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* La buona notizia del venerdì: Mettete fiori nei vostri cannoni…Come diventare dei Guerriglieri che fanno fiorire le Città

Come diventare dei Guerriglieri che Fanno Fiorire le Città

La Flower Power Generation degli anni settanta si è trasformata nella guerriglia urbana della Guerrilla Gardening, un movimento che punta ad abbellire le aree urbane dimenticate con fiori, piante ed alberelli tutto di nascosto dalle autorità, tutto senza farsi beccare dai proprietari dei cantieri abbandonati dove andranno a crescere fiori e prati.

Ma per diventare un vero combattente servono delle bombe, ma delle bombe che non distruggono la vita anzi che la creano, ecco perché voglio insegnarvi a fare le Bombe di semi per poter bombardare le rotonde, gli angoli nascosti della città, i giardini, le aiuole intorno agli alberi… insomma ovunque ci sia un pezzetto di terra incolto dove far crescere dei fiori.

Per prima cosa procuriamoci il materiale:

Argilla in polvere
• Terriccio ricco
• Mix di semi di fiori, quelli che preferite, meglio se della stessa dimensione
• Una ciotola
• Dell’acqua
• Un mattarello e un piano di lavoro dove stendere la terra

Seguendo questa regola: 1 parte semi, 3 parte terriccio e 5 parti di argilla, prepariamo la miscela nella ciotola, cioè per un cucciaio di semi mettiamo un cucchaio di terriccio e 5 di argilla.

Quando avete mescolato bene gli ingredienti aggiungere un po’ d’acqua… pochissima per volta, a gocce direi, fino a quando il composto non diventa morbido tipo la plastilina. Potete anche usare uno spruzzino per regolare meglio l’acqua, ma se ne mettete troppa non preoccupatevi, lasciate asciugare il tutto fino a quando non riavrete la consistenza desiderata.

Impastate bene anche con le mani e fatene una palla, posizionate sul piano di lavoro e stendete col mattarello come se doveste fare la pasta, lasciandola però di mezzo centimetro di spessore. Ora tagliate la “pasta” di terra formando dei quadratini di due centimetri di lato, più o meno e con ognuno di essi formate delle palline che andrete a sistemare su un vassoio e lascerete seccare al sole per qualche giorno.

Su sito di GuerrillaGardener si può trovare questo altro metodo, ma sostanzialmente il risultato non cambia.

Ora prendete le vostre bombe e andate a bombardare la vostra città!!!!

Un consiglio? se ci riuscite sarebbe meglio cercare di bombardare di sera, in modo che l’umidità della notte faccia penetrare i semi nella terra, e se per caso ci riuscite tornate il giorno dopo ad annaffiare ?

 

Lo sapevate che negli Stati Uniti dove un gruppo di giovani creativi ha disseminato in giro per la città di Los Angeles delle macchinette distributrici di palline di argilla contenenti semi di vari fiori.

L’’iniziativa si chiama “Change for Change” , cambia per cambiare! Che idea!

In Thailandia a causa della deforestazione rimangono solo 6,2 milioni di km quadrati di foreste rispetto agli originari 16 milioni.

Una situazione drammatica che sta portando alla scomparsa di uno dei polmoni verdi più importanti del nostro paese.

Da qui l’iniziativa di utilizzare le bombe seme per provare a limitare i danni con il progetto Seed Bomb, lanciato dal Governo thailandese per 5 anni.

Quella delle bombe seme per favorire la nascita di nuovi alberi è un’idea nata per la prima volta in Giappone con una tecnica antica chiamata tsuchi dango che nel 20esimo secolo.

L’invenzione delle bombe di semi (seed bombs) nasce dall’idea di Masanobu Fukuoka, famoso botanico giapponese pioniere dell’agricoltura naturale e considerato il padre della permacultura. 

La tecnica che Fukuoka inventò, si basa sul principio del “non fare”. Un sistema che si può riassumere in tre fasi: seminare, pacciamare, raccogliere.

Fukuoka considerava erbicidi e pesticidi dei veleni. Non utilizzava nessun tipo di prodotto chimico ne macchinario agricolo. E nella sua fattoria non esisteva alcuna comodità moderna. Questo per rimanere in armonia con la natura. Iniziò a sviluppare metodi semplici ma efficienti come la pacciamatura utilizzando la paglia che normalmente gli altri agricoltori bruciavano, la consociazione di piante azoto fissatrici o il Nengo-Dango che consiste nel creare palline di argilla, le cosiddette bombe contenenti semi da spargere sul campo. Fukuoka era convinto che, sparare bombe di semi di fiori in tutto il mondo era molto più utile che costruire industrie di fertilizzanti.

Egli vedeva l’agricoltura come un cammino per raggiungere la saggezza e creò un ecosistema stabile nel quale tutti gli esseri viventi cooperavano in armonia. I microbi e i batteri stanno a contatto con le radici delle piante e fertilizzano il sottosuolo, agli animali più grandi, come gli uccelli, rane e capre pensano invece alla superficie.

Un equilibrio perfetto che solo così non viene toccato dalle malattie e dagli insetti che a volte infestavano, e infestano tutt’oggi, i raccolti.

Già nel 1933 a Honolulu furono utilizzati degli aeroplani per lanciare delle bombe di semi dall’alto in un progetto per riforestare alcune aree montuose.

Ora la Thailandia ha deciso di adottare la stessa tecnica per promuovere la riforestazione. 

Si tratterebbe di una tecnica molto più rapida e meno costosa rispetto agli interventi manuali per la riforestazione. Le bombe seme lanciate dall’alto raggiungono una percentuale di successo del 70% e sono considerate delle “armi buone” per ripristinare le foreste e le aree verdi che sono state distrutte.

La deforestazione in Thailandia è causata soprattutto dalle attività umane e dai cambiamenti climatici. Sotto accusa troviamo soprattutto l’abbattimento sconsiderato degli alberi per fare spazio alle coltivazioni necessarie per la produzione della gomma e dell’olio di palma.

La speranza è che con il progetto Seed Bombing la Thailandia riesca davvero a rinverdire le foreste, nel frattempo però sarebbe necessario porre dei limiti alle multinazionali dell’olio di palma e della gomma in modo che le cause principali della deforestazione trovino un freno.

Anche noi nel nostro piccolo possiamo realizzare facilmente delle bombe seme da utilizzare per far nascere nuovi fiori e piante nelle aree abbandonate, nei parchi e nei cortili e per contribuire a ripristinare l’habitat naturale delle api e delle farfalle.

E ora seguiamo il consiglio del “poeta di strada” Ivan: “chi getta semi al vento farà fiorire il cielo”, noi gettiamo semi e facciamo fiorire la città!


Seed Bombing: How Thailand Plans To Restore Its Forests

https://www.greenme.it/informarsi/natura-a-biodiversita/21231-bombe-seme-deforestazione-thailandia

Come realizzare bombe-seme di girasole from greenMe.it on Vimeo.

Canzone de “i Giganti” del 1967

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* Giornata della Terra…Earth Day..ma tu sei consapevole di essere un ospite di questo pianeta?

La Giornata della Terra ,Earth Day,si celebra ogni anno il 22 aprile e fu indetta per la prima volta dalle Nazioni Unite nel 1970, seguendo gli intenti del movimento ecologista degli Stati Uniti.

Il 22 aprile 1970 si tenne la prima Giornata della Terra, cui parteciparono milioni di cittadini statunitensi, con il coinvolgimento di migliaia di college, università e altre istituzioni accademiche, associazioni ambientaliste.

Fu anche istituito l’Earth Day Network (EDN), un’organizzazione diventata poi internazionale per coordinare le iniziative dedicate all’ambiente durante tutto l’anno (dell’EDN fanno ora parte migliaia di movimenti e associazioni da tutto il mondo).

Considerato il successo e l’interesse intorno alla Giornata della Terra, l’anno seguente le Nazioni Unite ufficializzarono la partecipazione all’organizzazione, dando nuova visibilità e rilievo all’iniziativa.

In oltre 45 anni, la Giornata della Terra ha contribuito in modo determinante allo svolgimento di iniziative ambientali in tutto il mondo che, nel 1992, portarono all’organizzazione a Rio de Janeiro del cosiddetto Summit della Terra, la prima conferenza mondiale dei capi di stato sull’ambiente.

Da allora la Giornata della Terra è anche diventata l’occasione per divulgare informazioni scientifiche, e rendere più consapevoli le persone, sui rischi che comporta il riscaldamento globale e sulle soluzioni che possono essere adottate per contrastarlo.

È un’occasione per informare sullo stato dell’ambiente e dare consigli su come inquinare meno e preservare gli ecosistemi.

Tutti siamo responsabili della salute del nostro pianeta che è l’unico possibile della nostra sopravvivenza.

Ogni nostro comportamento deve tener conto delle risorse a nostra disposizione che non sono infinite e che vanno conservate per il bene di ogni essere umano in tutto il mondo.

E tu sei consapevole di essere un abitante ospite di questo pianeta?

L’adozione di nuove politiche e accordi internazionali sono la base per ridurre le cause del riscaldamento globale, ma nel 1970 come oggi, buona parte della responsabilità ricade su ciascuno di noi e su un uso più responsabile delle risorse che abbiamo a disposizione.

I consigli sono quelli di sempre, ma può essere utile un breve ripasso dei comportamenti più semplici da adottare per ridurre il proprio impatto sull’ambiente:

  • l’utilizzo di lampadine a basso consumo consente di ridurre di molto la quantità di energia necessaria per illuminare gli ambienti di casa; inoltre, le nuove lampadine LED sono molto più pratiche e durano più a lungo delle precedenti generazioni di lampadine fluorescenti a basso consumo;
  • seguire le indicazioni per la raccolta differenziata – a partire dalla separazione di vetro, plastica, carta e umido – rende più semplice ed economico il riciclo dei materiali, e al tempo stesso contribuisce a ridurre i costi della tassa per i rifiuti;
  • aria condizionata e riscaldamento dovrebbero essere tenuti entro un intervallo di 5 °C in meno o in più rispetto alla temperatura esterna, per ottenere la massima resa e al tempo stesso ridurre i consumi di energia elettrica o gas;
  • mezzi pubblici, biciclette o i piedi sono ottimi sostituti dell’automobile, e una alternativa più salutare (poi, certo, molto dipende dall’offerta di servizi per questo tipo di trasporti nella propria città, ma anche su questo si può migliorare esigendo più attenzione da parte delle amministrazioni cittadine);
  • l’acqua non è una risorsa infinita, oltre al classico consiglio di non lasciare il rubinetto aperto mentre ci si lavano i denti o di preferire la doccia al bagno, è bene utilizzare elettrodomestici come lavatrice e lavastoviglie solo a pieno carico, oltre all’acqua si risparmia qualcosa anche in bolletta;
  • se state pensando di cambiare un elettrodomestico, scegliete quelli di categoria A, che consumano molta meno energia rispetto alla loro resa e sono spesso costruiti con materiali più ecologici;
  • rifiuti speciali come batterie, computer, smartphone e tablet devono essere portati nei centri di raccolta del proprio comune e non lasciati nei normali cassonetti; se il dispositivo è lento, ma funziona comunque ancora, può essere donato a scuole o altre istituzioni.
  • E se pensi di sentirti dare sempre gli stessi consigli, chiediti se li metti in pratica!
  • E magari ne hai altri da suggerire, o no?

fonte:
https://www.ilpost.it/2019/04/22/giornata-della-terra-2019/

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* La buona notizia del venerdì: Parola d’ordine. Repair: non disperare si può aggiustare

Repair Cafè anche a Roma: riparare, riciclare, riusare

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Riparare, aggiustare, riusare: sono parole chiave in un’epoca in cui il consumismo manipola le nostre menti e ci porta a sprechi enormi con enormi impatti sull’ambiente. Ed ecco che si stanno diffondendo i Repair Cafè. Ora ne è nato uno anche a Roma.
In zona Conca d’Oro, a Roma, si trova Aggiustatutto, il primo Repair Cafè in città.

E’ aperto tutti i pomeriggi dalle 17 alle 19,30 grazie a tre amici che, da qualche mese,  hanno deciso di mettere  insieme le loro competenze e passioni. L’obiettivo di questa vera e propria officina sociale non è soltanto la promozione ecologica e ambientale, attraverso il recupero e il riuso di beni di consumo, ma anche diventare un vero e proprio spazio di incontro, di mutuo aiuto tra i soci e di scambio culturale tra generazioni e culture. Nella prospettiva di un ritorno ad uno stile di vita compatibile con l’ambiente, il recupero e il riciclo diventano anche uno stimolo importante alla creatività e all’immaginazione per adulti e bambini che danno nuova vita a oggetti “da buttare” di ogni tipo.

Incontriamo Francesco Pelaia che nello spazio di Via Val di Lanzo, 45, tra ferri da stiro, phon, frullatori, lampade, giocattoli e una parete piena di attrezzi, ci racconta come è nato il progetto.

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Qual è il significato di uno spazio come questo?

Ogni giorno, nelle nostre città, vengono gettate enormi quantità di oggetti, anche in buono stato. L’intento del Repair Café, è quello di dare agli oggetti una nuova prospettiva di utilizzo. Molte persone hanno dimenticato che è possibile riparare un oggetto o possono imparare a farlo. Riappropriarsi della tradizione del recupero è fondamentale, soprattutto considerando il periodo nel quale ogni azione a esso legata è un piccolo tassello a contrasto della crisi. Le azioni promosse dal Repair Café sono legate a un percorso sociale e culturale che mette in luce le competenze, spesso dimenticate, delle persone di età matura che possono trasmettere le proprie esperienze condividendo un obiettivo comune: la riparazione di un oggetto. Questa pratica virtuosa ha ricadute sull’ambiente grazie alla riduzione dell’utilizzo di materie prime e quello di energie per produrre nuovi oggetti. Il riuso contribuisce a ridurre le emissioni di CO2. Gli appuntamenti di riparazione insegnano a vivere gli oggetti sotto una nuova luce. E, ancora una volta, di apprezzarne il loro valore, divertendosi. Il nostro progetto vuole offrire al quartiere ed alla città un luogo dove attività artigiane “in via di estinzione” trovino spazio di espressione e di condivisione e dove si possa praticamente lavorare, recuperare e costruire manualmen

A chi si rivolge il vostro progetto?

L’attività di Repair Café si rivolge a tutte le persone interessate a riutilizzare tutti quegli oggetti che l’obsolescenza programmata rende inutilizzabili o riparabili solo ad un costo troppo elevato oppure a tutto quanto meriti una “seconda vita” affettiva ad un costo ragionevole; sono benvenuti anche tutti coloro che siano curiosi di “sapere come funziona” di “sapere come si fa” vedendo artigiani all’opera o di cimentarsi partecipando al lavoro.

Come è nata l’idea di aprirne uno a Roma?

Sono stato sempre sensibile a queste tematiche, mi interessava molto il discorso della decrescita. Ho conosciuto questa realtà nata in Olanda e quindi sono partito per realizzarla insieme a due amici. Rodolfo Uberti Foppa e Guido Bertoldi.

Che lavoro fai?

Vengo da un altro mondo. Ero un dirigente nell’industria aeronautica. A un certo punto ho deciso di cambiare vita, nel 2007, e ho lasciato il lavoro. Non mi piaceva più l’ambiente che frequentavo e quel lavoro che non mi faceva stare bene. Con la liquidazione ho acquistato un appartamento e ci ho avviato un Bed and Breakfast.

Come hai iniziato ad aggiustare le cose?

Ho sempre avuto una buona manualità ma ho iniziato proprio occupandomi della manutenzione del Bed and Breakfast. Poi ho visto che la cosa mi piaceva e ho iniziato a svolgere l’attività di riparatore. Lo facevo nel garage di casa.

Come hai imparato ad aggiustare?

Mi è sempre piaciuto e mio nonno mi ha insegnato la maggior parte delle cose che so.

Quanto costa venire qui al repair cafè per far aggiustare un oggetto?

25 euro l’ora. Se hai bisogno di un intervento a domicilio non c’è diritto di chiamata e si paga solo se la riparazione è di propria soddisfazione.

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Come si svolge la riparazione?

Si può chiedere di farla aggiustare oppure che venga insegnato ad aggiustarla da sé. E’ un’attività di recupero a basso costo. Spesso è il ricambio che costa molto e talvolta proponiamo una modifica compatibile con l’uso che si deve fare di quell’oggetto. Comprare un oggetto nuovo quando si può riparare quello vecchio, è un enorme spreco di rifiuti e di risorse che può essere evitato.

Spesso, dal punto di vista economico, conviene ricomprare una cosa nuova piuttosto che farla riparare.

Sì, è vero, ma altrettanto spesso le cose che usiamo hanno anche una storia, un valore affettivo. Per esempio una lampada di famiglia che nessun elettricista ti aggiusta e nessun professionista lo farebbe. Venendo da noi, invece, questo si può fare e risolvere il problema.

Organizzate corsi per imparare a riparare?

Facciamo delle serate tematiche durante le quali le persone vengono e provano a riparare un oggetto o a risolvere un problema di un impianto, di un mobile, di una finestra in casa loro. Anche solo vedere, ad esempio, una lavastoviglie o un altro elettrodomestico smontato o lo scarico di un lavandino o un rubinetto ci può aiutare a capire come fare quando si è a casa da soli e l’elettrodomestico in questione non funziona o abbiamo una perdita d’acqua. Ci sono delle macroaree di intervento. C’è una parte meccanica e una elettrotecnica. Poi c’è l’idraulica, l’elettricità e la falegnameria. Insegniamo come verificare cosa funziona oppure no. Ci sono parti molto comunemente soggette a guasti e si impara come individuarle facendo prove e diagnosi.

Quanto costa un corso?

Le serate sono a offerta libera e vengono molte persone soprattutto sull’idraulica. Per l’elettricità casalinga lo stesso. Per i grandi elettrodomestici meno.

Dal punto di vista tecnico, gli elettrodomestici hanno delle aree simili per quanto riguarda la riparazione?

I motori elettrici hanno tutti una serie di problematiche comuni. Spesso, per esempio, sono i fili di alimentazione che non funzionano, quasi al 30 o 40 per cento. In particolare all’ingresso del filo di alimentazione. Quindi si buttano spesso elettrodomestici che sarebbero perfettamente funzionanti se cambiassimo semplicemente il filo. Cioè è una riparazione di dieci minuti e con pochissima spesa. Cambiare la cinghia del motore di una lavatrice, allo stesso modo, richiede non più di 15 minuti.

Perché la maggior parte di noi non sa riparare?

Noi siamo stati educati a consumare e questa nostra propensione al  consumo fa sì che il recupero sia una controtendenza. L’altro aspetto è che noi valutiamo molto il nostro tempo libero in termini di utilità marginale. Il nostro tempo libero ha un valore enorme visto che è poco e quindi tendenzialmente non vogliamo dedicarlo ad attività che siano riconducibili ad altro lavoro. E’ ormai la norma che si preferisca spendere soldi piuttosto che perdere 30 minuti per riparare un oggetto. Non si percepisce, però, che non si tratta solo del costo relativo all’acquisto ma di un notevole costo sociale in termini di inquinamento e di smaltimento dei rifiuti. Gli elettrodomestici in genere hanno un impatto pesantissimo a livello ambientale. Anche perché ogni elettrodomestico per essere smaltito deve essere smembrato in quanto le sue componenti sono diverse tra rifiuti di plastica, elettrici, elettronici, metallici. E’ quindi complicato. Un frigorifero, ad esempio, fa un volume di rifiuto enorme.

La riparazione può essere la risposta all’obsolescenza programmata?

Non sempre, purtroppo. I produttori fanno pagare in modo esagerato le componenti di ricambio. Una scheda elettronica di un frigorifero costa 110 euro quando lo stesso frigorifero ne costa 200. Lo fanno perché a loro conviene venderne uno nuovo. L’obsolescenza programmata esiste proprio per fare in modo che gli elettrodomestici vengano regolarmente ricomprati e non è un mito come molti credono ma la realtà. In Francia esiste un progetto di legge a tutela dei consumatori proprio a sostegno di tutto questo. Infiltrazioni, umidità, guasti possono esserci, naturalmente, ma non sono tali da giustificare la quantità di casi. Sul tema dell’elettronica purtroppo è difficile intervenire perché le schede sono fatte in modo da rendere difficilissima la sostituzione delle singole componenti. A un certo punto dobbiamo arrenderci anche noi.

Fate corsi per i bambini?

Abbiamo pensato di organizzare un corso a gennaio proprio per i bambini con i giocattoli di Natale rotti. Sulle attività con i bambini così come anche sulle altre nostre attività ci piacerebbe fare corsi itineranti.

Quante persone si rivolgono al Repair Cafè?

L’idea piace a tutti ma poi dall’idea al fatto di iniziare davvero a cambiare la mentalità dell’usa e getta il passo è lungo. In Olanda hanno iniziato per esempio con un pullman itinerante.

Che cos’è la biblioteca degli attrezzi?

Vorremmo fare una libreria degli attrezzi. Si lasciano qui gli attrezzi a disposizione di tutti. Quegli attrezzi che non ci servono tutti i giorni. Così come anche tutti i tipi di cacciavite particolari e professionali che restano qui a disposizione dei soci: frese, decespugliatori, cacciaviti particolari che si usano raramente ma che sono essenziali per riparare i nostri elettrodomestici. In questo modo si evita di acquistare tutti la stessa cosa ma si mette in comune ciò che si ha.

 

 

Repair-Cafe im Saselhaus, honorarfreier Abdruck nur in Absprache mit Kristina Deselaers (040-27872808, www.repaircafe-sasel.de)

 

Quali altri progetti ci sono ?

Un progetto con le persone disabili che vorremmo presentare presso le varie sedi istituzionali. Un altro aspetto che ci interessa è coinvolgere le persone anziane. Non solo per insegnare loro delle cose ma anche per coinvolgerli come insegnanti di abilità che abbiamo perso.

Per quanto riguarda le donne?

Ci manca, in effetti, tutto un ambito che è sempre stato quello femminile di riparazione degli abiti, di rammendo e recupero che si è quasi completamente perso e che invece è essenziale recuperare.

Quello che fate può diventare un vero e proprio lavoro che dia un reddito per vivere?

Nel nostro caso no, non rientra per ora nei nostri obiettivi. E’ molto importante, però, pensare che per esempio attraverso i nostri corsi molte persone, ad esempio giovani, immigrati, disoccupati possano iniziare ad acquisire delle abilità da far crescere e che possano poi essere incanalate in un percorso professionale futuro.

 

Fonte: ilcambiamento.it

 https://www.greenme.it/informarsi/rifiuti-e-riciclaggio/21524-sgravi-fiscali-riparazioni-svezia

http://comune-info.net/2013/04/cafferiparazioni/

http://www.tuttogreen.it/amsterdam-arriva-il-caffe-delle-riparazioni-con-la-repair-cafe-foundation/

http://www.iodonna.it/attualita/storie-e-reportage/2015/09/12/tra-repair-cafe-e-officine-popolari-non-disperare-si-puo-aggiustare/?refresh_ce-cp

officine-popolari-non-disperare-si-puo-aggiustare/?refresh_ce-cp

https://repaircafe.org/en/visit/

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