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* La buona notizia del venerdì: Per fare la plastica biodegradabile basta il latte!

Per fare la plastica ci vuole il latte.

È l’invenzione di un team di giovani ricercatrici di Roma

Prodotta con il latte andato a male da una startup nata all’Università di Tor Vergata, è resistente, eco-compatibile, perfettamente compostabile. Un tappo di bottiglia si distrugge completamente in 45 giorni

Parafrasando una canzone di qualche anno fa, per fare la plastica ci vuole il latte. Non è una suggestione fantasiosa, ma la realtà: è l’invenzione di un team di giovani donne dell’Università di Tor Vergata riunite in una start-up che ha a cuore l’ambiente. 

Rifiuti come risorsa, nel pieno spirito dell’economia circolare e del claim di SPlastica, il marchio del nuovo bio-materiale creato dal latte andato a male. 

 

L’intuizione nasce da una squadra di ricercatrici in scienze e tecnologie chimiche, guidate dalla dottoressa Emanuela Gatto e accomunate dalle convinzioni ecologiste e ambientaliste. L’obiettivo è quello di creare materiali nuovi, green e sostenibili, partendo da fonti naturali, possibilmente di recupero. 

SPlastica nasce così, pensando a ciò che in Italia si spreca più di ogni altra cosa, il cibo. Il latte, in particolare, secondo nella classifica domestica di ciò che si getta più facilmente.

Ognuno di noi, secondo dati FAO del 2018, spreca 4,8 chilogrammi annui di latte e prodotti caseari, dato perfettamente in linea con lo spreco a livello industriale.
Un caseificio medio piccolo butta circa 300 mila litri l’anno di latte andato a male, ed è proprio da queste cifre che la squadra di SPlastica è partita per tentare di trovare una soluzione ad altre cifre impressionanti, quelle dell’inquinamento da materiali plastici.

Nasce così, dal latte andato a male, la nuova bioplastica nell’ambito del progetto Lazio No Plastic. 

SPlastica è infatti un materiale perfetto per sostituire completamente la plastica dura delle stoviglie usa e getta per bar e ristoranti, che rappresentano il una fetta importante della torta del consumo, e dell’abuso, di polimeri plastici. 

Il nuovo materiale è eco-compatibile, biodegradabile e riutilizza scarti alimentari non edibili. Persino il procedimento con il quale viene fatto è ecosostenibile. 

Niente a che vedere, però, con bioplastiche poco resistenti o coi materiali tipo il mater-bi, perché SPlastica resiste a temperature altissime, fino ai 60 gradi, o bassissime (fino a meno 196 gradi centigradi) e l’utilizzo è garantito per 18 mesi. Ci si possono fare tazze, bicchieri o cucchiaini, a costi davvero accessibili. 

Questo perché la materia di partenza è economica, si trova in grande quantità e ha un’ottima resa.
Ma c’è un’ulteriore voce di costo che viene abbattuta, quella relativa ai costi di smaltimento, che utilizzando la plastica derivata dal latte vengono praticamente annullati: un tappo fatto di questa bioplastica si degrada del cento per cento in soli 45 giorni. 

Premiata dalla Regione Lazio come migliore start-up del 2018, la piccola impresa nata nell’incubatore della seconda università di Roma non intende fermarsi, ed è sicuramente uno degli esperimenti di bioplastica più interessanti degli ultimi tempi.

fonte. per fare la plastica ci vuole il latte

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* La buona notizia del venerdì: Zero sprechi con gli elettrodomestici rigenerati

Mai più cantine piene di elettrodomestici!

a Milano le imprese e i consumatori cambiano stile.

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La prima fabbrica italiana che riassembla gli elettrodomestici lancia un nuovo modello di economia sostenibile a Milano. Niente più sprechi con l’economia circolare.

In tutto il mondo marchi come Toshiba, Ford, Panasonic e Apple hanno adottato il non spreco come politica aziendale traendone benefici economici e di immagine. L’economica circolare è definita dal ciclo della rigenerazione, con il quale le imprese possono ridurre dell’85 per cento i costi di produzione e applicare sugli elettrodomestici l’etichetta di autenticità che garantisce la sostenibilità del prodotto per il popolo della green economy.

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Il lavoro dei ricercatori del Cnr di Milano, in collaborazione con Candy e Magneti Marelli ha dato il via al cosiddetto “demanufacturing ovvero la riparazione automatica degli elettrodomestici.

Quello del demanufacturing è un processo molto semplice.  L’elettrodomestico guasto viene completamente smontato e i pezzi funzionanti vengono riassemblati in un nuovo apparecchio che può essere acquistato a un prezzo molto più basso. Con la rigenerazione degli elettrodomestici si possono recuperare materie prime come il ferro, il rame, l’alluminio, la plastica e in alcuni casi persino dell’oro. Il quantitativo di materiale recuperabile in un elettrodomestico spiega l’importanza di questa pratica. In un solo frigorifero possono essere recuperati 28 chilogrammi di ferro, tre di alluminio e del prezioso rame in circa 40 chili complessivi di materia prima.



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Secondo i dati Ipsos ogni famiglia italiana conserva in casa una media di otto apparecchi inutilizzati, per un ammontare di 200 milioni di elettrodomestici dimenticati che potrebbero essere riciclati e riusati. Spolverare dalle cantine e dal fondo degli armadi friggitrici, tostapane, asciugacapelli, bollitori, asciugatrici, aspirapolveri e moltissimi altri elettrodomestici è una vera e propria caccia al tesoro per le nostre tasche e per la tutela dell’ambiente.

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un regalo per l’ambiente

(e non solo per Natale!)

 

 


http://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/zero-sprechi-con-gli-elettrodomestici-rigenerati