e il luogo da cui proviene. Ci manca tutto questo”.

Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.Con questo titolo pubblicherò articoli che parlano di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro fatto.

O temporaneamente dimenticate.

Solo per il fatto di essere donne.

amore.autostima · armonia · bambini · buone notizie · Comunicazione · evoluzione · felicità · pensare positivo · scuola · stare bene · Testimonianze · umanità

*La buona notizia del venerdì: Insegnare è una passione senza età

zhelesnik2-650x365
102 ANNI 

ECCO L’INSEGNANTE PIÙ ANZIANA E ADORABILE DEGLI STATI UNITI

Ha compiuto 102 anni lo scorso 12 gennaio, ma ha lo spirito di una ragazzina e, a detta del suo medico, il cuore di una quarantenne. Stiamo parlando della più anziana insegnante americana che, a dispetto del tempo che passa, continua a lavorare a tempo pieno in una scuola del New Jersey.

La protagonista di questa storia si chiama Agnes Zhelesnik, ma per i suoi studenti e per i colleghi della Sundance School è, molto semplicemente, Granny, la nonna.

La sua storia è così particolare da sembrare la sceneggiatura di un film: dopo una vita da casalinga, nel 1990 sua figlia, insegnante di arte presso l’istituto del New Jersey, le propone di collaborare con la mensa della scuola.

Agnes ha già ottant’anni, ma accetta molto volentieri.

635881142769771974-BRIBrd-09-28-2012-Daily-1-B001-2012-09-27-IMG-kjbGranny091912d-2-1-1-4S2ANAFD-IMG-kjbGranny091912d-2-1-1-4S2ANAFD

Qualche tempo dopo, quando si libera una posizione per tenere lezioni di cucito e di cucina a bimbi di cinque e sei anni, Agnes capisce che è l’opportunità che fa per lei e, a dispetto dell’età avanzata, ottiene l’incarico. Nelle sue classi regna un’atmosfera gioiosa, proprio come nella cucina di una nonna, un contesto protetto e rilassato in cui i piccoli possono esprimere la propria creatività e imparare divertendosi.

Per i suoi bambini Agnes ha realizzato a mano dei graziosi grembiulini colorati, in modo che non si sporchino nel corso delle sue lezioni, e, grazie alla sua indiscussa abilità di sarta, è responsabile anche della fabbricazione dei costumi delle loro recite scolastiche. Vedere i bambini muoversi sul palcoscenico indossando le sue creazioni è per lei una grande soddisfazione.

maxresdefault

Oggi Agnes Zhelesnik è ancora lì, straordinariamente lucida, attiva e, da un po’ di tempo, anche famosa: la sua storia, venuta a galla qualche anno fa, ha commosso gli Stati Uniti, spingendo diverse testate a dedicarle articoli e servizi e a celebrare, ogni anno, i suoi compleanni.

Proprio due giorni fa questa insegnante tanto speciale ha spento ben 102 candeline e, come accade ormai da vent’anni a questa parte, ha voluto trascorrere la ricorrenza insieme ai suoi piccoli studenti, a scuola, nel luogo che ama di più e in cui è più felice. Il luogo che l’ha ringiovanita e che le infonde, ogni giorno, energia ed entusiasmo.

agnes_birthday

E a chi le chiede quale sia il segreto della sua longevità, Agnes risponde con una semplicità disarmante:

Basta essere felici di quello che si fa. Questa per me è la vera felicità.

http://www.greenme.it/approfondire/buone-pratiche-a-case-history/18917-insegnante-piu-anziana-usa

amore.autostima · anima e corpo · armonia · cultura · donne · Energia · eventi · evoluzione · Religione · stare bene · Testimonianze · umanità

* La prima donna laureata al mondo era italiana

Elena_Piscopia_portrait

Elena Lucrezia Cornaro, la prima donna laureata al mondo era italiana: la sua storia

Onore al merito. Un orgoglio per noi italiani, e la maggioranza di noi, probabilmente, nemmeno lo sa. La prima donna laureata al mondo, infatti, proviene dal nostro Paese.

Lei si chiama Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, è nata a Venezia nel 1646 ed è la quinta di sette figli. I suoi genitori erano il patrizio Giovanni Battista Cornaro e Zanetta, una donna di umili origini.

Giovanni Battista Cornaro, illuminato mecenate e padre anticonvenzionale, infatti, aveva sfidato l’allora pettegola e chiusa società veneziana vivendo con una donna di classe inferiore alla sua, con la quale è rimasto accanto per tutta la vita.

E il carattere forte e determinato Elena l’ha preso proprio dal padre, che con le sue decisioni ha sicuramente avuto un’influenza fondamentale nella crescita e nelle decisioni della figlia.

Elena ha soltanto 10 anni quando sceglie di rifiutare il matrimonio e di restare vergine per consacrarsi allo studio e alla passione intellettuale. Nella Venezia della metà del ’600, quando alle donne era consentito soltanto il matrimonio o il velo, Elena intraprese un camminio nuovo, solitario, quasi scandaloso.

Fin da piccola Elena dimostra una sorprendente facilità nell’apprendere, sostenuta da una notevole passione per lo studio che affronta con caparbietà e rigore. Impara il greco e il latino, se guita da prè Fabris che le impartisce lezioni a palazzo, traduce senza problemi l’Iliade e l’Odissea e amplia le sue conoscenze con gli insegnamenti impartiti da Giovanni Valier, canonico di San Marco, e da padre Vota.

Studia lo spagnolo, il francese, l’ebraico, l’arabo, per poi dedicarsi alla filosofia e alla teologia.

caterina-corner-die-gartenlaube

Dopo essersi iscritta all’Università, che a quei tempi veniva definita Studio di Padova, però, Elena trova una spiacevole sorpresa nel momento in cui presenta regolare domanda di ammissione alla laurea: a una donna, infatti, non era concesso ricevere il titolo di dottore in teologia.

E fu Gregorio Barbarigo, vescovo di Padova, a bloccare tutto: essendo inferiore rispetto all’uomo, e non essendo capace di ragionamenti difficili, una donna non poteva ricevere un titolo di laurea.

E così inizia una lunga polemica tra lo Studio di Padova, che aveva acconsentito alla laurea, e il cardinale Barbarigo.

Fino a quando, il 25 Giugno del 1678, all’età di 32 anni, Elena ottiene finalmente la sua laurea: gliela concedono, però, in filosofia (magistra philosophiae), non in teologia,  anche se non poté, in quanto donna, esercitare l’insegnamento.

La cerimonia di proclamazione restò negli annali: l’aula era talmente piena che la cerimonia venne stata spostata in uno spazio più grande.

Lei, come dicevamo, già da piccola aveva deciso di rinunciare al matrimonio e di restare vergine, ma il destino ha avuto in serbo per lei un imprevisto: l’incontro con l’erudito arabo Humar ibn al-Farid, inviato dal conte spagnolo Olivares a studiare l’ordinamento della ricchissima biblioteca del Cornaro.

Tra i due si accende una passione violentissima quanto silenziosa,  proprio grazie al loro comune amore per il sapere. E’ un sentimento impossibile e mai apertamente dichiarato, ma che resterà in eterno e che si è rivelato di grande supporto negli anni difficili che Elena ha dovuto affrontare. Parole toccanti, poi, quelle utilizzate nella lettera d’addio che Humar ha poi inviato a Elena.

Elena Cornaro Piscopia

La vita passata sui libri, però, presenta ben presto il suo conto: è il 1684 quando Elena muore, a soli 38 anni, per una grave malattia.

Aveva disposto che fossero distrutti tutti i suoi manoscritti, e le poche carte restanti, consistenti in discorsi di argomento morale e religioso, e in alcune poesie, furono pubblicate postume.

Tra debiti e volontà dei monaci benedettini, non rimarrà nemmeno la statua di Elena, eretta su spinta del padre.

Oggi, la riproduzione della statua di Elena si trova alla base dello scalone del Palazzo del Bo, sede dell’Università di Padova. Nella sala grande della Biblioteca del Vassar College, una delle università più famose della East Coast, c’è invece una vetrata policroma che la ritrae, mentre nell’Aula italiana della Cattedrale del Sapere presso l’Università di Pittsburgh è ritratta la sua figura in un grande affresco.

Il suo nome oggi dice poco, se non nulla, eppure occupa un posto rilevante nella storia della cultura italiana di cui dovremmo essere fieri. Non un’aula universitaria intitolata, non un istituto scolastico superiore, nemmeno un misero francobollo.

elena-lucrezia-cornaro-piscopia-targa-commemorativa

Le è stata però dedicata una lapide sul muro di Ca’ Farsetti a Venezia, lato calle del Carbon, mentre l’autrice Patrizia Carrano ne ha raccontato la sua storia e la sua vita nel romanzo “Illuminata“, edito da Mondadori.

Fonte:

Elena Lucrezia Cornaro, la prima donna laureata al mondo era italiana: la sua storia