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* La buona notizia del venerdì: Il sindaco di Londra è pachistano

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Poco dopo la mezzanotte di ieri, il quarantacinquenne Sadiq Khan, immigrato pachistano di seconda generazione e candidato del partito Laburista a ‘primo cittadino’ di Londra è divenuto il primo sindaco mussulmano della capitale britannica, ponendo così fine agli otto anni di amministrazione del partito Conservatore.

In una City Hall (sede del municipio di Londra e della London Assembley) gremita di supporter Khan è intervenuto visibilmente emozionato, ricordando le sue umili origini e dichiarando “Sono così orgoglioso che Londra abbia scelto la speranza e non la paura, l’unità piuttosto che la divisione, sarò il sindaco di tutti i Londinesi.”

Sadiq Khan, già parlamentare e ministro dei trasporti del partito Laburista, ha battuto il suo oppositore Conservatore Zac Goldsmith di oltre 300.000 voti, ottenendo più di un milione e trecentomila preferenze, più di qualsiasi altro sindaco nella storia della capitale da quando il ruolo di sindaco di Londra è stato creato nel 2000.

Quinto di otto figli, Sadiq Khan è nato in una famiglia di umili origini, i genitori, emigrati dal Pakistan si insediano a Londra alla fine degli anni sessanta dove il padre trova lavoro come autista d’autobus e la madre come sarta.  Cresciuto in una casa popolare nei sobborghi di Londra riesce ad iscriversi all’University of North London dove studia legge, diventando poi avvocato

impegnato nella difesa dei diritti civili e delle cause dei più deboli. Nel 2005 diviene parlamentare per la circoscrizione di Tooting, venendo nominato ministro dei trasporti nel 2009, divenendo così il primo mussulmano a partecipare ad una riunione di gabinetto.

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Complici l’avvicinarsi del referendum sull’uscita del Regno Unito dall’unione Europea ed il fatto che le elezioni del 5 maggio fossero il primo banco di prova per il nuovo leader Laburista Jeremy Corbyn, la campagna elettorale per divenire sindaco di Londra è stata caratterizzata da termini e scontri particolarmente accesi per gli standard inglesi. La contrapposizione tra i due candidati è stata piena di suggestioni per il paese per una serie di motivi. In primis perché contrapponeva un europeista convinto (Khan) ad un sostenitore della Brexit (Goldsmith), un ex immigrato povero ad un miliardario figlio di una delle famiglie più potenti della Gran Bretagna, istruito nelle istituzioni più prestigiose del regno di sua maestà. Inoltre perché entrambi i candidati erano e continuano ad essere apertamente in rotta con i rispettivi capi di partito, con Sadiq Khan che critica Corbyn in quanto troppo estremista e Zac Goldsmith che si oppone a Cameron in quanto troppo assoggettato all’Europa.  Infine perché lo scontro tra i due candidati ha spesso assunto toni estremamente duri data le differenti religioni dei due candidati, mussulmano Khan, ebreo Goldsmith.

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Fattore determinante nella vittoria di Sadiq Khan è stata la capacità di portare avanti una campagna volta all’unione e all’inclusione, potendo così contare sull’appoggio trasversale delle minoranze che a Londra parlano più di 300 dialetti linguistici diversi, specialmente nelle periferie.  Lo stesso non si può dire per la strategia politica di Goldsmith che ha sì riscosso successo tra i Britannici doc e la comunità ebraica ma che non è stata capace di unire, scegliendo di perseguire una campagna elettorale eccessivamente razziale, accusando Khan di avere legami con l’estremismo islamico e cercando di fare leva sul risentimento anti-islamico delle comunità Sikh e Hindu, scelta che come testimoniano i dati di ieri non ha pagato.

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Proprio in quest’ottica le prime parole pronunciate da Khan ieri ottengono un valore ancora più significativo: “Sono, un europeo, un britannico e un inglese. Sono di religione Islamica, di origini asiatiche e di cultura Pachistana, sono un padre e un marito. Io sono un Londinese”.

Siamo tutti esseri umani e, da questo punto di vista, siamo uguali.

Noi tutti vogliamo la felicità e non vogliamo soffrire.

Se consideriamo questo fatto, troveremo che non ci sono differenze tra persone di diversa fede, razza, colore, cultura.

Tutti noi abbiamo questo comune senso di felicità.
Dalai Lama Tenzin Gyatso


Chi vede tutti gli esseri nel suo stesso Sé, ed il suo Sé in tutti gli esseri, perde ogni paura.
(Isa Upanishad)

http://www.2duerighe.com/esteri/72687-sadiq-khan-un-mussulmano-city-hall.html

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* La buona notizia del venerdì: Spesa gratis in cambio di lavoro

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A prima vista, non sembrerà molto diverso da un normale supermarket: gli spazi e gli arredi uguali a quelli di qualsiasi tradizionale punto vendita e sugli scaffali in bella vista prodotti di prima necessità, alimentari o per l’igiene personale.

Eppure, Emporio Portobello è un posto speciale. 

Perché? Semplice: si tratta di un supermercato per disoccupati e famiglie in difficoltà economica.Qui, infatti, il prezzo non è indicato in euro, ma in punti. 

“Ogni famiglia è dotata di una tessera a punti con la quale è possibile “fare la spesa”. La tessera viene ricaricata mensilmente in base al nucleo familiare, previa selezione all’accesso con valutazione dell’ISEE e facendo particolare attenzione alle famiglie numerose. La tessera è a disposizione della famiglia per un tempo limitato (alcuni mesi) e, nel caso le condizioni famigliari migliorino, verrà ceduta ad altre famiglie in graduatoria. In caso contrario la tessera può essere rinnovata”, si legge sul sito dell’iniziativa anti-crisi, coordinata dall‘Associazione Servizi per il Volontariato Modena.

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Insomma, più che un supermercato, un “emporio sociale“, nato con almeno tre principali obiettivi: essere un luogo il più rispettoso possibile della dignità delle persone, per la raccolta e la distribuzione di beni di prima necessità, mettere in rete i diversi soggetti che già lavorano per contrastare la povertà attraverso un progetto di comunità e coinvolgere il territorio, le imprese, i cittadini che con il proprio lavoro gratuito, le donazioni economiche o di prodotti senza le quali non si potrebbe andare avanti potranno sostenere il progetto.

Ma è davvero tutto gratis? 

Non proprio: dal momento che la parola d’ordine è “dignità”, e non “carità”, i 450 i nuclei in difficoltà a cui si rivolge il servizio, scelti in collaborazione con i servizi sociali, dovranno offrire in cambio aiuto con il proprio lavoro come volontari almeno una volta a settimana. 

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Proprio come accadeva nel People Supermarket di Londra. “Crediamo molto in questo progetto – dice Morselli – e vogliamo si mantenga la dimensione dell’acquisto, nessuno regala niente, ma coinvolgiamo le persone in un progetto specifico. Noi vogliamo stringere un patto con gli utenti che accoglieremo nei nostri locali. Ci sono delle condizioni e sarà fondamentale per tutte le parti rispettarle”, ha spiegato alla stampa Angelo Morselli, presidente del Centro per il Volontariato.

Sconfiggere la crisi economica, combattere gli sprechi e mettere in discussione la posizione dominante dei colossi della distribuzione: sono questi gli obiettivi che guidano il People’s Supermarket, “il Supermercato del popolo” di Londra, che si trova in Lamb’s Conduit Street, a Holborn, vicino al British Museum.

L’idea e tanto semplice quanto rivoluzionaria: il “supermercato della gente e per la gente”, come ama definirlo il proprietario, il baronettoArthur Potts Dawson, chef con il pallino della sostenibilità e degli sprechi del mondo alimentare, è una cooperativa a cui si può aderire fornendo una quota societaria di 25 sterline all’anno (circa 29 Euro).

In cambio di 4 ore di lavoro volontario al mese, i soci ricevono uno sconto del 10% per tutto l’anno sui prodotti del negozio. E hanno anche diritto di voto sugli approvvigionamenti: in poche parole, si offre loro la possibilità di scegliere cosa vendere nel supermercato. Non a caso, sugli scaffali del People’s Market troneggiano quasi esclusivamente prodotti biologici, locali, equosolidali.

La clientela trasversale del People’s Market, che va dagli avvocati ai disoccupati, dai londinesi agli immigrati somali e bengalesi, può poi usufruire dei servizi offerti da una piccola cucina, la “People’s Kitchen“, dove sipreparano piatti con frutta e verdura vicine alla data di scadenza.

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In 15 mesi di attività il fatturato del People’s ha superato 1,5 milioni di sterline(circa 1,7 milioni di euro) e il numero dei soci è salito a 1.200.

Ma Potts Dawson non si è accontentato di questo successo e ha fatto sapere che sta per avviare una sorta di franchising con il marchio People’s Supermarket: è già prevista l’apertura di un secondo punto vendita a Hackney, nell’East London, dove farà concorrenza a 17 supermercati, 12 dei quali della catena Tesco.

Mr. Dowson pensa anche di riprodurre su scala nazionale il progetto People’s Kitchen.

Insomma, una vera e propria industria alimentare low cost, che fa guadagnare evitando gli sprechi e consumando prodotti che rischierebbero di finire nella pattumiera. Ma che dà anche più voce ai consumatori, coinvolgendoli direttamente.

L’industria alimentare è stata comprata dalle grandi catene -ha detto il baronetto- noi invece proviamo a mostrare che cosa succede quando è la gente ad avere il controllo”.

Mr Dowson ci ha creduto.

E funziona.

Fonte:

http://www.greenme.it/consumare/eco-spesa/11613-10-negozi-supermercati

http://www.greenme.it/consumare/eco-spesa/10045-portobello-supermercato-disoccupati-modena