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*La filastrocca dell’altro ferragosto!

Filastrocca vola e va
dal bambino rimasto in città.
Chi va al mare ha vita serena
e fa i castelli con la rena,
chi va ai monti fa le scalate
e prende la doccia alle cascate…
E chi quattrini non ne ha?
Solo, solo resta in città:
si sdrai al sole sul marciapide,
se non c’è un vigile che lo vede,
e i suoi battelli sottomarini
fanno vela nei tombini.
Quando divento Presidente
faccio un decreto a tutta la gente;
“Ordinanza numero uno:
in città non resta nessuno;
ordinanza che viene poi,
tutti al mare, paghiamo noi,
inoltre le Alpi e gli Appennini
sono donati a tutti i bambini.
Chi non rispetta il decretato
va in prigione difilato”.
Ferragosto,
di Gianni Rodari
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* Tempo di estate,la stagione delle cicale .E delle formiche. Io sto con le cicale e tu?

 

Chiedo scusa alla favola antica
se non mi piace l’avara formica
io sto dalla parte della cicala
che il più bel canto non vende…
regala!

Gianni Rodari

La cicala e la formica è una favola famosissima, scritta da Esopo e arrivata a noi grazie a Jean de La Fontaine.

E’ una favola che fa comodo agli adulti per modellare i bambini secondo le proprie credenze alla concezione di fatica continua per ottenere una vita dignitosa e soddisfacente.

Morale: per raggiungere qualsiasi obbiettivo ti proponi nella vita devi meritartelo lavorando con fatica e abnegazione.

Io sto con le cicale! Sono sempre stata dalla parte delle cicale.

Da piccola le immaginavo nelle loro vesti dorate sul tappeto verde brillante delle foglie cantare ad ogni ora del giorno e anche della notte, come dive, protagoniste indiscusse dell’estate .

E quelle antipatiche delle formiche, sapientone che non guardano mai verso l’alto e come possono sapere che c’è il cielo azzurro e il sole e le stelle ?

E stanno sempre in lunghe file con grandi e pesanti pesi sulle spalle!

Mai, io cicala, mai andrei a chiedere loro aiuto per l’inverno! Meglio cantare una sola estate!

E poi ci saranno degli altri disponibili a darmi qualcosa da mangiare!

Dopotutto rinascerò fra 17 anni soltanto! ( Ho trovato questa singolare notizia facendo una ricerca .)

Ma prima un pò di storia per supportare la mia preferenza.

Per gli antichi Greci, le cicale erano figlie della Terra o, secondo alcuni, di Titone e di Aurora.

Specialmente gli ateniesi le onoravano: Aristofane rammenta le cicale d’oro, ornamento per i capelli degli Ateniesi nobili all’epoca arcaica e nella celebrazione dei Misteri eleusini in onore di Demetra, era uso portare nei capelli una fibula a forma di cicala, così come durante la celebrazione dei misteri di Era a Samos.

Platone, nel dialogo Fedro, espone il mito delle cicale, secondo cui esse sarebbero nate, per mano divina, dalla metamorfosi di antichi artisti, specie nel campo musicale e dell’eloquenza, che avevano smesso di mangiare e accoppiarsi per amore della propria disciplina.

Secondo Orapollo la cicala simboleggiava l’iniziazione ai misteri, poiché essa, anziché cantare con la bocca come tutti, emette suoni dalla coda.

La cicala era anche simbolo di purezza: seguendo un’errata credenza ripresa da Plinio il Vecchio in Naturalis Historia, XI, 93-94, si riteneva che le cicale si nutrissero di sola rugiada e ciò faceva sì che il loro corpo non contenesse sangue e non dovessero espellere escrementi, e di qui l’idea della purezza.

Il fatto poi che la cicala viva una sola estate ma le sue larve rinascano in quella successiva direttamente dalla terra ne ha fatto l’emblema di una resurrezione a nuova vita dopo la morte persino presso i cinesi.

Per quanto mi riguarda,quando ho un obbiettivo, un sogno da realizzare, il percorso per raggiungerlo è una parte integrante e affascinante .

E’ la programmazione di tutti i passi, obbiettivi intermedi, che mi fanno arrivare fino in fondo.

Tante esperienze anche tanti cambi di rotta. Ma sempre con l’obbiettivo ben un vista. E con piacere di vivere ogni piccolo passo che da ogni esperienza si impara e ci si arricchisce. E ci credo, è una mia scelta, a volte mi sembra di cadere ma il pensiero di raggiungere l’obbiettivo mi fa alzare subito. So che con passione, con amore, con fiducia nelle mie risorse arriverò fino in fondo.

Otterrò quello che voglio.

E’ una mia scelta. Non voglio stare in fila, sarà rischioso? Sarà più divertente e mi scoprirò.

A volte mi è capitato di riconoscere improvvisamente il mio obbiettivo realizzato, tanto ero stata presa dal percorso.

Cara formica “ se ti concentri su una sola stella perderai l’immensità dell’universo” e tu nemmeno sai che ci sono le stelle.

Pensi solo a fare le scorte per una stagione che verrà . E sei sicura che poi quella stagione verrà? Accumuli, accumuli … e se farai indigestione?

E intanto tu hai rinunciato anzi non hai proprio immaginato che ci sia una stagione diversa, che si può esistere in un altro modo, alzando ogni tanto lo sguardo alle stelle, alla luce, a cantare…

Che tristezza ,ma tu non hai nemmeno la gioia di trovare l’obbiettivo raggiunto o meglio non supponi nemmeno che ci sia un obbiettivo diverso.

E già se ti guardassi intorno, se allargassi il tuo punto di vista, già scopriresti una realtà diversa.

Ma come puoi che sei in fila faticando per ottenere un obbiettivo comune ,sì, e l’ha fatto tuo padre, e prima tuo nonno e il tuo bisnonno e… si perde nella notte dei tempi e lo fanno tutti per il nobile bene comune.

Poi arriva improvvisamente un piede grande grande, e a volte nemmeno tanto grande, che cancella tutte le formiche e tutto il tuo lavoro.

E non hai mai cantato una sola estate.

Ma che ne sai come si canta in estate e cosa è l’estate.

Non è un peccato?Non ti sembra una esistenza non vissuta?

Ma che ne sai tu dell’esistenza? Ti hanno insegnato a fare così e ti hanno letto persino le favole per insegnarti a fare così!

Che ti sei persa!

Io sto con le cicale!

Love Laurin

 

Il curioso ciclo di vita delle cicale:

https://sijmadicandhapajiee.wordpress.com/2014/11/25/il-curioso-ciclo-vitale-delle-cicale/

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* Succede nel paese della Befana

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La scopa e… la Befana

Quando la Befana di Roma ha finito il suo giro, torna nel paese delle Befane dove, per prima cosa, sgrida sua sorella perché non ha lavato i pavimenti, non ha spolverato i mobili e non è andata dal parrucchiere.
Alla sorella della Befana non va di viaggiare sta sempre in casa a mangiucchiare cioccolatini e a succhiare caramelle all’anice. È più pigra di ventiquattro mucche.
Le due sorelle hanno un negozio .di scope.
Lì si servono tutte le Befane del paese.
Le Befane sono migliaia e consumano un monte di scope. Gli affari vanno benone.
Quando le vendite diminuiscono si pensa a lanciare una nuova moda.
La moda della miniscopa, ad esempio, fa furore.
In principio le Befane più anziane protestano.
Poi i cominciano anche loro a fare delle prove di nascosto in casa, con le tende ben tirate.
E un bel giorno escono anche loro con la miniscopa.
Dopo un po’ di tempo le vendite tornano a diminuire.
E allora viene lanciata la moda della maxiscopa: una scopa lunghissima.
Due volte più del necessario.
Il giorno che una Befana giovane giovane, molto graziosa, si fa vedere in giro con la maxiscopa, tutte le altre diventano matte per l’invidia.
L’anno dopo la sorella della Befana inventa la scopa midi e diventa ricca.
Mette su un negozio di aspirapolvere.
E qui cominciano i guai. Perché le Befane viaggiando con l’aspirapolvere, aspirano nuvole, comete, uccellini, paracadutisti, satelliti naturali e artificiali, pipistrelli, professori di latino.
Già, per i viaggi è più pratica la vecchia scopa.

Befanarodari

Gianni Rodari

Gianni Rodari è autore di molti libri per bambini. E’ un autore che aiuta a immaginare cose sempre nuove in fondo alle quali c’è sempre un messaggio.

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La funzione della scopa è quella di spazzare via tutte le cose inutili e brutte, magari riciclandole, separandole da tutte le cose belle e utili che, raccolte, vengono distribuite a tutti i bambini del mondo per la loro felicità.

In tal modo i bambini vengono educati tutti alla stessa maniera e cioè senza fare distinzioni nè favoritismi, ciò che li fa crescere nella serenità.

La Befana vede il pericolo del volersi distinguere “a tutti i costi”.

La Befana è terrorizzata dal realizzare che i bambini, educati serenamente senza distinzioni , diventando grandi si trovano nel mondo degli adulti basato sulle distinzioni, venendone traumatizzati, alcuni per sempre.

La Befana così ripristina la vecchia scopa nella speranza che un giorno anche il mondo degli adulti elimini le “distinzioni”.

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* Racconto sulla Befana

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La scopa e… la Befana

Quando la Befana di Roma ha finito il suo giro, torna nel paese delle Befane dove, per prima cosa, sgrida sua sorella perché non ha lavato i pavimenti, non ha spolverato i mobili e non è andata dal parrucchiere.
Alla sorella della Befana non va di viaggiare sta sempre in casa a mangiucchiare cioccolatini e a succhiare caramelle all’anice. È più pigra di ventiquattro mucche.
Le due sorelle hanno un negozio .di scope.
Lì si servono tutte le Befane del paese.
Le Befane sono migliaia e consumano un monte di scope. Gli affari vanno benone.
Quando le vendite diminuiscono si pensa a lanciare una nuova moda.
La moda della miniscopa, ad esempio, fa furore.
In principio le Befane più anziane protestano.
Poi i cominciano anche loro a fare delle prove di nascosto in casa, con le tende ben tirate.
E un bel giorno escono anche loro con la miniscopa.
Dopo un po’ di tempo le vendite tornano a diminuire.
E allora viene lanciata la moda della maxiscopa: una scopa lunghissima.
Due volte più del necessario.
Il giorno che una Befana giovane giovane, molto graziosa, si fa vedere in giro con la maxiscopa, tutte le altre diventano matte per l’invidia.
L’anno dopo la sorella della Befana inventa la scopa midi e diventa ricca.
Mette su un negozio di aspirapolvere.
E qui cominciano i guai. Perché le Befane viaggiando con l’aspirapolvere, aspirano nuvole, comete, uccellini, paracadutisti, satelliti naturali e artificiali, pipistrelli, professori di latino.
Già, per i viaggi è più pratica la vecchia scopa.

Befanarodari

Gianni Rodari

Gianni Rodari è autore di molti libri per bambini. E’ un autore che aiuta a immaginare cose sempre nuove in fondo alle quali c’è sempre un messaggio.

 

 

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* Perchè il cielo è blu?

Perché il cielo è blu?

È una domanda a cui molti avevano tentato di rispondere.

Secondo alcuni filosofi siriani era a causa della “ miscela dell’oscurità della notte con la luce delle particelle di polvere nell’aria illuminata dal Sole”.

Per Leonardo da Vinci era, invece, dovuto a minuscole gocce d’acqua nell’atmosfera che si illuminavano alla luce del Sole.

Anche Isaac Newton disse la sua, e lo stesso fece James Clerck Maxwell.

Ma fu un altro il primo a intuire e spiegare scientificamente perché il cielo è blu. E quest’altro è John Tyndall, fisico irlandese nato il 2 agosto 1820.

Thyndall, amico di Michael Faraday e a conoscenza della teoria di Maxwell della luce quale onda elettromagnetica, scoprì che il colore del cielo dipende dall’interazione di queste onde con le particelle presenti nell’ atmosfera, e varia in funzione della lunghezza delle onde. In parole più semplici, capì che il cielo è azzurro perché la luce blu ha una lunghezza d’onda breve e quindi viene diffusa maggiormente dalle particelle rispetto alla luce rossa o a quella verde.

Questa scoperta non riusciva certo a spiegare completamente il fenomeno, tanto che lo stesso Thyndall scrisse che :

“il colore blu del cielo e la polarizzazione della sua luce secondo l’opinione delle nostre più eminenti autorità nel campo, rappresentano i due più grandi enigmi irrisolti della meteorologia”.

Tuttavia, è stato proprio partendo dalla sua geniale intuizione che altri fisici suoi contemporanei o successori, come John William Strutt Rayleigh o Gustav Mie, hanno potuto poi portare a termine l’impresa di rispondere alla domanda millenaria.

Autodidatta per la maggior parte della vita, Tyndall compensò l’assenza di un’istruzione formale seguendo conferenze e lezioni e studiando per conto suo matematica, ingegneria, chimica e fisica. Da disegnatore e ingegnere diventò professore di scuola superiore e finalmente, nel 1848, riuscì a entrare all’ Università di Marburgo in Germania, dove appena due anni dopo si laureò in fisica. La smodata curiosità che lo aveva caratterizzato in gioventù non si spense una volta diventato accademico, al contrario gli consentì di spaziare nelle sue ricerche e dedicarsi con successo agli studi più disparati: da quelli sui cristalli alle ricerche sul diamagnetismo, dalla luce al suono, dal calore ai ghiacciai. Mise a punto un prototipo di maschera antigas e di gastroscopio, e inventò i cosiddetti tubi di luce progenitori della fibra ottica.

Il metodo di “riscaldamento discontinuo” (tindalizzazione) per sterilizzare liquidi da lui ideato si diffuse rapidamente ed è attualmente usato per alimenti, come il latte, che si deteriorano a temperature elevate. T. fu anche alpinista (compì la prima ascensione al Weisshorn e il primo tentativo di uno straniero sul Cervino, raggiungendo sulla via italiana la quota più elevata, la “spalla”, che prese da quel giorno il suo nome: Pic Tyndall).

Memore della sete di conoscenza della sua giovinezza e delle difficoltà incontrate nel soddisfarla, John intraprese anche la carriera di narratore di scienza: tutto quello che studiava lo raccontava in libri non diretti a specialisti ma al grande pubblico, di cui lui aveva fatto parte e di cui ancora si sentiva membro.

Tra i suoi libri di divulgazione scientifica il più diffuso fu Heat considered as a mode of motion (1863), più volte ristampato con aggiunte e tradotto in varie lingue. Ha lasciato un libro sulle sue escursioni e scalate sulle Alpi: Hours of exercises in the Alps (1871).

Il cielo
il cielo è di tutti
il cielo è di tutti.
La terra:
la terra è a pezzetti
la terra è a pezzetti.
Guarda lassù il cielo:
immenso e blu è il cielo
è tutto mio il cielo
Forse c’è Dio nel cielo…
Guarda più su nel cielo:
la libertà è il cielo
vola più su nel cielo.
immenso e blu è il cielo
Guarda lassù nel cielo:
immenso e blu è il cielo
volando va il cielo
dove chissà nel cielo!

Gianni Rodari



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* perchè non accada…(continua)

Il bambino di gesso

Testo di Gianni Rodari – Musica di Sergio Endrigo e Bacalov –

Edizione BMG Ricordi S.p.A.


Sta fermo! Sta zitto! Non metter i gomiti sulla tavola! Non essere distratto!
Guarda dove metti piedi! Sta attento a non rovesciare l’acqua!
E non lasciar cadere la penna! E non perdere i pastelli! Non giocare in cortile!
Non correre sulle scale! Non fischiare! Non sbattere le porte!
Non strusciare le scarpe! Non prendere a calci i sassi! Sta buono, perché la mamma ha il mal di testa, perché la maestra ha il mal di testa,
perché la zia ha il mal di testa, perché la portiera ha il mal di testa…

Non correva, non saltava
Pantaloni non strappava
Non diceva parolacce
Non faceva le boccacce

Non sporcava i pavimenti
Si lavava sempre i denti

Non strillava, non rideva
I bottoni non perdeva
Senza macchie sui guantini
Senza buchi nei calzini

Era proprio un bambino di gesso
Respirava se aveva il permesso
Stava dove l’avevano messo
Come un bravo bambino di gesso
Che non risponde e non dice mai di “no”

Ora grande è diventato
Ma non è molto cambiato:
Compitissimo, prudente
Ossequioso, diligente

Dice “grazie” al superiore
Dice sempre “Sì, signore”

Se gli danno sulla testa
Dice grazie e non protesta
Passa il giorno a fare inchini
Non ha buchi nei calzini

Ora è proprio un brav’uomo di gesso
Che respira se ottiene il permesso
E rimane dov’è stato messo
Come un bravo brav’uomo di gesso
Che non discute e non dice mai di “no”.

leggi prima: ” perchè non accada…”