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* Laura Lerner, Embajadora de la Paz

Querida Laura.

Amica, sorella, subito riconosciuta compagna del Viaggio,

da sempre e per sempre.

Ci hai regalato canzoni per l’anima,

parole per il cuore,

speranze per le menti spaurite.

Hai lasciato perle sulla strada,

chaquiras,

che ognuno può raccogliere sul filo della sua vita.

Danzando sei arrivata!

E noi proseguiremo il cammino

danzando come ci hai insegnato

Laura Lerner,  Embajadora de la Paz

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“ Giuro che quando sono arrivata su questa terra mi sono innamorata dei fiori, degli alberi, dei marciapiedi per giocare, dei piccoli animali che vivevano nel retro della casa della mia infanzia.
Ho fatto più fatica a innamorarmi degli esseri umani, ho potuto farlo solo quando un abbraccio, uno sguardo, un sorriso, mi invitavano alla vita e li ringrazio, imparai a dare e ricevere.
Giuro che ho attraversato molte avventure e molti dolori, e che ho fiducia nel mio cuore e sento molto amore.
Amore per me e per quelli che partecipano alla mia vita, per quelli che vivono nei miei ricordi, per la Terra che abitiamo, per lo stupore della vita, per quelli che stanno per nascere.
Quando mi fa molto male scrivo troppo.
Quando ho paura scrivo.
Quando celebro e mi invade l’allegria e l’amore infinito, scrivo.
Giuro che vivo nei lavori quotidiani  nella cruda e fantastica realtà e che vivo-scrivo nei preziosi momenti d’ispirazione.”

Queste è la dichiarazione dell’ impegno che Laura Lerner ha preso con il mondo e soprattutto con se stessa.
Nata a Buenos Aires, in Argentina, e  cresciuta a Gerli, Avellaneda, in una casa-ambulatorio pediatrico costruita dai suoi genitori, ha partecipato ai movimenti politici di gioventù e alla militanza degli anni settanta. In quegli anni intensi e funesti per molti giovani argentini ha conosciuto il suo compagno di vita e sono nati i suoi primi tre figli.  Nel 1975 è emigrata a San Luis .
Laureata all’Università Statale di San Luis,  ha avuto diverse esperienze come psicoterapeuta, presso il Policlinico regionale di San Luis e l’Università di San Luis. nel 1992 la sua attività si è orientata alla creazione di GAIA  “Centro di Assistenza Terapeutica e Formazione in attività di Gruppi dedicati alla Nascita-Sviluppo-Creatività”.
Per dieci anni è stata apicultrice e attualmente presiede il consiglio di amministrazione della Ditta Frisia Climatizaciones orientata alla ricerca e innovazione di energie pulite.
Il 17 settembre 2010 ha ricevuto la Bandiera della Pace di Nicolas Roerich e l’onoranza di Ambasciatrice di Pace e di Ambasciata di Pace per GAIA.
Scrive prosa e poesie.
Ha pubblicato Guaguatear, Bienvenido Bebé, le raccolte di poemi Puerto Piel e Agua de Nacer, videos e musica per ricevere i nascituri.
Nel dicembre 2010 pubblica il suo quinto libro “Chaquiras, vivir y acompanar”.

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GAIA

GAIA nasce nel 1992 nella città di San Luis come centro di attività terapeutiche e di formazione in coordinamento di gruppi per iniziativa di Laura Lerner con l’intento di lavorare nell’integrazione teorico-pratica tra gli aspetti delle cosmovisioni orientali e andine.
Fin dall’inizio e attualmente come “centrale di progetti creativi”, sostiene e promuove lo sviluppo di coordinatori di gruppi nelle diverse regioni del  paese.
L’esperienza degli ultimi anni approfondisce la relazione tra gruppi che esprimono la diversità e la creatività multiculturale della nostra Casa-Terra.
L’attuale formazione:  “Alipé, nacimiento y ciclos de vida.” si basa su una visione olistica che integra i contributi della conoscenza popolare e scientifica di diverse culture.
La Biblioteca FE di GAIA è il nesso e la base per lo sviluppo di queste attività ed è aperta alla comunità offrendo materiale vario, dando consulenze e effettuando azioni di promozione della lettura fin dalla tenera età.

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GAIA  Embajadora de la Paz

Dal 2010 Gaia è una Ambasciatrice di Pace che promuove la costruzione di una Cultura di Pace.
Nel 2010 Laura Lerner e Gaia hanno ricevuto la Bandiera della Pace e l’onorificenza di Ambasciatrice di Pace, concessa da Mil Milenios de Paz y Fundacion Paz Ecologia y Arte.

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La Cerimonia di Impegno si svolse nell’Aula dei Senatori del Congresso della Nazione e la Cerimonia di consegna della Bandiera della pace nell’auditorio dell’Onorevole Camera dei Deputati della Repubblica Argentina.
Il logo della Bandiera della Pace sono tre sfere di colore Magenta che formano un triangolo con i vertici all’insù, con intorno un circolo dello stesso colore su fondo bianco.
“Questo prezioso simbolo rappresenta principi e valori di Amore, Rispetto, Etica, Cooperazione, Giustizia, Solidarietà, Libertà, Responsabilità, Unità e Onestà, che tutta l’umanità desidera.
E’ stato consacrato ai quattro venti, alle quattro strade, ai quattro elementi, ai quattro punti cardinali ed alle sette direzioni.

“ Che la VITA ti benedica, che ti accompagni sempre, ti protegga e guidi i tuoi passi.
Che la PACE prevalga sulla terra e nel cuore degli uomini per mille millenni.”

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Per saperne di più:http://www.gaiasanluis.org/

P.S. Laura era mia cugina

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* Alberi di Natale a prova di gatto!

Albero di Natale a prova di gatto in 10 mosse

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Gatti e albero di natale sono inconciliabili. I gatti sono così affascinati dal nuovo ospite che non possono resistere dall tentare l’arrampicata, spargendo aghi, decorazioni e orpelli ovunque. E arrivando puntualmente a farlo rovesciare. Mantenere il micio curioso lontano dal nostro albero di Natale è, quindi, una saggia idea per tutti, soprattutto per l’incolumità del felino

L’unico modo infallibile per riuscire nell’impresa impossibile sarebbe quello di mettere l’albero in una stanza in cui il gatto non può accedere. O rinunciare alla realizzazione della tradizionale decorazione natalizia. Ma è davvero così? Ecco come realizzare un albero il più sicuro possibile per i nostri felini in sole 10 mosse.

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1) LA SCELTA

Iniziamo in maniera intelligente dal principio, cioè considerando il tipo di albero che verrà utilizzato. I”veri” alberi di Natale, infatti, sono potenzialmente più pericolosi per il vostro gatto di quelli artificiali. Questo perché gli aghi dell’albero reale sono taglienti e possono arrivare a forargli la pelle, oltre che irritanti e leggermente tossici se masticati. Non che “sgranocchiare” un albero artificiale sia sano, ma la scelta dell’albero sarà fondamentale per i passaggi successivi. Considerate, inoltre, le dimensioni. Un piccolo albero sarà più sicuro di un albero grande, semplicemente perché, se dovesse cadere, farebbe meno male. Per un gattino, un albero da tavolo potrebbe essere una scelta adatta, almeno fin quando crescerà e smetterà di essere così iperattivo. Se si sceglie un albero vero, bisogna scegliere un contenitore dell’acqua completamente inaccessibile al gatto, per evitare rischi di avvelenamento. Se abbiamo gattini piccoli, meglio avvolgere un po’ di stagnola intorno al tronco. A loro non piace e li terrà lontani.

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2) LA BASE

Selezionare una base forte e resistente. Meglio peccare per eccesso di cautela. Sarà fondamentale per la sicurezza, oltre che degli animali domestici, anche dei bambini. Importantissimo utilizzare, inoltre, una copertura per la base, per nascondere pesi e cavi elettrici, e ancorare l’albero anche alla parete o al soffitto, per evitare che il gatto lo rovesci.

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3) LA POSIZIONE

Scegliere una posizione sicura per l’albero, che consenta di avere spazio libero intorno e che sia lontana da elementi da cui il micio potrebbe arrampicarsi o saltare, come invitanti scaffali, mobili e mensole. Se possibile, scegliere una collocazione per l’albero che permetta di chiudere la porta di notte o quando non c’è nessuno in casa.

4) PRIMA DELLA DECORAZIONE

Provare inizialmente a non decorare l’albero. La logica alla base di questo consiglio è quella di fornire un po’ più di tempo al gatto per esplorare “l’intruso” e imparare a lasciarlo in pace. Oltre a pronunciare un secco e deciso “no” se ci si accorge che il gatto sta per saltare, spruzzare l’albero conspray agli agrumi, che non gradirà particolarmente, tenendolo lontano. Se si tratta di un albero di plastica, anche una piccola quantità di olio di citronella, il cui odore è sgradevole per il gatto, può fare al caso nostro. Si potrebbero anche mettere delle bucce d’arancia e pigne profumate di citronella attorno alla base (consiglio valido anche per le vostre piante d’appartamento).

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) LA SCELTA DEGLI OGGETTI DA APPENDERE

Scegli ornamenti poco attraenti per i gatti. Evitare scintillii, bagliori, “penzolamenti” e riflessi(praticamente impossibile!). Meglio oggetti opachi e non lucidi, fatti di feltro o cartone, mentre restano banditi nastri e altri oggetti che pendono dall’albero. Ricordare che la neve artificiale è tossica e non dovrebbe essere usata quando si hanno animali domestici e bambini piccoli in casa. Se si sceglie di decorare l’albero con il cibo, bisogna fare attenzione a ciò che si attacca, ad esempio al cioccolato, che è tossico per i gatti.

6) DURANTE LA DECORAZIONE

Regola di base: non decorare l’albero davanti al gatto, altrimenti penserà che palline e festoni siano un gioco e continuerà a farlo anche quando saranno attaccati. Se mentre decoriamo il gatto è nei paraggi, bisogna resistere alla tentazione di usare le decorazioni come giocattoli.

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7) COME APPENDERE GLI OGGETTI?

Scegliete di appendere le decorazioni più delicate, seducenti o pericolose in alto, nei primi due terzi della struttura, dove c’è meno probabilità che il micio arrivi. Sempre che non ci siano sporgenze da cui saltare. Occhio agli orpelli, che possono essere molto dannosi se ingeriti, provocando seri problemi a stomaco e intestino.

8) FISSAGGIO SUI RAMI

Fissare gli ornamenti sull’albero in modo sicuro, affinché possano essere tirati via facilmente. Utilizzare ganci di metallo, utilizzando un paio di pinze per serrare la parte finale ed evitando l’uso di corde o elastici. Dopo aver attaccato le decorazioni, verificare che il metodo di fissaggio sia adeguato e a prova di gatto.

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9) SICUREZZA FILI ELETTRICI

Un albero di Natale è completo solo quando le luci sono accese, ma i fili elettrici possono rivelarsi una pericolosa tentazione per un gatto curioso e poco cauto. Assicurare i cavi con del nastro adesivo, evitand di lasciarli penzolanti e facili da raggiungere. Avvolgere il cavo in eccesso intorno alla base dell’albero, o, in alternativa, utilizzare griglie di protezione e tubi “ordina-tutto”. Spegnere sempre le luci dell’albero di Natale quando non c’è nessuno in casa.

10) RELAX

Ok, ora abbiamo fatto tutto il possibile per proteggere l’albero e per renderlo un’esperienza sicura per il gatto. Ma non abbassate la guardia. E tenete una macchina fotografica vicino. Perché? Ecco, guardate bene: cos’è quella palla di pelo che sbuca dai rami? Forse si trattava di una causa persa in partenza…

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http://www.greenme.it/abitare/cani-gatti-e-co/9254-albero-di-natale-gatto

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* Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza 2020

Prendimi per mano,
dimmi che cambiera’
che il treno si e’ fermato ma ripartira’
fammi giocare ancora sopra i campi se ce n’e’.
dimmi che mi terrai con te.
fammi vedere il mare prima che cambi il suo colore
dimmi che posso vederti pescare.

prendimi per mano,
dimmi che cambiera’
che si potra’ dormire col cuore in pace
dimmi che potro’giocare ancora
che posso continuare
a mettere briciole sul balcone

e faro’ come mi hai insegnato:
avro’ fiducia in quelli che verranno
e chi ha distrutto e chi ha rubato
sara’ lontano, sara’ disarmato

quando saro’ grande
lo so che cambiera’
avro’ un lavoro che mi piacera’
ed una casa che e’ sempre rivolta verso il sole
luce che mi fa bene al cuore
e sara’ piu’ bello anche il mio futuro amore

e faro’ come mi hai insegnato
combatti sempre chi ti porta via
la pace, l’aria e la speranza
vedrai il futuro sara’ migliore
Fabio Concato
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* Natura morta con cachi di stagione

Mia nonna era una pittrice.

Dipingeva grandi arazzi con temi bucolici e sofisticate miniature su pergamena.

Mi è cara una piccola natura morta ad olio con frutta di un acceso e vibrante arancione.

Ho sempre pensato che fossero arance…

Ma, smontando la cornice per rinnovarla, in un angolo nascosto ho trovato il titolo:

” natura morta con cachi di stagione”

 

Il cachi è noto in botanica con il nome Diospyros kaki: deriva dal greco ed è costituito da due parole “Diòs” (riferito al dio Giove) e “pyròs” (frumento). Quindi, il cachi viene definito il frumento di Giove, “cibo degli dei”, per merito del suo sapore dolcissimo e unico ed originale.“kaki” fa riferimento, invece, al colore aranciato del frutto.

Il Diospyros kaki è un albero molto comune in Cina e Giappone dove è coltivato fin dalla antichità, con il nome “ Mela d’Oriente” e Loto del Giappone”. Sarà solo nel 1796 che il direttore, inglese, del Giardino Botanico di Calcutta ne porterà alcuni esemplari in Inghilterra.
Si ha notizia che un cachi fu piantato, nel 1870, nel Giardino Botanico di Boboli a Firenze. Qualche anno più tardi (1879) ne furono piantati diversi nell’Orto Botanico di Villa Giulia a Palermo, dove ancora oggi sopravvivono.

Il nome cachi (kaki) è l’equivalente del suono in lingua giapponese con il quale si designa l’albero ed il frutto; con tale nome pervenne in Inghilterra e così si diffuse.

Nel linguaggio dei fiori quello del cachi simboleggia l’eloquenza.

Un particolare significato è stato attribuito alla pianta di cachi recentemente: al bombardamento atomico di Nagasaki il 9 agosto 1945 è miracolosamente sopravvissuto una piccolo alberello di cachi. Nel 1994 uno fitopatologo giapponese è riuscito a far nascere da quell’alberello alcune piante di seconda generazione ed il Museo del bombardamento atomico ha cominciato a distribuirle ai bambini in visita come segno di pace, di speranza e di rinascita.

Nel 1995 durante la preparazione di una mostra a Nagasaki l’artista Miyajima Tatsuo venne a conoscenza dell’ albero di kaki sopravvissuto al bombardamento atomico e del fatto che il biologo Ebinuma Masayuki che se ne prendeva cura era riuscito a far crescere dai semi di quell’albero delle nuove piantine che Ebinuma donava ai bambini in visita a Nagasaki come simbolo di pace.  

Miyajima e Ebinuma hanno creato insieme un progetto per piantare in giro per il mondo nuove piantine di kaki ricavate da quell’unico esemplare sopravvissuto alla catastrofe.

Ecco il loro progetto: Revive Time Kaki Tree Project

Nel periodo invernale sulle bancarelle dei mercati giapponesi fanno la loro comparsa gli hoshi-gaki, i cachi secchi. Ne esistono di varie qualità, i più ricercati sono prodotti artigianalmente e addirittura “massaggiati” a mano prima di essere compressi tra tavolette di legno.

Il frutto del cachi ha profondi significati simbolici in Giappone, tanto è vero che è protagonista delle offerte religiose legate alla celebrazione del Capodanno: in ogni casa viene predisposto un piccolo altare su cui si impilano cibi rituali come tortini di riso, arance amare, alghe kombu e cachi secchi.

Haiku:

Te ni nosete

kaki no sugata

no horebore akaku.

Sul palmo della mano

rosseggia, rutilante nella sua pienezza,

un cachi.

Santōka

(1882-1940)

( L’ haiku (俳句) è un componimento poetico nato in Giappone composto da tre versi per complessive diciassette sillabe)

Fonti:

http://www.rossellamarangoni.it

http://tusciaintavola.tusciamedia.com

 

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* E tu scegli la strada del cuore

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Ogni via è soltanto una via…

Ogni strada è soltanto una tra un milione di strade possibili.

Perciò dovete sempre tenere presente che una via è soltanto una via.

Se sentite di non doverla seguire, non siete obbligati a farlo in nessun caso.

Ogni via è soltanto una via.

Non è un affronto a voi stessi o ad altri abbandonarla,

se è questo che vi suggerisce il cuore.

Ma la decisione di continuare per quella strada, o di lasciarla,

non deve essere provocata dalla paura o dall’ambizione.

Vi avverto: osservate ogni strada attentamente e con calma.

Provate a percorrerla tutte le volte che lo ritenete necessario.

Poi rivolgete una domanda a voi stessi, e soltanto a voi stessi.

Questa strada ha un cuore?

Tutte le strade sono eguali.

Non conducono in nessun posto.

Ci sono vie che passano attraverso la boscaglia, o sotto la boscaglia.

Questa strada ha un cuore? E’ l’unico interrogativo che conta.

Se ce l’ha è una buona strada.

Se non ce l’ha, è da scartare.

Carlos Castaneda

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* A te piacciono i fichi?

Nel mio giardino ho un grande albero di fichi.

Fa tantissimi frutti nel mese di luglio e poi nel mese di settembre.

Ho già fatto 10 chili di marmellata e più di altrettanti ne ho mangiati.

Platone era un grande divoratore di fichi, diceva che fanno aumentare l’intelligenza.

Albero e frutto sacro, il fico è l’emblema della vita, della luce, della forza e della conoscenza. Nella tradizione antica il fico riveste quindi un significato di immortalità e di abbondanza. Esso rappresenta anche l’asse del mondo, che collega la terra al cielo.

Leggiamo infatti nel racconto biblico Genesi 3,7:
“Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.”

Il Signore Iddio aveva piantato l’Albero della Conoscenza del Bene e del Male al centro del giardino dell’Eden, ordinando ad Adamo ed Eva di non mangiarne i frutti se non volevano morire.
La narrazione biblica del peccato originale e della cacciata dall’ Eden si legano al misterioso frutto, che Eva raccolse su invito del serpente ed offrì ad Adamo.
Di quale frutto poteva trattarsi?

Durante tutto il medioevo si conosceva ancora l’identità del frutto in questione: si trattava di un fico, quel dolce frutto estivo che fin dall’antichità si legava all’idea di fertilità, abbondanza e sessualità.

L’albero della conoscenza del bene e del male era dunque un albero carico di fichi, e non di mele, come confermato da molte opere d’arte di età medievale. Osservando ad esempio i rilievi che Lorenzo Maitani scolpì sulle lastre di marmo che oggi rivestono la facciata del duomo di Orvieto, non vi è alcun dubbio che le foglie e i frutti dell’albero incriminato  rappresentati nei minimi dettagli sono di un fico.

La stessa pianta torna in due  scene nel ciclo della Genesi: in una si vede Dio con il dito puntato verso Adamo ed Eva mentre ordina loro di non mangiare frutti dall’albero al centro del giardino. Nella seconda si vede lo stesso albero sul cui tronco è attorcigliato un serpente, mentre Eva tende il braccio verso quello di Adamo per offrirgli il fico che avrebbe resi entrambi simili a Dio.

Le tracce storiche del fico sembrano risalire al VI secolo a. C. e ancora oggi possiamo trovare rappresentazioni pittoriche degli stessi fichi nei nostri patrimoni storici (La Villa di Poppea-Scavi di Oplonti-Torre Annunziata).

Nell’antica Grecia, era l’albero sacro ad Atena, dea della saggezza e a Dioniso dio del vino, e a Priapo, dio lubrico della fecondità.

Il titano Sykèus, (da syke, fico), per sottrarsi a Zeus che lo stava inseguendo, si sarebbe rifugiato presso la madre Gea, la terra. Questa avrebbe poi fatto sorgere dal suo grembo l’albero che ricorda il nome del suo figlio.
Nell’antichità era proibito esportare fichi considerati un prodotto di prima necessità, e, se frutto di alberi sacri, veniva reputato un sacrilegio.

In Grecia, in certi culti agrari primitivi, esisteva la “rivelazione del fico”, come culto di iniziazione ai segreti della fecondità.

Ad Eleusi,una cittadina vicina ad Atene, sede di un famoso tempio dedicato alla dea Demetra, non poteva mancare il  fico sacro, protetto da un portico, come narra Pausania (110-180), scrittore e geografo greco.

In questa località dicono che Fitalo abbia accolto nella propria casa Demetra e che la dea, in cambio dell’ospitalità, gli abbia donato la pianta di fico. A quanto io dico rende testimonianza l’epigramma che è inscritto sulla tomba di Fitalo: – Qui il signore, eroe Fitalo accolse un tempo la veneranda Demetra, quando per la prima volta ella fece spuntare il frutto della tarda estate, che il genere umano chiama sacro fico: da allora la stirpe di Fitalo ebbe onori immortali -.” (Pausania,Viaggio in Grecia, I, 37, 2) (32)

Si narra che a Platone, essendo un grande estimatore dei fichi, venne dato il nome di “mangiatore di fichi”; inoltre egli sosteneva che cibarsi di fichi contribuiva ad accrescere l’intelligenza.

Anche Plinio si era dimostrato sensibile alle virtù dei fichi ed infatti era solito affermare che mangiare fichi aumentava la forza dei giovani e manteneva la salute degli anziani.

Plutarco narra, riguardo alle origini di Roma, che la cesta con Romolo e Remo, destinati a morire come frutto illegittimo della vestale Rea Silva, non fu trascinata dalla corrente del Tevere, ma si arenò miracolosamente in un’insenatura fangosa, sotto un fico selvatico dove vennero nutriti dalla lupa. La pianta divenuta sacra, in quanto riferita a Marte, padre dei gemelli, era diligentemente curata dai sacerdoti del dio che provvedevano alla sostituzione della pianta ogni volta che questa moriva.

Il fico inteso come albero, nella tradizione ebraica, rappresenta il popolo di Israele. Il fico, inteso come frutto allora rappresenta la legge che il popolo di Israele genera, cioè la Torah che significa legge. Allora la stagione dei fichi è la stagione delle leggi e delle sentenze, cioè il tempo del giudizio.

L‘albero di Bodhi (fico sacro, lat. Ficus religiosa), quell’albero, sotto il quale il Buddha ha vissuto il Bodhi (“Illuminazione” o “Risveglio”). Il simbolo dell’albero ha in parte origine anche nei culti pre-buddhisti della fertilità e nell'”Albero della vita“.     A volte viene anche raffigurato un trono vuoto sotto all’albero, che, come l’albero stesso, dovrebbe ricordare il risveglio del Buddha.

L’albero della Bodhi è un grande e molto antico fico sacro ,collocato all’interno dell’area in cui oggi sorge il Tempio di Mahabodhi, a Bodh Gaya. Il fico sacro, di cui l’albero di Bodhi è un esemplare, è sacro a induisti, giainisti e buddhisti

Nella mitologia egizia ci si riferisce al sicomoro (Ficus sycomorus); in Egitto si narra che la rinascita di Osiride avviene quando le zolle alla base del sicomoro sacro cominciavano a coprirsi di germogli di grano ed orzo. Il fico sicomoro era insomma considerato un albero cosmico, simbolo di immortalità, di rinascita dalla distruzione. Il suo succo, inoltre, era prezioso perché si riteneva donasse poteri occulti e il suo legno era usato per la fabbricazione dei sarcofagi: seppellire un morto in una cassa di sicomoro significava reintrodurre la persona nel grembo della dea madre dell’albero, facilitando così il viaggio nell’aldilà.

Nel Libro dei Morti, il sicomoro è l’albero che sta fuori dalla porta del Cielo, da cui ogni giorno sorge il dio sole Ra. Esso inoltre era consacrato alla dea Hathor, chiamata anche la “dea del sicomoro”: Dea madre, feconda e nutrice, Hathor abita gli alberi ed è la “signora del sicomoro del sud”, a Menfi; ma è anche la “signora dell’Occidente”, ossia la signora del regno dei morti.

Nel mondo islamico il fico è ritenuto dotato di una certa baraka (letteralmente “benedizione”, intesa nel senso di “potenza spirituale”). Esso infatti si conserva assai bene secco senza bisogno di alcuna aggiunta di sale o spezie. Il fico non manca mai nei rituali di nozze berberi e campagnoli

La novantacinquesima Sura del Corano viene chiamata “Il fico” (At-Tîn) inizia evocando il fico e l’olivo: “Per il fico e l’olivo/ per il monte Sinai/ e per questa contrada sicura!/ Invero creammo l’uomo nella forma migliore,/ quindi lo riducemmo all’infimo dell’abiezione/ eccezion fatta per coloro che credono e fanno il bene: avranno ricompensa inesauribile./ Dopo di ciò cosa mai ti farà tacciare di menzogna il Giudizio?/ Non è forse Allah il più Saggio dei giudici?”.

In India il Ficus bengalensis ed il Ficus religiosa sono ritenuti gli alberi sacri rispettivamente di Visnu e Shiva. In molte tradizioni (ed in particolare sempre in India) sulle sue radici si acciambella il serpente, simbolo che esprime la forza fecondatrice per eccellenza (e la stessa energia-coscienza dell’essere umano- kundalini non è forse rappresentata come un serpente che si attorciglia attorno alla colonna vertebrale –albero cosmico- a mò di caduceo?).

Nell’oroscopo degli alberi chi nasce nel periodo del FICO (dal 14 al 23 Giugno e dal 12 al 21 Dicembre) è un individuo molto forte, un po’ testardo, indipendente, non tollera le contraddizioni né le controversie, adora la vita, la sua famiglia, i bambini e gli animali, un po’ volubile con gli altri, ha un buon senso dell’umorismo, ama l’ozio e la pigrizia, possiede talento ed un’intelligenza pratica.Per saldare il loro carattere i nati in questo periodo hanno molta fiducia nella famiglia e nei suoi affetti in modo da poter anche attenuare il loro comportamento autoritario. Per frenare la loro prepotenza devono accompagnarsi a persone gentili e miti come i Pini e le Betulle che possono riuscire a costringerli a mostrare la loro gentilezza.

Nel mio giardino ho un grande albero di fichi.

Fa tantissimi frutti nel mese di luglio e poi nel mese di settembre.

Quelli di settembre sono più rossi e zuccherini.

Farò altri chili di marmellata e ne mangerò altrettanti.

Del resto:

Platone diceva che fanno aumentare l’intelligenza…….

fonti :

http://www.evus.it

http://www.istitutopontevaltellina.it

http://www.mr-loto.it
http://www.ficusnet.it
http://damaimandra.beepworld.it/
http://www.puntosufi.it/
http://www.tanogabo.it/fico.htm
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* 10 Agosto:nella notte il cielo si accende di stelle cadenti…rugiada di fuoco…lacrime di angeli…Tutti con gli occhi in su ad esprimere un desiderio…

Ogni anno nelle luminose notti estive, lontano dalle luci della civiltà, capita di notare nei cieli delle scie di luce che sembrano caderci addosso… vicine…lontane… appaiono improvvisamente e scompaiono nel blu profondo…ardono un istante di luce vivissima e poi si spengono, simili, secondo Dante, a ” stella che tramuti loco “…

stelle cadenti… gocce d’oro scaturite da un’anfora di luce infranta… rugiada di fuoco…lacrime di angeli diceva un antico poeta cristiano…

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Lacrime di San Lorenzo furono chiamate dai cattolici di Irlanda le stelle filanti che cadono in grande quantità nella notte di San Lorenzo, la celebrata notte del 10 agosto.

La tradizione vuole che le lacrime di Lorenzo arso vivo sulla graticola vagano nel cielo senza pace fino a quando non cadono sulla terra la notte in cui il Santo è festeggiato.

” San Lorenzo , io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.”

In questa notte, si crede si possano avverare i desideri di tutti coloro che si soffermino a ricordare il dolore di San Lorenzo, e ad ogni stella cadente si pronuncia la filastrocca “Stella, mia bella stella, desidero che…”, e si aspetta l’evento desiderato durante l’anno.

Di miti e leggende sulle stelle cadenti ce ne sono molti.

Ma nell’antichità le apparizioni di meteore, così come quelle di comete e di altri fenomeni nel cielo, erano considerate segni infausti.

“E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale
oh! D’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male!”

Nelle antiche mitologie orientali, in quelle greche e latine, le stelle cadenti erano lacrime di divinità che piangevano a causa di disastri già avvenuti o annunciati.
Gli astrologi cinesi, che nei loro annali hanno registrato le apparizioni di stelle cadenti e comete fin dal sesto secolo avanti Cristo, non avevano dubbi che a temere il peggio dovessero essere i governanti. Il cielo sembrava piangere lacrime di fuoco in occasione di crisi di governo, battaglie o assedi avvenuti in coincidenza con quelli che oggi sappiamo essere sciami meteorici ricorrenti”.

Tra l’ottobre e il novembre del 902 dopo Cristo, riferiscono le antiche cronache, l’invasione della Sicilia e della Calabria da parte dei saraceni e le stragi che ne seguirono furono seguite da un abbondante pianto divino. Oggi è accertato che si trattò di una pioggia particolarmente fitta di stelle cadenti dello sciame delle Leonidi, visibile ogni anno a novembre.
Nel medioevo, la scia luminosa causata dalla caduta delle stelle è stata messa in relazione con il viaggio dei defunti, come un movimento ascendente, discendente o semplicemente di mutamento di luogo, compiuto dalle anime dei trapassati.

Plinio, Rutilio Palladio e Marcello connettevano la caduta delle stelle: il primo con quella dei calli (Naturalis Historia, 28); il secondo con quella delle verruche (Opus agricolturae) ed il terzo la considerava vantaggiosa per la cura delle malattie degli occhi (De medicamentis).
Nell’antica Sparta, invece, la visione di una stella cadente aveva per così dire un significato “politico”. Accadeva, infatti, che ogni nove anni i magistrati sorveglianti scrutavano il cielo. L’eventuale caduta di una stella era interpretato come segno sfavorevole degli dèi nei confronti del Re, che veniva deposto.

L’aspetto religioso appare in diverse tradizioni.
Nella letteratura dell’antica India, le stelle cadenti sono paragonate a demonesse dai capelli discinti.
La più recente visione degli indù pare sia quella di ritenere, ogni stella cadente, un’anima che ridiscende sulla terra per reincarnarsi.
In Europa si parla delle stelle cadenti come d’anime che, liberate dalle sofferenze del purgatorio, chiedono all’osservatore la recita di un “Padre nostro”.

Nella Mesopotamia, l’interpretazione data alla comparsa delle stelle cadenti era legata, nella sua positività o negatività, alla direzione .
Nel libro dello zodiaco dei Mandei dell’Iraq, (setta gnostica ancora esistente) si legge, tra l’altro, che la caduta di una stella da ovest verso est non porterà pioggia in tutto l’anno, presagio dunque di siccità certamente diffuso in molti miti legati alle stelle cadenti.

Gli antichi abitanti dell’Iran all’epoca in cui era praticata la religione zoroastriana, ci hanno tramandato un bellissimo mito, dove si descrivono le malevolenze delle stelle cadenti e la loro sconfitta per mano del dio Tishtrya, in altre parole

Sirio nella costellazione del Cane Maggiore.

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La credenza risale ad un periodo compreso tra il X secolo a.C. ed il VII secolo d.C.
In quel tempo, le genti dell’Iran credevano che la vita del cosmo fosse dominata dalla contrapposizione tra il principio dell’ordine cosmico e della verità (asha) ed il principio del caos e della menzogna (druj)

Secondo la cosmologia zoroastriana, infatti, l’ordine cosmico è rappresentato dalle stelle fisse, la cui luce si contrappone a quella del Maligno.

Queste stelle erano considerate come divinità minori ed erano poste nel cielo più basso, mentre il Sole e la Luna erano collocati nei cieli superiori, più vicini al paradiso.
Il movimento disordinato ed imprevedibile delle stelle cadenti, indusse gli zoroastriani a credere che esse appartenessero alla schiera delle forze demoniache scagliate dal maligno per produrre siccità e per sconvolgere l’ordine armonioso del cielo.

Così, proprio alle stelle cadenti assegnarono il nome di “streghe”

Il compito di sconfiggere le streghe e proteggere gli uomini fu attribuito a Sirio: sotto le sembianze del dio Tishtrya, l’astro si armò per combattere una duplice battaglia, la prima in cielo e la seconda in terra.
I versi dell’Avesta, il libro sacro degli zoroastriani, catturano lo splendore di Sirio paragonandolo ad una freccia scagliata dal più bravo arciere dell’universo. Tali sono la sua rapidità e la sua precisione che le forze demoniache delle stelle cadenti, si ritirano in una fuga disordinata. Vittorioso, il dio può finalmente annunciare con orgoglio la definitiva sconfitta dell’armata delle tenebre.

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In Irlanda si crede che le stelle cadenti siano lacrime delle fate: in ogni villaggio, si coltiva l’usanza di lasciare sempre alle Fate un posto apparecchiato a tavola, affinché continuino ad amare e proteggere la casa.

Si crede inoltre che le buone Fate si affezionino particolarmente ai fiori, ai bambini, agli animali, al bestiame e tengono lontani i pensieri cattivi generati dall’invidia e i sortilegi delle streghe.

Le famossissime Perseidi, saranno attive nelle notti tra il 10 Agosto (San Lorenzo) e il 12 Agosto (notte del massimo).

Inoltre gli studiosi del settore hanno previsto che l’anno in cui la pioggia di stelle cadenti sarà molto copiosa sarà il 2126. Quindi si presume che anche ci saranno altrettanti desideri.

Per ogni scia nel cielo un desiderio che si può avverare…

un desiderio è solo l’obiettivo che voglio raggiungere…

è l’inizio del mio progetto per ottenerlo…

con la mia volontà posso ottenere ciò che desidero…è possibile!

e le stelle mi forniscono l’energia… tutte le stelle…

Del resto:

” Quando desideri qualcosa tutto l’universo cospira affinché tu realizzi il tuo desiderio.” Paolo Coelho

 

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* le vagabonde blu

” Vagabonde blu “è il poetico nome che indica un tipo di stelle “sempre giovani ”
Diverse le ipotesi avanzate negli anni per chiarire l’origine di questi astri.
Situate all’interno di ammassi globulari o aperti, risultano più calde – da qui la colorazione blu – delle loro sorelle vicine, quando dovrebbero invece essere loro coetanee. Sfidando così le teorie standard dell’evoluzione astrale, secondo cui invecchiando le stelle evolvono prima in giganti rosse e poi in nane bianche, sempre più fredde e meno luminose.
Eppure loro, le “ blue straggler “, seguono tutt’altra strada: vecchie anche di 13 miliardi di anni, continuano ad apparire calde e brillanti come se fossero ancora bambine.
L’enigma di queste stelle e della loro origine ha affascinato astrofisici e scienziati sin dalla loro scoperta, negli anni ’50.
Proprio per cercare una risposta ai dubbi riguardanti le blue stragglers, Robert Mathieu e Aaron Geller, entrambi dell’Università del Wisconsin, hanno compiuto uno studio sul vecchio ammasso stellare NGC 188, un gruppo di stelle la cui età è stimata in circa 7 miliardi di anni posto a circa 5700 anni luce di distanza e osservabile nei pressi della stella Polare.
La conclusione della loro ricerca è che le blue straggler ringiovaniscono perché risucchiano la massa di un’altra stella cui si accompagnano, che le rafforza e permette loro di continuare a vivere più a lungo.
Le stelle analizzate dagli scienziati fanno parte di sistemi binari, in cui cioè due stelle sono “costrette” a ruotare l’una attorno all’altra a causa della mutua attrazione gravitazionale. In determinate condizioni una delle due stelle assorbe massa dall’altra diventando cosi una massiccia “blue straggler”: “ed è proprio la stella compagna che ci ha aiutato a determinare l’origine delle vagabonde blu”, ha spiegato Geller.

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La mia costante consapevolezza che lassù ci sono sempre stelle, pianeti, soli, galassie…che coesistono con noi esseri umani sulla terra, che è il nostro pianeta, nel mare di energia che gli astrofisici chiamano energia oscura, dato che di tutta la energia materia conosciamo solo il 4 o 5 %.
Il fatto di avere tanti compagni di viaggio che contribuiscono con la loro particolare e personale energia al cammino dell’essere umano verso la coscienza, dà il senso al mio concetto di esistenza oltre le coordinate di tempo e spazio che circoscrivono l’esperienza umana in una vita.
Seguo con molta passione l’evoluzione della conoscenza dell’universo, che è solo una piccolissima parte di tutto ciò che non conosciamo.
Come sopra così sotto viene usato troppo spesso, e spesso perde il suo significato, eppure dallo studio delle comete viene la conferma che siamo fatti della stessa materia delle stelle. E siamo quindi sottoposti alle stesse leggi. Il che mi rassicura visto che le stelle che ci interessano direttamente sono sempre lì.
Così certe notizie dallo spazio mi danno spunto per trarne analogie.
Nel grandissimo tempo le nane blu emergono dagli ammassi stellari cariche di energia brillante blu che è il risultato della esperienza di vita delle altre stelle. Continuano ad esistere per testimoniare la loro origine di stelle binarie. e noi le scopriamo dopo milioni di anni luce e ci raccontano dell’universo.
Nel grande tempo grandi uomini carichi di energia emergono dal susseguirsi delle civiltà che sono il risultato delle esperienze di vita di altri esseri umani. Continuano ad esistere nella Memoria del Mondo per testimoniare i valori raggiunti dall’umanità e ci raccontano dell’evoluzione e ne sono stimolo di generazione in generazione.
Nel piccolo tempo del qui e ora io sono il risultato delle mie esperienze. Le mie esperienze riguardano fatti, persone, ambiente, sono il mio universo conosciuto.
Se dalle mie esperienze traggo insegnamento arricchisco le mie capacità di costruire un futuro.Per me, per gli altri, per l’ambiente.
Se ho coscienza di me nel gruppo umanità posso determinare le mie esperienze esprimendo con il mio comportamento i valori propri di ogni essere umano.
Le nane blu prendono energia dal cosmo per esistere oltre il tempo e lo spazio.
I grandi uomini prendono energia dall’evoluzione dell’umanità per essere d’esempio oltre il tempo.
Io prendo energia dall’insegnamento delle mie esperienze per andare nel futuro.

 

Agisco nel mio piccolo intorno in sintonia con l’universo.

E se guardo il cielo lo vedo pulsare di bagliori blu…

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* Un gelato può cambiare il tuo umore…..dimmi come lo mangi e ti dirò chi sei…


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Ma quando è stato inventato il gelato?

Ci sono riferimenti alla refrigerazione di frutta, latte e miele  sia negli antichi testi sia nelle cronache delle scoperte archeologiche più note.
Pensate che nella Bibbia Isacco offre ad Abramo latte di capra misto a neve e si narra che Alessandro Magno, durante le sue campagne in India, pretendesse un continuo rifornimento di neve da consumare mescolata a miele e frutta durante le lunghe marce e la preparazione delle battaglie.

Alcuni studiosi fanno risalire l’origine del gelato a circa 3.000 anni prima di Cristo, in estremo Oriente, precisamente in Cina.

In seguito alle invasioni mongoliche, il gelato sarebbe poi approdato in Grecia e in Turchia, diffondendosi negli altri Paesi del bacino del Mediterraneo.

Gli antichi faraoni egizi, tra le portate più ambite dei loro sontuosi banchetti, annoveravano primitive forme di granite e la stessa Cleopatra offrì con successo a Cesare ed Antonio frutta mescolata a ghiaccio.

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Gli antichi Romani si distinsero ben presto grazie alle loro nivatae potiones”, veri e propri dessert freddi.
Il generale Quinto Fabio Massimo inventò una ricetta molto simile a quella del sorbetto. La parola sorbetto sembra tragga origine proprio dall’arabo scherbet = dolce neve oppure dall’etimo, sempre arabo, sharber = sorbire, da cui passando attraverso la lingua turca, sarebbe stato coniato il termine chorbet.

Marco Polo, verso la fine del XIII secolo, al termine del suo famoso viaggio in Asia, portò dalla Cina nuove idee per il congelamento artificiale, grazie ad una miscela di acqua e salnitro.

Nel corso del Medioevo invece i sorbetti insieme ad altri cibi raffinati finirono addirittura di sparire dalle mense perchè ritenuti simbolo del peccato.

Il  trionfo di questo dolce freddo sulle tavole dei ricchi avviene, tuttavia, nel Cinquecento, in seguito allo sbarco in Europa d’ingredienti provenienti dai nuovi continenti: frutta, piante nuove, aromi e spezie, tè, caffè, cacao.

Fu Caterina de’ Medici che diffuse oltralpe un dessert semifreddo a base di crema dolce, dopo aver sposato il futuro re Enrico II di Francia nel 1533. Questo dessert assomigliava molto al gelato attuale.

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Fino ad allora il gelato seppur nella sua forma di crema ghiacciata era stato prerogativa solo dei più ricchi, per la difficoltà di conservare il ghiaccio d’estate ma  verso il 1560 un medico spagnolo che viveva a Roma, Blasius Villafranca, scoprì che, aggiungendo salnitro alla neve e al ghiaccio, si poteva congelare molto più rapidamente qualsiasi cosa: fu questa la scoperta che segnò l’inizio di tutto e trasformo il ghiaccio e la neve in quello che oggi chiamiamo gelato dando il via ad una produzione destinata, siamo convinte, a non finire mai.

Bisogna però aspettare il Cinquecento per assistere al trionfo di questo alimento. In particolare, è Firenze a rivendicare l’invenzione del gelato ‘moderno’, che per primo utilizza il latte, la panna e le uova. Golosa innovazione che si deve all’architetto Bernardo Buontalenti. Altro grande epigono del gelato fu anche un gentiluomo palermitano, Francesco Procopio dei Coltelli che, trasferitosi a Parigi alla corte del Re Sole, aprì il primo caffè-gelateria della storia, il tuttora famosissimo caffè Procope.

Ma la storia moderna di questo goloso alimento comincia ufficialmente quando l’italiano Filippo Lenzi, alla fine del XVIII secolo, aprì la prima gelateria in terra americana. Il gelato si diffuse a tal punto da stimolare una nuova invenzione: la sorbettiera a manovella, brevettata nel XIX secolo da William Le Young.

Il primo gelato industriale su stecco, il Mottarello al fiordilatte nasce in Italia nel 1948. Subito dopo, negli anni 50, arriva il primo cono con cialda industriale il mitico Cornetto. Gli anni 70 e la diffusione del frezeer domestico battezzano invece il primo secchiello formato famiglia, ilBarattolino. 

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Fino ad arrivare al primo biscotto famoso diventato un gelato di successo, il bicolore Ringo.

Gelato e…psicologia

Da una ricerca sulle scelte del gelato e la psicologia umana, la psicologa Viviana Finestrella, esperta in tematiche nutrizionali dice:

Il gelato è un alimento che si gusta in maniera semplice e diretta (senza posate, e non c’è bisogno di sedersi a tavola) che quindi permette alla persona di “spogliarsi” degli aspetti formali e vivere un momento di piacere senza imporsi rigidità e controllo, atteggiamenti che invece predominano in altri momenti e periodi dell’anno (in inverno, ad esempio, quando si è al lavoro). Il gelato contribuisce a disattivare (quanto meno ad abbassare) le nostre difese (in altre parole…”scioglie il Super-Io!”) e a vivere in maniera più autentica e genuina, anche nelle relazioni.

Ci sono le prove, lo hanno verificato i ricercatori dell’Istituto di psichiatria di Londra, secondo i quali il gelato «accende» gli stessi centri del piacere nel cervello stimolati da una vincita di denaro o dall’ascolto della musica preferita.

Dimmi come lo mangi e ti dirò chi sei?

Il Cono con cialda è scelto da chi predilige un’esperienza sensoriale completa non negandosi nulla, costituito dalla parte cremosa e da quella croccante del cono, contando comunque sulla sicurezza di un appagamento finale (la parte terminale di cioccolato). Chi mangia il cono di solito è un tipo Voglioso.

Lo Stecco: a prima vista chi mangia questo tipo di gelato è una persona intraprendente, che ama curiosare nella moltitudine di gusti possibili, ma allo stesso tempo si tratta di un tipo Insicuro… Questa persona ha bisogno che rimanga qualcosa di tangibile, lo stecco appunto, con cui giocare o anche solo da tenere in bocca.

 – Il Ghiacciolo: si addice ad una personalità Effimero/Indipendente, a colui che preferisce un piacere da gustare immediatamente, convinto che non c’è nulla da aspettare (come nel cono). Questo tipo di persona tollera poco la frustrazione dell’attesa.

Il Biscotto: per chi ha bisogno di grande rassicurazione: è quasi la merenda preparata dalla mamma, dove c’è di tutto, anche la parte di biscotto che rimanda al bisogno di un surplus di nutrimento affettivo. Non è croccante né duro, è un piacere adatto al bambino.

La Coppetta: scelta di solito dal tipo Controllato/Misurato. È l’unico gelato “contenuto”, e quindi non libero, neanche nella modalità di assunzione dovendo utilizzare il cucchiaino. Il formato preferito da chi non riesce a lasciarsi andare fino in fondo e concedersi un piacere (che a volte “sporca” le mani o i vestiti), e da chi deve mantenere le buone maniere, anche con se stesso.

Le Praline: sinonimo di personalità Moderno/Attuale. Si tratta infatti di una scelta un po’ “mordi e fuggi”, caratteristica dei nostri tempi, molto veloci. Sono il gelato di chi ama portarsi una “scorta” di benessere, un piacere più piccolo, non dilagante, ma ripetuto nel tempo, da gustarsi in contesti diversi, tra cui quello lavorativo.

Che sia un croccante cono, uno stecco o una coppetta, il gelato ci regala sempre un attimo di felicità: è veramente magico come ci faccia tornare bambini … Anche solo per un minuto!

Miami, Florida, USA --- Woman and young girl on outdoor patio eating ice cream --- Image by © Ocean/Corbis

Fonti:

http://lifepretaporter.it/il-gelato-storia-curiosita-e-psicologia/

http://www.istitutodelgelato.it/

Gelato sospeso: anche quest’anno puoi lasciare pagato il gelato ai bambini meno fortunati

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* Non ho l’età….

non ho l’età
Non ho ancora l’età…
Non ho più l’età…
“ Non ho l’età, non ho l’etàà per amaarti…
non ho l’etàà per usciree sola con te…
ma se vorraii…se vorraii aspettaarmi…”
diceva una canzone di anni fa!

L’età è una convenzione che denota la necessità dell’essere umano di collocare in un tempo, che è un’altra convenzione, e in uno spazio, che è un’altra convenzione, sé stesso e tutto ciò che lo circonda.
“ C’è una età per ogni cosa!” “ “Non ho più l’età…” E’ scontato…eppure sentendo questa frase, in attesa nella solita fila al supermercato, ho percepito una stonatura, un qualcosa che attirava la mia attenzione, come se venisse da lontano una intuizione o un messaggio…
Ho visualizzato una stella che mi diceva la sua età: cinquemilcinquecentocinquantacinque eoni!
Caspita! Che venerabile età! Rispetto a chi e a cosa? E chi sei? Dove sei stata? Come hai vissuto? Cosa hai Fatto? In tutto questo tempo…ed ora alla tua età che cosa fai, cosa vuoi fare, cosa puoi fare? Ce l’hai l’età?
Certo una stella è una Stella, dal mio punto di vista di essere umano, se ha vissuto tutto questo tempo … Si sarà chiesta di avere l’età per continuare ad esistere, con chi, e come e quando e dove…?
Oppure non se lo sarà chiesta affatto, avrà fatto e disfatto secondo il suo desiderio di fare e disfare, senza chiedersi se aveva l’ètà!
Ma per l’essere umano no!
Deve essere tutto codificato, definito, organizzato, secondo la Legge della Convenzione.
Ad una certa età sei bambino, poi adolescente, poi maggiorenne, poi adulto, poi maturo, poi di mezza età, poi anziano, poi… E per ogni età si è stabilito un comportamento, una qualità mentale, un atteggiamento, una collocazione sociale. ” “Alla tua età ti comporti ancora come un bambino” “ Quando sarai adulto allora capirai…” “Per la sua età ha una mente elastica come un ragazzino..”
Naturalmente ci sono le eccezioni che confermano! “ Pensa ha settant’anni e alla sua età va ancora in bicicletta da Roma a Ostia!”. “ Ragiona come un adulto eppure ha solo quattro anni”. “ Sembra una ragazzina, invece ha già sessantanni!” Quando qualcuno è noto per qualcosa, poi, si mette sempre in evidenza l’età!
Così incasellati ci si adegua, ci si riconosce, ci si rassegna, ci si limita.
Io penso che l‘età è una scusa per non fare qualcosa, per nascondersi dietro alla paure e alle convinzioni limitanti, per non guardarsi dentro. Ed è un modo per rim-piangerci addosso. “ eh, se avessi fatto quella cosa che volevo quando avevo quell’età…” “ eh, quando avrò quell’età, allora sì che farò…ma adesso…”
Non è una questione di età, ma di atteggiamento verso la vita.
Quanto amore, quanta passione, quanta curiosità, quanta voglia di fare, quanta gioia, quante capacità, quante risorse… Quanto grande è l’ universo che troviamo dentro di noi in ogni momento della vita, che è lunga se la viviamo consapevolmente e c’è tutto il tempo per fare e disfare ogni cosa che vogliamo, che ci piace, che ci dà soddisfazione, che ci fa felici.
Felicità! Ma sì, usiamola questa parola così banale, ma così efficace e così evidente in chi ci si sente!
Trovati il tuo posto nella tua vita, il tuo ruolo, ed esprimi tutta la tua personalità, i tuoi valori, le tue idee, i tuoi obbiettivi. E’ possibile se credi in quello che sei.
Per me esistono obiettivi. Non più grandi o più piccoli: tutte le cose sono grandi se le faccio con piacere e con amore. E ci penso ogni giorno. A farle con amore, intendo. E mi sento felice. C’è un’età per esserlo?
Siamo attratti dalle persone felici. Ma un conto è stargli intorno: un conto è chiedersi come fanno ad essere felici. Non cosa gli è capitato. Come fanno.
Io me lo sono chiesto. Ce l’avrò l’età?
Io ho guardato e guardo al mondo e alla vita con la fiducia in quello che verrà.
Ho puntato su me stessa, ho difeso le mie convinzioni anche quando tutto sembrava essermi contro, mi sono fatta un’immagine di me felice nella luce e l’ho considerata l’obbiettivo di quella esperienza. Ed è quello che continuo a fare. “ C’è un’età per ogni cosa….” Ancora!
Io penso che ci sono cose che ci piace fare in questa vita e siamo qui per questo! Punto e basta!
Se mi chiedi, c’è un età per essere felici? Cè un’età che dura tutta la vita.

“la palla cadendo a terra si risolleva subito: l’avversità non dura a lungo per il saggio ( sentenza indiana)”
 Immagina di essere quella stella che quando vuole fa un saltino sulla terra per capire quello che si fa. E lo fa tutte le volte che lo desidera, giù…tocca…e ancora su…
E se fossi tu quella stella?
Spingi la densità del vecchio
nell’età matura dell’uomo
e l’età matura
nella vita della gioventù.
Tu udrai risuonare
in suoni cosmici
l’opera dell’anima umana
dalla vita dell’etere.”
Rudolf Steiner
“Principi di Etica medica” Dornach, 1924.