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* 2 febbraio, il giorno dell’orso

” Il  2 febbraio è uno di quei giorni, dispiegati nel calendario, utili, in base alle credenze popolari, per trarre auspici per il futuro, per predire l’esito dei raccolti. In fondo, da un punto di vista tecnico-agricolo, è effettivamente importante che, in certe fasi dello sviluppo del grano e della vite, le condizioni meteorologiche siano favorevoli.”

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In alcuni luoghi viene chiamato “Giorno dell’orso“.

In questo particolare giorno, l’orso si sveglierebbe dal letargo e uscirebbe fuori dalla sua tana per vedere come e’ il tempo e valutare se sia o meno il caso di mettere il naso fuori: se il tempo è nuvoloso annuncia con tre salti l’arrivo della primavera, se viceversa il tempo è chiaro e soleggiato l’orso torna a dormire nella tana.
Un proverbio piemontese in questo senso recita:
se l’ouers fai secha soun ni, 
per caranto giouern a sort papì”
(“Se l’orso alla Candelora fa saltare la paglia (il giaciglio) si rientra nell’inverno”).
In altre regioni, viene utilizzato il lupo o il leone come protagonista simbolico di questo proverbio che esplora le dinamiche interne della terra, che proprio nel momento di maggior gelido, ricominciano a risvegliare gli elementi assopiti, e quindi al di sotto di una superficie brulla corrisponde una vita intensa.

Non è un caso se il termine febbraio derivi dal latino februus (“purificante”), associato al periodo annuale di purificazione e quindi di rinascita.
Un altro proverbio simile al primo, ma meridionale in questo caso, sostiene che se il due Febbraio il tempo è buono, l’orso ha la possibilità di farsi il pagliaio e quindi l’inverno continua.
L’orso era anche protagonista di alcuni riti rurali del mese di febbraio, collocati nel ciclo agreste/vegetativo: al termine di una caccia simulata, l’orso viene catturato e portato all’interno del paese dove viene fatto oggetto di dileggi e di scherzi. L’epilogo può variare dall'”uccisione” dell’orso alla sua liberazione/fuga e ritorno alla natura. La figura dell’orso è rivestita da qualcuno del luogo che non deve essere riconosciuto fino alla fine della rappresentazione rituale.
In tempi remoti  un montanaro/domatore andava in giro da un paese all’altro facendo ballare l’orso nelle piazze, celebrando il  ritorno della luce e della bella stagione, con la sconfitta delle forze del buio e del freddo. In seguito questo uso scomparve e in alcuni paesi, per mantenere la tradizione, l’orso fu sostituito da una persona appositamente mascherata che ripeteva la stessa pantomima.

Altre celebrazioni del “ giorno dell’orso” e altre usanze.

Nel periodo di Carnevale, un uomo veniva mascherato da orso e tirato con una catena o una corda per le strade, dove veniva schernito e bastonato.
Sempre nel periodo di carnevale, un personaggio mascherato da orso apriva la sfilata in costume, e in questa “rappresentazione” veniva mostrato pure il giaciglio asciutto dell’orso
Si celebra anche  la “festa dell’orso“: qualche giorno prima della ricorrenza, i cacciatori con il volto annerito, andavano alla ricerca dell’orso, che (un uomo travestito) veniva immancabilmente trovato la sera della vigilia. Cacciatori, “orso”, e domatore visitavano le stalle e le osterie con il pretesto di spaventare la gente (e le ragazze) si lasciavano andare a trasgressive bevute. Il giorno dopo, l’orso compariva in paese e, dopo aver fatto il giro della borgata, ballava con la ragazza più bella prima di scomparire per ritrasformarsi in uomo.
In Puglia, chi impersonificava l’orso girava per le vie del paese, fermandosi nelle piazze: lì, al suono di tamburi, si metteva a ballare la tarantella, tra i presenti disposti in cerchio che battevano le mani a tempo e lo punzecchiavano e colpivano con qualche sberla. A volte, a seconda del tempo, l’orso imitava o no l’atto del costruire il suo rifugio (u pagghiar’).
Questi riti riproponevano comunque una tradizione antica che celebrava la festa del ritorno della luce e della bella stagione, con la sconfitta delle forze del buio e del freddo.

Nello svolgimento di questi riti traspare la simbologia dell’orso (che con l’inverno va in letargo e si risveglia a primavera), interprete della forza primitiva della natura. L’orso può anche essere accostato alla figura dell'”uomo selvaggio”. In entrambe le raffigurazioni rappresenterebbe comunque il binomio natura – uomo.

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Ci saranno ancora sei settimane d’inverno o la primavera arriverà in anticipo?

Chiedetelo a Chuck, la marmotta dello Staten Island Zoo che come ogni anno farà la sua previsione.
L’appuntamento con Chuck è fissato per il 2 febbraio, il “Groundhog Day“, cioè il giorno della marmotta, una festa celebrata ogni anno sia negli Stati Uniti che in Canada, nel corso della quale si osserva il rifugio della marmotta prestando attenzione a quando farà capolino dalla sua tana. Se Chuck vedrà la sua ombra ci saranno altre sei settimane d’inverno, mentre se non la vedrà significa che la primavera arriverà presto. Chuck e la sua famiglia hanno predetto correttamente la fine dell’inverno 23 volte negli ultimi 30 anni.
A New York ogni anno per il giorno della marmotta il sindaco Bloomberg va a fare visita a Chuck allo zoo di Staten Island per leggere il responso. E’ ormai una tradizione consolidata!

Leggi anche: “ Il giorno della marmotta”

http://marisamoles.wordpress.com/2013/02/02/la-madonna-candelora-e-la-primavera-che-verra-tardi/

Fonti:
http://www.lucedistrega.net/documenti/feste-candelora.htm
http://www.nyc-site.com/newyork/nymag-eventi/3386-nel-giorno-della-marmotta

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* Così nasce un fiocco di neve…

I cristalli di ghiaccio che formano i fiocchi di neve sono tra le cose più incredibili da vedere al microscopio (qui trovate un’intera galleria fotografica al riguardo), ma ancor più affascinante è riuscire a vederli crescere. Non solo per la bellezza intrinseca ma anche per tutta la fisica e la chimica dietro questo processi.

Man mano che l’acqua ghiaccia, le molecole trovano nuovi modi per organizzarsi, cristallizzandosi in strutture esagonali dove ogni punto dell’esagono è un atomo di ossigeno ed ogni lato dell’esagono è un’atomo di idrogeno legato ad un atomo di ossigeno. Più molecole arrivano a legarsi, più la crescita delle strutture geometriche varia in base a sottili differenze di temperatura e condizioni esterne.

La tendenza dell’acqua ad espandersi (piuttosto che condensarsi come fanno molte altre sostanze) quando inizia a congelare è parte di quello che ci permette di ammirare questa struttura davvero incredibile.

(E’ anche causa di tante altre proprietà che rendono l’acqua una sostanza unica e assolutamente indispensabile per la vita).

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E’ basata su una classica figura geometrica, l’esagono.

Il Sigillo di Salomone, noto anche con il nome di “Esagramma” o Stella a sei punte” o, in alcuni casi, “Esalfa”, è un simbolo costituito da due triangoli equilateri intrecciati in maniera regolare tra di loro.

Sotto il profilo esoterico cristiano rappresenta le due nature di Cristo, quella divina e la umana. Secondo i pitagorici è il simbolo della bellezza e dell’unione nel matrimonio, inteso esotericamente, perfetto equilibrio delle forze opposte e dell’armonia del creato.

Il triangolo con il vertice verso il basso rappresenta i due elementi acqua e terra, questi elementi risultano legati in maniera indissolubile al mondo materiale, il loro principio li fa tendere verso il basso, verso la regressione.

Il triangolo con il vertice in alto rappresenta i due elementi spirituali, aria e fuoco, due elementi rappresentanti l’evoluzione dello spirito, basti pensare al fuoco inteso come “Spirito Santo” nel Cristianesimo o come fuoco purificatore in centinaia di altre culture.

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simbolo della Società teosofica

Dall’incrocio dei due triangoli si crea l’esagono centrale che rappresenta l’equilibrio perfetto, il cuore dell’uomo inteso come contenitore materiale dell’anima spirituale, qui ci si potrebbe ricollegare al significato esoterico del cuore che facilmente ci riporta al santo Graal.

Quando è presente un punto all’interno dell’esagono centrale, questo simboleggia l’unione di tutti gli elementi esistenti. probabilmente l’illuminazione.

L’esagono rappresenta l’Opera Compiuta, la creazione nei sei giorni completi.

Non a caso è la forma delle celle delle api e quindi al luogo di conservazione del nettare, che è la Coscienza/Saggezza/Sophia .

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« La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se prima non s’impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne’ quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto. »

(Galileo Galilei, Il Saggiatore, Cap. VI)

Fonti:

Link2Universe

http://universodelmistero.blogspot.it/2013/05/significato-esoterico-dellesagramma-o.html

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* Filastrocca dei figli del mondo

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FILASTROCCA DEI FIGLI DEL MONDO
—- Bruno Tognolini —-

Tu figlio di chi sei? Son figlio di due stelle
Nel cielo ce n’è tante ma le mie son le più belle

Tu figlio di chi sei? Del sole e della luna
Non splendono mai insieme: cala l’altro e sorge una


Tu figlio di chi sei? Son figlio del villaggio
Dieci madri, venti padri, cento cuori di coraggio


Tu figlio di chi sei? Di un grande albero solo
Ma così alto e forte che da lui io spicco il volo


Tu figlio di chi sei? Di un amore, di un viale
Di un bue e di un asinello, di un dio, di un ospedale


Il nostro nome è uomini, siamo figli e figliastri
Di altri figli degli uomini, della terra e degli astri

da RIME RAMINGHE, Salani 2013

illustrazione Céline Veilhan

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* 31 marzo 1851: Il pendolo di Foucault

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160 anni fa, il 31 marzo del 1851, nel Pantheon di Parigi (su richiesta di Napoleone III), Jean Bernard Leon Foucault metteva in azione il pendolo che porta tutt’oggi il suo nome, dando pubblica dimostrazione di una semplice prova della rotazione terrestre che avrebbe entusiasmato Galileo Galilei.

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Il pendolo era formato da una sfera rivestita di ottone libera di oscillare in tutte le direzioni grazie al perno girevole con cui era appesa alla sommità della cupola mediante un cavo lungo 67 metri.
Dopo un’ora, il piano dell’oscillazione si era spostato di 11°.

Alla latitudine di Parigi, l’intero giro viene compiuto in 32.7 ore.
Più ci si avvicina al polo, più si approssimano le 24 ore della rotazione della Terra. Il piano dell’oscillazione del pendolo ruota rispetto alla superficie terrestre perché tende a rimanere fermo rispetto alle stelle.
Il pendolo infatti oscilla sempre lungo la stessa direzione rispetto al sistema di riferimento inerziale dello spazio stellare in cui è immerso il Sistema solare.

 

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Era la prima dimostrazione diretta della rotazione della Terra intorno al proprio asse non basata sul movimento delle stelle nel cielo.
Foucault ci aveva lavorato per mesi, nella cantina della sua abitazione in rue Arras, e il mese prima all’Osservatorio di Parigi aveva stupito gli scienziati francesi con lo stesso esperimento, ma senza convincerli del tutto. Questa volta, invece, il successo fu indiscutibile. Napoleone rimase notevolmente impressionato e, nel 1855, divenuto imperatore, nominò Foucault assistente di fisica all’osservatorio imperiale.

Nel medesimo anno, come riconoscimento per la validità della sua dimostrazione e per l’invenzione del giroscopio, Jean ricevette la medaglia Copley dalla Royal Society di Londra.

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Grazie alla dimostrazione del 31 marzo il nome di Foucault è conosciuto in tutto il mondo.

Lo scienziato, però, andrebbe ricordato anche per aver fatto la prima fotografia al Sole, per aver stimato la velocità della luce, per aver osservato che questa viaggia più lentamente nell’acqua rispetto all’aria, per aver contribuito agli studi sull’ elettromagnetismo e aver scoperto le correnti che portano il suo nome.
Da allora era passato da un laboratorio di fisica all’altro, seguendo di volta in volta un interesse diverso.

Così i parrucconi dell’Académie des sciences gli negarono per quasi tutta la vita l’accesso alla prestigiosa istituzione. Fino al 1865.
Ironia della sorte, Foucault poté godere solo per poco di questo successo: l’anno seguente lo scienziato iniziò a mostrare i primi sintomi della terribile malattia – la sclerosi laterale amiotrofica –  che lo avrebbe portato alla morte nel 1868.

Fonte:

La Terra gira!

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* Incontri ravvicinati con i fiocchi di neve

 

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*

Neve bella,
fatta a stella,
bianca neve,
lieve lieve
vienmi in mano,
piano piano
Sei per poco
dolce gioco,
dolce gioco
in mille fiocchi
che mi frullan
sotto gli occhi.

(Ada Negri)

Ma com’è la neve vista molto da vicino?

Sappiamo che non ci sono due fiocchi di neve identici, ma guardando da vicino si scopre una infinita varietà di forme e dimensioni.

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Ecco una raccolta di questi primi piani ravvicinati, ottenuti da Alexey Kljatov, artista e fotografo di Mosca, Russia.

La serie, chiamata “Snowflakes and snow crystals“, è creata con una fotocamera Canon A650 insieme ad alcune aggiunte personalizzate, come un Helios 44M-5 proveniente da una vecchia camera russa chiamata Zenit.

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Le immagini mostrano i fiocchi poggiati su lana scura, in colore naturale.

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Ma questi sono soltanto alcuni esempi del suo originale lavoro.

Per vedere altre immagini seguite il link sotto:

http://chaoticmind75.blogspot.ru/2013/08/my-technique-for-snowflakes-shooting.html

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* L’Iris, la Luna e il Toro

L’IRIS, LA LUNA E IL PLENILUNIO DEL TORO


Nel mio giardino sono sbocciati gli iris, tutti insieme, come se improvvisamente si fossero accese tante luci viola, rivolte verso il cielo.

Nel cielo si accende in questi giorni la luna, tutta tonda: è il plenilunio, la luna piena. Nell’anno si è appena entrati, astrologicamente, nel segno del Toro.

Ogni anno, in questo periodo, succede tutto questo, sarà un caso?E’ un caso pieno di significati. Cosa può legare questi tre elementi? Una energia particolare fa sì che l’iris sbocci,che la luna si mostri alla terra completamente illuminata, che dalla terra si veda la luna  nel cielo nella costella zione del Toro e che la stella più brillante del Toro, Aldebaran, sia allineata con la luna. Ogni anno, dai tempi dei tempi. L’energia è la causa di tutto ciò che è manifesto, dal granello di sabbia all’universo intero e dell’inizio di tutto. Una energia vibrante e in continua evoluzione. Una energia che spinge ad aspirare all’esistenza più evoluta, dal granello di sabbia all’universo intero.

Domanda: Allora potrò diventare una stella, o un sole, o un universo?A qualcuno dovrò pure ispirarmi!

Ecco perchè l’Energia primaria si collega in cicli ricorrenti in ogni regno di natura agli esseri viventi: per spingerli a raggiungere i loro obbiettivi di evoluzione.Più si ha coscienza e più si è in grado di recepire l’Energia e usarla per l’evoluzione.Più si ha coscienza di appartenere ad un livello di evoluzione, più si è in grado di di innescare una catena di eventi che coinvolgono più livelli.

Domanda: E se non sono cosciente? L’Energia ti spingerà  comunque alla tua evoluzione.

Domanda : E come posso incominciare? Osserva la luna piena il giorno del suo massimo splendore, senti il profumo degli iris, percepisci la luce dell’occhio del Toro, la stella Aldebaran.Lasciati riempire dall’energia di luce, sentila vibrare in te, collegati all’energia universale  e sentiti parte operante del progetto dell’evoluzione, perfettamente inserito nel tuo gruppo di appartenenza, l’umanità. Guarda la tua vita come al mezzo per contribuire all’evoluzione di tutti e di tutto. Progettala in un ottica universale. Vivila per te e per gli altri.

Domanda: Ce la posso fare? L’energia è a portata di tutti, in ogni momento, in ogni luogo, è inesauribile, come una cornucopia senza fondo. E’ la tua causa. E’ la tua vitalità.

E se vuoi saperne di più continua a leggere… Continua a leggere “* L’Iris, la Luna e il Toro”

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* guardate le stelle invece dei vostri piedi!

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” Guardate le stelle invece dei vostri piedi “

Un famoso scienziato( secondo alcuni fu Bertrand Russel) tenne una volta una conferenza pubblica su un argomento di astronomia.
Egli parlò di come la Terra orbiti intorno al Sole e di come il Sole a sua volta compia una ampia rivoluzione al centro di un immenso aggregato di stelle noto come la nostra galassia.
Al termine della conferenza una piccola signora in fondo alla sala si alzò in piedi e disse:” quello che lei ha raccontato sono tutte frottole. Il mondo, in realtà, è un disco piatto che poggia sul dorso di una gigantesca tartaruga.”
Lo scienziato si lasciò sfuggire un sorriso di superiorità prima di rispondere:” E su che cosa poggia la tartaruga?” domandò.
“Lei è molto intelligente, giovanotto, davvero molto” disse la vecchia signora” Ma ogni tartaruga poggia su un’altra tartaruga!”
La maggior parte delle persone troverebbe piuttosto fantasiosa questa immagine del nostro universo che poggia su una torre infinita di tartarughe, ma perchè mai noi dovremmo pensare di saperne di più?
Che cosa sappiamo dell’universo e e come lo sappiamo?
Da dove è venuto l’universo e dove sta andando?
L’universo ebbe un inizio e, in tal caso, che cosa c’era prima?
Quale è la natura del tempo? Il tempo avrà mai fine?
Progressi recenti in fisica, resi possibili in parte da fantastiche nuove tecnologie, suggeriscono risposte ad alcune di queste domande che l’uomo si fa da sempre.
Un giorno queste risposte potrebbero sembrarci altrettanto ovvie del fatto che la Terra giri intorno al Sole, o forse altrettanto ridicole di una torre di tartarughe.
Solo il Tempo ( qualunque cosa esso sia) ce lo dirà.”

Così inizia uno dei primi e più famosi libri di divulgazione scientifica, “ A brief History of Time” tradotto in italiano “ Dal Big Bang ai buchi neri “ di Stephen Hawking.

Un libro che apre la mente a inaspettate prospettive e con semplicità e genialità rende possibile a qualsiasi lettore dotato di curiosità di entrare nel mondo della scienza.

Stephen William Hawking era un matematico, fisico e cosmologo britannico, fra i più importanti e conosciuti del mondo, noto soprattutto per i suoi studi sui buchi neri. 

Pur essendo condannato all’immobilità dall’atrofia muscolare progressiva, ha occupato la cattedra lucasiana di matematica all’Università di Cambridge (la stessa che fu di Isaac Newton) per trent’anni, dal 1979 al 30 settembre 2009. È membro della Royal Society, della Royal Society of Arts, della Pontificia Accademia delle Scienze.

Stephen Hawking nasce, come amava ricordare, a 300 anni esatti dalla morte di Galileo Galilei, avvenuta l’8 gennaio 1642, nello stesso anno della nascita di Isaac Newton, e già durante l’infanzia manifesta l’interesse per l’universo, alimentato dalle discussioni con i compagni e gli amici.

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Nei suoi libri esplora i settori più avanzati della fisica teorica, dove la realtà supera spesso la fantasia, e illustra con un linguaggio comprensibile ai profani i principi che governano il nostro mondo e l’intero universo. Insegue la formulazione della Teoria del Tutto, ipotizzata anche dallo stesso Einstein, e analizza le ipotesi ora più conosciute: dalla supergravità alla supersimmetria, dalla teoria quantistica alla M-teoria, dall’olomorfismo alla dualità. E ci conduce con l’immaginazione alle estreme frontiere dell’universo.

Nel suo ultimo libro, The Grand Design, scritto insieme al fisico Leonard Mlodinow, ha elaborato una teoria cosmologica che intende spiegare l’origine dell’universo, il quale, come dichiara lo scienziato in un’intervista sul Times “non è stato creato da Dio”.

“…quindi, quando la gente mi chiede se fu dio a creare l’universo, rispondo che la domanda in sé non ha senso. Il tempo non esisteva prima del big bang, quindi non c’era un tempo in cui dio potesse creare l’universo, è come chiedere indicazioni stradali per il confine della Terra: la Terra è una sfera, non ha i bordi di una tavola, dunque cercarli sarebbe assolutamente inutile. Ciascuno di noi è libero di credere ciò che vuole. Dal mio punto di vista la spiegazione più semplice è che non ci sia alcun dio, nessuno ha creato l’universo e nessuno decide il nostro destino. Questo mi porta a una rivelazione profonda: probabilmente non esiste il paradiso né una vita ultraterrena, abbiamo solo questa vita per apprezzare il grande disegno dell’universo, e io di questa vita sono estremamente grato.”

Scrive Hawking: “Poiché esiste una legge come la gravità, l’universo può essersi e si è creato da solo, dal niente. La creazione spontanea è la ragione per cui c’è qualcosa invece del nulla, il motivo per cui esiste l’universo, per cui esistiamo noi”.

Anche riguardo al rapporto tra religione e scienza, Hawking sostiene che non siano conciliabili, in quanto come ha dichiarato sul Times: “c’è una fondamentale differenza tra la religione, che è basata sull’autorità, e la scienza, che è basata su osservazione e ragionamento. E la scienza vincerà perché funziona.”

Unire scienza e religione, ragione e fede, è lo scopo che si prefissano i grandi uomini del futuro ed è il solo modo di uscire da una considerazione primitiva della religione e da una scienza insufficiente e parziale.

Solo il Tempo ( qualunque cosa esso sia) ce lo dirà veramente.

Nell’attesa guardiamo il cielo e scopriamo cosa c’è leggendo le considerazioni di Stephen Hawking.

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Provate a dare senso a ciò che vedete e domandatevi cos’è che fa esistere l’universo; siate curiosi; e per quanto difficile la vita possa sembrare, sappiate che c’è sempre qualcosa da poter fare, o nella quale possiate avere successo. Importa solo che voi non vi arrendiate .”

( da non perdere “ L’universo in un guscio di noce” completamente illustrato)

Fonti:

www.ufoonline.it/.

it.wikipedia.org/wiki

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* La buona notizia del venerdì: Julia e la Sequoia

 

Nel 1997 una giovanissima ambientalista, aveva solo 23 anni, rimase 738 giorni sopra una sequoia per impedire che una compagnia abbattesse molti chilometri quadrati di foresta.

La sua storia dopo quasi trent’anni è ancora di esempio


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Visse 738 giorni su una piattaforma di un metro per due a più di 50 metri di altezza. Aveva 23 anni e con il suo gesto riuscì nell’impresa di impedire l’abbattimento di una grande foresta di sequoie nel Nord della California.

Stiamo parlando di Julia Butterfly Hill, una delle più note ambientaliste americane che nel 1997 salendo su Luna, un’antichissima sequoia, diede una grande lezione al mondo intero.

Julia riuscì a resistere non solo alle pressioni che le venivano fatte ma anche a tutti i gli eventi atmosferici dal sole accecante alla pioggia battente, passando per le raffiche di vento e le tempeste di neve. I suoi sforzi, però, furono ripagati perché riuscì ad impedire alla Maxxam Corporation di effettuare il cosiddetto “taglio a raso”, ovvero l’abbattimento di alberi di tutte le età e dimensioni, per poi bruciare l’intera area.

Julia scese dall’albero solo a risultato acquisito il 18 dicembre 1999. La compagnia, infatti, si impegnò a non tagliare Luna e tutte le sequoie nel raggio di sessanta metri. Julia era salita per la prima volta sull’albero il 10 dicembre 1997.

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Inizialmente l’obiettivo di Julia, che si era coordinata con il gruppo di ambientalisti di cui faceva parte, era quello di battere il record di permanenza su un albero, fermo a 42 giorni, per attrarre l’attenzione della stampa.

Superato il centesimo giorno, però, la storia assunse così tanta rilevanza che “Butterfly”, il soprannome che i media avevano dato a Julia, decise di rimanere fin quando la compagnia non si fosse impegnata a non abbattere la foresta.

Questa storia, oggi, ha ispirato un libro che prende spunto dalla vicenda e racconta la vicenda di una bambina altrettanto coraggiosa e determinata. 

La piccola Julia, il nome non è casuale, con l’aiuto dei suoi amici a due e quattro zampe riesce a salvare un’amata sequoia.

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Il libro edito da Terra nuova si chiama “Julia e la sequoia” ed è un modo per rivivere una storia incredibile di amore verso un pianeta che spesso viene brutalmente maltrattato.

Le foto sono tratte dal sito internet di Julia Butterfly Hill

 

http://www.nonsprecare.it/julia-butterfly-hill
Scopri di più:
Facebook: http://bit.ly/2o4xFJs
Youtube: http://bit.ly/2nnawVz

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* Vuoi essere tra i primi o tra gli ultimi?

Chi sente l’arrivo della Primavera, sente anche che il mondo non può continuare così, che c’è urgente bisogno di un cambio radicale.

C’è anche chi non lo sente.

Tra questi i “primi”, ossia i politici e gli intellettuali che coltivano e trasmettono “cultura”, abili nelle critiche e nel dibattito, tutti divisi e convinti che la “realtà” si ripeta sempre uguale a se stessa.

I “primi” occupano le pagine dei giornali, appaiono in tv, dicono di voler cambiare tutto, ma in modo tale da non cambiare niente. Devono conservare il sistema esistente, cioè gli enormi profitti dei pochi e la miseria dei tanti e, soprattutto, quella “realtà” sovranazionale che sovrasta tutti, il fondo monetario internazionale.

I “primi” sono sordi alle esigenze del “cuore”, che non è il muscolo pompante sangue.

Il “cuore” è il nucleo di ogni atomo, di ogni cellula del nostro corpo: lì batte l’unica Forza che ci risveglia dall’inganno della visione, la Forza o Luce Debole, “l’amor che a nullo amato amar perdona”

L’umanità è oggi suddivisa in tre categorie:

c’è chi usa la mente e non il “cuore”;

chi usa il “cuore” e non la mente;

e chi ha invece l’ardire di compiere il “salto” ad un livello superiore di Energia che li comprende entrambi, “cuore” e mente, ricomponendo così finalmente la propria integrità, opera nel mondo senza essere del mondo. 

Questi ultimi sono gli “ultimi” che imboccano la via dell’evoluzione, quelli che si dissociano dal caos dell’intelletto comune, cercano ed amano la verità, la vera Intelligenza, di cui siamo in potenza tutti partecipi.
Gli “ultimi” sentono verità che giornali e media non osano trasmettere, verità comuni e simili anche se non sono dette. 

Gli “ultimi” sono pochi, ma non tanto pochi e dotati di qualità finora rare: sono i creativi; sanno creare attività e modi di vivere nuovi, soddisfare bisogni finora ignorati, mettere a frutto non solo il “know-how”, ma anche il “know-why”, cioè, non solo le consuete abilità professionali, ma anche quelle nuove e capaci di inventare attività utili al benessere e all’armonia di tutti.

La creatività umana sta fiorendo e ovunque emergono nuove possibilità.
.
I creativi, reietti finora dal sistema, sono quelli capaci di rinnovarlo ex-novo. Non a caso “gli ultimi saranno i primi” annunciano le profezie dei vangeli. 

Gli “ultimi” sono quelli liberi dai condizionamenti, dai compromessi e da una “cultura” che pretende di dividere tutto: il sacro dal profano, la vita privata da quella pubblica, lo spirito dalla materia… Sfidare la “conoscenza” è di certo più facile per gli “ultimi” che per i “primi”, perchè solo chi è libero ha il coraggio di affrontare il “nemico”, cioè la sua paura di vivere e anche quella di non avere più un “nemico”, al quale attribuire la “colpa”, contro cui lottare o di cui lamentarsi.

Gli “ultimi” hanno il coraggio di riconoscere le proprie responsabilità, di ammettere la verità; sono una discontinuità rispetto al passato, un “salto” di logica, di cultura e di modi di operare che i “primi” non saranno, con tutta probabilità, capaci di compiere, tranne rare eccezioni.
Il “salto”, che per millenni è stato compiuto solo da pochi saggi, è lo stesso che oggi possiamo compiere in massa, perchè è la stessa Madre Terra che lo sta compiendo. 

Oggi una parte dell’umanità è matura per evolvere; non fa parte dei “primi” e non vuole vincere le elezioni, ma vuole, ed in modo sempre più chiaro, un mondo di vera giustizia.

E’ pronta e disposta ad uscire dai solchi comuni, dai pochi binari consueti concessi, ma ormai obsoleti di una società “civile” che in verità è allo sbando.
Per compiere il “salto” serve Energia e non una qualsiasi, ma quella “debole”, Intelligente, speciale e specifica per ognuno: la propria memoria genetica. La memoria genetica è la vera Risorsa Energetica a disposizione di ogni essere umano; è la memoria delle sue origini, del suo passato, ed anche il progetto del suo futuro.

E’ la vera Risorsa Intelligente che invece manca alla “macchina”, accecata dal terrore di perdere il controllo dell’umanità che non teme più i suoi inganni. Malgrado i suoi cospicui fondi auriferi e i giacimenti di petrolio, la “macchina” ha bisogno dei suoi elettori e dei suoi dipendenti. Chi si immedesima nei “suoi” meccanismi non sa a quale “santo” votarsi, cioè quale leader eleggere.
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La coscienza manca proprio in chi dirige, nei cosiddetti “primi” al timone di una politica senza scopi. 

Gli “ultimi” sono più consapevoli e disposti ad agire per il bene comune.

Saranno molto utili a tutta l’umanità, a patto che smettano di lottare contro i “potenti”, si rendano conto che essi non hanno alcun “potere” reale. I “potenti” detengono i media e, tramite questi, alimentano il bluff che paralizza il mondo o in una lotta sterile o in una vita “servile”. Cambiare i volti dei “primi” non è mai servito ad arrestare la “macchina” e la sua logica dello sfruttamento.
E’ vero, gli stipendi sono aumentati, ma anche le spese. La qualità della vita non è migliorata. Bastano pochi esseri coscienti, disposti a spegnere il motore della “macchina”, cioè i propri meccanismi mentali che ripetono la vecchia logica dell’avere e dimenticano quella dell’essere. 

I pochi coscienti possono aiutare tutti gli altri che tentennano e non sanno cosa sta succedendo. I pochi che operano per il bene dell’umanità, non perdono tempo in inutili parole per tentare di convincere i tanti.

La nuova realtà sarà l’effetto dell’opera concreta e pratica dei saggi e dei giusti.
Il tempo dei “mezzi uomini” è finito.

Ora è giunto il tempo degli Uomini, capaci di Coscienza, cioè di Amore per il Tutto ed anche capaci di discernere il vero dal falso, ciò che fa bene e ciò che fa male al Tutto. Chi sente la voce della coscienza, l’Intelligenza Vera, ama e rispetta la Vita, sa che la Vita è eterna ed è anche selezione naturale: di chi? Non del più adatto, del più forte e tanto meno del più “intelligente”, ma di chi è più trasparente alla Luce Vera, cioè più in contatto con sé stesso, con la propria vera identità immortale.

Che faranno quelli che non sono trasparenti? Dipenderà da caso a caso.
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E’ certo che siamo tutti immortali e che questo universo non sparirà. 

Ci sono infiniti pianeti che possono svolgere la funzione che ha svolto finora la Terra.

Noi “ultimi” non siamo i più meritevoli, come ci piacerebbe credere.

Siamo solo i più vecchi e, forse, i più ripetenti. 

Siamo “Anime Antiche” non tanto per età anagrafica, quanto per il numero di vite svolte su questo pianeta. In quanto più “anziani” siamo prossimi al nostro “esame di maturità”. 

E il divertente è che per ognuno di noi è diverso… perciò non possiamo nemmeno copiare!! Né possiamo pretendere che lo facciano gli altri, i “primi” i quali, forse, sono solo alle elementari… Ricordiamo che tutti sono liberi… 

Tutti coloro che vogliono evolvere, oggi possono farlo.

Per gli “ultimi” evolvere è più facile ed anche più urgente.


Gli “ultimi” possono essere utili a sé stessi a ai tanti, che sono nel mezzo, a quelli cioè che a volte usano il cuore e a volte la mente ed anelano comunque ad un mondo giusto. Quelli di mezzo sono la maggioranza della società; tra questi anche i borghesi, gli intellettuali sempre in ansia, corrosi dal desiderio di avere ed incapaci di essere. 

Oggi, tuttavia, il malessere è crescente. I miti che questa società offre, carriera, reddito alto, buon conto in banca, bel matrimonio, bravi figli o eredi, divertimento, vacanze, ecc, non soddisfano più.
L’arrivo della Primavera scioglie quei vincoli che hanno finora legato il borghese ai “valori” di un mondo che invece li calpesta di continuo. Tra i tanti “valori” indiscussi c’è ancora la casa che sembra dare sicurezza, ma che crea anche debiti, dipendenza, divisione e quindi infelicità. 

Oggi s’intravedono i primi boccioli di quella nuova specie umana che cerca la “via”. Quella che si propone il bene di tutti, nessuno escluso.

Tratto da “Universo Organico” di Giuliana Conforto,

Edizioni Noesis

Fonte:

http://www.stazioneceleste.it/articoli/i_primi_e_gli_ultimi.htm

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* La buona notizia del venerdì: Novità dal cosmo: la Terra ha sette sorelle

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Scoperto un nuovo sistema planetario!

“Abbiamo chiamato la stella sole “Trappist-1” in onore allo strumento con cui l’abbiamo scoperta, il telescopio belga Trappist (acronimo per Transiting Planets and Planetesimals Small Telescope) “. ( Amaury Triaud, ricercatore all’Istituto di Astronomia dell’Università di Cambridge, che ha preso parte alla scoperta)

E’ a 40 anni luce da noi. Il cuore è la stella nana rossa TRAPPIST-1, i pianeti hanno temperatura tra 0 e 100 gradi e quindi c’è la possibilità di acqua allo stato liquido, che li rende di grandissimo interesse per la ricerca di vita nell’Universo

 

IMMAGINATE un lontano “cugino” del nostro Sistema Solare, popolato da pianeti grandi più o meno come la nostra Terra.

Alcuni di questi mondi alieni potrebbero persino ospitare forme di vita, magari così evolute da viaggiare da un pianeta all’altro a bordo di sofisticate navette spaziali. Un’ambientazione che sembra essere uscita dalla penna di Isaac Asimov o di un altro autore di fantascienza.

Ma ancora una volta la realtà supera la fantasia, e rende reali anche gli scenari più futuristici. Perché, alieni e navicelle a parte, questo sistema planetario esiste davvero, e si trova a meno di 40 anni luce da noi. TRAPPIST-1, una stella nana rossa nella costellazione dell’Acquario, ha infatti un corteo di ben sette pianeti simili alla Terra.

Un risultato attesissimo da giorni  dopo l’annuncio della NASA di una imminente conferenza stampa sui pianeti extrasolari.

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Nel maggio dello scorso anno il team di astronomi, guidati da Michaël Gillon dell’Università di Liegi, aveva pubblicato la scoperta di tre pianeti intorno a TRAPPIST-1. Il risultato delle analisi aveva però spinto Gillon e colleghi a sospettare la presenza di altri pianeti, e per questo il team aveva deciso di condurre nuove osservazioni, sfruttando anche il telescopio spaziale infrarosso “Spitzer”. Analizzando i dati, gli astronomi hanno potuto identificare quattro nuovi pianeti, portando questo sistema planetario a sette membri, denominati TRAPPIST-1 b,c,d,e,f,g, h in ordine crescente di distanza dalla stella. “E’ un sistema planetario sorprendente”, commenta Gillon, “non solo perché abbiamo trovato così tanti pianeti, ma perché sono sorprendentemente simili alla Terra”.

Tris di Terre.

Le stime di densità hanno mostrato che i pianeti più interni dovrebbero essere rocciosi, proprio come i pianeti interni del Sistema Solare. Le orbite di questi pianeti non sono molto diverse da quelle dei satelliti medicei di Giove, e sono molto più piccole dell’orbita di Mercurio. Ma nonostante siano così “impacchettati” intorno alla stella, questi pianeti non sono soggetti a temperature infernali. TRAPPIST-1 ha infatti una massa inferiore a un decimo di quella solare, ed è quindi molto fredda e poco luminosa. Numeri alla mano, questo significa che la temperatura su questi pianeti potrebbe potenzialmente consentire la presenza di acqua liquida, e sfruttando opportuni modelli climatici è possibile farsi un’idea più precisa di quali pianeti abbiano le condizioni ambientali più favorevoli.

In particolare i dati suggeriscono che i tre pianeti TRAPPIST-1 e, f, g potrebbero trovarsi nella cosiddetta fascia di abitabilità: sarebbero cioè a una distanza sufficiente a permettere la presenza di acqua liquida sulla superficie.

Quelli più interni sarebbero infatti troppo caldi, mentre quello più lontano, TRAPPIST-1h potrebbe essere troppo distante e quindi avere una superficie ghiacciata.

This infographic displays some artist's illustrations of how the seven planets orbiting TRAPPIST-1 might appear — including the possible presence of water oceans — alongside some images of the rocky planets in our Solar System. Information about the size and orbital periods of all the planets is also provided for comparison; the TRAPPIST-1 planets are all approximately Earth-sized.

L’acqua liquida è uno degli ingredienti fondamentali per lo sviluppo della vita come la conosciamo, quindi i pianeti nella fascia di abitabilità sono i candidati migliori per andare a caccia di forme di vita aliene. E’ importante però ricordare che la presenza di acqua allo stato liquido in questi casi è solamente un’ipotesi che si basa su modelli climatici e sulla distanza dei pianeti dalla stella.

Per TRAPPIST-1 non è stata rivelata in modo diretto la presenza di acqua, né tantomeno sono state scattate immagini della superficie di questi pianeti, che sono ovviamente troppo distanti per i telescopi attuali.

l passo successivo sarà quindi studiare, con telescopi di nuova generazione, le atmosfere di questi pianeti, per identificare le “firme” chimiche di organismi viventi, come ricorda il coautore Emmanuël Jehin: “Con la prossima generazione di telescopi, come l’European Extremely Large Telescope dell’Eso e il James Webb Telescope di Nasa/Esa/Csa potremo presto esser capaci di cercare l’acqua e persino l’evidenza di vita su questi pianeti”.

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Quando la tua anima è pronta, lo sono anche le cose.
(William Shakespeare)

FONTE:

http://www.repubblica.it/scienze/2017/02/22/news/nasa_la_terra_ha_sette_sorelle_scoperto_un_nuovo_sistema_solare-