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* La buona notizia del venerdì: Questo momento è una grande opportunità per tutti gli esseri umani in tutto il mondo di cambiare strada.. Io comincio da me! e tu?

Ciò che per il bruco è una morte per la farfalla è una nascita”

Chi di voi non si è sentito intrappolato in una dimensione surreale e assolutamente inaspettata, colti di sorpresa e di stupore e di incredulità per esserci e per di più tutti insieme…

Tutti chi? Tutti gli esseri umani in tutti i luoghi della Terra.

Chi di voi non ha pensato subito di mettersi al sicuro con i soliti sistemi, fare provviste di ogni genere per poter sopravvivere a lungo, creare subito e prima possibile barriere sia materiali che psicologiche verso chiunque umano o animale, organizzare il lavoro da casa per continuare ad essere efficentissimi…

Poi stremati per tutta questa attività mentale e motoria siamo stati colti da una sensazione di silenzio fuori e dentro di noi come un tempo dilatato che mai avevamo concepito,come un meraviglioso vuoto da riempire di cose che avevamo spesso desiderato fare , di gente da rincontrare, di cieli da dipingere di blu e di emozioni di tutti i colori …

Ci siamo sentiti invasi da una certezza di non essere qui ed ora per caso e con un grande compito di osservatori per i posteri.

Ehi, ma chi ti credi di essere?

Intanto guardati veramente intorno e scegli con cura di cosa vuoi riempire questo nuovo tempo, nuovo per te, per i tuoi cari, per i tuoi amici,per il tuo intorno che ora è molto più della tua casa, la tua città, la tua nazione, è il mondo con tanti nuovi ruoli alla ribalta.

Ehi, non credi di esagerare?

Hai notato come la tua famiglia rappresenta un gruppo in continua evoluzione, che le “note stonate” sono risorse e che chiedere scusa a volte ristabilisce l’Armonia che desideri.

Con un occhio supercritico per esempio hai notato quante attività che ora non puoi fare oggettivamente sono superflue nella tua vita?

Lavori da casa e risparmi tempo da dedicare a te o ai tuoi cari e l’ambiente ringrazia.

Fai la spesa on line acquisti solo il necessario e risparmi sul badget e alimenti il tuo genio culinario.

Stare a casa ti suggerisce una diversa organizzazione degli spazi per creare armonia per tutti i componenti della famiglia e tanti modi di stare insieme a “ mettere a posto”

Hai mai scoperto quando eri piccola una cantina o una soffitta della nonna con ricette di cucina, guide di lavori a maglia, pastelli di luoghi incontaminati, oggetti misteriosi di uso comune.

E chi di noi non ha un cassetto da tempo chiuso in attesa di essere “messo a posto quando vado in pensione”

E ci viene voglia di sentire quel parente e pensa un po’ lo troviamo su FB e magari possiamo chiaccherarci con Skipe.

Viva la tecnologia se usata quando serve!

E mostrarne ai bambini quanto si può creare invece di subire passivamente. E scoprire che puoi comunicare anche la tua emotività se guardi negli occhi la persona al di là della rete.

Mettendo cartelli di buon augurio sul balcone scopro che nella palazzina ci sono due musicisti che suonano per tutta la piazza tutti i giorni alle 17 e mi commuovo.

E come ha acquistato valore la parola grazie, che continui a ripetere a chi ti consegna la spesa e anche al condomino burbero che ora invece ti chiede da lontano come stai ed è sincero.

Vabbè, tanto poi ricomincerà tutto come prima..

Niente sarà come prima. Hai riscoperto che tutti sono ancora capaci di pensare e agire attraverso l’Amore che è la colla che tiene insieme l’universo intero…da sempre e per sempre.

Ma tutto questo come ti fa sentire?

Ah molto bene, mi pare di respirare aria pura che in giro c’è solo chi è necessario per il bene di tutti.

Ma tu non sei compreso in quei tutti?

Ognuno è parte del tutto e ognuno può fare in piccolo o in grande secondo le sue possibilità!

Basta la Volontà di fare, fare con Amore per tutti come la goccia del mare fa il mare.

Qualcuno ha detto che se vuoi cambiare il mondo devi cambiare tu.

E allora vuoi avere fiducia che tutto cambierà per il bene di tutti?

E che presto torneremo a pranzare con gli amici, a passeggiare in riva al mare, ad abbracciarci e danzare nel sole …

Io sì e comincio da me!

Ma sì, il futuro sarà migliore!

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* World Water Day 2020

 

La giornata mondiale dell’acqua (in inglese: World Water Day) è una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, prevista all’interno delle direttive dell’agenda 21, risultato della conferenza di Rio.

Cade regolarmente ogni 22 marzo. Le Nazioni Unite invitano le nazioni membri a dedicare questo giorno a espletare le raccomandazioni raggiunte con l’Assemblea Generale e alla promozione di attività concrete all’interno dei loro Paesi.

Con la coordinazione del dipartimento degli affari sociali e economici delle Nazioni Unite, il giorno internazionale dell’acqua 2005 determinò l’inizio di una seconda decade internazionale delle Nazioni Unite dedicata all’azione per l’acqua.

In aggiunta agli stati membri, una serie di organizzazioni non governative hanno utilizzato il giorno internazionale per l’acqua come un momento per sensibilizzare l’attenzione del pubblico sulla critica questione dell’acqua nella nostra era, con occhio di riguardo all’accesso all’acqua dolce e alla sostenibilità degli habitat acquatici.

Ogni tre anni dal 1997, per esempio, il “Consiglio Mondiale sull’Acqua” ha coinvolto migliaia di persone nel World Water Forum durante la settimana in cui cadeva il giorno internazionale dell’acqua. Le agenzie promotrici e le organizzazioni non governative hanno messo in luce il fatto che un miliardo di persone non hanno accesso all’acqua pulita e la struttura patriarcale, dominante in certi Paesi, che determina la priorità nella fruizione dell’acqua disponibile.       

( Wikipedia)


Risparmiare l’acqua è importantissimo per due motivi, sia per quello economico che per quello etico: l’acqua è un bene preziosissimo e non va sprecato.

Ecco qualche consiglio pratico:

1- Preferire la doccia alla vasca

fa consumare 50 litri anzichè 150 circa.

2- Tenere i rubinetti aperti solo il tempo necessario: mentre ci si lava i denti, si fa lo shampoo e ci si insapona possiamo benissimo chiuderli.

Risparmierò fino a 4 lt d’acqua ogni volta

3- Installare il frangigetto ai rubinetti: un piccolo miscelatore che mescola aria all’acqua e permette di ottenere un getto soddisfacente utilizzando meno acqua.

Permette di risparmiare fino al 50% del consumo

4- Mantenere rubinetti e altri impianti idrici in efficienza, riparando perdite e malfunzionamenti appena si verificano.

1 goccia al secondo, 60 gocce ogni minuto,400 lt in un mese, 4800 lt in un anno…

5- Installare lo “sciacquone intelligente”, quello con due tasti per due differenti volumi d’acqua, a seconda delle esigenze.

Il 30 % del consumo idrico è dovuto al WC: circa 10 litri ogni vota che si preme il pulsante

6- Lavare la macchina soltanto quando è necessario.

Sentito parlare di car pooling? Usare la macchina con il collega che abita vicino…

7- Riciclare l’acqua: quella fatta scorrere mentre si aspetta che venga calda, quella usata per cuocere la pasta, quella usata per sciacquare frutta e verdura… possono essere raccolte in una bacinella e riutilizzate per annaffiare le piante.

8- Quando si lavano i piatti a mano non lasciar scorrere l’acqua, ma riempire una bacinella ed utilizzare quella.

9-  Annaffiare le piante non al mattino o nel pomeriggio, ma alla sera quando si riduce al minimo la evaporizzazione dell’acqua.

10- Se c’è la possibilità di installare una piccola cisterna in giardino fatelo, l’acqua piovana raccolta dalle grondaie può essere conservata e riusata per innaffiare.

11- Per un risparmio energetico ed idrico in casa usate sempre lavastoviglie e lavatrice solo a pieno carico, durante le ore serali, nei giorni festivi, a basse temperature e optate per il lavaggio “eco” o rapido. Assicuratevi che siano in Classe A++ ovvero con il marchio Energy Star di efficienza energetica.

Infatti i nuovi modelli di lavastoviglie e lavatrice con questo marchio permettono di risparmiare il 50% sia di elettricità sia di acqua in meno.

La conservazione dell’acqua dovrebbe essere una pratica naturale e quotidiana, per tutta la famiglia. Un consiglio ai genitori eco-responsabili: dedicate un po’ di tempo ad insegnare ai vostri figli a rispettare l’ambiente con qualche modo divertente per un corretto risparmio idrico in casa, e vedrete che differenza, soprattutto nelle bollette!

 

 

 

http://www.greenme.it/consumare/acqua/

/www.chiudilrubinetto.it

http://risparmiodomestico.blogspot.it

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* Giornata Internazionale della Felicità : ecco la nuova materia scolastica Positive Education

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Felicità: ecco la nuova materia scolastica

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La felicità è l’obiettivo che accomuna ogni persona.

Educare i bambini alla felicità si può ed è di fondamentale importanza per fare di loro persone solide, capaci di far fronte ad ogni accadimento della vita.

E’ infatti questo l’obiettivo principale della Positive Education, un nuovo modello educativo basato sulla sinergia esistente tra le emozioni positive e l’apprendimento. Grazie ad esso è possibile usare l’esperienza ottimale per migliorare le performance scolastiche, il benessere psico-fisico e la determinazione a voler conseguire gli obiettivi prefissati.

In Australia ci sono circa 160 mila ragazzi che  ogni anno soffrono di depressione, la scuola basata sull’Educazione alla Positività nasce proprio per aiutare questi giovani a reagire al disagio, a combattere questa tristezza adolescenziale.

La felicità è l’obiettivo che accomuna ogni persona.

A scuola spesso si vedono ragazzi annoiati, frustrati, stufi e ansiosi difficilmente sono felici. Ma il nuovo programma di insegnamento che sta prendendo piede in alcuni stati del mondo sta modificando questo stereotipo di scuola. L’Educazione Positiva è un approccio formativo che vuole combattere e aiutare gli studenti a prevenire le malattie legate alla “non felicità“, allo stress.

Una scuola che si basa sulla positività è una scuola dove fiducia e collaborazione stimolano i ragazzi e dove vengono aiutati anche a meditare e rilassarsi prima di un evento importante come può essere un esame.

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Nel Bhutan, sull’Himalaya, è stato costituito l’acronimo FIL (Felicità Interna Lorda) che è praticamente uno degli obiettivi del Regno. Meditazione, preghiere e felicità per i bambini delle scuole che formano bambini sani, intellettuali e di valore che saranno cittadini produttivi e felici.

La Positive Education è un modello di insegnamento basato sulla sinergia esistente tra le emozioni positive e l’apprendimento. I risultati che si ottengono sono misurabili in termini di performance scolastiche, di benessere psico-fisico e di determinazione a voler conseguire gli obiettivi prefissati. L’efficacia di queste metodologie ha un riscontro scientifico supportato da numerose ricerche e studi a dimostrazione di quanto la positività abbia un ruolo reale all’interno della società.

La Scuola di Palo Alto, annoverata da anni tra le Business School più accreditate del nostro Paese, è una realtà unica nel suo genere. All’ampio catalogo di corsi, affianca un ricco ventaglio di action learning non convenzionale e una brillante attività editoriale che pubblica successi sui grandi temi del management, della crescita personale, del business.

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Nelle scuole di alcuni paesi del mondo sta prendendo piede un nuovo e rivoluzionario metodo didattico che prende il nome di Educazione Positiva: si tratta di un percorso formativo psicologico basato sulla felicità e sul benessere degli studenti.

Sì perché quando si affronta la questione “essere felici” i dati statistici hanno un ruolo marginale. Non è il PIL (Prodotto Interno Lordo) a definire lo stato di salute di una paese ma può esserlo la felicità. Mentre in Italia, su questi temi, siamo sempre un po’ in ritardo in diverse scuole straniere sono già state predisposte nel programma annuale le ore dedicate all’Educazione Positiva. Tra queste così all’avanguardia troviamo:

Il liceo Geelong in Australia che ha sviluppato un intero programma di insegnamento per promuovere il benessere degli studenti ed aiutarli a vincere la depressione;

il liceo Lerchenfeld di Amburgo che, come in un centinaio di scuole tedesche, è stata introdotta la Felicità come nuova materia di apprendimento.

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Insegnare la felicità non è un fatto esclusivamente teorico. I docenti di queste scuole innovative fanno il possibile per dare un contributo reale e concreto al raggiungimento della felicità personale e ci riescono, spesso, ricorrendo ad esercizi pratici, come il “tuffo dal palco” o la “doccia tiepida”. Si tratta di espedienti molto utili e capaci di stimolare e sviluppare negli studenti il senso di appartenenza alla comunità ma soprattutto l’autostima, la capacità di credere in se stessi.

La felicità non è un soffio o un momento: è il prodotto di una scelta lungimirante fatta pensando alla comunità e al futuro.  Perché è vero che la felicità si percepisce individualmente, ma si deve ricercare insieme.

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Di seguito il video di learning world che spiega nel dettaglio cosa significa un’Educazione Positiva, un’educazione alla Felicità.

http://youtu.be/U4hG9UHXO0M

Fonti:

http://www.ilquotidianodellapa.it/_contents/news/2014/luglio/1404573626413.html

http://www.wired.it/economia/2014/06/06/felicita-buthan/

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* Uffa l’8 marzo!

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Mi piacciono le mimose.

Il loro colore giallo dorato e luminoso è l’annuncio della primavera
Non mi piacciono le celebrazioni che accontentano la coscienza di chi di coscienza ne ha poca.

Mi piacciono le mimose.

Il giallo dorato si accende al primo calore del sole di stagione.
Non mi piace che si divida l’umanità in categorie.

Mi piacciono le mimose.

Spontaneamente offrono il loro profumo inebriante.
Non mi piace che si creino delle categorie incasellate per sempre  in un luogo senza sfumature.

Mi piacciono le mimose.

I fiori sono soffici, impalpabili eppure consistenti.
Non mi piace che si voglia ricordarmi chi sono e cosa faccio un giorno all’anno.

Mi piacciono le mimose.

Mi piacciono tutti i fiori e i loro colori, mi piace la natura che spontaneamente offre colori e profumi da sempre e per sempre.

Mi piace credere che l’umanità intera, pur con le sue diversità, cammini insieme in armonia
per costruire  il futuro.

Ieri, oggi e domani.

opera di Oscar-Claude Monet (1840-1926)

Leggi anche:” non solo mimose”

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* La buona notizia del venerdì: 29 Febbraio, un giorno in più …per fare e disfare!

Perché ogni quattro anni febbraio ha 29 giorni?

Il calendario basa la propria unità di misura su grandezze di durata fissa, (giorni, mesi, anni) riferite ad elaborazioni di calcoli basati sull’osservazione di fenomeni astronomici, tipo lunazioni e cicli solari. Tali calcoli hanno, nel corso delle epoche storiche, subito varie modifiche ed interpretazioni,dettate dal fatto che i cicli astronomici non sono esattamente formati da un numero intero di giorni.

L’ anno attico si componeva di 12 mesi lunari, costituiti alternativamente di 29 e 30 giorni , per complessivi 354 giorni . L’ inizio dell’anno è posto nel primo giorno del mese di Ecatombeone, corrispondente alla metà circa del moderno mese di luglio .

Nel 432 a.C. viene adottato dalle polis greche il ciclo metanico , dal nome dell’astronomo ateniese Metone ,che consisteva nell’intervallare variamente 7 mesi aggiuntivi in un arco temporale di 19 anni .

Poi durante il periodo romano Giulio Cesare decise di operare una radicale riforma del calendario istituendo il ciclo quadriennale composto da 3 anni di 365 giorni e un anno di 366 giorni . Quest’ultimo fu chiamato bisestile perchè il giorno in più veniva intercalato tra il 23 e il 24 febbraio , bis sexto die ante kalendas martias, in modo che si contasse due volte il sesto giorno giorno prima delle Calende di Marzo,che erano nel calendario romano i primi giorni del mese.

Fu grazie a Cleopatra, che Giulio Cesare attinse a tutte le conoscenze egiziane che lo misero in condizione di varare la riforma del Calendario Giuliano basato sull’anno solare.

L’assassinio di Cesare purtroppo impedì la piena realizzazione del calendario solare perchè già dai tempi di Ipparco, che apprese le sue conoscenze ad Alessandria d’Egitto, si sapeva che l’anno solare era pochi minuti inferiore a 365 giorni e 6 ore.
E si dovette attendere circa 1600 anni perchè venisse apportata la correzione con il taglio dei 10 giorni.

Ma nel 1582 papa Gregorio XIII attuò un ulteriore riforma al calendario giuliano .

Secondo i calcoli di Copernico, l’anno solare non era esattamente di 365 giorni e un quarto ma variava da un massimo di 365,2472 ad un minimo di 365,2381.

Questa differenza faceva si che il calendario giuliano si trovasse “in ritardo” di 10 giorni; perciò Gregorio XIII ordinò che si passasse dalla data di giovedì 4 ottobre alla data di venerdì 15 ottobre e si stabilì che di tutti gli anni centenari venissero considerati bisestili soltanto quelli multipli di 400.

Perciò soltanto l’ anno 2000 è stato bisestile mentre il 1700,1800,1900 hanno avuto soltanto 365 giorni.

La riforma gregoriana fu imposta non per un problema scientifico ma religioso.

Infatti nel 1572 il giorno dell’equinozio di primavera si era spostato di 10 giorni, dal 21 marzo all’11 marzo. Le meridiane mostravano, infatti, che il Sole si trovava all’equinozio con anticipo di 10 giorni. In questo modo sballava completamente la data per la Pasqua, da celebrare, secondo il dettame del Concilio di Nicea (325 d.C.),, “ la prima domenica che segue il plenilunio successivo all’equinozio di primavera”.

All’inizio venne applicata solo entro i confini italiani e iberici, ma la Francia si allineò quasi subito, e tolse i 10 giorni a dicembre; poi ci furono i Paesi Bassi, che si adeguarono all’inizio del 1583. La Germania e la Svizzera (solo le zone cattoliche) arrivarono nel 1584, Polonia e Ungheria nel 1586, la Prussia nel 1610.

I paesi protestanti (Germania, Olanda, Danimarca e Norvegia) si convinsero dopo un secolo, e nel 1750 adottarono il calendario anche la Svezia e la Gran Bretagna.

Nel 1873 fu la volta del Giappone e il 1911 quella della Cina. Restavano ancora fuori la Russia, che si convinse nel 1918, la Yugoslavia, la Romania e gli altri paesi ortodossi (1919), la Turchia (1927) e, ultima ad accettare la riforma, la Grecia (1928).

Ma perché è stato scelto proprio febbraio?

Perché mentre gli altri mesi hanno tutti 30 o 31 giorni, febbraio ne ha solo 28?

Bisogna risalire fino agli antichi romani.

Marzo rappresentava l’inizio del nuovo anno e febbraio, aveva 29 o 30 giorni, negli anni bisestili. In onore di Giulio Cesare, il Senato cambiò il nome del quinto mese: da Quintilis divenne Iulius (l’odierno luglio).

Quando poi salì al potere Ottaviano Augusto, questi decise di dedicarsi il nome del sesto mese. Sextilis divenne allora Augustus. Ovviamente Ottaviano non poteva accettare che il mese che ricordava il prozio avesse un giorno in più di quello in suo onore. Allora  prese un giorno a febbraio (che rimase con 28 giorni) e portò agosto a 31.

Ecco spiegato perché c’è un mese più breve degli altri, e due mesi consecutivi hanno 31 giorni. Resta un piccolo errore non corretto, per cui chi sarà su questa Terra nel 4900 dovrà togliere 1 giorno dal secolo (uno qualsiasi degli anni bisestili).

E chi nasce di  29 febbraio?

Un illustre musicista italiano di nome Gioacchino Rossini, nato a Pesaro il 29 febbraio 1792, festeggiava il suo compleanno ogni quattro anni.

L’anno bisestile ci dà un giorno in più per portare avanti i nostri progetti.

Un giorno in più non è poco: quante cose si fanno in un giorno?

In un giorno si può andare o venire, prendere o lasciare, cantare ad alta voce.
Si può dire ti voglio bene, abbracciarsi e baciarsi, una volta in più.
Si può decidere di vedere la vita con altri colori e dare inizio ad un sogno del cassetto.
Si può sentire il profumo dell’universo e ricordarselo per sempre.

Si può fare altro e altro ancora……

( es.scrivere un post sul 29 febbraio!)

Il tempo non esiste, è solo una dimensione dell’anima. Il passato non esiste in quanto non è più, il futuro non esiste in quanto deve ancora essere, e il presente è solo un istante inesistente di separazione tra passato e futuro!

Sant’Agostino

Fonti:

http//www.spazioautori.it

http//dailywired.it

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* L’ Universo di Giordano Bruno

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L’universo di Giordano Bruno non ha centro.

Sul finire del XVI secolo Giordano Bruno (Nola 1548 – Roma 1600) nel “De l’infinito universo et mondi” (1584) espose la tesi dell’infinità dell’universo e dell’infinità numerica dei mondi.

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In antitesi al geocentrismo tolemaico,egli afferma l’infinità dell’universo che non ha centro; ogni suo punto è al tempo stesso centro e periferia. Il centro ha senso solo se considerato in relazione di un punto di vista particolare negando, quindi, l’esistenza di qualsiasi posizione privilegiata. Afferma, inoltre, che esistono altri mondi.

“Io dico l’universo tutto infinito, perché non ha margine, termine, né superficie.
Dico l’universo non essere totalmente infinito, perché ciascuna parte che di quello possiamo prendere è finita, e de’ mondi innumerabili che contiene, ciascuno è finito”.

“Se il punto non differisce dal corpo, il centro da la circonferenza, il finito da l’infinito, il massimo dal minimo, sicuramente possiamo affirmare che l’universo è tutto centro, o che il centro de l’universo è per tutto; e che la circonferenza non è in parte alcuna, per quanto è differente dal centro; o pur che la circonferenza è per tutto, ma il centro non si trova in quanto che è differente da quella.”

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Sono sottoposti:

a Saturno,la vita, l’edificio, la dottrina,il mutamento;

a Giove l’onore,la ricchezza, l’indumento desiderato;

a Marte la guerra,il carcere, il matrimonio, il nemico;

al Sole la speranza la luce,la fortuna,gli eredi;

a Venere,l’amico,l’unione,l’amata,la via il viandante;

a Mercurio il linguaggio, la perdita, il denaro,il timore;

alla Luna il sogno, il palazzo , il furto.

Negli animi umani è insita una virtù che muta le cose: a questa si sottomettono le altre cose, quando si esprime un grande eccesso di odio, amore e sentimenti che per prova manifesta hanno la forza di vincolare e di alterare con grande efficacia.

E’ comunemente accertato che l’influenza esercitata sui moti dell’animo è la radice più profonda da cui germina per l’uomo la capacità di alterare non solo il proprio corpo,ma anche tutte le altre cose cui si rivolge,purché si tratti di realtà a lui inferiori, e soprattutto se saprà valersi di un’ora e di un ordine celeste propizi….

(liberamente tratto dal De Magia Mathematica)

Leggi anche:

https://lauracarpi.com/2016/02/18/la-lingua-degli-astri-e-musica-e-canto/

https://lauracarpi.com/2019/02/18/17-febbraio-1600-giordano-bruno/

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* 17 Febbraio, “ Miao Day”: 7000 anni tra graffi e fusa

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Si celebra oggi la Giornata Mondiale del Gatto, istituita nel1990 dopo un referendum in cui i“gattofili” hanno deciso di dedicare il 17 Febbraio al felino casalingo per eccellenza: ecco qual è la storia della convivenza tra l’uomo e il gatto.

Il gatto domestico, il cui nome scientifico è Felis catus o Felis silvestris catus, è un felino di cui si contano circa 50 razze riconosciute con certificazioni ma è anche un predatore, un animale assolutamente territoriale e amante del crepuscolo. 

Queste le caratteristiche più tecniche, ma cosa significa veramente vivere con un gatto?

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Convivere con un felino, per quanto piccolo possa essere, significa imparare a sopravvivere: il suo essere assolutamente indipendente, predatore e amante dei vizirende la convivenza con un gatto una questione di piacevolissima sudditanza.

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La sveglia del mattino sarà all’alba, a suon di fusa e miagolii affamati ma niente paura… è solo l’inizio! I primi minuti, quelli in cui si cammina a mo’ di zombie cercando di preparare il caffè, diventeranno il momento del gioco delle caviglie. Come funziona? Vince chi riesce a stare più tempo aggrappato alle caviglie del proprio coinquilino! E il vincitore vien da sé… E poi per gli umani arriva il momento del lavoro, delle corse frenetiche verso l’ufficio e della pausa pranzo in cui mostrerà fieri ai colleghi le foto del bagno ricoperto la sera prima di carta igienica dal proprio gatto, lo stesso che da ore se ne sta beato a raggomitolarsi di cuscino in cuscino.

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Il rientro, non c’è che dire, è sicuramente uno dei momenti migliori: i piccoli felini nel tardo pomeriggio iniziano a risvegliarsi e ad aspettare con impazienza i propri coinquilini umani che, al loro ritorno, potranno beneficiare di fusa, dolci miagolii, graffi e morsi(quasi) indolori e il tutto senza sforzo alcuno! Caso più unico che raro ché il gatto, si sa, vuole le coccole solo quando e come dice lui.

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Tra pappe e litigi per il possesso della cena, l’ora della “nanna” arriva in fretta così come la lotta per il letto, battaglia che noi umani perdiamo in partenza quando vediamo i nostri coinquilini gatti appallottolati sul nostro cuscino.

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Una vita non facile, insomma, ma scelta dagli uomini circa 7mila anni fa: le prime tracce di addomesticamento, infatti, risalgono alla Cina del 5300 a.C..

Ma quando è nata questa festa dedicata ai mici, ma anche ai loro proprietari?

A idearla nel nostro Belpaese è stata una giornalista, Claudia Angeletti, che nel 1990 propose un referendum tra i lettori della rivista per cui scriveva ovvero Tuttogatto, per stabilire quale sarebbe stato il giorno perfetto da dedicare a questi animali.

La proposta vincitrice fu quella della signora Oriella Del Col che, così, motivò la sua idea nel proporre come data il 17 febbraio in questo modo: per prima cosa, febbraio è il mese del segno zodiacale dell’Acquario, ossia degli spiriti liberi e anticonformisti come quelli dei gatti, che non amano sentirsi oppressi da troppe regole. Inoltre, nella tradizione popolari, il secondo mese dell’anno era già visto come “il mese dei gatti e delle streghe”, collegando in tal modo gatti e magia.

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Ma perché il 17? Nella nostra tradizione, questo numero è sempre stato ritenuto un numero portatore di sventura, stessa sorte che, in tempi oscuri e passati, è stata riservata al micio. La “sinistra” fama del 17 è determinata dall’anagramma del numero romano che da XVII si trasforma in VIXI ovvero “sono vissuto”, di conseguenza “sono morto”. 

Non così per il gatto che, per leggenda, può affermare di essere vissuto vantando la possibilità di altre vite. Per questo nell’accezione della Del Col e di tutti gli amanti dei felini il 17 diventa quindi “1 vita per 7 volte”.

I gatti in Italia sono quasi 8 milioni, le città che ospitano il maggior numero di felini sono Roma seguita da Torino e Napoli. Il 12% delle famiglie ha scelto di avere tra le proprie mura domestiche un gattino, che regala “gioia e serenità” (43% delle risposte) e “allegria e divertimento” (36%), secondo quanto emerso dall’indagine GfK Eurisko del 2015.

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I gatti hanno da sempre anche ispirato vari artisti diventando i protagonisti delle loro opere: come ad esempio nei romanzi gialli di Cornelius Kane, o nella fiaba dei Fratelli Grimm “Il gatto con gli stivali”.

Nel film “L’occhio del gatto” (1985) tratto dal romanzo di Stephen King e diretto da Lewis Teague. Nei cartoni animati della tv come “Tom e Jerry” e “Titti e Silvestro”, o del grande schermo come nel classico film Disney “Gli Aristogatti”.

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Un gatto, il tuo gatto, è un confortevole simbolo di saggezza e autonomia.

Lui ti sta vicino quando tu hai bisogno di lui e delle sue coccole.

Lui può fare a meno di te, tu no: è il tuo più amorevole compagno di viaggio.


http://www.rds.it/magazine/viralnews/miao-day-17-febbraio-giornata-mondiale-del-gatto/

http://urbanpost.it/17-febbraio-giornata-mondiale-del-gatto-7000-anni-tra-graffi-e-fusa

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* 2 febbraio, il giorno dell’orso

” Il  2 febbraio è uno di quei giorni, dispiegati nel calendario, utili, in base alle credenze popolari, per trarre auspici per il futuro, per predire l’esito dei raccolti. In fondo, da un punto di vista tecnico-agricolo, è effettivamente importante che, in certe fasi dello sviluppo del grano e della vite, le condizioni meteorologiche siano favorevoli.”

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In alcuni luoghi viene chiamato “Giorno dell’orso“.

In questo particolare giorno, l’orso si sveglierebbe dal letargo e uscirebbe fuori dalla sua tana per vedere come e’ il tempo e valutare se sia o meno il caso di mettere il naso fuori: se il tempo è nuvoloso annuncia con tre salti l’arrivo della primavera, se viceversa il tempo è chiaro e soleggiato l’orso torna a dormire nella tana.
Un proverbio piemontese in questo senso recita:
se l’ouers fai secha soun ni, 
per caranto giouern a sort papì”
(“Se l’orso alla Candelora fa saltare la paglia (il giaciglio) si rientra nell’inverno”).
In altre regioni, viene utilizzato il lupo o il leone come protagonista simbolico di questo proverbio che esplora le dinamiche interne della terra, che proprio nel momento di maggior gelido, ricominciano a risvegliare gli elementi assopiti, e quindi al di sotto di una superficie brulla corrisponde una vita intensa.

Non è un caso se il termine febbraio derivi dal latino februus (“purificante”), associato al periodo annuale di purificazione e quindi di rinascita.
Un altro proverbio simile al primo, ma meridionale in questo caso, sostiene che se il due Febbraio il tempo è buono, l’orso ha la possibilità di farsi il pagliaio e quindi l’inverno continua.
L’orso era anche protagonista di alcuni riti rurali del mese di febbraio, collocati nel ciclo agreste/vegetativo: al termine di una caccia simulata, l’orso viene catturato e portato all’interno del paese dove viene fatto oggetto di dileggi e di scherzi. L’epilogo può variare dall'”uccisione” dell’orso alla sua liberazione/fuga e ritorno alla natura. La figura dell’orso è rivestita da qualcuno del luogo che non deve essere riconosciuto fino alla fine della rappresentazione rituale.
In tempi remoti  un montanaro/domatore andava in giro da un paese all’altro facendo ballare l’orso nelle piazze, celebrando il  ritorno della luce e della bella stagione, con la sconfitta delle forze del buio e del freddo. In seguito questo uso scomparve e in alcuni paesi, per mantenere la tradizione, l’orso fu sostituito da una persona appositamente mascherata che ripeteva la stessa pantomima.

Altre celebrazioni del “ giorno dell’orso” e altre usanze.

Nel periodo di Carnevale, un uomo veniva mascherato da orso e tirato con una catena o una corda per le strade, dove veniva schernito e bastonato.
Sempre nel periodo di carnevale, un personaggio mascherato da orso apriva la sfilata in costume, e in questa “rappresentazione” veniva mostrato pure il giaciglio asciutto dell’orso
Si celebra anche  la “festa dell’orso“: qualche giorno prima della ricorrenza, i cacciatori con il volto annerito, andavano alla ricerca dell’orso, che (un uomo travestito) veniva immancabilmente trovato la sera della vigilia. Cacciatori, “orso”, e domatore visitavano le stalle e le osterie con il pretesto di spaventare la gente (e le ragazze) si lasciavano andare a trasgressive bevute. Il giorno dopo, l’orso compariva in paese e, dopo aver fatto il giro della borgata, ballava con la ragazza più bella prima di scomparire per ritrasformarsi in uomo.
In Puglia, chi impersonificava l’orso girava per le vie del paese, fermandosi nelle piazze: lì, al suono di tamburi, si metteva a ballare la tarantella, tra i presenti disposti in cerchio che battevano le mani a tempo e lo punzecchiavano e colpivano con qualche sberla. A volte, a seconda del tempo, l’orso imitava o no l’atto del costruire il suo rifugio (u pagghiar’).
Questi riti riproponevano comunque una tradizione antica che celebrava la festa del ritorno della luce e della bella stagione, con la sconfitta delle forze del buio e del freddo.

Nello svolgimento di questi riti traspare la simbologia dell’orso (che con l’inverno va in letargo e si risveglia a primavera), interprete della forza primitiva della natura. L’orso può anche essere accostato alla figura dell'”uomo selvaggio”. In entrambe le raffigurazioni rappresenterebbe comunque il binomio natura – uomo.

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Ci saranno ancora sei settimane d’inverno o la primavera arriverà in anticipo?

Chiedetelo a Chuck, la marmotta dello Staten Island Zoo che come ogni anno farà la sua previsione.
L’appuntamento con Chuck è fissato per il 2 febbraio, il “Groundhog Day“, cioè il giorno della marmotta, una festa celebrata ogni anno sia negli Stati Uniti che in Canada, nel corso della quale si osserva il rifugio della marmotta prestando attenzione a quando farà capolino dalla sua tana. Se Chuck vedrà la sua ombra ci saranno altre sei settimane d’inverno, mentre se non la vedrà significa che la primavera arriverà presto. Chuck e la sua famiglia hanno predetto correttamente la fine dell’inverno 23 volte negli ultimi 30 anni.
A New York ogni anno per il giorno della marmotta il sindaco Bloomberg va a fare visita a Chuck allo zoo di Staten Island per leggere il responso. E’ ormai una tradizione consolidata!

Leggi anche: “ Il giorno della marmotta”

http://marisamoles.wordpress.com/2013/02/02/la-madonna-candelora-e-la-primavera-che-verra-tardi/

Fonti:
http://www.lucedistrega.net/documenti/feste-candelora.htm
http://www.nyc-site.com/newyork/nymag-eventi/3386-nel-giorno-della-marmotta

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* Il 1° Febbraio del 1945 viene riconosciuto per la prima volta in Italia il diritto di voto alle donne

IL 1° FEBBRAIO DEL 1945 VIENE RICONOSCIUTO, PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA, IL DIRITTO DI VOTO ALLE DONNE…

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Pochi mesi prima della conclusione del secondo conflitto mondiale, il secondo governo Bonomi – su proposta di Palmiro Togliatti e Alcide De Gasperi – introduceva in Italia il suffragio universale, con Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 23 del 1° febbraio 1945, “Estensione alle donne del diritto di voto”.


A 154 anni dalla “Dichiarazione dei diritti delle donne e delle cittadine” firmata da Olympe de Gouges che purtroppo le valse – nel 1793 – la ghigliottina, in Italia finalmente le donne si poterono recare alle urne.

Una prima volta che assunse una valenza ancor maggiore poiché avvenne in occasione del Referendum del 2 giugno 1946 in cui gli italiani furono chiamati a scegliere fra Monarchia e Repubblica.

Si trattava di un diritto riconosciuto tardivamente nel panorama occidentale; non solo, ma si trattava, in un certo senso, di un diritto “concesso”.

La struttura del decreto era la seguente:

l’art. 1 ne sanciva l’esercizio alle condizioni previste dalla legge elettorale..;

l’art. 2 ordinava la compilazione di liste elettorali femminili distinte da quelle maschili;

l’art. 3 stabiliva che, alle categorie escluse dal diritto di voto, dovevano aggiungersi le donne indicate nell’art. 354 ,..ovvero le prostitute schedate che esercitavano “il meretricio fuori dei locali autorizzati“.

Il Decreto n. 74 “Norme per l’elezione dei deputati all’Assemblea Costituente“, sanciva – un anno più tardi – la loro eleggibilità.

Le Donne italiane votarono effettivamente per la prima volta in occasione delle elezioni amministrative di marzo – aprile 1946 e del succesivo Referendum Repubblica-Monarchia del 2 giugno.

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La Costituzione garantiva l’uguaglianza formale fra i due sessi, ma di fatto restavano in vigore tutte le discriminazioni legali vigenti durante il periodo precedente, in particolare quelle contenute nel Codice di Famiglia e nel Codice Penale.

Ad onor del vero, in Italia, le donne potevano gia votare – solo per le amministrative – sin dal 1924. Benito Mussolini sulla carta le aveva riconosciuto il diritto di voto al fine di dimostrare che non temeva l’elettorato femminile, anzi.

Fu però solo un atto di pura demagogia, in quanto la dittatura aveva già deciso la proibizione di qualsiasi elezione per comuni e province, sostituendoli con i podestà ed i governatori.

n Francia, tale decisione venne presa con qualche mese di anticipo, per l’esattezza il 21 aprile del 1944, ma con essa anche la possibilità alle donne di essere elette.

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Ma facendo un passo indietro, questo passo segnò il definitivo ingresso della donna come punto di riferimento nella società di allora? La risposta è no.

Il diritto di voto non garantì un diritto di cittadinanza consolidato.

Sul lavoro il cammino fu molto più arduo, attraverso un percorso di emancipazione che arrivò almeno fino al 1963, quando entrarono nella magistratura prendendo possesso di ogni tipo di carica.

Fino ad allora le donne si accontentarono di ruoli “scartati” dall’uomo. Accrebbe sicuramente il numero di insegnanti nelle scuole, a conferma della qualità e della necessità di una formazione al femminile per i propri figli.

Il diritto di voto resterà una pura formalità fino a quando le strutture politiche non saranno popolate da donne libere

Una donna può – anzi deve – essere ambiziosa, cosa diversa dall’esser competitiva.

L’ambizione significa dire “so che sarei capace di…” e uscire dalla corazza di timidezza che inibisce ogni passo avanti.

Le donne non sono nate né per essere modeste, né per essere sottomesse.È non elemosinare il diritto.

Non è sufficiente il diritto di voto per sbloccare le libertà sociali.

A titolo di esempio servono due occhi per vedere la profondità del mondo in cui viviamo.

Con un occhio solo il mondo viene percepito piatto.

Lo stesso per quello che udiamo: con un orecchio solo non si percepisce da dove proviene la voce, anche in questo caso il suono si appiattisce.

Fonti:

http://www.facebook.com/

www.freeopinionist.com/