ambiente · armonia · buone notizie · Comunicazione · eventi · futuro · natura · Pace · pensare positivo · scienza · stare bene · Testimonianze

La buona notizia del venerdì: Fare le scarpe con plastica e reti da pesca si può…

 

adidas-parley-for-the-oceans-recycled-sneakers-2-728x546

Sono state realizzate riciclando la spazzatura presente nei nostri oceani: le nuove scarpe di Adidas, prodotte in via esclusiva, hanno l’obiettivo di aiutare l’ambiente e di sensibilizzare sempre di più l’opinione pubblica al problema dell’inquinamento dei mari.

Al momento ne saranno prodotte circa 7000 paia, ma l’azienda mira ad espandere il raggio d’azione: “Ne produrremo un milione nel 2017 – ha spiegato un portavoce a The Verge -. Ciò a cui miriamo è l’eliminazione della plastica vergine dal nostro processo di produzione e distribuzione”.

Il concept della scarpa da corsa è stato presentato in occasione della Conferenza sul clima di Parigi. L’intera calzatura è fatta con plastica e reti da pesca recuperate dai fondali marini

Un progetto ambizioso, che Adidas sta portando avanti insieme a Parley for the Oceans, un’associazione ambientalista nata con lo scopo di focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla questione dell’inquinamento degli oceani.

Lo scopo è quello di “ripensare il design dei prodotti e aiutare a ridurre il problema della plastica nelle nostre acque”: già l’anno scorso l’azienda leader nell’abbigliamento sportivo aveva realizzato un prototipo in 3D, dimostrando che l’obiettivo non era poi tanto lontano dalla realtà.

Ora, con la messa in vendita delle scarpe, la meta è stata raggiunta.

Con ha il pieno appoggio della leggenda del calcio e allenatore del Real Madrid, Zinedine Zidane, che ha dichiarato: “Questa partnership fra adidas e Parley è molto stimolante e personalmente mi sento molto legato a questo progetto in quanto gli oceani sono dei luoghi assolutamente straordinari. Quello che adidas e Parley stanno facendo, trasformando i rifiuti in una scarpa da running, dimostra come anche i rifiuti che danneggiano il nostro pianeta possano essere utilizzati per creare qualcosa di spettacolare”.

adidas

La tomaia è realizzata con plastica Parley Ocean Plastic®, raccolta lungo le coste delle Maldive, e con reti illegali da pesca d’altura recuperate dall’organizzazione Sea Shepherd, partner di Parley for the Oceans.

La scarpa è stata creata avvalendosi di una delle tecnologie adidas di ultima generazione: l’adidas Tailored Fibre Technology, una tecnica di produzione rivoluzionaria che consente un design esclusivo, basato sulle singole esigenze di ogni atleta. 

Le scarpe avranno un costo di 220 dollari e verranno vendute sia nei negozi sia online.

Il loro nome sarà “UltraBOOST Uncaged Parley” e saranno riconoscibili grazie allo specifico design. Saranno fatte al 95% di plastica riciclata, raccolta vicino alle Maldive, mentre la restante parte sarà ottenuta da altri materiali riciclati.

“Nessuno salva gli oceani da solo. Ognuno di noi può avere un ruolo nella risoluzione del problema”, ha affermato Cyrill Gutsch, fondatore di Parley for the Oceans. Stando a un recente studio, nel 2050 ci sarà più plastica negli oceani che pesci: dunque, non c’è tempo da perdere. “È compito delle industrie creative reinventare i materiali, i prodotti, i modelli di business – continua Gutsch -. Il consumatore può aumentare la domanda in linea con il cambiamento”. 

maxresdefault-1

Coming soon on #adidas US. Parley x Ultra Boost Uncaged. —> http://bit.ly/2e8Gt09 

 

http://mondosmart.net/en/adidas-x-parley/

http://www.corrieredellosport.it/news/sport-e-style/moda-e-tendenze/2016/06/08-12237751/la_sneaker_di_adidas_e_parley_per_la_giornata_mondiale_degli_oceani/?cookieAccept

ambiente · amore.autostima · armonia · bambini · buone notizie · Comunicazione · cultura · felicità · futuro · pensare positivo · scuola · stare bene · Testimonianze · umanità

* La buona notizia del venerdì: In Indonesia cure mediche gratis in cambio di rifiuti da riciclare

gamal_albinsaid

Garbage Clinical Insurance, ecco un progetto probabilmente unico al mondo che in Indonesia permette di ottenere cure mediche gratuite grazie ai rifiuti.

I cittadini di Malang che non possono permettersi un’assicurazione sanitaria in questo modo possono comunque ottenere le cure di cui hanno bisogno.

L’idea è nata dal dottor Gamal Albinsaid, 24 anni, medico indonesiano che ha voluto trovare una soluzione per fornire assistenza sanitaria alle persone bisognose e cercare nello stesso tempo di risolvere anche il problema dei rifiuti.

Il problema dei rifiuti e della povertà riguarda soprattutto i villaggi rurali dell‘Indonesia, dove la popolazione si ammala e non ha a disposizione il denaro necessario per curarsi. Gamal allora ha deciso di fornire assistenza sanitaria gratuita alle persone utilizzando i rifiuti come risorsa finanziaria.

11182250_10207184994571467_2463711545029804089_n

Ha dunque creato la società Global Clinical Insurance che si occupa di vendere alle imprese che riciclano i rifiuti la spazzatura raccolta dai pazienti. Il denaro guadagnato dalla vendita viene utilizzato per pagare le medicine e l’assistenza sanitaria delle persone che si sono impegnate nel progetto.

Quello che portiamo avanti è un modello che si propone di ottenere un positivo impatto sociale – dice il fondatore, Gamal Albinsaid -. L’obiettivo è anche il profitto, ma non a scopo di lucro. I ricavi generati vengono reimpiegati per finanziare il nostro programma”.

Fino a questo momento l’iniziativa ha aiutato migliaia di persone che altrimenti non avrebbero accesso al sistema sanitario.

artikel-gamal-albinsaid-peraih-pemuda-pelopor-20149187_a

Nel 2013 Gamal ha vinto un importante premio di 50.000 sterline come giovane imprenditore per la sostenibilità, dato che il suo progetto favorisce sia il rispetto dell’ambiente che la salute e l’aiuto ai bisognosi,il “Prince of Wales Young Sustainability Entrepreneur Prize” consegnatogli dal Principe di Galles.

Gli aspiranti a questo riconoscimento sono stati ben 500 da 90 paesi nel mondo.

Le persone povere in questo caso pagano le cure mediche con le risorse che hanno a disposizione, cioè i rifiuti, di cui i villaggi rurali indonesiani abbondano. I rifiuti organici vengono trasformati in compost, mentre plastica e cartone vengono riciclati.

Può darsi che un’idea simile, ora in corso per le cure mediche, possa essere estesa anche all’istruzione, in modo che anche i bambini più poveri abbiano la possibilità di andare a scuola.

10404391_10207185037092530_1532665884220690264_n

Leggi anche:

In Messico cibo e buoni pasto in cambio di rifiuti da riciclare
Plastic Man: l’uomo che in India trasforma i rifiuti di plastica in nuove strade
Tibagi: in Brasile dai rifiuti nascono fiori e solidarietà

Fonte.

http://www.greenme.it/approfondire/buone-pratiche-a-case-history/16554-rifiuti-in-cambio-cure-gratis

 

 

ambiente · armonia · buone notizie · Comunicazione · cultura · futuro · pensare positivo · stare bene · Testimonianze · umanità

* La buona notizia del venerdì: San Francisco mette al bando le bottiglie di plastica

f225425ad4e97f603b376b8125383fae_L

Da ottobre 2014 sarà vietato vendere acqua in bottiglie di plastica negli eventi al coperto di luoghi di proprietà comunale: per i trasgressori multe fino a 1000 dollari

Da sempre all’avanguardia nella difesa dei diritti civili e nelle campagne ecologiste (tanto per fare un esempio è nella città californiana che vent’anni fa è esplosa la critical mass dei ciclisti), San Francisco ha deciso di fare un altro passo nella sua lotta contro l’usa e getta. Dopo avere vietato, alcuni anni fa, l’utilizzo dei sacchetti monouso di plastica, ora ha deciso di proibire la vendita di bottiglie di plastica negli eventi pubblici.

Due gli step previsti: il divieto in eventi ospitati da luoghi al coperto di proprietà del comune entro ottobre 2014 e il divieto in luoghi all’aperto a partire dal 2016. Per eventi sportivi e organizzazioni no profit ci sarà tempo fino al 2018 per adeguarsi all’ordinanza.

La modifica della legge è stata votata all’unanimità dai consiglieri comunali del Board of Supervisors di San Francisco attualmente in attesa della firma del sindaco Ed Lee che dovrebbe avvenire antri fine marzo.

A San Francisco la strategia Zero Waste ha radici lontane anche se va detto che la metropoli rappresenta un unicum, specialmente in un contesto nel quale la vicina Los Angeles è stata costretta dalle lobby della plastica a fare marcia indietro.

L’ambizioso obiettivo di San Francisco è arrivare allo “Zero Rifiuti” entro il 2020 e sta cercando di collaborare con le industrie per mantenere le promesse.

Negli Stati Uniti vengono utilizzate, ogni anno, 50 miliardi di bottiglie di plastica e soltanto il 23% vengono riciclate. Da quando, il prossimo ottobre, scatterà il divieto di vendere bottiglie di plastica ai trasgressori potranno essere comminate multe fino a 1000 dollari.

 

jean_hill_divide_in_concord

La sfida di una vedova ottantaquattrenne di Concord (Massachussetts) al mercato dell’acqua in bottiglia.

Concord è una piccola cittadina del Massachussetts dalla storia gloriosa: qui nel 1775 venne sparato il “colpo udito in tutto il mondo” che diede inizio alla Rivoluzione americana. In quella stessa cittadina, qualche decennio dopo nacque Henry David Thoreau, lo scrittore che con il libro Walden divenne l’antesignano del moderno movimento ambientalista.

Questo spirito rivoluzionario e green viene ora incarnato da Jean Hill, una vedova ottantaquatrenne che per anni si è battuta affinché fosse bandita dalla sua piccola cittadina la vendita di bottiglie di plastica, colpevoli di gravi disastri ecologici come il Pacific Trash Vortex, l’“isola” di plastica del Pacifico alla base della lotta ecologista Jean e della sua compagna d’avventura Jill Appel.

la lotta di Jean non è più un caso isolato: la città di San Francisco ha deciso di mettere al bando le bottiglie di plastica I semi lanciati da Jean iniziano a dare i loro frutti.

 

 

garbage_island_divide_in_concord

La gestione dei rifiuti plastici oggi rappresenta un problema tangibile.

Durante le recenti ricerche dell’aereo scomparso in Malesia, i pattugliamenti in mare hanno mostrato come il numero di detriti alla deriva o accumulati lungo le spiagge delle innumerevoli isolette, sia estremamente alto.

La Malesia è solo uno dei tanti luoghi in cui il problema dello smaltimento dei rifiuti plastici è un problema.

Nell’Oceano Pacifico, tra gli Stati Uniti ed il Giappone, è stata individuata la cosiddetta “Garbage Island”, una vera e propria isola galleggiante costituita da rifiuti in plastica, alcuni dei quali risalenti agli anni Cinquanta, che si forma a causa delle correnti oceaniche e che rappresenta in modo vivido le conseguenze dei nostri consumi sul fragile ecosistema di cui siamo parte

http://www.ehabitat.it/2014/05/23/divide-in-concorde-una-bottiglia-di-plastica-puo-fare-la-differenza-cinemambiente/

 

Altre buone notizie:

“Il primo supermercato alimentato con scarti alimentari”

“A Londra panchine/libro per rilanciare la lettura” di Marisa Moles

“Distributore intelligente dona cibo per cani randagi in cambio di plastica. In Turchia nuovo modo di riciclare”